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Qatargate, lacrime di coccodrillo nello scandalo UE

In queste ore, con lo scandalo del cosiddetto “Qatargate”, c’è chi a Bruxelles, come la Presidente maltese dell’Europarlamento, Roberta Metsola, manifesta il proprio disappunto su quanto accaduto affermando che: “la democrazia europea è sotto attacco”, come se la favola dell’Unione Europea, raccontataci per anni nelle scuole e dalla quasi totalità degli organi d’informazione, non si fosse trasformata nell’incubo che ormai tutti i cittadini ben conoscono e della quale hanno contezza anche i bambini più innocenti.

C’è chi, poi, è fuori di sé, come il francese e deputato dei verdi, David Cormand: ”perché”, come ha affermato egli stesso: “quando si fa correttamente il proprio lavoro al parlamento europeo, vedere queste attitudini che portano discredito a tutti, fa male.”

A questo punto, quasi, quasi, ci verrebbe da dirgli … “povera stellina!

Ma davvero costui è in buona fede? Non sa forse che la democrazia europea, fino a prova contraria, non è mai esistita e, in merito, poi, al cosiddetto corretto lavoro dell’europarlamento, in che cosa mai sarebbe consistito e cosa c’è mai stato di corretto?

È infatti notorio all’universo mondo che quasi tutte le grandi multinazionali, le organizzazioni, e anche le Ong, hanno almeno un ufficio nella capitale europea, e tra i corridoi e i bar dei “Palazzi”, non è difficile notare i rappresentanti di queste organizzazioni, sono infatti più di 15 mila, registrati presso il Parlamento Europeo, riconoscibili dai loro badge color marrone portati al collo, intenti nel loro lavoro di lobbista: influenzare, cioè, le decisioni delle istituzioni europee, e che, come da regolamento comunitario, non possono essere respinti dagli eurodeputati.

Ed è proprio questo il peccato originale dell’UE, croce e delizia di tutti i burocrati comunitari, essere cioè parte, non di un Super Stato come forse anelava Altiero Spinelli o di una qualsivoglia Istituzione Politica, ma, di un aggregato di mercanti, di faccendieri, di apolidi, di voltagabbana. Roba, insomma, che, la Compagnia Olandese delle Indie Occidentali, a confronto, oggi risulterebbe essere “La Città del Sole” di Tommaso Campanella.

Questi politici comunitari, in altre parole, si venderebbero anche la madre per una valigia carica di soldi, altro che ideali e diritti inalienabili dell’umanità.

Nello specifico, infatti, non è per me scandaloso che taluni deputati abbiano potuto sposare o promuovere, la visione del mondo proposta dalla monarchia qatarina se questa visione avesse un’impostazione di tipo  ideologica e quindi sincera.

Personalmente io non sono un estimatore del Regno del Qatar, non ne condivido le politiche, ma non per questo non rispetto chi, invece, ha un’opinione diametralmente opposta alla mia.

Altra cosa, invece, è sposare la visione di un Paese non perché si è estimatori dello stesso ma molto più semplicemente perché si è attratti dai denari che, personalmente, ci si potrebbe ritrovare elargiti da quest’ultimo qualora se ne decanti le lodi.

Ad esempio, se questo giornale è apertamente filorusso, come lo è, non lo è certo perché si è mai ricevuto il ben che minimo piacere da parte del Cremlino, ma molto più semplicemente perché la Russia di Putin rappresenta, per noi, l’ultimo baluardo di un mondo tradizionale e sovranista.

D’altronde se non fosse così non si capirebbe il perché – benché nessuno Stato occidentale, a parole, non abbia mai condiviso le politiche sessiste, omofobe, religiose e lavorative, di Doha – la FIFA abbia assegnato nel 2010 i mondiali di calcio, attualmente in corso, proprio al Qatar.

Allo stesso modo, se la Russia è stata sanzionata, per l’invasione dell’Ucraina, anche con l’esclusione da ogni competizione calcistica internazionale sia dalla FIFA che dalla UEFA, non si capisce perché un simile trattamento non sia stato riservato a Paesi come il Qatar, piuttosto che l’Iran o la Cina.

Semplice! 

Perché, in realtà, l’Occidente non ha più il boccino tra le mani per decidere, in modo unilaterale, chi fa chi e chi fa cosa, e, ancor più francamente, perché la nostra supremazia culturale, o meglio gli sviluppi di essa, non è più tale rispetto a quella del cosiddetto mondo emergente.

