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Il Ramadan nella storia

August 3, 2011 Leave a comment

Da quando i musulmani del mondo intero sono entrati nella bella avventura del mese sacro del Ramadan, non è inutile ricordare che il digiuno, cuore pulsante di questa trenta giorni, si iscrive in una lunga storia. Molto tempo fa l’osservanza del digiuno era nel nono mese dell’anno lunare, e i primi musulmani rispettavano il digiuno della Ashoura, vera eredità del giudaismo, che corrisponde alle celebrazioni del Yom Kippour, il “Giorno della Espiazione” o “Giorno del Grande Perdono“. La seconda sura del Corano che stabilisce il digiuno nel mese del Ramadan, non dimentica di chiamare in causa gli antecedenti: “E’ stato prescritto a as-Syam come è stato prescritto a quelli davanti a voi” (versetto183). Secondo i sapienti religiosi questa prescrizione del digiuno è strettamente collegata ad Abramo, vedi Noè. Ma è stato stabilito da parecchi hadiths e dalla Sura che la prima comunità riunita intorno al Profeta Maometto digiunava il giorno della Ashoura (il decimo giorno del settimo mese del calendario ebreo: decimo si dice “asor” in ebreo e”asara” in arabo). Secondo l’hadith, guardando gli ebrei darsi al giorno di digiuno, il Profeta chiese spiegazioni. Gli ebrei risposero che ricordavano la fuga dall’Egitto ordinata da Mosè. A quel punto, reclamando tutti i profeti biblici che lo avevano preceduto, Maometto disse che aveva più diritto lui e i musulmani di compiere il digiuno in quel giorno. Per evitare di confondere il digiuno musulmano con quello ebreo decise che si sarebbe svolto il nono giorno del settimo mese. Presso i musulmani il digiuno dell’Ashoura venne fissato poi in due giorni. Questa appropriazione del digiuno ebraico trova riscontro nel senso dato a questa pratica presso i musulmani; in effetti, come per gli ebrei che celebrano lo Yom Kippour, il digiuno ha per virtù la totale purificazione dai peccati e questo accade anche per il digiuno dell’Ashoura musulmano. Nel Levitico si legge: “Perchè è in questo giorno che avverrà l’espiazione per voi, al fine di purificarvi: voi sarete purificati di tutti i vostri peccati davanti all’Eterno” (Levitico 16-30). Nell’hadith di Mouslim si legge queste parole del Profeta: “ Io conto su Allah perchè il digiuno osservato nel giorno di Arafat possa farvi espiare i peccati commessi l’anno precedente e quello successivo, e che il digiuno del giorno dell’Ashoura possa farvi espiare i peccati dell’anno precedente“. Certo, prendendo in esame diversi hadiths il digiuno dell’Ashoura commemora diversi avvenimenti; Adamo che lascia il Paradiso terrestre, lo sbarco dell’arca di Noè, Abramo nel fuoco o e ancora la fuga dall’Egitto di Mosè….Ma è la continuità con il digiuno ebreo la più certa e chiara. Oggi, per meglio conoscere la storia del digiuno nel mese sacro del Ramadan, si può rilevare che, quando venne inserito il nuovo ordine per cui il digiuno doveva essere di un mese pieno, i musulmani potevano dispensarsi da questo obbligo, offrendo un mese di pasti ad un povero, per ogni giorno di digiuno non espletato, questo è quello che indica il versetto 183-184 della surate seconda, ma i giuristi hanno preferito privilegiare l’obbligo del digiuno.

