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India, grave inondazione per lo straripamento del Brahmaputra

July 5, 2012 Leave a comment

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Un’intensa fase di maltempo si sta abbattendo in questi giorni nel nord-est dell’India, ove è in atto una fase di pioggia intensa collegata alla stagione dei monsoni. Inondazioni e smottamenti hanno causato circa 80 vittime tra la fine di Giugno e i primi giorni di Luglio, secondo le autorità locali e più di 2 milioni sono stati sfollati dalle proprie abitazioni.
Lo Stato di Assam sta effettivamente sperimentando la peggiore inondazione degli ultimi otto anni, con la stagione monsonica che ha subito una brusca accelerazione proprio in concomitanza dell’ultima settimana di Giugno. Il fiume Brahmaputra e più di 40 affluenti hanno rotto gli argini e migliaia di case, per lo più costruite in bambù e paglia, sono state completamente spazzate via dalle piogge torrenziali.
Pesanti piogge che hanno inoltre determinato l’interruzione della corrente elettrica a seguito dell’abbattimento di alcuni pali dell’elettricità e il grande quantitativo di pioggia ha anche invaso strade e ponti, creando disagi notevoli.
Anche se ora le condizioni del tempo sono migliorate, l’allerta inondazioni resta alta per via del deflusso dell’acqua, che risulterà presentarsii estremamente notevole. Di seguito ecco le foto dell’inondazione che ha colpito il nord-est dell’India.

Fonte: Meteo Portale Italia

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Vesuvio, eruzione vulcanica del 1631

May 31, 2012 Leave a comment

Preeruzione. Prima dell’eruzione il monte Vesuvio era ricoperto da una fitta vegetazione anche all’interno del cratere. Il Gran Cono era alto circa 1187m, 55m più del Monte Somma, con un diametro craterico di 480m e una profondità di circa 250m. C’erano fumarole lungo l’orlo e sul fondo del Gran Cono, mentre nell’Atrio del Somma erano presenti piccoli stagni di acque termali e minerali.
A giugno 1631 gli abitanti intorno al vulcano cominciarono ad avvertire leggere scosse sismiche e, da agosto, si iniziò a vedere, sul lato nord del cono, un aumento dell’attività fumarolica. A dicembre cominciò la fase preeruttiva, con alcuni terremoti avvertiti nell’area vesuviana e un progressivo sollevamento del fondo craterico, che pochi giorni prima dell’eruzione ne raggiunse l’orlo. La temperatura aumentò e scomparvero i laghetti termali intracalderici.
Il 15 dicembre 1631, alle 19, i terremoti cominciarono ad avvertirsi anche a Napoli e nella notte andarono intensificandosi in numero ed energia, in concomitanza con la formazione di fratture eruttive nell’Atrio e sulle pareti del Gran Cono.
Colonna sostenuta. All’alba del 16 dicembre 1631 cominciò l’eruzione: una tremenda esplosione provocò una gigantesca nuvola, la colonna eruttiva convettiva, che spinta dall’elevata pressione interna al vulcano raggiunse circa 13 km di altezza (“…qualcuno misuratala osservò che essa era ascesa a più di 30 miglia d’altezza…”, [Braccini, 1632]). La nube era all’inizio di colore chiaro e poi, nel massimo innalzamento, più scura per l’elevata concentrazione di particelle [Rosi et al., 1993] (“…non molto stette che cangiando forma divenne una smisurata nuvola, la quale non già bianca come dianzi, ma alquanto nera, innalzandosi a meraviglia e trapassando di gran lunga con infinita veementa la prima regione dell’aria…”[Giuliani, 1632]).
Ricaduta di cenere. I boati dell’eruzione vennero avvertiti anche, come riportano da alcune cronache, nelle Marche, Umbria, Abruzzo, Calabria e Puglia (“In tutta la valle di Spoleto fin a Perugia e tutta la montagna di Norcia per un’hora continua furno sentite botte e rimbombi come d’artiglieria, ognun pensando fusse il luogo circumvicino e nessuno potendo penetrar dove ciò sia proceduto.” [Frat’Angelo de Eugeni, 1631]). Molte ceneri e pesanti blocchi di scorie iniziarono a cadere intorno al vulcano, fino ad alcuni chilometri di distanza, in prevalenza nei settori a nord e a nord-est del Somma (“…Non solo cenere, ma cadeano dal cielo anche pietre infocate come le scorie che cavavano i fabbricanti dalle fucine, grandi quanto una mano e anche più…” [De Contreras, 1633]).
Collasso della colonna eruttiva e flussi piroclastici. Verso le 10 del mattino del 17 dicembre 1631 venne avvertito un violento terremoto, in concomitanza con il collasso del cratere centrale che pose fine alla fase di colonna sostenuta o pliniana (“…sopravvenne un ultimo, ma più di tutti gli altri esizial terremoto, che fece vacillar come canne ogni edificio e non pochi ne scompaginò gittandone a terra non piccol numero…” [Sant’Agata: in Palomba, 1881]).
Si passò così ad un alternanza di colonna sostenuta e colonna collassante che, scendendo velocemente lungo le pendici del vulcano, generò colate piroclastiche che distrussero vegetazione e manufatti, provocando molte vittime tra la popolazione (“…il fuoco era grandissimo e cresceva a momenti prendendo doppio cammino, parte s’innalzava verso il cielo con tanta velocità che in breve trapassò tutte d’altezza le nuvole, e parte si dilatava in falde per lo monte giù a guisa di un fiume…” [“Lettera” di Manzo riportata in: Riccio, 1883]. I depositi di flusso piroclastico si rinvengono in prevalenza a Boscoreale e, in misura minore a Torre del Greco e San Sebastiano al Vesuvio.
Il collasso e l’intensa fratturazione, con lo svuotamento del condotto magmatico, causarono un’ulteriore decompressione del sistema vulcanico, con richiamo di acqua dagli acquiferi o dal mare nei condotti. L’interazione magma-acqua determinò forti esplosioni freatomagmatiche per tutta la giornata del 17 dicembre e parte del 18 dicembre.
Colate di fango (Lahars). La grande quantità di vapore acqueo immesso in atmosfera e il nucleo di condensazione costituito dalle particelle di cenere scatenarono piogge torrenziali. In poco tempo, grandi porzioni della coltre piroclastica che ricoprirono il monte Somma e il Cono del Vesuvio furono rimobilitate, generando rovinose colate di fango (Lahar) lungo le pendici, causa di alluvionamenti fino a 10km di distanza dal vulcano, in particolare nei settori a nord e nord-est.

