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Archive for March, 2018

Fabrizio Frizzi, muore il noto conduttore televisivo della Rai

March 27, 2018 Leave a comment

Fabrizio Frizzi

L’annuncio della famiglia del conduttore. Era stato ricoverato in ospedale al Sant’Andrea per un’emorragia cerebrale

Fabrizio Frizzi è morto. A dare l’annuncio è la famiglia del conduttore in una nota. «Grazie Fabrizio per tutto l’amore che ci hai donato». Così la moglie Carlotta, il fratello Fabio ed i familiari. Frizzi, 60 anni, si è spento nella notte all’ospedale Sant’Andrea di Roma, in seguito ad una emorragia cerebrale.

La camera ardente e i funerali

La camera ardente sarà allestita domani, martedì 27 marzo, nella sede Rai di Viale Mazzini 14 dalle ore 10 alle ore 18. I funerali si terranno invece mercoledì 28 marzo alle ore 12 nella Chiesa degli Artisti a Piazza del Popolo. «Stiamo lavorando per organizzare. Comunque grazie a tutti», ha detto il fratello di Fabrizio, Fabio, lasciando l’ospedale Sant’Andrea.

La malattia

Il 23 ottobre scorso Fabrizio Frizzi era stato colto da un malore, una ischemia, durante la registrazione di una puntata del programma «L’Eredità». Venne ricoverato al Policlinico Umberto I di Roma dove fu dimesso alcuni giorni dopo. Il conduttore tornò in tv a dicembre, sempre alla guida del programma di RaiUno. «L’Eredità è una gioia, fa bene anche al fisico – scherzò con Vincenzo Mollica annunciando il suo ritorno sugli schermi – L’adrenalina sento che mi aiuta a stare meglio». Lo scorso 5 febbraio aveva compiuto 60 anni. Parlando della malattia disse: «Non è ancora finita. Se guarirò, racconterò tutto nei dettagli, perché diventerò testimone della ricerca. Ora è la ricerca che mi sta aiutando».

Il cordoglio della Rai

«Con Fabrizio se ne va un pezzo di noi, della nostra storia, del nostro quotidiano»: questo il commento della Rai in una nota. «Non scompare solo un grande artista e uomo di spettacolo, con Fabrizio se ne va un caro amico, una persona che ci ha insegnato l’amore per il lavoro e per l’essere squadra, sempre attento e rispettoso verso il pubblico . Se ne va l’uomo dei sorrisi e degli abbracci per tutti. L’interprete straordinario del coraggio e della voglia di vivere. È impossibile in questo momento esprimere tutto quello che la scomparsa di Fabrizio suscita in ognuno di noi. Così la Rai tutta, con la presidente Monica Maggioni e il direttore generale Mario Orfeo, può solo stringersi attorno a Carlotta e alla sua famiglia in questo momento di immenso dolore».

Fabrizio e Carlotta

Fabrizio Frizzi nel 2014 aveva sposato Carlotta Mantovan, dopo dodici anni di fidanzamento, nel 2013 la nascita della loro bambina Stella. I due hanno 25 anni di differenza. «Con Fabrizio è stato amore al primo sguardo, un amore travolgente» aveva raccontato proprio lei, poche settimane fa, in tv. I due si erano conosciuti quando lei aveva solo 17 anni, e partecipava come concorrente a «Miss Italia», trasmissione che lui ha condotto per diversi anni.

Baudo: «Nel Paradiso degli artisti un posto per lui»

«Con Fabrizio si scacciava la tristezza, gli piaceva stare insieme agli altri, sempre allegramente quasi come se presagisse che un giorno avrebbe dovuto soffrire tanto – ha detto Pippo Baudo – Mi auguro che nel Paradiso degli artisti ci sia un posto speciale per lui e che gli angeli lo abbraccino per tutto il bene che ha fatto. Non mi ha mai deluso. Aveva questa sua capacita’: di essere assolutamente lo stesso, sempre, in ogni occasione». «Sono devastata – commenta Laura Pausini in radio – Carlotta e Stella, vi mando un bacio molto grande» ha detto poi rivolgendosi alla moglie e alla figlia del conduttore.

di Paolo Foschi e Annalisa Grandi

Fonte: Corriere Della Sera

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Madonna, ritorno alla regia con film dedicato a Michaela DePrince

