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Maroc, visione marocchina di Albert Watson

February 25, 2013 Leave a comment

albertwatsonmarocco

Nato nel 942 a Edimburgo,  Albert Watson studia grafica al Duncan of Jordanstone College of Art and Design di Dundee e segue i corsi di cinema e di televisione al Royal College of Arts di Londra. Cieco sin dalla nascita da un occhio, decide di investire tutto sulla fotografia. Nel 1970 si reca con la moglie Elisabeth negli USA dove un direttore artistico di Max Factor gli acquista una immagine seguita poi da un successivo acquisto. Lo stile particolare di Albert Watson si afferma rapidamente ed attira l’attenzione di riviste dedicate alla moda, americane ed europee, come Mademoiselle, GQ, Harper Bazar e Vogue. Nel 1976 si stabilisce a New York dove  sviluppa il suo primo lavoro da Vogue. Oggi Albert Watson è uno dei fotografi più importanti nel panorama mondiale della fotografia, uno dei primi se non il più eminente fotografo contemporaneo. Durante gli anni, le sue immagini sono apparse su oltre 200 copertine del  magazine internazionale Vogue e in diverse pubblicazioni di Rolling Stones e altri. Molte stars hanno richiesto un ritrattoa Watson ed è stato il fotografo ufficiale della famiglia reale inglese.   Nella pubblicità Watson ha firmato un centinaio di campagne per importanti marchi come Gap, Levi’s, Revlon e Chanel, oltre a 600 spots per la televisione.  Questa vastissima attività professionale non gli ha impedito di consacrare alcuni progetti personali i cui scatti sono stati ispirati dai suoi viaggi, da Marrakech a Las Vegas passando per le Orcadi. Questi libri, come i ritratti, le foto di moda e della pubblicità, sono esposti nelle gallerie di mezzo mondo e nei musei internazionali.  Photo District News, bibbia della fotografia, ha designato Albert Watson  come uno dei fotografi più influenti dall’origine di questa arte. Malgrado l’enorme pressione che i lavori esterni esercitano su di lui, non rinuncia ai suoi lavori personali; i suoi due album,Cyclops (1994) e Maroc (1988), saranno seguiti presto da un terzo album. Le immagini qui presentate sono del libro Maroc , tutte le altre le troverete sul sito ufficiale di Albert Watson.

Fonte: My Amazighen

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Moussem, manifestazioni culturali del Marocco

