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Economia Popolare, flash mob in occasione della MFW

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Un tempo, almeno una ventina di anni fa, se avessimo detto alle nostre madri che avevamo acquistato un costume a 10 euro – all’epoca 5000 lire -, le nostre genitrici ci avrebbero insegnato che la qualità di quel prodotto era inesistente e che avevamo comprato vera e propria fuffa. Oggi, grazie alle cheap chain, un costume a 10 euro è praticamente la norma e la qualità, se il capo viene paragonato a un altro capo di poco più caro, è praticamente la stessa perché i paesi in via di sviluppo dove vengono confezionati, si sono, nel frattempo, aggiornati e hanno migliorato le tecniche di lavorazione.  E allora qual è il problema? E’ molto semplice. In Italia, a causa delle leggi fiscali, della disciplina sul lavoro e delle normative in generale, un costume non può assolutamente avere un costo di produzione pari o inferiore a 10 euro. Ergo, se per realizzare un costume in Italia costa di più e  un’azienda subisce la concorrenza di Paesi come la Cina o di cheap chain che fatturano in Italia, ma pagano le tasse nei Paradisi Fiscali, le aziende, inevitabilmente, chiudono. E’ un assioma. Economia Popolare, il movimento politico creato dall’imprenditore Fabrizio Politi, in occasione della MFW ha organizzato sabato scorso un flash mob per sensibilizzare l’opinione pubblica su questo problema – che non riguarda solo la moda, ma tutti i comparti, dall’arredamento ai pannelli solari, ecc. – inscenando in Corso Vittorio Emanuele un suicidio di massa e denunciare gli effetti della concorrenza sleale sull’economia italiana. La manifestazione aveva un titolo “Di dumping si Muore ” e si è conclusa proprio davanti al negozio Zara di Corso Vittorio Emanuele. Al flash mob hanno partecipato un centinaio di persone. I partecipanti all’iniziativa hanno occupato l’area ricostruendo una scena del crimine a regola d’arte: dal nastro crime scene, agli uomini della scientifica che tracciavano le sagome dei suicidi– ovvero imprenditori italiani uccisi dalla crisi – stesi a terra, a vittime ricoperte di sangue. L’azione dimostrativa aveva lo scopo di denunciare gli effetti devastanti della concorrenza sleale delle aziende multinazionali, come appunto Zara, ai danni del settore industriale italiano. Questi processi, che permettono la vendita di prodotti sul mercato italiano a prezzi bassissimi e senza concorrenza, sono infatti causa della crisi economica che sta stritolando l’Europa, della chiusura di numerose aziende, fino alla scomparsa di interi distretti produttivi, e degli innumerevoli suicidi degli imprenditori italiani. (Viviana Musumeci)

Fonte: VM-Mag

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Ottavio Missoni, muore un grande artefice della moda italiana

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Non ho avuto né l’onore né il piacere di conoscere Ottavio Missoni e sua moglie. Spero di avere la possibilità, prima o poi di incontrare la signora Rosita, non avrò mai più la possibilità di conoscere il signor Tai. Ho sempre ammirato questa coppia che è rimasta unita per 60 anni creando una realtà industriale nel mondo della moda importante come il marchio Missoni, innovativa nella lavorazione della lana e nell’accostamento cromatico tanto da rendere il brand unico e riconoscibile a colpo d’occhio per la sua originalità. Questa famiglia negli ultimi mesi non è stata risparmiata dal dolore e la scomparsa del figlio Vittorio, primogenito che aveva la responsabilità commerciale del marchio, deve aver influito non poco nella scomparsa di ieri. Ricordo che una volta una amica mi raccontò di aver perso la madre in un incidente aereo mentre era in viaggio e il suo corpo non fu mai ritrovato. Nonostante fossero trascorsi molti anni – quando la mia amica mi raccontò l’episodio aveva circa 45 anni e la madre l’aveva lasciata quando era solo una bambina -, mi rivelò che aveva un sogno ricorrente: la porta della camera da letto si apriva improvvisamente e la madre faceva ritorno da lei. Quando si perde una persona senza poterla piangere, non si vive il lutto fino in fondo e questo può addolorare e “affaticare” il cuore. Un peso che Ottavio Missoni non ha più. Il Made in Italy ha perso molto con questa scomparsa, ma la sua lezione e quella della moglie forte e ancora presente, saranno di conforto e incoraggiamento per tutta la famiglia. (Viviana Musumeci)