ENEA, presunta scossa tellurica prevista per il sud Italia

May 31, 2012 1 comment

Il terremoto in Emilia Romagna era stato previsto. E se ne era discusso qualche giorno fa. Un gruppo di studiosi internazionali sostiene di aver previsto il terremoto che avrebbe colpito l’Emilia Romagna e aveva  avvertito anche la Commissione Grandi Rischi. Dividendo l’Italia in tre parti, nord, centro e sud, gli studiosi  avevano previsto un possibile evento sismico nel nord a medio termine, cioè poteva verificarsi entro settembre. Del gruppo di ricercatori fa parte Alessandro Martelli, direttore del centro ricerche Enea di Bologna, il quale ha denunciato la cosa subito dopo la scossa del 20 maggio scorso.
Tra i terremoti previsti ci sarebbe anche una scossa che potrebbe colpire il sud Italia (Calabria e Sicilia) tra qualche mese. Alessandro Martelli, infatti, ha dichiarato che il gruppo di ricercatori ha previsto che una scossa di magnitudo  7,5 potrebbe colpire il Sud ‘nei prossimi mesi o in un anno o forse due’. Se così fosse il terremoto sarebbe devastante e forte.  La previsione dei terremoti si basa sul calcolo di due algoritmi che individuano nell’attività moderata i precursori di un terremoto.
Di opinione contraria è Ingv, Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, che sostiene che i terremoti non possono essere previsti e i calcoli svolti con l’algoritmo hanno un ampio margine di errore per essere presi realmente in considerazione. Certo è che il Sud Italia è una zona ad alto pericolo sismico. Terremoti di magnitudo 7 o superiore a sette hanno colpito, nel corso della storia, la zona tra Sicilia e Calabria: nel 1693 la Sicilia sud orientale fu rasa al suolo, nel 1783 Calabria e Messina vennero colpite da una scossa devastante e nel 1908 un altro sisma catastrofico colpì Messina e Reggio Calabria facendo quasi 100 mila morti.