Vige, in altri termini, in questo particolare momento storico, il più fervido relativismo culturale per il quale ciò che è giusto per noi non è detto che lo sia altrettanto per gli altri. 

Siamo quindi in presenza di un pensiero debole e quando il pensiero è debole l’argent può tutto.

Capita così che una bella donna come la greca Eva Kaili, vicepresidente del Parlamento Europeo, venga arrestata, nonostante l’immunità parlamentare, perché colta in flagranza di reato. Infatti nella sua abitazione sono stati ritrovati letteralmente “sacchi di banconote”.

Questa è l’icona di una degenerazione politica che coinvolge principalmente la sinistra europea perché essa è fondamentalmente permeata, più di altre forze, dalla setta di Davos, e quindi da George Soros & Co., che sono notoriamente interessati a orientare le istituzioni internazionali ed i governi.

Non a caso sono coinvolte anche delle Ong quali, ad esempio “No Peace Without Justice”, fondata da Emma Bonino, e che tradotto in italiano significa “Non c’è pace senza giustizia”, così come la “Fight impunity” che tradotto significa “Combatti l’impunità” e il cui Presidente è l’ex eurodeputato del Pd e di Articolo 1, Antonio Panzeri. 

Nomi di organizzazioni, quindi, coscientemente altisonanti e nobilitanti, ma che, nella realtà, stando all’inchiesta belga, sarebbero solo servite a nascondere operazioni di riciclaggio in favore di una penetrazione qatarina nel vecchio continente, e, a questo punto, la situazione si fa più delicata.

Infatti dietro questa monarchia del Golfo ci sarebbe la Cina che, attraverso Doha, cercherebbe di aggirare lo stop americano alla Via della seta in Europa.

Ora gli interessi sino-qatarini, negli ultimi, anni sono cresciuti a dismisura e la Guerra in Ucraina non ha fatto altro che rafforzarli.

D’altronde lo scopo di Pechino, in questo frangente, è proprio quello di diversificare le proprie fonti di approvvigionamento energetico ed essere meno vulnerabile alle turbolenze della guerra in corso che, si badi bene, non si sta combattendo apertamente solo in Ucraina ma, in maniera sotterranea, anche nel Pacifico e Taiwan, in questo caso, altro non è che la punta dell’iceberg.

Per Pechino l’internazionalizzazione dello yuan è un chiodo fisso e nel 2015 a Doha è stato aperto il primo centro di compensazione delle transazioni in valuta cinese per potenziare la presenza economica della Repubblica Popolare nei Paesi del Golfo”; ma non solo, la Terra del Celeste Impero è il Paese che importa la maggiore quantità di GNL a livello mondiale e i suoi principali fornitori sono l’Australia, il Qatar e gli Stati Uniti. 

Ora però, i rapporti con l’Australia sono divenuti difficili e con gli Usa sono pessimi, pertanto la fonte qatarina è diventa strategicamente essenziale per Pechino, ed è in quest’ottica che va inquadrato l’accordo tra Pechino e Doha che prevede una fornitura di gas naturale liquefatto (GNL) di 4 milioni di tonnellate l’anno per i prossimi 27 anni, a partire dal 2026.

Dunque, non è un caso che le aziende cinesi abbiano sponsorizzato il Mondiale per quasi 1,4 miliardi di dollari, superando quelle degli Stati Uniti, che hanno investito 1,1 miliardi. Inoltre, è stata la China Railway construction corp international, a costruire, per un costo totale di 770 milioni di dollari, Lusail, il più grande stadio del Qatar.

Ma prima che accadesse ciò il Qatar faceva comodo agli Stati Uniti.

Infatti la monarchia qatarina da sempre accoglie e protegge la diaspora della Fratellanza Musulmana, un movimento integralista giudicato sovversivo e pericoloso da molti paesi arabi e islamici, ma che, si badi bene, è stata protagonista delle primavere arabe e, conseguentemente, assai interessante per gli occidentali nell’ottica del dividi ed impera in Magreb.

Tuttavia, anche in quest’ultimo caso, non è detto che le ciambelle escano sempre con il buco. Testimonianza ne è che tra le fila della Fratellanza sono cresciuti i leader di Hamas prima e di Al Qaida poi.

A Doha, invece, è vissuto in esilio, fino alla morte sopraggiunta, lo scorso settembre, Yusouf Al Qaradawi, il predicatore simbolo della Fratellanza Musulmana autore di una fatwa in cui pronosticava la riconquista di Roma “attraverso la predicazione e le idee”.

