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Archive for April, 2018

Brosway Jewelry Contest 2018, disegna il tuo gioiello

April 30, 2018 Leave a comment

 Brosway_contest_jewelry_2018

Brosway lancia il concorso di design del gioiello: in palio 10.000 euro.

Vorreste essere designer per un giorno?
Da oggi è possibile grazie al primo contest del gioiello promosso da Brosway.

Il “Brosway Jewelry Contest 2018” è interessato all’ideazione grafica di un nuovo gioiello, con la finalità specifica di individuare e premiare stile, riproducibilità e portata.

I partecipanti dovranno immaginare un gioiello che permetta di differenziarsi e far emergere la personalità di chi lo indossa.

Brosway sceglie di mettere al centro il pubblico, vero protagonista dell’atto creativo.
Gli elementi fondamentali per la valutazione saranno i significati attribuiti al gioiello.

Una produzione caratteristica, di qualunque tipologia (collana, bracciale, anello, orecchino), attenta alle esigenze dell’acquirente, sia maschile che femminile.

Il valore del gioiello non è più determinato dal metodo lavorativo o dalla tipologia di materiale utilizzato. Sperimentare un modello che sappia scegliere le finiture, gli inserti, i metalli; assolutamente funzionale al desiderio del cliente. Un invito alla creatività, per lavorare insieme ad un contenitore di simboli, che risponda ad una sensibilità individuale e collettiva. Possiamo farlo, con il vostro apporto, ascoltando e dando la possibilità di interagire, in prima persona, con un contributo artistico necessario.

Un progetto fortemente voluto dal fondatore della Bros Manifatture Lanfranco Beleggia, che da sempre punta sui nuovi talenti e sulle nuove frontiere del design e della comunicazione, elementi che contribuiscono al successo del brand in tutti i Paesi in cui è presente.

“Credo sia veramente fondamentale oggi credere nelle risorse umane, nella loro voglia di fare, di mettersi alla prova, di creare innovazione.

Un’azienda deve circondarsi di persone appassionate, creative, entusiaste che abbiano il giusto spirito di intraprendenza ed il coraggio di sperimentare”, afferma il Presidente Beleggia.

Il contest, rivolto a tutti i cittadini maggiorenni residenti nel territorio italiano mette in palio un montepremi di 10.000 €, così diviso: 6.000€ al primo, 3.000€ al secondo e 1.000€ al terzo classificato.
I partecipanti saranno valutati da una giuria tecnica formata dal Presidente di Bros Manifatture Lanfranco Beleggia, dal Direttore Ufficio Stile Brosway Valerio Beleggia e dal Pro-Rettore dell’Università Politecnica delle Marche Gian Luca Gregori. 

L’iscrizione al concorso è gratuita, nessuna quota partecipativa è richiesta. Il materiale potrà essere inviato dal giorno 10 aprile 2018 fino alle 23.59 del giorno 10 giugno 2018.

Per maggiori informazioni www.brosway.com/jewelrycontest2018

“La precaria armonia del cosmo”, libro di Marisa Grande, BESA Editrice

April 30, 2018 Leave a comment

La precaria armonia del cosmo

Questo libro nasce a seguito delle ricerca approfondita sulla “polifunzionalità” dei monumenti megalitici e sul loro rapporto con le lay liners, le misteriose linee energetiche della Terra, lungo le quali scorrono flussi di campo elettromagnetico.