March 25, 2018 Leave a comment

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Madonna torna alla regia con un film dedicato alla ballerina Michaela DePrince, che da piccola orfana della guerra civile in Sierra Leone è riuscita a divenire una famosa danzatrice. Lo rende noto la rivista Variety. Il film, targato MGM, s’intitolerà “Taking flight” (Prendere il volo) ed è la terza opera cinematografica di Madonna, dopo Sacro e profano (2008) e W.E. – Edward e Wallis (2011).
Michaela, dopo aver perso entrambi i genitori uccisi nel conflitto della sua terra natale, subisce sevizie dai guerriglieri e finisce in un orfanotrofio, dove è trattata come una piccola strega perché soffre di vitiligine. Qui però si innamora della danza, guardando per caso la copertina di una rivista. Adottata quando ha 4 anni da una coppia statunitense ha la possibilità di studiare e seguire la sua passione. Oggi è solista al Dutch National Ballet. “Il viaggio fatto da Michaela mi ha scosso moltissimo – ha dichiarato Madonna – e mi ha toccato sia come artista che come attivista che comprende la diversità”.

Fonte: Ansa

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“Meta-Morphosis”, personale di Zhang Dali al Palazzo Fava di Bologna

March 20, 2018 Leave a comment

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“Tutte le mie opere hanno una stretta relazione con la realtà che mi circonda”.
Si racconta così Zhang Dali, uno dei più noti artisti cinesi contemporanei, a cui Fondazione Carisbo e Genus Bononiae – Musei nella Città dedicano questa mostra a Palazzo Fava.

Pittore, scultore, performer, fotografo, Zhang Dali è definito street artist per l’irriducibile volontà di cercare un dialogo con tutti gli elementi che permeano lo spazio urbano.
A Bologna, dove ha vissuto dall’89 al ’95 dopo la protesta di piazza Tienanmen, scoprì la graffiti art, forma artistica che portò poi in Cina diventatone il precursore.  La sua arte racconta, attraverso un dialogo con la città e con i suoi abitanti, la trasformazione storica, sociale ed economica della Cina degli ultimi trent’anni. I suoi lavori, esposti nelle più importanti gallerie e musei del mondo, sono frutto di uno sguardo profondamente umano.
Nove le sezioni in cui sono raggruppate le 220 opere tra sculture, dipinti, fotografie e installazioni, che spaziano nella sua imponente produzione artistica.

Meta-Morphosis – Zhang Dali a Palazzo Fava dal 23 marzo

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​Cromorama, incontro con l’autore del libro presso Auditorium Petruzzi di Pescara

March 20, 2018 Leave a comment

Locandina Cromorama

Venerdì 23 marzo, ore 10.30, presso l’Auditorium Petruzzi del Museo delle Genti d’Abruzzo di Pescara, si terrà l’incontro tra l’autore del libro Cromorama Riccardo Falcinelli e il Maestro d’Arte Contemporanea Franco Summa.

Perché le matite gialle vendono di piú delle altre? Perché Flaubert veste di blu Emma Bovary? Perché nei dipinti di Mondrian il verde non c’è mai? E perché invece Hitchcock lo usa in abbondanza?

Riccardo Falcinelli (1973) è uno dei più apprezzati visual designer della scena della grafica italiana, che ha contribuito a innovare progettando libri e collane per diversi editori. Insegna Psicologia della percezione presso la facoltà di Design ISIA di Roma. Insieme a Marta Poggi, è autore dei graphic novel Cardiaferrania (minimum fax 2000), Grafogrifo (Einaudi Stile Libero 2004) e L’allegra fattoria (minimum fax 2007). Nel 2011 ha pubblicato con Stampa Alternativa & Graffiti Grardare. Pensare. Progettare. Neuroscienze per il design. Per Einaudi Stile Libero ha pubblicato Critica portatile al visual design (2014) e Cromorama (2017). Suo è l’attuale progetto grafico di Einaudi Stile Libero.