Fonte: VM-Mag

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Bangladesh, disastro in fabbrica coinvolge alcuni brand occidentali

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In Bangladesh si muore di occidentalismi. La nostra moda, quella low cost che ci piace indossare per risparmiare e sentirci fighi per aver risparmiato – le dichiarazioni del Presidente della Camera Laura Boldrini che in un’intervista a (D) di Repubblica ha spiegato recentementee come le piaccia acquistare nei negozietti dei cinesi, insegnano -, viene prodotta, anche, nella poverissima Dacca, dove uno stipendio si aggira sugli 83 centesimi di euro al giorno. E proprio questo distretto è tornato nuovamente alla ribalta delle cronache in questi giorni a causa del disastro di un edificio crollato con all’interno centinaia di donne – prevalentemente – e operai che producevano capi di abbigliamento.  La città non è nuova a questo tipo di disastro. Le condizioni dei lavoratori sono al limite della schiavitù e le vite, grazie alla mancanza di sicurezza sul lavoro, sono esposte alla morte quotidianamente. La notizia vera, però, è che per quanto molte aziende fashion occidentali producano in paesi poveri a costi ridottissimi, i nomi delle suddette non sono mai usciti allo scoperto. In questo caso tragico, però, alcuni nomi di noti brand sono emersi: nella fabbrica dove sono morte, in particolare, 376, sono state trovate magliette che riportavano etichette a marchio United Colors of Benetton. L’azienda, che lo scorso anno aveva lanciato una campagna internazionale intitolata Unemployee contro la disoccupazione,  in un primo momento contattata dall’AFP – agenzia France Press – ha negato di avere fornitori all’interno del palazzo crollato, quando però, in un secondo momento l’AFP ha dichiarato di aver ricevuto copie di alcuni documenti di produzione in cui compare anche un ordine di Benetton che risale al settembre dello scorso anno per una commessa di circa 30.000 capi, Benetton non ha più risposto – questa mattina VM-MAG ha contattato l’ufficio stampa dell’azienda che però, in mancanza della responsabile in viaggio per lavoro, ha preferito non rilasciare dichiarazioni sulla questione -. Ma l’azienda italiana non è l’unica a essere stata chiamata in causa nel disastro: il marchio low cost Primark ha ammesso di essersi avvalso della produzione insita alla fabbrica, tanto che domenica è stata contestata in centro Londra da alcuni attivisti contrari allo sfruttamento dei paesi più poveri a opera degli occidentali. Tra gli altri marchi che hanno ammesso di aver fatto realizzare produzioni all’interno dell’azienda, ancheMango, Cato, Bon Marche, El Corte Ingles e Joe Fresh. (V.M.)

Fonte: VM-Mag

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“Lo sguardo di Michelangelo Antonioni e le Arti”, mostra di Michelangelo Antonioni per Monica Vitti

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E’ stata sua compagna di vita per qualche anno e musa ispiratrice per alcuni dei suoi film – ha recitato da protagonista nella famosa tetralogia dell’incomunicabilità, diventando la tormentata Claudia ne L’avventura (1960), la tentatrice Valentina de La notte (1961), la misteriosa e scontenta Vittoria de L’eclisse (1962) e la nevrotica Giuliana in Deserto rosso (1964): Monica Vitti. L’attrice, da tempo ritiratasi dalle scene a causa di una malattia, è coprotagonista della mostra che Ferrara dedica al maestro Michelangelo Antonioni, dal titolo “Lo sguardo di Michelangelo Antonioni e le Arti” – aperta fino al 9 giugno – a Palazzo dei Diamanti. Nel percorso dedicato alla carriera del regista e alle sue opere – Antonioni era anche pittore -, l’attrice viene mostrata in alcune scene emblematiche per la poetica di Antonioni nei film a cui l’attrice ha preso parte. Suggestive le immagini in cui la Vitti appare durante alcuni provini – alternando il moro al biondo dei capelli -. Un’icona di eleganza informale e indimenticata femminilità. ( V.M.)

