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Juliette Gréco, muore una grande musa della canzone francese

Morta Juliette Gréco: la cantante francese aveva 93 anni 

La famiglia: «Juliette è spenta mercoledì 23 settembre 2020, circondata dai suoi nella amatissima casa di Ramatuelle. La sua è stata una vita fuori dal comune»

«La morte? Ah non mi interessa, so che devo morire da quando sono piccola, ho fatto l’abitudine a questa idea. La morte è una cosa normale. L’importante è non soffrire». Così Juliette Gréco alla vigilia del suo ultimo spettacolo nel nostro Paese, precisamente al Manzoni di Milano il 13 luglio del 2015. Così si esprimeva con lucidità , lei, in qualche modo divina e inarrivabile, musa degli esistenzialisti francesi nel primo dopoguerra e, da allora, sempre in giro a cantare e calcare le scene con immutata vitalità, nonostante l’età avanzata.

Juliette Lafeychine, in arte Juliette Gréco, era nata a Montepellier il 7 febbraio 1927 di padre còrso di origini italiane, Gerard Gréco, e madre bordolese (attivista della Resistenza) venne allevata dai nonni materni. Nel 1946 si trasferì nel quartiere di Saint-Germain-des-Prés a Parigi dopo che la madre aveva lasciato il paese per l’Indocina. La Gréco cominciò così una vita da autentica bohemienne, divenendo in breve la Musa degli esistenzialisti. Debuttò, ancora molto giovane, esibendosi come cantante nei caffè parigini di Saint-Germain-des-Prés. Nel 1949 conobbe il trombettista Miles Davis, giunto a Parigi – con una band composta da Tadd Dameron, Kenny Clarke, James Moody e Pierre Michelot – per una serie di concerti al Paris Jazz Festival. I due ebbero un’intensa relazione, come racconta Davis stesso nella sua autobiografia. Il debutto davanti alla grande platea come cantante avvenne nel 49 con un brano scritto da Jacques Prévert intitolato “Les feulles mortes”. Ma, affascinati dal suo carisma scenico e vocale, altri massimi poeti scrissero per lei: Jules Laforgue (“L’eternel feminine”), Raymond Queneau (“Si tu t’imagines”). La sua rivale fu indubbiamente Edith Piaf. Ma col tempo riuscì anche lei a entrare anche nelle grazie di poeti per canzone come Brel e Brassens che le affidarono molte composizioni di successo. Per lei Serge Gainsbourg scrisse “La javanaise” e anche Aznavour e Leo Ferrè arricchirono il suo repertorio.

Jean-Paul Sartre divenne suo intimo amico e scrisse per lei La Rue des Blancs-Manteaux. Fu lui a spingerla a tentare la carriera di cantante. La Gréco si è sposata tre volte: con l’attore Phiippe Lemaire (1953-1956 – da cui ebbe una figlia, Laurence-Marie Lemaire, nata nel 1954), con l’attore Michel Piccoli (1966-1977) e col pianista e autore musicale di fiducia di Brel, Gerard Jouannest (dal 1988). Attrice di temperamento, divenne popolare anche presso il pubblico italiano con il famoso sceneggiato televisivo Belfagor, trasmesso dalla Rai negli anni Sessanta. La passione per la saga di Belfagor l’ha accompagnata per tutta la vita, spingendola nel 2001 ad apparire in un breve cameo in «Belfagor – Il fantasma del Louvre». Negli anni 90 aveva dato vita a un sodalizio artistico con gli autori Étienne Roda-Gil e Caetano Veloso. Ma il nuovo repertorio non ebbe il successo dei classici della sua carriera. 

Creatura di rara e raffinata bellezza, aveva una voce calda, intensa, pastosa, suadente e immediatamente riconoscibile. Sempre brillante e arguta, alla vigilia di quello che si sarebbe rivelato il suo ultimo viaggio in Italia (prima al festival di Spoleto, poi al Manzoni di Milano) aveva dichiarato: «Ho voglia di tutto, quando arrivo in Italia: tutte le scarpe e tutti i piatti, e anche bel po’ di vestiti. Adoro l’Italia. E adoro gli italiani. Fareste credere alla donna più banale di essere la più bella del mondo». Aveva annunciato da oltre un anno il suo ritiro dalle scene: «Vorrei continuare per sempre, il pubblico e il desiderio non mi hanno abbandonato. Ma il corpo rischia di farlo e non voglio che sia lui a decidere». L’ultimo album della sua immensa discografia con oltre 2 ore di musica e 36 canzoni si intitola «Merçi», grazie.

di Mario Luzzatto Fegiz

Fonte: Corriere Della Sera

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