Fonte: Eco Seven

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Parigi, incredibile scatto della macchia solare AR 1476 al tramonto

Immagine sublime quella della torre Eiffel di Parigi, immortalata al tramonto in uno scatto inverosimile circondata dal disco del Sole immerso completamente nella grandissima macchia solare AR 1476, grazie all’ausilio di una macchina fotografica reflex munita di un filtro speciale adatto allo scopo. Definita dalla Nasa come “mostruosa” per le sue dimensioni immani, circa 160.000 chilometri di grandezza, é in viaggio verso la Terra con una carica di energia esorbitante, attraversamento nella serata del 14 maggio, ma sembra che i flares emanati siano ancora piuttosto contenuti nonostante l’enorme imponenza. Senza dubbio, al di là dell’immagine pseudo catastrofica, l’impatto visivo é di grande effetto dato che il fenomeno é visibile anche a occhio nudo.

Marius Creati

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Terra, terremoti intensi rischiano collasso secondo Gheorghe Marmureanu

April 28, 2012 Leave a comment

La Terra trema troppo! Gli scienziati non trovano alcuna spiegazione riguardo ai 39 terremoti che hanno sconvolto il pianeta in soli due giorni. “Qualcosa non va! Ci sono terremoti troppi forti “questo è quanto afferma un sismologo romeno molto famoso, Gheorghe Marmureanu, che trova l’ultimo terremoto indonesiano molto insolito.
La serie di scosse (8.6 e 8.2 sulla scala Richter) che hanno scosso l’Indonesia in questi giorni e altri tre terremoti Poche ore dopo, nel Messico (7, 6.9 e 6.2 sulla scala Richter). Poi altri due terremoti minori si sono verificati in Romania – magnitudo 3.5 sotto il ripiano del Mar Nero e magnitudine 3,5 a Vrancea.
“Un evento straordinario che non può essere spiegato dalla scienza”
Secondo Marmureanu, non vi è alcuna relazione tra i terremoti che hanno scosso il pianeta negli ultimi giorni, ma quello che è successo in Indonesia è arrivato in maniera imprevista, non può essere spiegato dalla scienza. “Le statistiche mostrano che, in questa regione dell’Asia, c’è un grande terremoto ogni 500 anni, circa. Tuttavia, dal 2004, ci sono stati già tre terremoti con magnitudo superiore a 8, e questo è fuori dalle statistiche sismologiche. Qualcosa non va! Ci sono troppi grandi terremoti nella zona indonesiana, “avverte” lo scienziato.
Gheorghe Marmureanu che lavora all’Istituto Nazionale di Fisica della Terra in Romania, ritiene che il pianeta potrebbe collassare dopo una serie di terremoti massicci verificatesi in sole 48 ore.

Fonte: Express-news

Rutherford Appleton Laboratory, allarme pianeta Terra flebile in caso di forte tempesta solare

April 28, 2012 Leave a comment

Il Sole è la nostra fonte di calore e di vita, ma periodicamente può essere causa di forti tempeste in grado di mettere in serio pericolo la nostra tecnologia. A questo scopo un ricercatore del Rutherford Appleton Laboratory, Mike Hapgood, avverte che l’umanità ha necessità di prepararsi al meglio nell’eventualità che questo accada. A sostegno di questa idea c’è la storia, dal momento che la nostra stella in passato ha scatenato tempeste molto più violente di quelle attuali, e con tutta probabilità tornerà a farlo. Ma al momento la nostra capacità di prevedere questi eventi è molto flebile. Hapgood ha proposto sulla rivista Nature di costruire una banca dati storica dell’attività solare. L’obiettivo è ottenere dati statistici significativi e la proposta arriva nel momento in cui il Sole è tornato a svegliarsi, all’inizio di un nuovo ciclo di attività di undici anni.