Marcatori geodetici, indicatori delle vie sacre dell’acqua, luoghi di osservazione astronomica e misuratori del tempo, i megaliti erano preposti − in virtù delle proprietà dei loro materiali − a rendere “coerenti” le onde di flusso caotiche dei campi di elettromagnetismo interni ed esterni al pianeta. La logica distributiva dei megaliti sul territorio attesta che la scelta del luogo derivava da una precisa corrispondenza cielo/terra, che sancisce oggi il loro carattere astronomico e la loro antica sacralità. La loro forma deriva direttamente dalla loro funzione, secondo la logica arcaica che vedeva intimamente connessa la Terra con la dinamica ciclica degli astri nella volta celeste, in un diretto rapporto di reciproca corrispondenza, inteso come un sacro vincolo tra gli esseri umani e il divino. La scoperta da parte dell’autrice di un inedito “codice cosmico”, criptato nell’arte e nelle scritture, permette di comprendere la polifunzionalità dei megaliti e offre nuove risposte ai molti enigmi, con possibili soluzioni per arginare e prevenire l’andamento caotico che mina il “precario equilibrio” dei sistemi dinamici complessi, come il pianeta Terra.Il messaggio ultimo di questo volume è che gli eventi catastrofici, quali eruzioni vulcaniche, aperture di faglie, terremoti e tsunami come quello che ha devastato il Sud-est asiatico nel dicembre 2004, dipendono dall’attività di centri energetici in espansione, che l’autrice ci invita a scoprire con lei sulla superficie del pianeta, per dimostrare che la dinamica della loro attività energetica dipende da cause prevedibili. Il ritmo e i meccanismi con i quali si attivano i punti energetici della Terra erano conosciuti dai popoli arcaici, che tentarono di governarli costruendo intorno ai “nodi di griglia energetica” dispositivi funzionanti da arcaici “catalizzatori e normalizzatori” delle onde elettromagnetiche, per rendere “coerenti ” i flussi del campo magnetico terrestre.

Marisa Grande è fondatrice del movimento artistico-culturale Synergetic-art. Ha pubblicato scritti di arte (Arte come funzione – Connessione di sistemi dinamici relazionati, Galatina 1990), di poesia (Linguaggio artistico, Avellino 1989), di pedagogia (Orientamento alla scelta dei libri di testo, Lecce 1996), di paleo e archeo-astronomia (L’orizzonte culturale del megalitismo, Nardò 2008 e Dai simboli universali alla scittura, Nardò 2010). Socia della s.i.a. (Società Italiana di Archeoastronomia, c/o l’Osservatorio Astronomico di Brera – Milano), collabora con riviste specialistiche e divulgative e ha conseguito riconoscimenti e premi di alto prestigio nazionali e internazionali.

Autore: Marisa Grande
Collana: Cultura e territorio 52
Categoria: saggistica /
Pagine: 352
ISBN 978-88-497-0849-3
€ 32,00

“StraVolti”, personale di Marion Peck presso Dorothy Circus Gallery di Roma

April 22, 2018 Leave a comment

Stravolti di Marion Peck

StraVolti

Marion Peck Solo Exhibition

21st April 2018 – 28th May 2018

Via dei Pettinari 76 – 00186 Rome, Italy

Private Preview: Friday 20th April 2018 || 5pm – 8pm

Public Opening: Saturday 21st April 2018 || 5pm – 8pm

ENG / ITA

“You can really understand the creative process only through the whole series of its variations.”

(Pablo Picasso)

Dorothy Circus Gallery is proud to present “StraVolti”, a new and exclusive solo exhibition by Marion Peck, one of the most recognized and sought for artists among pop surrealism worldwide. After more than ten years, Marion Peck returns to Rome to exhibit a series of 11 highly original oil paintings on canvas, deeply inspired by the European art and cultural tradition. In this occasion, DCG will also feature the work The Actors, a masterpiece that celebrates the classical Greco-Roman culture, investigating both the symbolic and the psychological aspects of the historical and metaphorical figure of the actor. Following the success of Pages From Mind Travellers Diaries at DCG in London, which included three masterpieces of the Marion Peck’s oeuvre, the artist, who continuously researches new inspiration, opens new doors of her mind with this unique exhibition, marking an unprecedented stage of her artistic career.

Influenced by the art of Picasso, the Cubist experimentation and the interpretation of perspective plans through modern art, Marion Peck produces a selection of surreal portraits where an excellent classical pictorial technique is combined with modernity.