February 23, 2013 Leave a comment

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Se esiste qualcosa di comparabile ad un Moussem potremo immaginare una nostra sagra in onore di un Patrono; una festa sicuramente religiosa per onorare un Santo ma anche una grande festa paesana, una fiera, commerciale e di scambi, un modo per ritrovarsi dopo un anno di lavoro, magari isolati in qualche villaggio sperduto. Piccoli, limitati a delle piazze nei villaggi o molto grandi, ormai reputatati a livello internazionale come il Moussem dei fidanzamenti a Imilchil o come quello delle rose a Kealaa T’Mgouna, i Moussem si succedono durante tutto l’arco dell’anno specialmente nel sud del Marocco, zone famose per queste tradizioni, ricche di Zaouie (Santuari) che hanno avuto e hanno ancora una grande influenza nell’insieme del mondo arabo. La Zaouia è un centro spirituale Soufidove vengono effettuate le pratiche spirituali e dove sono sepolti i Santi fondatori dellaConfraternita che occupa il centro. Fondata da un uomo religioso, rispettato e saggio, un Sidi, che viene celebrato durante il Moussem. Questo Sidi (trad. Signore) può anche essere sovente un Marabout, ma non è obbligatorio. Il  Marabout è un uomo di fede a cui Dio ha donato dei poteri che si manifestano attraverso dei miracoli come la guarigione dei malati ecc…Sepolto in un monumento che viene chiamato per estensione Marabout, continua dopo la sua morte a proteggere la sua comunità e a miracolare. Un altra ragione per proclamare un Moussem è semplicemente per fare delle feste. Queste ultime sono sovente luoghi di circoli agricoli, feste della mietitura o dei raccolti, che trovano il suo culmine nella festa dei datteri a Erfoud o nella festa delle rose a Kela T’Mgouna. I Moussem per tutte le popolazioni anticamente nomadi sono l’occasione, a volte unica nel corso dell’anno, per ritrovarsi, per scambiarsi informazioni, per ricostituire i circoli familiari, per trovare una moglie, sentirsi parte di una comunità. E per gli stanziali è l’occasione di incontrare gli amici o i parenti  lontani che vedono raramente. Di fianco a queste celebrazioni tradizionali molti Moussem più  moderni, senza storicità alcuna, sono nati come semplici manifestazioni culturali come le Sinfonie nel Deserto a Ouarzazate, il Festival della Fantasia di Meknes o il Festival di musica Gnawa a Essaouira. Queste manifestazioni sono ovviamente di grande qualità e offrono il meglio in termini di cultura marocchina.
Il primo Moussem che tratto oggi è quello dei Ceri a Salé o Moussem di Sidi AbdallahBenhassoun; una tradizione ancestrale che celebra l’Aid Al Mawlid caratterizzata dall’organizzazione di attività culturali e pedagogiche oltre ad una cerimonia religiosa chiamata delle Chorfas Hessounyine. Questo Moussem riveste un aspetto religioso, artistico, culturale di beneficienza ed è  l’occasione per commemorare la vita del profetaMohammed, la sua nascita, i suoi miracoli, la sua fede, i suoi atti e in primis la grandezza dell’Islam. La città di Salé vive per una settimana intera al ritmo di questo  Moussem che ha come clou  la processione dei ceri, l’evento più spettacolare; ceri che sono presenti ovunque nella città dopo la preghiera di Al Asr (11 Rabii) in direzione del Mausoleo Sidi Abdallah Benhassoun. Il corteo segue un ordine protocollare secolare, molto rigido: in testa marciano i Chorfa Assouniyine (confraternita) in compagnia degli Oulema, dei Fouquarae degli adepti della Zaouia Hassounya, seguono i ceri, le confraternite religiose e in finale il folklore locale. In questi anni molteplici attività culturali e sociali sono stati previste come mostre fotografiche sui monumenti di Salé, serate musicali al Mausoleo e una veglia religiosa nel corso della quale vengono recitati versetti del Corano e panegirici. Fu il mistico e grande soufi Sidi Abdallah Benhassoun (1515-1604) designato dal Sultano saadita Ahmed El Mansour Addahabi, l’iniziatore della processione dei ceri, e per vegliare sul buon sviluppo del Moussem diventato, per la maggior parte, ad appannaggiò della sua discendenza.

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

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Festival Internazionale dei Nomadi, rendez-vous per gli amanti del nomadismo e del deserto a M’Hamid El Ghizane

February 20, 2013 Leave a comment

Festival Internazionale dei Nomadi, rendez-vous per gli amanti del nomadismo e del deserto a M’Hamid El Ghizane