Fonte: My Amazighen

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Ramadan, inizia il countdown…

August 1, 2011 Leave a comment

Il countdown sta per iniziare… fatto salvo stravolgimenti del ciclo lunare il Ramadan quest’anno in Marocco inizierà il  2 agosto 2011. Il Ramadan è uno dei 5 pilastri dell’Islam, il quarto nei sunniti e il terzo per gli sciiti duodecimani (maggioritari rispetto agli sciiti). La sua durata è di un mese lunare (29/30 giorni). In Turchia è chiamato Ramazan. Il Ramadan è un mese di digiuno e di preghiera per avvicinarsi a Dio, per tornare a Dio. E’ anche il mese che, nel 610 D.C., Maometto vide l’arcangelo Gabriele che gli annunciò la sua investitura come messaggero di Dio. Questo momento preciso è  la Notte del Destino, Lailat al Qadar, verso la fine del Ramadan (27° giorno), notte che celebra la rivelazione del Corano al Profeta con preghiere e pentimenti. Il Ramadan termina con la festa dell‘Aid al Seghir (piccola festa in arabo) che è  anche chiamata Aid el Fitr (festa della rottura del digiuno) e segna la fine del mese sacro. Ovviamente è una festa che racchiude una gioia profonda dopo un mese di patimenti,ma ve ne parlerò durante questo mese. La storia ci dice che il primo digiuno imposto da Maometto ai suoi discepoli durò una sola giornata prima dellla festività ebrea del Yom Kippour. Questo digiuno riproponeva quello degli ebrei e il Profeta, ovviamente in disaccordo, decise che sarebbe durato più a lungo, anche di quello cristiano della Quaresima, e stabilì’ un mese intero. L’obbligo essenziale del Ramadan è il digiuno (Siam): durante tutta la giornata, dall’alba al tramonto è assolutamente proibito nutrirsi, bere ed avere rapporti sessuali. Con la stagione estiva tutto diventa più difficile tenendo presente che qui siamo nell’ordine dei 38/45 gradi e bere è necessario. Il Ramadan è il tempo della parola di Dio (lettura del Corano) e di incontrarsi a Lui con la preghiera. Sovente durante questo mese un profondo fervore religioso si impadronisce dei credenti che negli oratori e nelle moschee pregano tutta la notte in veglia. In questo mese i musulmani devono anche compiere lo zakat, un altro pilastro dell’Islam, l’elemosina. E’ una tassa obbligatoria che si dona alla fine del digiuno, al termine del Ramadan. Questa “tassa” è calcolata intorno al 25% degli introiti annuali del credente e, il mondo va avanti, alcuni siti islamici accettano i versamenti con carte di credito. I costumi di questo mese sono differenti secondo i Paesi. L’Egitto e il Maghreb vivono il Ramadan come un mese di convivialità e di festa (dopo la rottura del digiuno quotidiano). Le famiglie si riuniscono per mangiare insieme e nelle strade una certa animazione è visibile sino a notte fonda. La tradizione vuole che si acquisti degli abiti nuovi ai bambini e durante la festa della fine del Ramadan verranno indossati per andare alla moschea. Il digiuno del Ramadan in Marocco, contrariamente ad altri Paesi musulmani, è scrupolosamente rispettato. L’Islam è religione di Stato e i marocchini si “sorvegliano” mutualmente (se un marocchino viene sorpreso a mangiare è immediatamente arrestato). Al contrario in Turchia, per esempio, i membri della setta Alèvis digiunano solamente qualche giorno durante tutto il mese sacro. In Marocco, essendo strettamente praticato, molti occidentali che qui vivono e lavorano, abbassano le serrande e se ne vanno in vacanza per evitare disagi e problemi legati naturalmente a questo avvenimento. Vero è che molti locali, bar, caffé e ristoranti, gestiti da marocchini, durante tutta la giornata sono chiusi e, i pochi aperti, aumentano i prezzi a dismisura approfittando della mancanza di servizi. È un mese che, per esperienza personale, è meglio uscire il meno possibile durante il giorno, quando sovente si è spettatori di risse e quant’altro dovute al nervosismo che un digiuno puo’ provocare. Purtroppo ho avuto anche modo di verificare con alcuni ospiti del Riad un po’ ingenui, una certa aggressività verbale verso i turisti che passeggiano con la bottiglia dell’acqua in primo piano o peggio ancora fumano disinvoltamente per la strada. Attenzione dunque ai comportamenti!. Il mese del Ramadan posso consigliarlo a viaggiatori che cercano di capire e carpire usi e costumi del Paese che gli ospita, ma lo sconsiglio ai turisti da Club Vacanze; il Ramadan è un momento sacro (anche se sono evidenti molte incrongruenze in questo periodo) e come tale va rispettato, con una buona dose di pazienza e di buona creanza. Poi è festa! Alla sera è fantastico lasciarsi coinvolgere, nelle strade e nelle piazze, dall’esplosione di felicità che attraversa tutti quanti. Una scarica di adrenalina pura che rimette in moto i pensieri e le azioni, sopite e stordite durante tutta la giornata. E tra le pieghe di questi momenti si incontrano personaggi incredibili, storie di vita vissuta senza protagonismi, come il misterioso e leggendario Sidi (signore) che durante tutto il Ramadan offre un pasto a centinaia di poveri diseredati, nascosto nella penombra della Place Jemaa el Fna per non essere riconosciuto e non dover essere ringraziato. Questo è anche il Ramadan!.