Characters of different ages, belonging to multiple periods, are represented on a neutral background, without any indication of their social identities and their past. In fact, the painted subjects seem to emerge from the paintings from a timeless, mysterious and fascinating space.

The figures reside at the border between past, present and future in a philosophical denial of time, which dissolves a typically Hegelian conception of history as progress to replace it with a conception of non-linear time and culture.

Each portrait is executed to perfection in a Renaissance manner and the clothing of the protagonists themselves makes direct reference to past eras that, in some way, revive in Peck’s works. But these paintings are not relegated to the past; on the contrary, they are deeply related to relevant contemporary themes and fundamental psychological theories. As it can be seen from the references to the art of Picasso, as well as to the distorted portraits of Francis Bacon, Marion Peck soberly analyses the psychology of her characters, thus inducing viewers to do the same. The pictorial approach of Marion Peck is in fact strongly psychological. The strange faces of Peck open onto a perception-less dimension bringing to light the fragility and insecurity that arises from an induced perceptual alteration. Gently holding our subconscious, the artist breaks down and recomposes her characters, distorting their beauty to give life to a new reading of the same faces.

Through the use of a sublime pictorial technique that adorns the strangest and most contorted forms, Peck manages to highlight the elegance and perfection of her exaggerated faces, which we learn to observe from many points of view. Another “Ego” emerges from this strange beauty, freed from the fears of self-acceptance, capable of self-irony in strong contrast with the etiquette of a social system that tends to the homologation of the personality.

The artist’s important statement on re-defying beauty rises upon this analysis, which takes into account a historical contemporary time in which physical appearance reigns.

While we live the disturbing phenomenon of showcasing our portrait every day, following the standards of the mask that forces us to imposed aesthetic canons, in an exaggerated tendency to embellishment (either surgically or virtually), the portraits of Marion Peck demonstrate how strangeness and the particularity may manifest themselves among the purest forms of beauty. In this way, Peck points her finger to criticize a remarkably contemporary collective malaise and fear of weirdos as a dangerous denial of uniqueness.

“Are you lost in the world like me? If the systems have failed? are you free? “(Moby)

“Si può capire davvero l’atto creativo solo attraverso una serie di tutte le sue variazioni” 

(Pablo Picasso)

La Dorothy Circus Gallery è orgogliosa di presentare “StraVolti”, una nuova ed esclusiva mostra personale di Marion Peck, tra le artiste più riconosciute e seguite del pop surrealismo a livello mondiale. Dopo più di dieci anni, Marion Peck torna a Roma per esporre una serie di 11 originalissimi ritratti ad olio su tavola, profondamente ispirati alla tradizione artistica e culturale europea. Per l’occasione verrà anche esposta eccezionalmente l’opera The Actors, capolavoro dell’artista che celebra la cultura classica greco-romana, investigando sia gli aspetti simbolici che quelli psicologici della figura storica e metaforica dell’attore.

Facendo seguito al successo di “Pages From Mind Travellers Diaries” presso la DCG di Londra, che includeva tre capolavori dell’oeuvre di Marion Peck, l’artista, che ama rinnovare la propria ricerca, apre con questa inedita mostra nuove stanze della sua mente, segnando un’inedita tappa della sua carriera artistica.

Influenzata dall’arte di Picasso, dalla sperimentazione cubista e dall’interpretazione dei piani prospettici attraverso l’arte moderna, Marion Peck elabora una sequenza di surreal portraits in cui è protagonista una squisita tecnica pittorica classica affiancata dalla modernità e dal contemporaneo. Personaggi di diverse età, provenienti da epoche diverse, vengono rappresentati su uno sfondo neutrale, senza alcuna indicazione delle loro identità sociali e del loro passato. I soggetti dipinti sembrano infatti emergere dai quadri in uno spazio a-temporale, misterioso e affascinante.