”Anche se la Nasa ed altre organizzazioni stanno sviluppando sistemi sempre più accurati per prevedere l’arrivo di tempeste geomagnetiche, fino a poche ore o giorni prima che colpiscano la Terra, non è ancora possibile stabilire quanto potenti potrebbero essere questi eventi”, commenta Hapgood. “Abbiamo necessità di comprendere meglio il rischio che potrebbe apportare una tempesta di questo genere e svilupparne le conoscenze adeguate in modo rapido”, sostiene il ricercatore sulla rivista. Le tempeste solari che fanno più paura sono le espulsioni di massa coronale, enormi nubi di plasma incandescente espulse nello spazio a 5 milioni di Km/h, o anche più. All’interazione con il nostro campo magnetico, possono danneggiare i segnali GPS, le comunicazioni radio e le reti elettriche per giorni. Il mondo in passato è stato testimone di tali effetti. Nel Marzo 1989, una CME ha causato un blackout in Quebec per ore, lasciando al freddo e al buio 5 milioni di canadesi. L’evento causò circa 2 miliardi di dollari di danni. Ma le espulsioni di massa coronale possono causare danni anche più gravi: un’enorme tempesta solare nel 1859, oggi nota come “Evento Carrington”, innescò incendi negli uffici telegrafici e aurore boreali sino all’equatore. Il mondo a quel tempo non era tecnologicamente avanzato per subire danni maggiori. Danni simili furono registrati nel Regno Unito e le agenzie spaziali del mondo persero temporaneamente il contatto con circa 1.600 satelliti. Ma se accadesse nuovamente nel presente o nel prossimo futuro? “Assisteremmo a diversi giorni di caos economico e sociale, mancanza di alimentazione di rete in molti paesi del mondo, la perdita diffusa di segnali GPS per la navigazione e la tempistica, il turbamento dei sistemi di comunicazione, arresto del traffico aereo, estesi blackout in tutto il mondo”, sostiene Hapgood. E questi problemi potrebbero durare per lungo tempo. Negli ultimi tempi siamo diventati molto più dipendenti della tecnologia per sostenere la notra vita quotidiana. Usiamo l’elettricità per pompare acqua pulita alle nostre case e rimuovere liquami, utilizziamo i bancomat e le carte di credito per lo shopping di tutti i giorni, passiamo il nostro tempo in modo dipendente dall’elettricità. Nonostante un crescente senso di preoccupazione da parte degli scienziati, la nostra tecnologia resta vulnerabile ad una tempesta solare molto forte. Tanto per cominciare, la nostra capacità di previsione, nonostante i miglioramenti degli ultimi tempi, è ancora carente. Il centro di previsione di meteorologia spaziale degli Stati uniti può fornire attualmente avvisi di forti tempeste geomagneticche da 10 a 60 minuti di anticipo con circa il 50% di precisione. Davvero molto poco per adottare una seria protezione.La maggior parte degli scienziati si attiene alle osservazioni fatte dai veicoli spaziali un po’ obsoleti, che in caso di tempeste molto violente, potrebbero anche perdere i contatti con la Terra. “Abbiamo bisogno di sostituire quei veicoli spaziali e i loro strumenti in modo che siano ottimizzati per il monitoraggio, al fine di estrarre i dati più critici e trasmetterli alla Terra il prima possibile”, continua il ricercatore. Hapgood sostiene che questo tipo di tempeste, di queste proporzioni, possano accadere ogni 1000 anni; non è facile trovare fonti storiche in merito a questi avvenimenti, ma Hapgood sostiene che gli scienziati potrebbero avere un’idea più chiara analizzando altri dati, comprese le osservazioni di oltre un secolo fa. Gran parte di queste informazioni storiche esiste solo sulla carta. I ricercatori hanno anche bisogno di sviluppare migliori modelli basati sulla fisica, al fine di migliorare la loro comprensione della meteorologia spaziale estrema. E inoltre il ricercatore suggerisce che lo studio su altre tempeste, come quelli sulle stelle simili al nostro Sole, potrebbero essere utili. Hapgood considera le tempeste geomagnetiche rischi naturali come i grandi terremoti e le eruzioni vulcaniche. Eventi certamente non frequenti ma potenzialmente devastanti. Questi eventi spesso trascendono l’esperienza di ogni individuo, perché accadono così raramente che vi è una tendenza ad ignorarle. Probabilmente ognuno di noi pensa che possa non verificarsi nel corso della nostra vita; magari accadranno tra 100-500 o 1000 anni, ma in realtà non è detto che non accada. Se davvero dovessero accadere tempeste geomagnetiche molto intense, il mondo piomberebbe nel caos per moltissimo tempo. E’ necessario migliorare quindi la comprensione di questi fenomeni affinché l’attuale tecnologia sappia affrontare eventi di questo tipo. In conclusione però, vogliamo tranquillizzare i lettori che nessuna tempesta solare, sino ad oggi, è stata documentata come causa di danni alla salute della popolazione mondiale. Questo articolo, e l’allarme del ricercatore, si prefigge lo scopo di informare la popolazione che in tale eventualità piomberemmo nel passato, in un caos sociale, e che saremmo incapaci di gestire la nostra vita quotidiana come facciamo al momento. Ma con molta probabilità anche una tempesta di notevoli dimensioni non apporterebbe danni insuperabili alla nostra salute.