Fonte: My Amazighen

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Ramadan 2011, tradizione vs tecnologia

August 1, 2011 Leave a comment

Ogni anno, la data d’inizio del Ramadan è determinata differentemente secondo i paesi. Quest’anno, la data varierà tra il lunedi’ 1° agosto e il martedi’ 2.  Alcuni paesi scelgono di determinare il primo giorno di Ramadan con un metodo scientifico, altri preferiscono scrutare il cielo, il 29 chabaane, data in cui la nuova luna fa la sua apparizione. Il Ramadan quindi inizierà quest’anno l’uno o il due agosto?  Si saprà con esattezza a fine settimana.  In Francia, Belgio, Marocco, Algeria e Senegal, le istituzioni musulmane osservano il cielo, nella notte del dubbio, il 29 del mese Chabaane, per determinare la luna crescente, e per quest’anno in Marocco il 29 del mese Chabaane corrisponderà a domenica 31 luglio, ma anche qui dipenderà dalla luna. In Canada per esempio, il 29 Chabaane corrisponde a sabato 30 luglio. In Francia, i membri della Commissione Teologica dell’Istituto Musulmano della Grande Moschea di Parigi si riuniranno con degli imam, personalità musulmane e responsabili associativi e dei luoghi di culto, per decidere  insieme il primo giorno del mese del Ramadan, che sin da ora è stato determinato per il 1° agosto, con la menzione: ”E’ suscettibile di una decrescita pari ad un giorno”.  In Belgio, il Consiglio dei Telogici, collegato all’esecutivo Musulmani del Belgio (EMB), aspetta la notte del dubbio. In Italia, il Centro Islamico Culturale, legato alla Grande Moschea di Roma, inserirà un messaggio automatico sulla sua segreteria telefonica dove indicherà la data esatta dell’inizio del mese sacro. In Senegal, una commissione speciale permanente, che raggruppa diverse famiglie religiose, determinerà per tutti i musulmani senegalesi l’inizio del Ramadan osservando la luna. In Marocco, il Ministero degli Habbous sta mobilitando le sue diverse delegazioni regionali oltre alleForze Armate Reali (FAR), attraverso tutto il paese, per osservare la luna. Diversi avvisi concordanti dovranno determinare il primo giorno di digiuno.  In Germania, in Turchia, in Libano, i religiosi hanno optato perun metodo di calcolo scientifico del calendario lunare. L’America del nord con il suo Consiglio del Fiqh d’America del nord (FCNA), assieme alla Società Islamica d’America del nord (ISNA), hanno stabilito che il 1° agosto sarà l’inizio del Ramadan e il 30 agosto l’ultimo giorno. Come il CEFR, questa organizzazione usa  la Mecca come punto di riferimento per determinare il calendario lunare: il Ramadan inizia quando la nuova luna è visibile nella città santa. In Germania, dove i musulmani sono per la stragrande maggioranza turchi, le date dell’inizio e della fine del Ramadan sono già state fissate al 1° agosto e al 29 agosto. Le differenze istituzioni musulmane del paese si riunirono nel 2008 per determinare un metodo unico di calcolo per l’inizio del mese sacro.  In altri paesi, la scelta del metodo non è chiaramente definita. Nei Paesi Bassi, per esempio, la diversità dei musulmani fa si che i due metodi coesistano. I MRE (marocchini residenti all’estero), nel caso di quest’ultimo paese non musulmano, dove nessuna istituzione religiosa trova un accordo, adottano sovente la data d’inizio del Ramadan del loro paese di origine. In Mali, il dibattito è sempre aperto. Un forum  ha avuto luogo nel paese, il 4 luglio scorso, che ha raggruppato tutti i musulmani attorno ad un unico metodo di calcolo e quest’anno una commissione nazionale di osservazione della luna è molto determinata ha informare sulle date del Ramadan, anche se alcuni dignitari musulmani persistono a fornire delle informazioni contradditorie.