Rendez-vous per tutti gli amanti del nomadismo e del deserto, questo è il Festival Internazionale dei Nomadi che festeggia i suoi 10 anni di attività, a M’Hamid El Ghizane, il 15/16/17 marzo. Voluto dall’Associazione Nomadi del Mondo, sostenuto dalla Provincia di Zagora, dall’ADS e dal Ministero della Cultura, questo Festival ha come obbiettivo primario di promuovere a livello internazionale la cultura popolare e tradizionale del deserto, come testimone e espressione viva del patrimonio materiale e immateriale dei Nomadi, eredità ancestrale da salvaguardare e trasmettere ai giovani. Avvenimento culturale e festivaliero, questo evento donerà per qualche giorno una ventata di freschezza e di allegria alla città di M’Hamid ; occasione poi per constatare le difficoltà di questo stile di vita, difficoltà legate principalmente alla mancanza di acqua. Denominatore comune a tutte le forme di vita, inegualmente ripartite, rarissima nel deserto e tanto preziosa ai nomadi, l’acqua è una risorsa che bisogna imperativamente proteggere, con urgenza, adottando nuovi stili di vita per preservarla.  Il deserto, con le sue dune che accarezzano lo sguardo, dolce e misterioso, ma anche rude e severo per chi lo abita, lancia messaggi di aiuto.  In questo Festival, diverse attività evidenzieranno la diversità e la ricchezza di questa cultura secolare oltre al savoir-faire dei nomadi di M’Hamid El Ghizlane e di altre zone del Marocco; corse di dromedari, cottura del pane nella sabbia e lo sport nomade tradizionale, l’hockey. Musica e danze saranno il filo conduttore di queste giornate con diversi artisti che regaleranno momenti unici al Festival ; musicisti, ballerini del Mali, dell’Algeria, della Romania, e ancora dalla Norvegia, Spagna, Messico, Austria, Francia e in primis dal Marocco sono previsti nel programma. Melodie sapienti, sottili e variegate che accompagneranno la vita quotidiana dei nomadi con ritmi ancestrali  che toccheranno corde sensuali e sacre. Questo festival può diventare l’occasione per una partenza verso le 7 Kasbah, il sito di Fou Tidri, una delle più grandi necropoli a ” cumuli” conosciuta in Marocco e nel Maghreb, o ancora per l’escursione nel deserto a dorso di dromedario con notte in bivacco… Il 15/16/17 marzo, il Festival Internazionale dei Nomadi di M’Hamid El Ghizlane festeggerà i suoi 10 anni ; dieci anni nei quali l’Associazione Nomadi del Mondo ha cercato di salvaguardare questacultura millenaria e farla conoscere al mondo intero.

Fonte: My Amazighen

La mia Jihad… campagna di sensibilizzazione musulmana e non contro la violenza

February 8, 2013 Leave a comment