Fonte: VM-Mag

Fabrizio Politi, denuncia ai colossi Ikea e Zara al tribunale dell’Aja

Fabrizio PolitiNegli ultimi tre anni, l’imprenditore Fabrizio Politi, Presidente del movimento politico Economia Popolare, ha più volte denunciato sia dalla sua pagina Facebook, sia tramite il suo social network Sixth Continent e le interviste  le diseguaglianze, dal punto di vista della regolamentazione, in ambito lavorativo, tra aziende che operano in Europa o in Occidente e quelle che hanno le proprie sedi in Cina e nei Paesi dell’estremo Oriente, dove grazie alle condizioni di lavoro estreme, alcune multinazionali sono riuscite ad arricchirsi impoverendo, negli ultimi anni, l’Europa e portando al fallimento molte aziende competitor. Ieri, Politi è passato dalle parole ai fatti dichiarando letteralmente guerra a due colossi multinazionali che operano nel mondo dell’arredamento e della fast fashion: Ikea e Zara. L’imprenditore, infatti, ha denunciato al Tribunale Internazionale dell’Aja le due multinazionali per il reato di Crimini Contro l’Umanità. Nella nota diffusa dal suo portavoce, Politi ha dichiarato che “Il comportamento di Inditex e Ikea, come di altre aziende, ha prodotto disoccupazione, povertà, depressione economica e sociale e persino il suicidio di moltissimi imprenditori e padri di famiglia: è questa la conseguenza più grave che spero spinga il Tribunale dell’Aja a prendere seriamente in considerazione la mia denuncia”. Non solo, Politi ha aggiunto: “In Europa e soprattutto in Italia, dove esisteva una forte tradizione nella produzione del mobile e della moda, migliaia di industrie sono state chiuse a causa della concorrenza sleale di Zara e Ikea. Centinaia di migliaia di operai e dipendenti hanno perso il posto di lavoro, la disoccupazione e i costi per gli ammortizzatori sociali sono viceversa aumentati, mentre le entrate nelle casse dello Stato sono notevolmente calate, così da obbligare il Governo ad aumentare le tasse a chi ancora ha un impiego, che sia subordinato o in proprio. Ma di questo passo molti altri non reggeranno e  saranno costretti a chiudere”. L’imprenditore ha raccolto a supporto della denuncia  molta documentzione per dimostrare come i due colossi, a suo avviso, agiscano in regime di concorrenza sleale attraverso operazioni di dumping sociale, ambientale e fiscale, delocalizzando la produzione e la sede della Holding o della Società che riceve royalties sui profitti, in Paesi che offrono condizioni agevolate. Infine, esportano i loro prodotti nei Paesi occidentali per venderli ad un prezzo addirittura inferiore al costo di produzione del medesimo prodotto nello stato. Infine, Politi nella nota ha anche spiegato che il damping oltre a danneggiare le aziende, nuoce anche i consumatori poiché nel medio periodo si ritrovano in una condizione sociale peggiore a causa delle perdita dei posti di lavoro e reddito. Nel lungo termine poi, quando il Paese esportatore ha eliminato la concorrenza del Paese importatore, i prezzi tornano ad alzarsi. Adesso, la palla al Tribunale dell’Aja. (V.M)

Fonte: VM-Mag

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Intervista di Viviana Musumeci a Nenella Impiglia, autrice del libro “Stoffa per la musica”

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Ci sono donne che non riescono proprio a fare una cosa alla volta. Sono eclettiche di natura e si cimentano in numerose attività. Nenella Impiglia è una di queste. Moglie di Renato Curzi – patron di Vic Matié -, madre di Silvia e Valentina, Nenella oltre a essere imprenditrice è anche studiosa di costume. Di recente ha pubblicato un libro dedicato alla storia della moda raccontata attraverso la musica “Stoffa per la musica” (Edizioni Galassia Arte).

Viviana Musumeci ha intervistato Nenella Impiglia.

V.M.: Chi è Nenella Impiglia e come si descriverebbe?

N.I.: Curiosa, testarda, sognatrice (naturalmente sogni realizzabili), fantasiosa, estremamente creativa, eclettica, infinitamente positiva, abbastanza pigra, molto permalosa.