Franco Summa, nato a Pescara e conseguita la Maturità Classica, si laurea all’Università di Lettere Moderne con indirizzo in Storia dell’Arte con una tesi in Estetica. Ha insegnato discipline pittoriche al Liceo artistico di Pescara e tenuto corsi e lezioni presso le facoltà di Architettura a Pescara e Roma e nella Scuola di Specializzazione in Storia dell’Arte Contemporanea di Siena. Dalla metà degli anni sessanta sviluppa una ricerca artistica incentrata sul rapporto uomo-ambiente, che ha trovato negli spazi urbani uno specifico campo d’intervento. A partire dal 1968 ha realizzato, in varie città, numerose opere ambientali sia temporanee che stabili. Dal 1964 è presente sulla scena artistica delle più significative manifestazioni italiane e internazionali.

Evento promosso dall’Assessorato alla Cultura di Pescara, realizzato dall’associazione PEPE Collettivo.

Contatti:
http://www.pepecollettivo.it
info@pepecollettivo.it
328 0359274​

Stephen Hawking, muore il celebre cosmologo degli ultimi decenni

March 15, 2018 Leave a comment

Stephen Hawking

L’astrofisico di fama mondiale si è spento all’età di 76 anni nella sua abitazione.

Il mondo della scienza è a lutto. É morto Stephen Hawking, uno dei cosmologi più celebri degli ultimi decenni per le sue teorie sui buchi neri e l’origine dell’universo, e uno dei ricercatori che più hanno fatto discutere per le affermazioni al confine tra cosmologia e religione, come quella secondo cui si può spiegare la nascita dell’universo senza l’intervento di Dio. E proprio sulla sua lapide – ha detto all’ANSA Remo Ruffini, direttore del Centro Internazionale per la Rete di Astrofisica Relativistica (IcraNet) e presidente del Centro Internazionale di Astrofisica Relativistica (Icra) – avrebbe voluto la formula di massa, ossia la formula matematica che misura l’energia emessa dai buchi neri al momento della loro nascita, una sorta di vagito di quei giganti cosmici. Era accaduto, ha proseguito Riffini che che ha collaborato a lungo con Hawking e che ha elaborato con lui e con il matematico Roy Kerr quella formula, anche “dopo un seminario che avevo tenuto a Cambridge ed ero stato invitato a cena a casa di Hawking insieme a Kerr”.

A quel desiderio di Hawking, Ruffini e Kerr avevano risposto, scherzando, che quella formula apparteneva a tutti e tre. Ruffini ricorda inoltre i complimenti che lui e Kerr fecero a Hawking per la sua casa, ai quali Hawking rispose che l’aveva costruita lui, una battuta che dimostra la grande ironia e leggerezza con cui ha sempre affrontato la vita. “Con la sua ironia e la sua serenità – ha detto ancora l’astrofisico italiano – Hawking per me è stato un esempio di vita unico e sorprendente”. Uno dei ricordi più vivi è “il sorriso che aveva negli occhi e il grande affetto tra noi, che ha permeato la mia vita in tutti questi anni”.

La sua vita in un film

Hawking morto a 130 anni dalla nascita di Einstein
Un’altra curiosità che riguarda il più celebre degli astrofisici contemporanei è che è morto esattamente a 130 anni dalla nascita di Albert Einstein. Il padre della teoria della relatività era infatti nato il 14 marzo 1879. Non è la prima coincidenza del genere nella vita di Hawking, che era nato a Oxford l’8 gennaio 1942: una data che, come egli stesso teneva moltissimo a precisare, segnava 300 anni esatti dalla morte di un altro gigante dell’astronomia, Galileo Galilei, che si era spento ad Arcetri l’8 gennaio 1642.

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Se ne è andato all’età di 76 anni, dopo avere sfidato fin dall’adolescenza la forma di atrofia muscolare progressiva che progressivamente lo aveva costretto alla paralisi. Una sedia a rotelle progettata su misura e un computer con sintetizzatore vocale sono i mezzi che gli hanno permesso di comunicare con il mondo. Lo scienziato vrebbe voluto sulla sua lapide la formula di massa, ossia la formula matematica che misura l’energia emessa dai buchi neri al momento della loro nascita, una sorta di vagito di quei giganti cosmici, secondo quanto riferisce all’ANSA Remo Ruffini, direttore del Centro Internazionale per la Rete di Astrofisica Relativistica (IcraNet) e presidente del Centro Internazionale di Astrofisica Relativistica (Icra), che ha collaborato a lungo con Hawking e che ha elaborato con lui e con il matematico Roy Kerr quella formula.