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Adam non aveva che quattro anni quando morì, in seguito ad alcune complicazioni della sindrome di Hunter ; era il 2009. Non passò giorno che sua madre, la trentacinquenne Emara di Naperville nello stato dell’Illinois, non ne soffrisse in un silenzio lancinante. Nel dicembre scorso decise di condividere la sua sofferenza pubblicamente, più esattamente sui lati di un bus. Il manifesto rappresentava Angie con i suoi tre bambini tra le braccia, il più giovane dei tre teneva nelle mani una foto dello scomparso Adam. Si leggeva : ”La mia Jihad, è di andare avanti malgrado la morte di mio figlio. Quale è la vostra ? “.  La sua storia è stata illustrata con cinque manifesti affissi su 25 bus di trasporto pubblico di Chicago, il dicembre scorso, e dopo il 28 gennaio 2013 la pubblicità è stata estesa alle stazioni del metrò di Washington DC. Emara, Angie per gli amici, e la sua commovente storia personale fanno parte di una campagna che ha come traguardo quello di far entrare nei discorsi pubblici una definizione più larga e più soft del termine ”djihad“. Il termine arabo, sovente mal tradotto dalla espressione ”guerra santa” che riporta agli attacchi terroristici in nome dell’Islam deviato, è nella sua origine un sinonimo di ”sforzo“. ”Davanti alla scelta di una via facile e quella della giustizia, si tratta di scegliere quella della giustizia“, afferma Ahmed Rehab di Chicago, fondatore della campagna. ”E’ un termine positivo, termine che adotto con gioia e non evito. Sono dell’avviso che significhi lottare per un mondo migliore. Non può e non deve significare per me e per quelli che praticano la mia religione nel quotidiano, che dobbiamo prendere un arma o degli ostaggi“. Rehab, amministratore del Consiglio delle relazioni americane e islamiche a Chicago, ha avuto questa idea dopo aver conosciuto i manifesti della madre affissi sui bus di Chicago e si rese conto di quanta gente, musulmana e non, pensano che la violenza è inerente alla djihad islamica. Scandalizzato poi dagli islamisti, quegli  islamisti che pretendono di definire il termine djihad sostituendosi a 1,2 miliardi di persone sulla Terra.
Adottando una definizione più ampia del termine Rehab ha pubblicato su FB che la sua djihad consiste nel combattere la discriminazione e educare la gente. ”Quale è la vostra djihad“, si domanda.  È stato sommerso dalle risposte e la gente ha pubblicato i suoi propri combattimenti come quello diperdere peso, di riuscire al meglio nelli studi o ancora di facilitare la comunicazione tra le differenti persone nella loro comunità. Un grande sostegno a Rehab è stato dato da Emara e dalla fotoreporter di ChicagoSadf  Syed; entrambe hanno offerto il loro sostegno e in poco tempo hanno dato vita al coordinamento di un hastag su Twitter, della pagina FB, video su Youtube, rendendo partecipi un grande numero di volontari, ricercando fondi per la campagna. Qualche immagine, eloquente, le potete vedere in questo post. Rehab afferma che la campagna è stata ferocemente criticata dai due opposti; dai musulmani estremisti e da tutte quelle persone che soffrono di una paura irrazionale dell’Islam. Emara, che è coordinatrice del volontariato, ha affermato che sta lavorando per estendere il programma ad altre città, tra cui New York. Una frase riassume lo spirito di questi musulmani d’oltre oceano : ”Non abbiamo bisogno che altri ci dicano che cosa è essere musulmani“.