 V.M.: Da dove parte l’interesse per la moda e per la musica?

N.I.: La musica parte dal cuore da sempre, la moda dalla mia mente creativa e dal rifiuto della banalità.

V.M.: Qual è il legame tra queste due arti?

N.I.: La moda veste la musica a la musica crea nuove mode. Moda e musica, due universi meravigliosi, artistici: la prima veste il nostro corpo, l’esteriorità, parla di noi, la seconda riscalda l’anima e libera le nostre emozioni.

V.M.: Ci fa alcuni esempi di come queste due discipline si incrociano e si incontrano?

N.I.: E’ con i Beatles che si assiste ad una completa contaminazione che passa dal sound alla moda e porterà a processi di identificazione, mediante l’imitazione degli stili da loro proposti, del modo di cantare e di abbigliarsi: caschetto, giacche con collo alla coreana, stivaletti. Proprio la musica ha aiutato a rendere famoso il loro stile. Sound e aspetto estetico venivano portati alla loro massima espressione.

V.M.: Qual è il suo gruppo musicale preferito?

N.I.: Quello che ha accompagnato la mia giovinezza, i suoi giorni migliori, che continuano con le loro meravigliose canzoni, ancora oggi, a formare un magico ponte tra passato e futuro e che riescono a far rivivere le stesse emozioni: naturalmente i favolosi Beatles!

(V.M)

Fonte: VM-Mag

“Ibisco, un fiore per l’Africa”, progetto a favore delle donne e dei bambini del Senegal promosso da Erbolario

Ibisco, un fiore per l’Africa, progetto a favore delle donne e dei bambini del Senegal promosso da Erbolario

E’ un progetto a favore delle donne e dei bambini del Senegal quello promosso da Erbolario, azienda lodigiana leader nel settore della fitocosmetica e da Green CrossIbisco, un fiore per l’Africa, creato in collaborazione con la ong Green Cross Italia, è nata da Daniela Villa, co-fondatrice insieme al marito Franco Bergamaschi de L’Erbolario e direttore tecnico dell’azienda, per sostenere le azioni di Green Cross in Africa. L’azienda, infatti, è da tempi non sospetti un’impresa al femminile per il 70% e da sempre ritiene il ruolo delle donne all’interno della famiglia e della società estremamente importante. “Con un team tutto al femminile – dalle ricercatrici alle esperte di marketing e comunicazione – abbiamo creato un progetto che aiuta le donne più deboli a dare futuro a se stesse e ai loro figli. Un progetto che parla di fiori, di donne, di bambini, di ecosostenibilità, di …Africa” ha dichiarato Daniela Villa. Ed è proprio attraverso l’Ibisco, fiore inedito per l’Erbolario, che si vuole dare un futuro alle donne del Senegal e ai loro bambini. Per questa ragione il progetto ha avuto inizio l’8 marzo scorso, data della festa delle donne. Il progetto prevede di sostenere i programmi di Green Cross nel villaggio di Gouriki Samba Diom (dal nome dei suoi fondatori, nel XVI secolo) situato nella regione di Matam. Una zona lungo il fiume Senegal, lontana circa 750 chilometri da Dakar e raggiungibile attraverso una pista percorribile solo con un fuoristrada. Un viaggio lungo almeno otto ore. L’Erbolario collaborerà alla realizzazione del progetto che prevede la bonifica di terreni incolti posti nei pressi del villaggio di Gouriki Samba Diom che consentirà , per l’appunto, la coltivazione delle piantgioni di fiori di Ibisco . L’area di intervento si estende per circa 40 ettari, è particolarmente arida, ma potenzialmente molto fertile, vista la vicinanza con il fiume. In concomitanza di questo progetto, Erbolario lancia anche una linea profumata dedicata al fiore dell’Ibisco: un fiore per l’Africa. La gamma si compone di tre prodotti – profumo, bagnoschiuma e crema per il corpo -.