Le figure risiedono al confine tra passato, presente e futuro in una filosofica negazione del Tempo che dissolve una concezione tipicamente hegeliana di storia come progresso, per rimpiazzarla con una concezione del Tempo e della cultura non lineare. Ogni ritratto è eseguito alla perfezione in maniera rinascimentale e l’abbigliamento dei protagonisti stessi fa diretto riferimento ad epoche passate che, in qualche modo, rivivono nei lavori di Peck. Ma questi dipinti non sono relegati nel passato. Al contrario, sono profondamente pervasi da importanti temi contemporanei e teorie psicologiche fondamentali. Come si può già notare dai riferimenti all’arte di Picasso, così come ai ritratti distorti di Francis Bacon, Marion Peck analizza sobriamente la psicologia dei suoi personaggi, inducendo quindi gli spettatori a fare lo stesso. L’approccio pittorico di Marion Peck è infatti fortemente psicologico.

Gli Strani Volti di Peck si aprono così su un piano dispercettivo per portare alla luce la fragilità e l’insicurezza che nasce da un indotta alterazione percettiva.

Tenendo teneramente per mano il nostro subconscio, l’Artista scompone e ricompone i suoi personaggi, stravolgendone la bellezza per dare vita ad una nuova lettura della stessa.

Attraverso l’uso di una sublime tecnica pittorica che adorna le forme più strane e distorte, Peck riesce a mettere in luce l’eleganza e la perfezione dei suoi volti stravolti, che impariamo ad osservare da molteplici punti di vista.

Da questa Strana bellezza emerge un altro “io”, liberato dalle paure di accettazione di se, capace di un autoironia in forte contrasto con l’etiquette di un sistema sociale che tende all’omologazione della personalità.

Da questa analisi emerge l’importante commento che l’artista suggerisce, sulla re definizione di bellezza, che tiene conto di un presente storico in cui regna l’apparenza fisica.

Mentre viviamo l’inquietante fenomeno del mettere in mostra il proprio ritratto ogni giorno, seguendo gli standard della maschera che ci costringe a canoni estetici forzati, in una esasperata tendenza al embellishment, chirurgico e virtuale, i ritratti di Marion Peck dimostrano quanto la stranezza e la particolarità possano in realtà manifestarsi tra le forme più pure di bellezza.

Puntando il dito su un malessere collettivo estremamente contemporaneo e sulla paura del weirdo come pericolosa negazione dell’unicità.

Avicii, muore uno dei dj più famosi al mondo

April 22, 2018 Leave a comment

Avicii

Era uno dei dj più famosi al mondo, noto per canzoni come «Levels» o «Wake me up» e per aver collaborato con i più grandi artisti della musica. Ma da quando era stato ricoverato per pancreatite da abuso di alcool non si esibiva più

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Marco Garofalo, muore il ballerino e coreografo di «Amici»

April 21, 2018 Leave a comment

Marco Garofalo

E’ morto Marco Garofalo, il coreografo di «Amici»

L’artista aveva realizzato più dei 700 balletti per diversi programmi televisivi. Il debutto era stato nel 1978, al fianco di Raffaella Carrà

È morto il ballerino e coreografo Marco Garofalo. L’artista è mancato nella notte del 19 aprile, a Roma. Aveva 62 anni. Il coreografo è noto al grande pubblico soprattutto per la sua partecipazione al talent show «Amici» di Maria De Filippi, a cui aveva preso parte per due edizioni consecutive dal 2009. La conduttrice lo aveva scelto come professore di danza. Dopo una pausa, era tornato nel programma di Canale 5 lo scorso febbraio, per uno stage speciale con i ballerini.