Fonte: My Amazighen

 

Mehdi Georges Lahlou, l’uomo dai tacchi rossi

February 4, 2013 Leave a comment

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Nelle sue creazioni, il fotografo pittore Medhi Georges Lahlou prova a rispondere alle tante proibizioni del sesso e della religione, con humor e leggerezza. Zoom su di un artista che fa dell’ambiguità il suo marchio di fabbrica.
Lahlou ha preso l’abitudine di percorrere decine di kilometri sui suoi tacchi a spillo rosso fuoco ; qualcuno potrà pensare che sia una forma di provocazione o di eccentricità ma in realtà è un suo puro divertissement. Questo giovane artista, che presenterà i suoi lavori quest’anno al DabaMaroc (una stagione artistica dedicata all’arte contemporanea marocchina a Bruxell), si serve delle sue prestazioni per regalare al suo pubblico un universo meraviglioso e spostato. E piace. Nato da una madre spagnola cattolica e da un padre marocchino musulmano, trascorre la sua infanzia tra il Marocco (Casablanca) e la Francia. Diplomato alla scuola regionale di Belle Arti a Nantes prosegue i suoi studi al St. Joost Accademy di Breda, in Olanda, confrontando con il suo lavoro i paradossi quotidiani delle sue due culture, arabo-musulmana e giudeo-cristiana. Una sintesi che vuole perseguire senza affronti. ”Raccolgo delle immagini opposte che, alla fine, non lo sono. Ma capisco l’incomprensione delle immagini nuove“. Le sue immagini sono provocanti. Prima dei ”Tacchi di Allah“, ha messo in scena nel ”Cocktail o autoritratto in società“, alcune scarpe con tacco a spillo, di un rosso vivissimo, sexy e diaboliche, nel bel mezzo di un tappeto da preghiera davanti al quale si allineano diverse scarpe maschili. In altre rappresentazioni l’artista si denuda o si traveste, servendosi del suo corpoper costruire un ponte tra due estetiche precise. ” Il mio lavoro è autobiografico e parla di me“.Lui è il personaggio principale delle sue creazioni e non esita a mettersi in scena con modalità burlesche e ironiche. In una frase Mehdi respinge i suoi limiti, brucia e trasforma le frontiere culturali, identitarie e religiose per ricreare il suo mondo, decostruendo clichès e tradizioni, decomponendo la sua identità, multipla. Con le sue danzatrice del ventre si traveste e rivisitala mascolinità nel mondo arabo ma il pubblico non è mai sicuro che si tratti di un affronto. Il suo segreto ? L’ambiguità. È la base e la forza del suo lavoro prorompente; è quella che crea tensioni nel pubblico, che scava nei diversi sentimenti personali. Questa ambiguità diventa la sua linea di difesa contro le eventuali controversie; il ridicolo e l’humor sono presenti per consolare i  sentimenti che deragliano. Se le sue creazioni portano il pubblico a farsi domande, l’artista rifiuta l’idea di veicolare un messaggio qualunquista. È nell’immaginario e nella meraviglia che desidera restare; ”Nulla è reale, tutto è immaginario“, questo il suo karma. Il risultato del suo lavoro spinge inevitabilmente a farsi delle domande senza risposte. Ognuno ha la sua interpretazione. Ad oggi Medhi ha esposto principalmente in Europa e dichiara: ”Non espongo le stesse cose in Marocco; le culture sono differenti e le immagini non hanno la stessa storia“. Già, la prova provata, una delle sue opere che rappresenta il suo corpo nudo su cui appaiono versetti del Corano ha creato una feroce polemica durante il Marrakech Art Fair del 2011. Questo lavoro, pubblicato su Internet, non doveva essere esposto in Marocco perchè, secondo Mehdi, l’artista può zommare su dei temi delicati come la sessualità, l’omosessualità o la religione, ma deve farlo diversificando in funzione del luogo dove saranno esposti i lavori. ”Non sono qui per criticare o per essere irrispettoso; prima di iniziare un lavoro devo sapere dove esporrò e non procedo nello stesso modo se preparo una esposizione in Marocco o in Europa ». Un rispetto profondo dunque che contraddice la sua personale storia, i suoi lavori e le sue peculiarità, che tracciano visivamente un percorso di vita in bilico tra due culture e due religioni contrapposte al suo essere artista controcorrente, che hanno però forgiato in lui l’espressione più vera delle abusate paroleRispetto dell’Altro, qualsiasi Altro sia.

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

Oum, primo album internazionale Soul of Morocco

February 4, 2013 Leave a comment

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Lei è Oum, cantante unica e raffinatissima del panorama musicale marocchino, nata a Marrakech. La sua musica richiama influenze jazz, sarahoui, amazigh, arabe e africane. A marzo l’uscita del suo cd, primo a livello internazionale: Soul of Morocco. La location del video ufficiale è il Festival di Musica del Deserto e del Mondo, nella città di M’Hamid El Ghizlane… un luogo magico e irripetibile…se potete fateci un salto… vi resterà nel cuore per una vita…

Fonte: My Amazighen

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Al Massae, pentimento salafita

February 4, 2013 Leave a comment

salafiti

400 salafiti, in prigione per fatti gravissimi legati al terrorismo, si sono accordati per inviare una lettera al ministero della Giustizia e dell’Interno, annunciando un opera di pentimento e disconoscendo le loro ideologie estreme (e criminali) perpetrate negli anni passati con gli atti terroristici. Secondo il quotidiano arabofono Al Massae, i 400 ”pentiti” comunicheranno a Mustapha Ramid, ministro della Giustizia, e a Mohand Laenser, ministro dell’interno, il loro buon proposito, “disfandosi delle loro credenze fatte di violenza ed espiazione, mettendosi a disposizione senza condizione, per aprire un dialogo con lo Stato, ed ottenere eventualmente la loro liberazione“. La stessa fonte indica che i salafiti in questione, hanno creatouna struttura all’interno della prigione chiamata ”Comitato di revisione e di riconciliazione nelle prigioni marocchine“, dichiarando di riconoscere la legittimità della monarchia e della lettura marocchina dell’Islam. La maggioranza della società civile crede senza ripensamenti che sia una mossa studiata a tavolino per poter essere liberati e continuare la loro battaglia ideologica e terrorista contro il Marocco e l’Occidente.