Fonte: VM-Mag

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Senzatomica, mostra multimediale itinerante contro le armi nucleari al Muba di Milano

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E’ stata inaugurata nel giorno della Festa della Donna, ovvero lo scorso 8 marzo, la mostra promossa dall’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai dal titolo Senzatomica- trasfromare lo spirito, che sarà aperta fino al prossimo 29 marzo. Lo spazio che ospita la mostra è il Muba, il Museo dei Bambini che si trova all’interno della Rotonda della Besana a Milano. Senzaatomica è una mostra multimediale itinerante che ha lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di eliminare dal nostro pianeta, in ogni singolo paese le armi nucleari. La mostra è già stata insignita di una medaglia quale speciale premio di rappresentanza dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel febbraio 2011 e si rivoge a tutti con particolare riferimento ai giovani studenti. Gli obiettivi di Senzatomica sono informare i cittadini sugli inganni e i paradossi della sicurezza fondata sulle armi nucleari; sviluppare un movimento di diplomazia parallela promossa da comuni cittadini che rivendichi pacificamente il diritto a un mondo libero da questi strumenti di distruzione totale; promuovere una Convenzione Internazionale sulle Armi Nucleari entro il 2015, per la quale all’ONU è già stato presentato un testo di riferimento dal 1997.

Fonte: VM-Mag

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“La migliore offerta”, personale fotografica di Malena Mazza all’interno dell’hotel MO.OM. di Olgiate Olona

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Sarà in mostra dal 5 marzo al 31 maggio 2013 “La migliore offerta”, personale fotografica di Malena Mazza, fotografa nota a livello internazionale. Il titolo richiama, chiaramente, l’ultimo lungometraggio di Giuseppe Tornatore e in particolare si ispira a un frammento di dialogo che però è già diventato famoso con il film:  “Com’é vivere con una Donna?”  chiede il  battitore d’aste al suo assistente sposato. “È come partecipare ad un’asta: non sai mai se qualcuno farà un’offerta migliore”.  Su questa asserzione, la fotografa ha costruito un percorso per immagini per parlare dell’universo femminile, attraverso il linguaggio della moda – molti degli scatti sono stati ambientati proprio all’interno dell’hotel MO.OM. Durante la vernice che si terrà questa sera, avrà luogo anche un’asta benefica che richiama il titolo stesso della personale, “La migliore offerta”. A essere battuti saranno tre scatti dell’artista, il cui ricavato andrà a finanziare le attività e i progetti della Fondazione Ascoli per la cura dei linfomi pediatrici e ad Adiuvare-Associazione Diabetici Uniti di Varese. 

Fonte: VM-Mag

Lite Editions, erotismo in mostra al teatro Parenti di Milano

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Dopo le “ Cinquanta sfumature di grigio” della scrittrice inglese E. L. James, ecco apparire cinquanta sfumature di letteratura erotica. Questa volta protagonista è l’Italia. Da qui parte il progetto ideato due anni fa da Giorgio Lonardi e Desideria MarchiLite Editions è la prima casa editrice italiana a vendere e-book esclusivamente erotici. Racconti sensuali articolati in tre collane, brevi, da leggere in metropolitana o dal parrucchiere, facilmente scaricabili su tablet o PC. “Una sfida che sta andando nel migliore dei modi, nonostante le difficoltà nella distribuzione e nella lettura. Molti, infatti, non sanno ancora scaricare i libri dal web e questo rimane una barriera importante. Speriamo che col tempo tutti riescano a superarla”, commenta Fernando Coratelli, direttore editoriale. Il teatro Parenti, a Milano, è stata la cornice per un evento originale targato Lite Editions. Per introdurre la gente alla letteratura erotica è stata organizzata una lettura pubblica con gli stessi autori. E poi spazio anche ad una novità: l’audio-libro. Un’esperienza sensoriale e coinvolgente che si svolge davanti al computer. Muniti di cuffie si ascolta la lettura di un breve racconto mentre sullo schermo scorrono le immagini. “ Stiamo iniziando a creare audio-libri, ma siamo solo all’inizio. Se si propone è un idea che funziona. Ci stiamo lavorando”, dichiara Coratelli. E tra PC e letture c’è spazio anche per gadget creativi: libri mascherati da magliette o tazze. Come leggerli? Basta collegarsi al codice stampato sugli oggetti col cellulare e il gioco è fatto. Per un 2013 ricco di eros e tecnologia. (Giulia Pezzolesi)

Fonte: VM-Mag