Con la stessa determinazione ha sfidato la fisica del suo tempo e ha dato alla cosmologia un’impronta decisiva: grazie a lui i buchi neri hanno smesso di essere un’ipotesi fantasiosa e una delle sue convinzioni più ferme vedeva nella colonizzazione dello spazio la speranza di sopravvivenza dell’umanità.

Nato a Oxford l’8 gennaio 1942 (esattamente 300 anni dopo la morte di Galileo Galilei, come ha sempre tenuto a precisare) Hawking ha sempre descritto se stesso come un bambino disordinato e svogliato, tanto che ha imparato a leggere solo all’età di 8 anni. Le cose hanno preso una piega diversa quando gli à stata diagnosticata la malattia. In quel momento “ogni cosa è cambiata: quando hai di fronte l’eventualità di una morte precoce, realizzi tutte le cose che vorresti fare e che la vita deve essere vissuta a pieno”, diceva.

L’ironia di Hawking e la partita a poker con i fisici

L’universo aveva da sempre esercitato su di lui un enorme fascino e nel 1963 questa passione lo aveva portato all’università di Cambridge. Gli anni tra il 1965 e il 1975 sono stati scientificamente tra i più produttivi della sua vita: è allora che ha scritto il suo libro più famoso: “Dal Big Bang ai buchi neri, breve storia del tempo“. Sempre a Cambridge, dal 1976 al 30 settembre 2009 ha occupato la cattedra che era stata di Isaac Newton.

Le sue ricerche sui buchi neri hanno permesso di confermare la teoria del Big Bang, l’esplosione dalla quale è nato l’universo. Dagli anni ’70 ha cominciato a lavorare sulla possibilità di integrare le due grandi teorie della fisica contemporanea: la teoria della relatività di Einstein e la meccanica quantistica. Le sognava riunite nella “teoria del tutto”, che nel 2014 ha ispirato il film di James Marsh dedicato a Hawking.

Una delle teorie più recenti che il fisico e cosmologo britannico aveva formulato con il fisico Thomas Hertog, del Cern di Ginevra, prevede che l’universo non abbia avuto un inizio e una storia unici, ma una moltitudine di inizi e di storie diversi. La maggior parte di questi mondi alternativi sarebbe però scomparsa molto precocemente dopo il Big Bang, lasciando spazio all’universo che conosciamo.

D’Amico (Inaf), le ricerche hanno gettato una nuova luce sull’universo –  “Quello che mi ha sempre colpito di più è la caratteristica formidabile di lui come uomo, la dimostrazione vivente che il pensiero trascende la materia”. Così commenta per l’Ansa Nichi D’Amico, il presidente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), nel giorno della scomparsa di Stephen Hawking.  “È diventato uno dei principali studiosi di cosmologia del mondo, nonostante le sue difficili condizioni fisiche”, aggiunge D’Amico. Uno dei suoi contributi scientifici più importanti è stato senza dubbio il grande lavoro sui buchi neri e sulla radiazione che prende il suo nome, la radiazione di Hawking, che lo ha reso celebre. “Le sue indagini e le sue eccezionali doti intellettuali ci hanno permesso di gettare una nuova luce sull’universo“, dichiara il presidente dell’Inaf. “È anche grazie a lui e alla sua incessante attività di divulgazione al pubblico se oggi concetti come ‘buco nero’ o ‘spaziotempo‘ ci sono più familiari”. D’Amico aggiunge che un altro aspetto interessante è che spesso nei lavori di Stephen Hawking si affronta il tema di un creatore o di un atto creativo per l’origine dell’universo. Hawking si è sempre dichiarato agnostico e ha sempre sostenuto che non è necessario un creatore per spiegare la nascita del cosmo, “ma si poneva ugualmente il problema, e questo – conclude – è interessante”.

Theresa May rende omaggio a una mente straordinaria “Il professor Stephen Hawking è stata una mente brillante e straordinaria, uno dei grandi scienziati della sua generazione”. Theresa May, primo ministro britannico, ricorda con questa parole via Twitter il celebre astrofisico di Cambridge, gloria dell’accademia del Regno Unito, scomparso a 76 anni. “Il suo coraggio, il suo senso  dell’umorismo e la determinazione di ottenere il massimo dalla vita sono stati – prosegue May – un’ispirazione. La sua eredità non sarà dimenticata”.