Fonte: My Amazighen

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Khadija Benguena, giornalista araba illustra l’umanità di Hitler

February 1, 2013 Leave a comment

Khadija Benhguena

La giornalista algerina alle dipendenze del canale del Qatar Al Jazeera, Khadija Benhguena, ha evocato, sulla sua pagina di FB, ”l’umanità di Hitler“. Questo personaggio inqualificabile ha illustrato il suo pensiero mostrando una fotografia di soldati tedeschi delle SS nell’atto della preghiera musulmana, spiegando che “Hitler permetteva loro di pregare“. Questo personaggio vergognoso ha poi aggiunto : ”I media che sono nelle mani degli ebrei, mascherano questa verità e concentrano l’attenzione su delle speculazioni legate all’Olocausto“, concludendo il suo squallido ragionamento dicendo che le vittorie dei nazisti avevano dato ai musulmani la libertà di praticare la loro religione, l’Islam. I propositi di questa donna sono stati ampiamenti condivisi, in quanto la signora è stata considerata, nel 2007, una delle 10 donne più potenti del mondo arabo, secondo il magazine americano Forbes.

Fonte: My Amazighen

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Marocco, rivolta della cannabis nel Rif

January 30, 2013 Leave a comment

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I produttori di cannabis a Ketama, nella regione di Al Hoceïma, si sono sollevati contro una decisone delle autorità che proibiscono la produzione di cannabis per il 2013. I manifestanti hanno bloccato la strada costiera traAl Hoceïma e Tetouan domenica scorsa, distruggendo la sede della provincia di Bni Jmile. Le proteste, condotte secondo delle fonti dadisoccupati e da marocchini residenti in Spagna tornati a vivere in Marocco, sono finiti con degli scontri tra i manifestanti e la gendarmeria reale . Le autorità di Al Hoceïma affermano che queste manifestazioni sono animate da scopi  elettorali. Questa ipotesi è considerata reale daNouredine Mediane, deputato dell’Istiqal (partito riformatore) e feroce difensore della legalizzazione della cannabis in Marocco. Mediane critica il divieto imposto agli agricoltori in questo periodo di crisi economica, quando la produzione di cannabis è l’unica attività nelle regioni di Targuist, Ketama e Bni Boufrah. Nel Rif (zona altamente sconsigliata per i turisti), i baroni della droga risolvono i problemi della popolazione con i Makhzen (autorità governative) garantendo la produzione della cannabis, ma in questo caso di devono fare i conti con un comandante della gendarmeria che minaccia quotidianamente i loro interessi, finanziando campagne elettorali e obbligando i coltivatori a votare per i loro candidati. La situazione è ad punto tale che i piccoli agricoltori finiranno per credere che questa gente difende i suoi interessi personali  e non i loro.  In Marocco, primo paese al mondo per la produzione di Kif, l’Istiqal chiede da sempre la regolamentazione e la legalizzazione della coltivazione di cannabis. Nel nord del paese una barzelletta locale dice che ”la terra nel Rif è talmente sotto effetto della cannabis che se si piantano delle patate crescono zucchine”.