Esordio nel 1978

Garofalo si era avvicinato al mondo della danza a 21 anni, dopo un infortunio al ginocchio che aveva bloccato le sue ambizioni di calciatore. Il suo esordio in tv è stato nel 1978, nel programma «Ma che sera» con Raffaella Carrà e Alighiero Noschese. Da lì la sua carriera è stata sempre più legata alla televisione. Nel 1989 cha curato le coreografie della trasmissione «Lascia o raddoppia?» e da allora ha realizzato oltre 700 balletti per diversi programmi televisivi, tra cui «Buona domenica», «Ciao Darwin», «Re per una notte» e «L’eredità».

di Chiara Maffioletti

Fonte: Corriere Della Sera

“Le fiabe felici”, libro di Oscar Wilde, BESA Editrice

April 18, 2018 Leave a comment

Le fiabe felici Oscar Wilde

Questo volume raccoglie due gruppi di fiabe (datati rispettivamente 1888 e 1891) che Wilde scrisse per i suoi figli, con l’obiettivo non solo di divertirli, ma soprattutto di educarli a valori universali quali l’amore, l’amicizia, la giustizia, il rispetto della diversità, la devozione e la compassione.
In questi nove piccoli capolavori estremamente attuali, Wilde unisce la morale cristiana (cui si avvicinò nell’ultima parte della vita) al suo genio incline al paradosso e all’umorismo, polemico nei confronti della società del tempo, ironico e talvolta malinconico.
Re, regine, incantesimi e profezie, piante e animali con caratteristiche umane, sirene, nani, pastori e mendicanti che scoprono di avere nobili origini, maghi e perfide streghe che influenzano il destino degli uomini ma nulla possono contro la forza del vero amore, sono elementi che Wilde riprende dal repertorio classico e reinterpreta in maniera originale, sotto la lente di uno sguardo disincantato sul mondo. Il risultato sono racconti che divertono e fanno riflettere, rivolgendosi sia ai bambini che agli adulti, sempre lontano dalla retorica. Perché, come dice Wilde, “le fiabe non sono solo per i fanciulli, ma per persone dall’animo fanciullesco d’età compresa fra gli otto e gli ottant’anni”.

OSCAR FINGAL O’FLAHERTIE WILLS WILDE (Dublino 1854-Parigi 1900), commediografo, saggista, poeta, novellista e romanziere nell’Inghilterra vittoriana, si distinse per la costante quanto aspra critica della buona società inglese e della sua morale bigotta, diventando punto di riferimento della vita artistico-mondana londinese. Fra le opere dell’autore, nel 2016 per Besa editrice è già uscita una raccolta di Aforismi.

Autore: Oscar Wilde
Collana: Nadir 92
Categoria: Fiabe/Europa occidentale
Pagine: 156
ISBN: 978-88-497-1148-6
Data di pubblicazione: gennaio 2018
€ 15,00

“L’orizzonte culturale del megalitismo”, libro di Marisa Grande, BESA Editrice

April 18, 2018 Leave a comment

L_orizzonte culturale del megalitismo

I manufatti in scala minima, le cui manifestazioni più antiche risalgono a 77mila anni fa e gli interventi a grande scala effettuati su vasti territori (come i complessi megalitici) attestano l’appartenenza a una medesima logica: riprodurre in terra l’armonia del cosmo. L’esperienza del manifestarsi periodico di eventi caotici disturbanti quella ciclica regolarità spinse gli esponenti della civiltà costruttrice di megaliti a sviluppare una precoce coscienza ordinatrice del territorio.
Avvalendosi delle conoscenze di astronomia empirica e di geomanzia, essi costruirono opere di grandi dimensioni impiegando materiali a buona conduzione elettromagnetica, come i megaliti (menhir, dolmen, specchie) e monumenti dalle forme architettoniche geometricamente precise (mastabe, piramidi, templi). Uno studio affascinante sulle connessioni possibilitra tutte le conoscenze che concorrono a determinare un’opera d’arte, scaturita da una coscienze cosmica.

Marisa Grande opera una ricerca personale in vari ambiti della scena culturale: dalla pittura, alla grafica alla scultura, dalla poesia agli scritti d’arte. Attualmente collabora con la rivista di archeologia Hera.