Fonte: Ansa

 

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“HITLER contro PICASSO e gli altri”, anteprima mondiale nei cinema italiani

March 13, 2018 Leave a comment

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HITLER contro PICASSO
e gli altri L’ossessione nazista per l’arte

Solo il 13-14 marzo 2018 al cinema

Con la partecipazione straordinaria di Toni Servillo

In due modi il nazismo mise le mani sull’arte: tentando di distruggere ogni traccia delle opere classificate come ‘degenerate’ e attuando in tutta Europa un sistematico saccheggio di arte antica e moderna.
In anteprima mondiale nei cinema italiani solo il 13 e 14 marzo e a seguire sugli schermi di altri 50 paesi del mondo il documentario che ci guida per la prima volta alla scoperta del Dossier Gurlitt, di rari materiali d’archivio, dei tesori segreti del Führer e di Goering.
Con la colonna sonora originale di Remo Anzovino.

Com’è possibile essere indifferenti agli altri uomini?  La pittura non è fatta per decorare appartamenti. È uno strumento di guerra offensivo e difensivo contro il nemico” _Pablo Picasso

Chagall, Monet, Picasso, Matisse, Klee, Kokoschka, Otto Dix, El Lissitzky. Artisti messi al bando, disprezzati, condannati eppure anche trafugati, sottratti, scomparsi.

Sono trascorsi 80 anni da quando il regime nazista bandì la cosiddetta “arte degenerata”, organizzando, nel 1937 a Monaco, un’esposizione pubblica per condannarla e deriderla e, contemporaneamente, una mostra per esaltare la “pura arte ariana”, con “La Grande Esposizione di Arte Germanica”. Proprio in quegli stessi giorni cominciò la razzia, nei musei dei territori occupati e nelle case di collezionisti e ebrei, di capolavori destinati a occupare gli spazi di quello che Hitler immaginava come il Louvre di Linz (rimasto poi solo sulla carta) e di

Carinhall, la residenza privata di Goering, l’altro grande protagonista del saccheggio dell’Europa. Si calcola che le opere sequestrate nei Musei tedeschi siano state oltre 16.000 e oltre 5 milioni in tutta Europa. Tra gli artisti all’indice Max Beckmann, Paul Klee, Oskar Kokoschka, Otto Dix, Marc Chagall, El Lissitzky. Sui muri le frasi di commento: “Incompetenti e ciarlatani”, “Un insulto agli eroi tedeschi della Grande Guerra”, “Decadenza sfruttata per scopi letterari e commerciali”. La mostra sull’”arte degenerata” fu portata in tour come esempio in 12 città tra Austria e Germania e la visitarono circa 2 milioni di persone.

Proprio per raccontare alcune delle infinite storie che presero il via in quei giorni, a distanza di 80 anni arriva oggi sul grande schermo un documentario-evento con la partecipazione straordinaria di Toni Servillo e la colonna sonora originale firmata da Remo Anzovino.

Hitler contro Picasso e gli altri. L’ossessione nazista per l’arte,diretto da Claudio Poli e prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital con la partecipazione di Sky Arte HD, arriva nelle sale italiane in anteprima mondiale solo il 13 e 14 marzo e ci guida tra Parigi, New York, l’Olanda e la Germania raccogliendo testimonianze dirette sulle storie che prendono il via da quattro grandi esposizioni che in questi ultimi mesi hanno fatto il punto sull’arte trafugata, tra protagonisti di quegli anni, ultime restituzioni e preziosi materiali d’archivio.

Si parte da  “21 rue La Boétie”, la mostra parigina nata dalla volontà di esporre parte di un prezioso patrimonio recuperato, la collezione di Paul Rosenberg, uno dei più grandi collezionisti e mercanti d’arte di inizio ‘900, con quadri da Picasso a Matisse; e si passa  a “Looted Art”, alla mostra di Deventer, in Olanda, che espone i quadri provenienti dai depositi statali olandesi e dalle collezioni razziate dai nazisti; si esplora poi “Dossier Gurlitt”, la doppia esposizione di Berna e Bonn che per la prima volta espone la collezione segreta di Cornelius Gurlitt, figlio di uno dei collezionisti e mercanti d’arte che collaborarono coi nazisti, fermato per caso dalla polizia doganale su un treno per Monaco nel 2010. Tra le tele della collezione trafugata capolavori di Chagall, Monet, Picasso e Matisse. 