Fonte: My Amazighen

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Egyptair, barzelletta mini-tournée dei estremisti islamici marocchini

January 29, 2013 Leave a comment

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Un paio di settmane fa, una delegazione di deputati marocchini del PJD, partito islamista al governo, condotti dal deputato di Oujda, Abdelaziz Aftati, si sono recati in una mini-tournée attraverso il Medio Oriente, visitando la città di Gaza in mano ad Hamas e al Cairo in visita ai Fratelli Musulmani. Rientrando in Marocco, i deputati marocchini sono saliti su di un volo della Egyptair con scalo a Casablanca. A bordo, sono esplosi dalla collera, quando è stato diffuso nei mini schermi un film americano,Spyderman, che conteneva alcune scene di baci tra l’eroe e l’eroina del film. La reazione dei deputati islamisti marocchini, da scandalo è diventa barzelletta su tutti i media e nelle sedi politiche egiziane.  Sullo stesso volo erano presenti degli alti commissari dello Stato egiziano, un magistrato della corte egiziana e un numero importante di ricercatori universitari e uomini di governo del Cairo. Davanti a questo gotha politico-giuridico-universitario, i deputati islamisti marocchini hanno riflesso uno stato dell’arte molto inquietante del Marocco oggi, giocando ai pirati del’aria,spaventando e destabilizzando i passeggeri. Ciliegina sulla torta la presenza sul volo dell’attivista per i Diritti Umani egiziano Saad EdineIbrahim. Del Marocco, questo militante laico ha sempre avuto la migliore delle opinioni, avendo subito sotto il regime di Moubarak la persecuzione e l’esilio, commettando nelle vari televisioni l’esperienza politica marocchina molto positiva, citando la legge sulla famiglia, il rispetto degli ebrei e ancora la trasformazione in democrazia del reame marocchino. La scena che gli si è presentata davanti agli occhi, ha dato modo a Ibrahim di riflettere e scrivereun articolo che racconta  i fatti assolutamenti choccanti. Il titolo è ”Il bacio che ha rischiato di procurare 100 morti, a causa di estremisti marocchini pubblicato sul quotidiano egiziano Tahir News e che inizia con la scena del bacio tra Spyderman e la sua amata. Dalla scena del primo bacio, raccontano i fatti,  il deputato Abdelaziz Aftati lascia il suo posto e si avvicina ad uno steward, intimandogli di fermare immediatamente il film; lo steward cerca di sdrammatizzare la situazione offrendo al deputato una mascherina per gli occhi invitandolo a riposarsi dicendogli : ”Signore, ci sono oltre 100 passeggeri sull’aereo e vogliono vedere il film“. A questa risposta il deputato islamista marocchino inizia ad urlare creando un alterco con il personale di bordo e con gli altri passeggeri. Ibrahim racconta che tra loro erano presenti tre donne velate, mogli di tre dei marocchini presenti, che hanno cercato di calmare i mariti e gli altri deputati, invano.  A quel punto il comandante è intervenuto con un messaggio vocale rivolto ai marocchini che richiedeva la calma sull’aereo e, in caso contrario, l’atterraggio ad Algeri per presentarli alla polizia algerina come fautori di sommossa. Messaggio passato inascoltato dai deputati marocchini che hanno continuato la loro ridicola bagarre. Dopo circa 10 mn il comandante si è ripresentato annunciando chele autorità algerine avevano accettato di far atterrare il loro aereo all’aereoporto di Algeri (annuncio clamorosamente falso). L’annuncio del pilota, racconta Ibrahim, ha avuto l’effetto bizzarro di creare un alterco violento tra gli stessi deputati marocchini, anche fisico, incolpandosi a vicenda, mettendo in scena uno spettacolo pietoso davanti agli altri passeggeri. Entrano in scena, ancora una volta, le tre mogli velate, che avvicinandosi alla cabina di pilotaggio chiedono scusa al comandante trasmettendo anche le loro scuse ai passeggeri, pregandolo di fare rotta verso Casablanca, evitando l’Algeria perchè, secondo loro, le autorità algerine avrebbero maltrattato i deputati essendo marocchini. Le tre signore raggiungono lo scopo e il film prosegue sino alla fine, incorniciato da uno scroscio di applausi dei passeggeri egiziani nella scena finale che si conclude con un lungo bacio tra i due protagonisti.

Fonte: My Amazighen

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