Ma tutto questo la bella Alessandra Moretti, così impegnata a spalare letame sul Cremlino e la Russia, non lo sa, ed è forse  per questo che in un post su Facebook nel febbraio del 2020 scrisse: << Sono di rientro da Doha dove sono stata relatrice al convegno “Social Media, challenges and ways to promote freedom”. Ho parlato di hate speech e fake news. Ho incontrato tante giovani che si battono per la parità di genere. Qui in Qatar >>, ecco, << stanno facendo passi in avanti nella tutela dei diritti anche delle donne e dei lavoratori. Siamo andati a visitare uno degli 8 stadi che stanno costruendo in vista dei Mondiali di calcio 2022 e abbiamo verificato le condizioni di vita di chi sta offrendo manodopera per la realizzazione degli impianti (…) >>.

Chissà, invece, cosa sapevano o pensavano personaggi come il segretario generale della Confederazione internazionale dei sindacati (Ituc), Luca Visentini, ex Segretario Generale dell’Unione Regionale UIL del Friuli Venezia Giulia e membro del consiglio generale del comitato esecutivo della UIL, nonché Segretario Generale della Camera Confederale del Lavoro di Trieste, Nicolò Figà -Talamanca, segretario generale della Ong fondata da Emma Bonino “No Peace Without Justice” e il compagno della vicepresidente del Parlamento Europeo Francesco Giorgi, già assistente di Antonio Panzeri e ora assitente di Andrea Cozzolino, deputato europeo del Pd, quest’ultimo, come la Moretti, non coinvolto nell’inchiesta?

Vedendo tutti questi nomi ci si rende conto di come l’Italia sia nell’occhio del ciclone e di come, siamo franchi, chi oggi vuole rovesciare il tavolo, cioè gli Stati Uniti, abbiano acconsentito affinché il nostro Paese si impelagasse con i qatarini, giacché, sempre per correttezza, è inutile ricordare che in Italia non c’è foglia che si muova che l’Amerika non voglia.

Così, nel “Bel Paese” sono arrivati, dopo il 2013, circa 25 milioni di euro della «Qatar Charity» con cui l’Unione delle Comunità Islamiche in Italia (Ucoii) conta di realizzare ben 45 progetti per la costruzione di moschee, luoghi di preghiera e centri culturali islamici. Il tutto mentre Al Qaradawi suggerisce di destinare qualche spicciolo anche al Caim, il Coordinamento Associazioni Islamiche di Milano, Monza e Brianza. 

Un’intuizione a dir poco geniale visto che, subito dopo, il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, fece eleggere nelle liste Pd e accogliere in Consiglio Comunale, la militante islamica Sumaya Abdel Qader. 

Una militante orgogliosamente velata formatasi, guarda caso, tra le fila del Forum Europeo delle Donne Musulmane, braccio operativo della Fratellanza Musulmana a Bruxelles. 

Una mossa che alla luce delle attuali cronache la dice lunga sui rapporti intessuti dal Pd con l’Ucoii e i suoi referenti internazionali. 

Legami confermati dalle scelte dell’ex-ministro della giustizia Andrea Orlando firmatario, nel 2016, della convenzione che affida proprio agli imam dell’Ucoii il compito di prevenire la penetrazione nelle carceri dell’Islam radicale. 

Una mossa che equivale a mettere la volpe nel pollaio.

Mah, all’epoca, a Washington ciò andava bene perché il Qatar era funzionale alla lotta contro l’Iran e la Siria degli Assad.

Ecco perché, l’azione attuale di un altro spregiudicato come Massimo D’Alema, intento ad accompagnare i qatarini in Sicilia per l’acquisto degli stabilimenti della Russa Lukoil viene vista dagli Stati Uniti con grande sospetto, perché potrebbe aprire le porte non tanto a Doha, quanto a Pechino.

Insomma, l’Italia e l’Europa, si confermano, anche in questo frangente, terra di conquista e di guerre per procura dove gli Usa, ad esempio, con lo scoppio della guerra in Ucraina, hanno messo economicamente in ginocchio la Germania (la Nazione più coinvolta con il “Dragone”) e hanno riallineato Paesi come il nostro alle logiche stringenti della Nato, mentre dovremmo essere noi, e solo noi italiani, a scegliere liberamente, secondo un impianto mentale ideologico, strategico ed economico con chi rapportarci, siano essi qatarini, cinesi, piuttosto che americani o russi … e non certo per la vile convenienza del singolo individuo quanto per il benessere della Nazione!

Lorenzo Valloreja

Fonte: L’Ortis

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