Tra i protagonisti del film anche Simon Goodman (che in scatoloni pieni di vecchie carte e documenti ha scoperto la storia della sua famiglia e della sua magnifica collezione d’arte, che comprendeva opere di Degas, Renoir, Botticelli, nonché il cinquecentesco “Orologio di Orfeo”. Larga parte della collezione era finita nelle mani di Hitler e Goering), Edgar Feuchtwanger (che nel 1929 fu il vicino di casa di Adolph Hitler, qualche anno prima che suo padre fosse deportato a Dachau, mentre dalla loro casa venivano sottratti mobili e libri preziosi) e Tom Selldorff (che è riuscito a recuperare quattordici opere appartenute alla sua famiglia cui furono sottratte negli anni ’30).

All’interno di Hitler contro Picasso e gli altri. L’ossessione nazista per l’arte  troveranno inoltre spazio gli autorevoli interventi di Pierre Assouline, giornalista e scrittore, Jean-Marc Dreyfus, storico e autore del libro Il Catalogo di Goering, , Timothy Garton Ash, storico, Berthold Hinz, storico dell’arte,  Meike Hoffmann, esperta di arte degenerata e della vicenda Gurlitt, autrice principale della biografia di Hildebrand Gurlitt Il mercante d’arte di Hitler, Eva Kleeman e Daaf Ledeboer, storici dell’arte e ideatori della mostra Looted Art di Deventer, Markus Krischer, giornalista di Focus che ha seguito l’inchiesta su Cornelius Gurlitt,  Agnieszka Lulińska, storica dell’arte e co-curatrice della mostra su Gurlitt a Bonn, Bernhard Maaz, direttore generale delle Bayerische Gemäldesammlungen, Christopher A. Marinello, mediatore nel recupero di opere d’arte, Art Recovery International, Inge Reist, direttrice del Frick Collection’s Center for the History of Collecting presso la Frick Art Reference Library, New York, Elizabeth Royer, gallerista parigina, esperta di restituzioni, Marei e Charlene von Saher, eredi del gallerista Jacques Goudstikker, Cynthia Saltzmann, storica dell’arte e autrice del libro Ritratto del dottor Gachet. Storia e avventure del capolavoro di Van Gogh,Tom Selldorff, erede, Christina Thomson, storica dell’arte e co-curatrice della mostra su Rudolph Belling, Anne Webber, cofondatrice e condirettrice Commition for Looted Art in Europe, Rein Wolfs, a guida della Bundeskunsthalle di Bonn e co-curatore della mostra su Gurlitt a Bonn, Nina Zimmer, direttrice del Kunstmuseum Bern – Zentrum Paul Klee e co-curatrice della mostra su Gurlitt a Berna.

Diretto da Claudio Poli su soggetto di Didi Gnocchi e sceneggiatura di Sabina Fedeli e Arianna Marelli, con musiche di Remo Anzovino, Hitler contro Picasso e gli altri. L’ossessione nazista per l’arte è prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital con la partecipazione di Sky Arte HD ed è distribuito nell’ambito del progetto della Grande Arte al Cinema con i media partner Radio DEEJAY, MYmovies.it e ARTE.IT. L’evento al cinema è patrocinato dalla Comunità Ebraica di Milano.

“Dove le vie si incontrano – Le Cinque Vie”, personale di Maria Micozzi presso Alson Gallery di Milano

March 13, 2018 Leave a comment

 

MARIA MICOZZI “Dove le vie si incontrano” – Le Cinque vie”

La Alson Gallery inaugura l’esposizione “Dove le vie si incontrano – Le Cinque Vie” con opere di Maria Micozzi con un Vernissage giovedì 15 febbraio alle ore 18.00, nei suoi spazi in via S. Maurilio 11. La mostra, con il Patrocinio del Comune di Milano, a cura e con presentazione a catalogo del critico Floriano De Santi, chiuderà l’8 aprile 2018.

La mostra si articola inoltre con la presentazione, in programma nei giorni 22 febbraio, 22 e 29 marzo alle ore 18.00, della pièce “In cammino” con l’attrice Margò Volo e la performace pittorica dell’artista Micozzi, autrice del testo. Il tema della pièce è l’incontro della razionalità con la corporeità: un incontro tra diversità che si relazionano necessariamente così come l’incontro tra persone.