Fonte: MeteoWeb

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Golfo del Messico, delfini malati a causa del petrolio

April 13, 2012 1 comment

I danni ambientali e alla fauna marina del Golfo del Messico appaiono molto più gravi di quelli che erano stati preventivati e sembra che a pagare il prezzo più alto siano i delfini della zona, almeno secondo una analisi effettuata dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA). Gli studiosi del NOAA stanno studiando lo stato di salute dei delfini che vivono nell’ambito della Barataria Bay in Luisiana, località prossima al luogo del tremendo disastro petrolifero della piattaforma BP, scoprendo che la salute di questi animali marini da sempre empatici con l’uomo, sia alquanto precario a causa dell’avvelenamento dovuto alla fuoriuscita del greggio. I 32 delfini analizzati presentano situazioni di sottopeso, anemia e malattie polmonari e del fegato ed inoltre la metà di questi animali presenta dei bassissimi livelli dell’ormone, fattore collegabile a situazioni di stress e che aiuta questi mammiferi a regolare il loro sistema immunitario.

Fonte: AGS Cosmo

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USGS, terremoto globale in atto

Sembra proprio che nella giornata dello scorso 12 Aprile un disturbo sismico globale é stato registrato dalla rete di monitoraggio dell’USGS, un istituto di sorveglianza geologica localizzata negli Stati Uniti d’America che, dalle strumentazioni impiegate, ha verificato un’azione sismica anomala sul pianeta Terra, il quale nelle ultime 24 ore é stato letteralmente investito da uno sciame di terremoti potenti dagli effetti possibilmente disastrosi che hanno colpito, qui e là, a macchia di leopardo lungo le maggiori linee di faglia del globo terrestre. Questa notizia sconcertante, in maniera del tutto naturale, mette in esame le teorie di Raffaelle Bendandi sui possibili terremoti intensi che si sarebbero dovuti scatenare sparpagliatamente lo scorso 5 o 6 Aprile in varie zone della superficie terrestre, Italia compresa… I geologi non nascondono il loro sbigottimento sugli eventi verificati, non che sconcertati dallo slittamento delle faglie avvenute nel fondale marino di Sumatra, uno spostamento laterale scatenante l’imponente sisma di magnitudo 8,9°R che ha scaturito un fragoroso effetto domino successivo di enorme riverbero sul pianeta, avvertono una preoccupazione effettiva per le zone a maggiore rischio sismico considerandone la condizione di allerta, in particolar modo lungo le coste della California, del Cile, del Giappone, dell’Indonesia, del Messico, della Nuova Zelanda e del Perù.

Marius Creati

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Sumatra, violenta scossa di terremoto

Una fortissima scossa di terremoto, pari a magnitudo 8,9 della scala Richter, è stato registrato al largo dell’isola di Sumatra. Scattata l’allerta tsunami in 28 paesi fra Sri Lanka, India e Thailandia. L’epicentro riguarda la medesima zona che fu colpita nel 2004 dal terremoto e dall’onda anomala che spazzò via diversi villaggi. La Farnesina, coadiuvata dall’unità di crisi al proprio interno, sta verificando se vi siano italiani nella zona e le loro condizioni di salute. Il panico si è immediatamente diffuso fra la gente e sono già state evacuate le coste della Thailandia e il sisma è stato nettamente avvertito anche a Singapore ed in India. È seguita un’altra scossa di minore intensità, subito dopo, pari a magnitudo 6.5 Richter. Tutte le zone costiere dell’oceano indiano sono in allerta e le autorità stanno provvedendo all’evacuazione della popolazione.

Fonte: AGS Cosmo

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Dr. Matthias Rath, appello a Berlino contro i propositi velati dei governi manovrati

April 10, 2012 Leave a comment

Dr. Matthias Rath, appello a Berlino contro i propositi velati dei governi manovrati

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