Fonte: My Amazighen

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Loreo, veglia del flagellanti nella ‘Notte della Santissima Trinità’

E’ una tradizione che risale a circa quattrocento anni fa. Si tratta della veglia del flagellanti, che ancora oggi si svolge a Loreo. Il rito si terrà sabato, ‘Notte della Santissima Trinità’. Dalla mezzanotte si svolgerà l’antica solenne veglia della Confraternita della Santissima Trinità e tutti potranno partecipare alla suggestiva veglia dei flagellanti. Il rito si celebra ogni anno alla vigilia della festa della Santissima Trinità, cui è intitolata la confraternita fondata nel 1608 dal vescovo di Chioggia Lorenzo Prezzato, nell’oratorio eretto nel 1613.

 La veglia della confraternita viene anche chiamata veglia dei flagellanti o battuti o fradèi o Scuola di Loreo. «E’ una cerimonia ormai unica, rimasta inalterata nei secoli — rileva il parroco di Loreo don Giovanni Lodo — e mantiene fascino e mistero». A mezzanotte, al rintocco della campana dell’Oratorio, appena restaurato con un intervento da 360mila euro, gli affiliati alla confraternita, giunti da ogni parte d’Italia vi converranno per le confessioni e la vestizione di alcuni novizi che, dopo avere indossato il saio scarlatto, invitati dal padre guardiano e dal priore, presteranno giuramento sulla Croce e sul Vangelo.

 I novizi resteranno poi con il cappuccio calato in segno di penitenza. Successivamente, mentre le consorelle e i fedeli resteranno in preghiera nell’oratorio, i confratelli si sposteranno in duomo per la parte ‘segreta’ del rito, che si svolgerà a porte chiuse e luci spente. Rito che nessuno ha mai svelato e che alimenta molte ipotesi, dalle flagellazioni alle penitenze alle preghiere. Dopo qualche ora, intorno alle 2, inizierà la processione dei flagellanti con i rossi cappucci calati sul saio, che reciteranno i tre misteri del rosario, impugnando torce e candele accese. Preceduti dall’arciprete e da una grande croce di legno, raggiungeranno la chiesa della Madonna del Pilastro, lontana un paio di chilometri dove resteranno fino all’alba in canti e preghiere per i confratelli defunti.

