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“La cavalletta” di Jules Renard

La cavalletta

Che sia il carabiniere degli insetti?

Tutto il santo giorno, salta e si accanisce alle calcagna di invisibili bracconieri, ma non riesce mai ad acchiapparli.  Neppure le erbe più alte la fermano.

Nulla la intimidisce, ché porta gli stivali delle sette leghe, collo di toro, una fronte geniale, un ventre a carena, ali di celluloide, due corna diaboliche e uno sciabolone di dietro.

Poiché non è possibile aver tutte le virtù d’un carabiniere senza averne anche i vizi, la cavalletta, bisogna pur dirlo, cicca!

Se credi che io dica una bugia, inseguila con le dita, gioca con lei ai quattro cantoni, e quando tra un salto e l’altro sarai riuscito a prenderla su una foglia d’erba medica, guardale la bocca: dalle tremende mandibole secerne una schiuma nera che pare sugo di tabacco.

Ma già non puoi più tenerla. La frenesia del salto la riprende.
Con una mossa brusca, il mostro verde ti scappa e, fragile, smontabile, ti lascia una zampetta tra le dita.

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