Autore: Marisa Grande
Collana: Cultura e territorio 46
Categoria: saggistica /
Pagine: 400
ISBN 978-88-497-0514-0
€ 18,00

Aforisma di Oscar Wilde

April 18, 2018 Leave a comment

Oscar Wilde

“Le fiabe non sono solo per i fanciulli, ma per persone dall’animo fanciullesco d’età compresa fra gli otto e gli ottant’anni”.

Categories: Aforismi e Pensieri

Vittorio Taviani, muore un grande artefice del cinema italiano

April 17, 2018 Leave a comment
Vittorio Taviani
Scherzando, si potrebbe dire che di uomini come Vittorio Taviani non se ne fanno più. Ma Vittorio Taviani ieri è scomparso a Roma, a 88 anni, e probabilmente non ci sarà più una parte di cinema come lo abbiamo conosciuto finora.
Dagli anni ’60 i fratelli Paolo e Vittorio hanno raccontato l’Italia, e la sua società, collaborando con Cesare Zavattini o Gian Maria Volonté, firmando una serie di pellicole dure e rimaste nella storia di chi ha voluto guardare la realtà del nostro Paese: Un uomo da bruciare, Padre Padrone, che nel 1977 conquista la Palma d’Oro e il Premio della Critica al Festival di Cannes, e La notte di San Lorenzo (1982), la storia drammatica di un gruppo di uomini e donne che fuggono dai tedeschi nel tentativo di raggiungere una zona occupata dagli alleati, con la musica di Nicola Piovani (Gran Premio della Giuria a Cannes, David e Nastri d’Argento per la regia e la sceneggiatura)
“Ho perso un amico, una persona generosa, appassionata, affettuosa, colta – ha dichiarato Gavino Ledda, il protagonista di Padre Padrone, appunto – Con Vittorio era un piacere chiacchierare di qualsiasi argomento, dal cinema alla musica, lo ricordo sempre prodigo di consigli e incoraggiamenti. E ricordo che poco tempo dopo l’uscita del film, a Roma, ebbi una volta un malore: mi venne spontaneo chiamarlo. Lui, insieme a Paolo, si precipitò in albergo, portandosi dietro il suo medico e mi rimase vicino fino a quando non ripresi le forze. Ecco, in questo dettaglio apparentemente insignificante, ritrovo tutta l’umanità e l’altruismo di Vittorio”.
Nel 2012 insieme al fratello Paolo vince l’Orso d’Oro al Festival di Berlino con Cesare deve morire e nel 2014 Maraviglioso Boccaccio adatta cinque novelle del Decamerone alle esigenze del XXI secolo, cercando un confronto con le paure dei giovani contemporanei.
Una vita per la pellicola, la cui ultima produzione risale allo scorso anno, con Una questione privata, che ritorna sui passi dei primi film dedicati alle stragi naziste e all’incubo del Fascismo, la nemesi di un grande personaggio come Vittorio Taviani.
Fonte: Exibart
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“Termoclino Guidarello”, personale di Adriano Annino presso Casa Vuota di Roma

April 6, 2018 Leave a comment

Adriano Annino, “Termoclino Otto Dix. Lot e le sue figlie”, 2017-w900-h900

TERMOCLINO GUIDARELLO

PERSONALE DI ADRIANO ANNINO

A cura di Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo

Roma, Casa Vuota (via Maia 12, int. 4A)

14 aprile – 3 giugno 2018

Casa Vuota vibra e si riempie di musica. E un dispositivo di teletrasporto nel tempo e nello spazio apre finestre e passaggi nei muri, evocando la campagna romana e i suoni festosi di un tempo che non c’è più. Ad attivarlo è Adriano Annino con la mostra “Termoclino Guidarello”, ospitata da Casa Vuota a Roma (via Maia 12 int. 4A) dal 14 aprile al 3 giugno 2018, a cura di Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo. La prima personale dell’artista nella Città Eterna inaugura sabato 14 aprile alle ore 18:30 e si può visitare su appuntamento.

