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Alber Elbaz, muore il grande designer che ha rivitalizzato Lanvin

April 26, 2021 Leave a comment

Lutto nel mondo della moda: è morto il grande designer che ha saputo ringiovanire Lanvin. Era amatissimo per sua carica di umanità

Amatissimo da chi si intente di moda, non solo per l’indiscusso talento, ma per la sua carica di umanità. Alber Elbaz è morto all’età di 59 anni. il designer più noto per il suo spettacolare rilancio Lanvin dal 2001 al 2015, è deceduto sabato all’American Hospital di Parigi. Secondo quando scrive il giornale WWD, la morte dello stilista è stata confermata dalla Compagnie Financière Richemont, entrata in società con Elbaz nella sua recentissima avventura nel campo della moda, la AZ Factory, dedicata a una moda per tutte, senza distinzioni di taglie. «Creo per far sentire le donne belle e a proprio agio senza pensare se sono alte o basse magre o morbide», diceva. Lo stilista che sapeva ascoltare le donne è morto per le conseguenze del Covid la notte del 24 maggio . Era ricoverato da qualche settimana all’American Hospital. Secondo la tv israeliana Keshet 12 nonostante fosse già stato vaccinato, sarebbe stato infettato dalla variante sudafricana»

«La moda intelligente che ha un cuore»

Una scomparsa improvvisa, quella di Elbaz, che ha lasciato tutti sotto shock. «Ho perso non solo un collega, ma un caro amico» ha dichiarato il fondatore e presidente di Richemont, Johann Rupert, ricordando che Alber aveva una meritata reputazione come una delle figure più brillanti e amate del fashion. «Sono sempre stato colpito dalla sua intelligenza, la sensibilità, la generosità e la creatività sfrenata —ha aggiunto Rupert — . Era un uomo di eccezionale calore e talento, e la sua visione singolare, il senso della bellezza e l’empatia lasciano un segno indelebile. È stato un grande privilegio vedere Alber nel suo ultimo sforzo mentre lavorava per realizzare il suo sogno di moda «intelligente che ha un cuore». Una definizione che riassume il carattere dell’uomo che ha sempre messo la sua creatività esplosiva al servizio delle donne, per farle sentire belle e proprio agio, fondendo l’artigianato della sartoria haute couture con le nuove tecnologie. «Sei bella come sei, ho visto troppe donne soffrire», aveva detto nell’ultima intervista al Corriere

Disegnava moda a 7 anni

Nato in Marocco da una famiglia ebrea marocchina, Elbaz era cresciuto in Israele. Aveva iniziato a disegnare abiti all’età di 7 anni e per questo, consapevole del suo talento, la madre lo aveva incoraggiato a trasferirsi a New York dove era arrivato a metà degli anni Ottanta. Dopo un periodo in un’azienda di abiti da sposa, era stato assunto come assistente da Geoffrey Beene, dove era rimasto per 7 anni. Quindi, dal 1996 al 1998 Elbaz aveva lavorato per la maison Guy Laroche. Nel 1998 la realizzazione di un sogno: succedere a Yves Saint Laurent al timone del pret-à-porter, fino all’esonero, quando il Gruppo Gucci (oggi Keering) acquisì il brand arruolando Tom Ford. 

Anche la moda italiana deve creatività ad Alber Elbaz: il designer aveva collaborato per un anno con Krizia a Milano. Quindi il ritorno a Parigi e l’approdo, dopo un anno di stop, a Lanvin, piccola azienda che riesce a riportare nel firmamento delle grandi griffe e lo consacra tra i grandi designer del nostro tempo. I suoi cocktail dress, sofisticati e iper femminili nel segno delle leggerezza — spesso arricchiti da drappeggi e fiocchi – sono stati indossati dalle star sul red carpet, da Demi Moore, Nicole Kidman, RhiannaCatherine Deneuve e Kate Moss. Nel 2012 Meryl Streep ritirò l’Oscar per The Iron Lady fasciata di un abito Lanvin. 

L’assenza dalle passerelle parigine per cinque anni, dopo l’uscita da Lanvin nell’ottobre 2015, si era fatta sentire. Elbaz prima di collaborare con Richemont, aveva disegnato i costumi per Natalie Portman nel film «A Tale of Love and Darkness» e aveva firmato consulenze, tra cui Tod’s e Converse per le scarpe e le Sportsac per gli accessori.

La paura del Covid: «Sento che il nemico mi attaccherà» 

Elabaz aveva scelto Parigi come luogo dove vivere. La pandemia da Covid-19 lo aveva turbato, come confessava in una intervista via Zoom alla rivista Numéro. «Sono un vero ipocondriaco — aveva spiegato —, quindi preferisco sempre essere in una grande città, vicino a un ospedale, per ogni evenienza … Specialmente adesso!». 

Era preoccupato Elbaz: «Ogni volta che c’è una consegna, sento che il nemico mi attaccherà. È un momento surreale, ogni bussare alla porta crea paura in me. E questo va contro la mia filosofia di vita, non aprire la porta agli altri — aveva aggiunto —. Devo dire che stiamo attraversando un momento bizzarro. Questi sono tempi molto strani e lunghi giorni tristi per me e per tutti noi». Ma poi tornava a guardare avanti, con la solita umanità: «Credo che il nostro cervello sia addestrato ad affrontare il post trauma. Voglio credere che si riuscirà a tornare a un po’ di modestia, umiltà e semplicità. Stavamo vivendo maratone folli. Forse questo è il momento per riflettere. Il tempo e la bellezza sono le mie definizioni di lusso».

di Maria Teresa Veneziani

Fonte: Corriere Della Sera