Quando inizierà ad albeggiare, gli incappucciati torneranno nell’oratorio, dove inizierà la messa. Alla funzione assisteranno anche le consorelle della Santissima Trinità. Verso le cinque, la scuola dei ‘fradèi’ si concluderà con la benedizione impartita dal padre guardiano e con il saluto e gli auguri del priore, che li inviterà a ritrovarsi a Loreo per le processioni nelle varie parrocchie. La Confraternita anticamente si riuniva sette volte l’anno, all’Ascensione, Pentecoste, Trinità, Corpus Domini, Assunzione, San Bartolomeo e Natività della Vergine. La confraternita, aggregata all’arciconfraternita della Santissima Trinità di Roma, è composta in maggioranza da uomini ma anche donne, dai 18 anni in su e si stima in oltre tremila iscritti.

Adelino Polo

Fonte: Il Resto del Carlino

Ramadan, il mese dello Chaâbane

July 6, 2011 Leave a comment

È l’ultimo percorso, il rush finale prima del mese sacro del Ramadan, il mese dello Chaâbane, il cui primo giorno ha coinciso con domenica 2 luglio. È  un mese carico di significati spirituali per tutta la nazione musulmana; il profeta Maometto consigliò ai musulmani di consacrare la notte centrale del mese dello Chaâbane alla preghiera e il giorno dopo al digiuno, come preparazione al mese sacro. Ottavo mese del calendario  musulmano, Chaâbane è preceduto dal mese del Rajab e permette ai musulmani di prepararsi psicologicamente al Ramadan. Questo periodo di digiuno, il Ramadan, arriva all’inizio del nono mese del calendario hegiriano e  dura dai 29 ai 30 giorni, secondo le fasi lunari in corso. Quest’anno è previsto in Marocco il 1° agosto sino al finale del mese, ma  saro’ più preciso in seguito, quando si avranno dati certi in merito.

Fonte: My Amazighen

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Papa Giovanni Paolo II, riconoscere una vita per la santità

Città Del Vaticano, 1° Maggio 2011 – Papa Giovanni Paolo II torna nuovamente sulla piazza di San Pietro dopo sei anni dal suo grandioso funerale solenne con la sottile differenza, rispetto alla circostanza precedente che lo accompagnava verso la tomba, di essere acclamato come se discendesse direttamente dal cielo, rappresentato dalla sua maestosa imponente effigie illuminata dalla luce sul capo, riverso sulla moltitudine di gente disposta sull’ampio piazzale giunta da tutte le parti del mondo per infondere un nuovo commiato spirituale al Santo Padre, manifesto sul balcone centrale della grande basilica vaticana. Soltanto alcuni anni prima su quello stesso immenso spiazzo furono versate lacrime di sconforto e di dolore da un folla immensa, circa tre milioni di persone, riunite tutte insieme per porgere l’ultimo memore commiato alla salma di Karol Józef Wojtyła, uno dei più grandi papi di cui la storia abbia rimarchevole rimembranza. La scorsa domenica circa un milione di fedeli ha versato nuove lacrime di speranza quali inno alla gioia vissuta per rinnovare un voto di ampia solidarietà e di comunione in segno di ringraziamento per le opere suggellate da un uomo straordinariamente altruista.

Beatificazione è il giudizio ufficiale espresso dalla Chiesa Cattolica, un passo in avanti verso la santificazione, un chiaro riconoscimento simbolico per una vita eroica dedicata alla salvezza degli uomini in circa ventisette anni di pontificato, senza eludere ovviamente gli anni di una vita intera spesi per infondere la parola di Dio, attraverso cui ha contratto vittorie reali, simboliche e spirituali a difesa dell’umanità intera, quale paladino della sacralità di ciascuna vita umana e difensore, non che evangelizzatore, di tutte le anime, impegnato ad affrontare la morte dell’oscurità con coraggio, dignità e pacificazione fino al giorno del suo ultimo respiro.

“Non abbiate paura! Spalancate le porte a Cristo! “, disse un giorno l’acclamato pontefice… parole impresse nella memoria, un motto stiacciato sui muri sgretolati delle incertezze più inique, una limpida  promessa scolpita sulle pareti della fede universale, un grido esultante come una facella decisa sgomitante tra una miriade di pensieri confusi.