Adriano Annino presenta una selezione di dipinti, disegni, un video e un’installazione sonora che sintetizzano la ricerca da lui condotta nell’ultimo anno, a partire da una personale elaborazione – con un linguaggio stratificato e vibrante – di suggestioni campestri, visioni bucoliche di pastori che suonano seduti accanto al gregge, accenti e gesti di tempi perduti e ritrovati attraverso citazioni della storia dell’arte.

Nell’appartamento del Quadraro trasformato in contenitore espositivo, si reinventa un orizzonte agreste e pastorale, immaginando quello che la zona era prima della costruzione di Cinecittà negli anni Trenta. “Dà il titolo alla mostra – spiega Francesco Paolo Del Re – l’attributo ‘guidarello’, dato al castrato che il pecoraro anticamente sceglieva come guida del branco nelle pratiche della transumanza: al suo collo veniva appeso un campano che rappresentava una proiezione sonora del pastore stesso. Questa traccia uditiva del campanaccio guida l’artista nel tentativo di allargare lo sguardo a un vasto repertorio di altre forme e di sintonizzare l’orecchio sulla memoria di altre musiche di una convivialità perduta, suggestioni di cui il suo immaginario si nutre, affastellate e riscritte con attitudine iconoclasta”.

Adriano Annino prosegue il percorso di riflessione iniziato nel 2016 sulla metafora del termoclino, termine scientifico che indica lo strato di transizione che in mare divide l’acqua di superficie, esposta alla luce del sole e quindi soggetta alle variazioni climatiche, da quella profonda più fredda e di temperatura stabile. Metafora, per l’artista, del confine dialettico tra spinte opposte di autoconservazione e cambiamento compresenti nella psiche umana. “In un cortocircuito tra dati biografici e memorie culturali – aggiunge Sabino de Nichilo – Annino si interroga sulle dinamiche psicologiche e sociali dell’affermazione dell’identità individuale rispetto alle logiche del gruppo, cercando di cogliere in profondità istinti rimossi che albergano in noi con la forza di un’eco che non si lascia sopire dalle convenzioni”.

ADRIANO ANNINO, NOTA BIOGRAFICA

Adriano Annino (Napoli, 1983) vive e lavora a Milano. Dopo una laurea in filosofia della musica e un diploma al conservatorio, sviluppa una ricerca artistica in ambito pittorico sperimentando la contaminazione con linguaggi eterogenei che spaziano dalla musica all’immagine in movimento, indagando la contemporaneità nelle dinamiche relazionali all’interno della comunicazione post-digitale. Tra le mostre personali, nel 2017 “Centers Thermocline” presso Ateliermultimedia Galerie di Vienna in Austria curata da Domenico Russo e “Termoclino Marinella” presso Nuvole Arte Contemporanea di Montesarchio (BN) curata da Domenico Maria Papa, nel 2015 “Walls have mouths to tell” a Villa Rusconi a Milano curata da Fabio Carnaghi, nel 2014 “A day in the life” presso Lem a Sassari curata da Ivan Quaroni. Tra le principali mostre collettive, nel 2018 “Condizione” presso Eléphant Paname di Parigi in Francia a cura di Roberto Baciocchi e “Angry Boys” al Det Ny Kastet Museum di Thisted in Danimarca a cura di Claudia Cosmo, nel 2017 “Linea Inquieta, dall’Espressionismo alla Nuova Oggettività” a Palazzo Ceschi di Valsugana (TN) a cura di Paolo Dolzan, nel 2015 “Some Velvet Drawings” ad ArtVerona a cura di Eva Comuzzi e Andrea Bruciati, nel 2014 “Third” alla Robert Kananaj Gallery di Toronto, nel 2012 “Dall’alto e dal basso” a Palazzo Chianini-Vincenzi di Arezzo a cura di Matilde Puleo. Finalista nel 2017 per la città di Torino al T.I.N.A Prize, ha vinto nel 2014 il premio ArteCa di Arte Rugabella.