Una testimonianza chiave permeata di fede, amore e coraggio quella della vita vissuta da Karol Józef Wojtyła, un uomo pio corredato da un grande carisma che ha saputo infondere l’ideale di libertà e l’indole della verità nel modo più semplice elargito a chi che sia, una profonda testimonianza di profonda amorevole benevolenza.

a cura di Marius Creati

Stabat Mater, inno alla Madonna durante la Crocifissione e la Passione del Cristo

Lo Stabat Mater (dal latino Stava la madre) è una preghiera cattolica in sequenza del XIII secolo attribuito a Jacopone da Todi, sec. XIII, ma l’attribuzione del testo é alquanto controversa.

La prima parte espone una meditazione profonda sulle sofferenze di Maria, madre di Gesù, durante la Crocifissione e la Passione del Cristo, mentre la seconda parte, che ha inizio dal periodo “Eia, mater, fons amóris”  è una sorta d’invocazione attraverso cui l’orante chiede a Maria di renderlo partecipe del dolore provato dalla medesima e dal figlio Gesù durante la Crocifissione e la Passione.

Il testo è infatti in latino, anche se la sua struttura ritmica è quella del latino medievale, tradotta in seguito nella lingua italiana. È facoltativo recitarla durante la messa dell’Addolorata, 15 settembre, ma é possibile  farne uso nell’ufficio del venerdì della settimana di passione, Madonna dei sette dolori, venerdì precedente la Domenica delle Palme, nonché come rinomato canto di accompagnamento durante il rito della Via Crucis e la processione del Venerdì Santo.

Stabat Mater dolorósa

iuxta crucem lacrimósa,

dum pendébat Fílius.
Cuius ánimam geméntem,

contristátam et doléntem

pertransívit gládius.
O quam tristis et afflícta

fuit illa benedícta

Mater Unigéniti !
Quae moerébat et dolébat,

pia mater, cum vidébat

nati poenas íncliti.
Quis est homo, qui non fleret,

Christi Matrem si vidéret

in tanto supplício?
Quis non posset contristári,

piam Matrem contemplári

doléntem cum Filio ?
Pro peccátis suae gentis

vidit Jesum in torméntis

et flagéllis subditum.
Vidit suum dulcem natum

moriéntem desolátum,

dum emísit spíritum.
Eia, mater, fons amóris,

me sentíre vim dolóris

fac, ut tecum lúgeam.
Fac, ut árdeat cor meum

in amándo Christum Deum,

ut sibi compláceam.
Sancta Mater, istud agas,

crucifíxi fige plagas

cordi meo válide.
Tui Nati vulneráti,

tam dignáti pro me pati,

poenas mecum dívide.
Fac me vere tecum flere,

Crucifíxo condolére

donec ego víxero.
Iuxta crucem tecum stare,

te libenter sociáre

in planctu desídero.
Virgo vírginum praeclára,

mihi iam non sis amára,

fac me tecum plángere.
Fac, ut portem Christi mortem,

passiónis fac me sortem

et plagas recólere.
Fac me plagis vulnerári,

cruce hac inebriári

et cruóre Fílii.
Flammis urar ne succénsus,

per te, Virgo, sim defénsus

in die iudícii.
Fac me cruce custodíri

morte Christi praemuníri,

confovéri grátia.
Quando corpus moriétur,

fac, ut ánimae donétur

paradísi glória. Amen.

La Madre addolorata stava

in lacrime presso la Croce

su cui pendeva il Figlio.
E il suo animo gemente,

contristato e dolente

una spada trafiggeva.
Oh, quanto triste e afflitta

fu la benedetta

Madre dell’Unigenito!
Come si rattristava e si doleva

la pia Madre

vedendo le pene dell’inclito Figlio!
Chi non piangerebbe

al vedere la Madre di Cristo

in tanto supplizio?
Chi non si rattristerebbe

al contemplare la pia Madre

dolente accanto al Figlio ?
A causa dei peccati del suo popolo

Ella vide Gesù nei tormenti,

sottoposto ai flagelli.
Vide il suo dolce Figlio

che moriva, abbandonato da tutti,

mentre esalava lo spirito.
Oh, Madre, fonte d’amore,

fammi provare lo stesso dolore

perché possa piangere con te.
Fa’ che il mio cuore arda

nell’amare Cristo Dio

per fare cosa a lui gradita.
Santa Madre, fai questo:

imprimi le piaghe del tuo Figlio crocifisso

fortemente nel mio cuore.
Del tuo figlio ferito

che si è degnato di patire per me,

dividi con me le pene.
Fammi piangere intensamente con te,

condividendo il dolore del Crocifisso,

finché io vivrò.
Accanto alla Croce desidero stare con te,

in tua compagnia,

nel compianto.
O Vergine gloriosa fra le vergini

non essere aspra con me,

fammi piangere con te.
Fa’ che io porti la morte di Cristo,

avere parte alla sua passione

e ricordarmi delle sue piaghe.
Fa’ che sia ferito delle sue ferite,

che mi inebri con la Croce

e del sangue del tuo Figlio.
Che io non sia bruciato dalle fiamme,

che io sia, o Vergine, da te difeso

nel giorno del giudizio.
Fa’ che io sia protetto dalla Croce,

che io sia fortificato dalla morte di Cristo,

consolato dalla grazia.
E quando il mio corpo morirà

fa’ che all’anima sia data

la gloria del Paradiso. Amen.

Il Venerdì, la preghiera…

Allah disse: ”Pregate il mattino, la sera e più volte nel corso della notte. Le buone azioni dissipano le cattive”. Le preghiere sono state istituite quando il Profeta sali’ al cielo dopo il suo viaggio notturno (durante la sua ascensione) alla Moschea della Mecca verso quella di Gerusalemme, cosi’ come è descritto nel Corano. La preghiera ha un posto di altissimi livello nell’insieme della religione islamica, pari a nessun altra religione monoteista esistente. E’ uno dei pilastri fondamentali e dopo l’Al Chahada è  il primo obbligo che Allah impose ai suoi servitori. E’ l’ultimo testamento che il Messaggero di Allah ha raccomandato al suo popolo. Dopo la sua morte disse loro di pregare, assiduamente e avidamente. Le cinque preghiere quotidiane devono essere eseguite durante un tempo prescritto e non importa dove si trovino in quel momento i fedeli. E’ preferibile che siano svolte in gruppo e non devono essere necessariamente praticate in una moschea, ma anche in casa o in altri luoghi che devono essere pero’ assolutamente puliti. Le preghiere di gruppo sono valide con un minimo di due persone presenti di cui una deve essere l’Imam (colui che conduce la preghiera) e l’altro deve porsi leggermente dietro sulla destra. La preghiera dovrebbe comportare un alta ricchezza morale e assume la forza di un viaggio spirituale. La ragione è semplice in quanto esiste una norma visibile per misurare il degrado della preghiera. Quest’obbligo concerne tutti gli adulti, uomini e donne e deve essere compiuta in lingua araba nel limite del possibile. Le abluzioni o purificazioni sono obbligatorie perchè le preghiere siano valide essendo la purificazione da tutte le lordure materiali e spirituali: “O voi che credete, passate le mani sulla testa e sui piedi sino alle caviglie e lavate il vostro viso e le mani sino ai gomiti“. Le condizioni richieste perchè le abluzioni siano valide sono: la fede (essere un credente), possedere tutte le facoltà mentali, la possibilità di utilizzare un agente purificatore (acqua/ sapone), la presenza di un agente purificatore, le abluzioni devono essere compiute sulle parti del corpo richieste, assenza di lordure come emoraggie e mestruo e in ultimo l’intenzione.

Fonte: My Amazighen

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