Il tema prende spunto dall’angolo della vecchia Milano, dove si trova la galleria, vicino a Piazza Duomo, detto de ‘Le Cinque vie’, che parla di un passato di senso. Per quelle strade strette, medievali, si respirano ancora le forme di una comunità raccolta, si ritrova il racconto di una comunanza dove i gesti e i comportamenti creavano le condivisioni che generalmente abbiamo perso.

“Oggi il diffuso disagio che connota il nostro tempo ci viene da una progressiva frantumazione, dallo sfilacciarsi dell’appart- enenza. Viene a mancare il contesto che, parlandoci dell’umano, confermi il nostro senso di identità.
La struttura lineare e competitiva della nostra cultura ha di fatto frantumato la visione di comune orizzonte, ha cancellato le vie che avremmo dovuto prendere per ritrovare il senso dell’interezza, il luogo dove i percorsi si incontrano, dove nasce il linguaggio per riconoscersi.”

(Maria Micozzi)

Il tema della mostra tenta queste considerazioni, cercando il linguaggio che nasce là dove le vie si incontrano, dove le diversità trovano le parole per dirsi reciprocamente. Le cinque vie, nel farsi luogo d’arte, nella forma delle sue case come nell’incontro delle sue strade si fa metafora di un reciproco trovarsi.
L’allestimento prevede opere di misure molto diverse tra loro, la compresenza di piccoli e grandi formati è funzionale a giochi di paradosso, all’espressione di vitalità e di dinamismo delle vie che si affiancano e si intersecano piene di gente. Tele e installazioni dipinte (bianco e nero, senza preparazione di fondo e non incorniciate) che avvolgono piccoli o medi dipinti, su tavola, dove domina il colore rosso. Tavole policrome a parete o assemblate in strutture in ferro. Nelle vetrine opere su rete, trasparenti, e sculture in ferro.

In definitiva l’ambientazione si mantiene sul bianco di fondo, rotto da frammenti cromatici dapprima sparsi e infine raccolti sull’opera più grande.

“Dove le vie si incontrano – Le Cinque Vie”, esposizione di opere dell’artista Maria Micozzi Vernissage15 febbraio ore 18.00 – Finissage 8 aprile 2018

Pièce “In cammino” con l’attrice Margò Volo e performance pittorica di Maria Micozzi. 22 febbraio, 22 e 29 Marzo ore 18.00

Alson Gallery – Via S. Maurilio, 11 – Milano lun–dom 9,30/19,30
02 72080187 –338 6532226 alsongallery@gmail.com

“Luce dipinta / Gemaltes Licht”, personale di Raffaele Cioffi al Frankfurter Westend Galerie di Francoforte sul Meno

March 13, 2018 Leave a comment

Raffaele Cioffi

Luce dipinta / Gemaltes Licht

Il pittore Raffaele Cioffi presenta un nuovo ciclo di opere sul tema della luce nella sua prima mostra personale tedesca alla Frankfurt Westend Galerie. La mostra sarà inaugurata il 17 marzo alle ore 11 e sarà visitabile in occasione di Luminale, la Biennale della luce, che avrà luogo dal 18 al 23 marzo a Francoforte e Offenbach.

Nel 2015, in occasione dell’anno internazionale della luce (UNESCO) Raffaele Cioffi ha già esposto presso la Frankfurter Westend Galerie, nella mostra “Lux Lucis”, insieme con Claudio Olivieri, grande maestro della pittura analitica e con Marco Brianza, light artist. Anche in quell’occasione il suo intento era rendere l’energia suggestiva e immateriale della luce con la pittura ad olio su tela. Mentre le fonti di luce immaginarie delle opere precedenti erano collocate al di fuori della tela, esse diventano direttamente visibili nei nuovi quadri del ciclo “Luce dipinta”. Le fasce colorate sono disposte verticalmente o orizzontalmente sulla tela – come tubi al neon che illuminano un ambiente. Nel catalogo che accompagna la mostra si legge: “Così non solo si materializzano, nella pittura di Cioffi, gli effimeri spazi cromatici di Dan Flavin o di James Turrell. Le linee verticali di colore riprendono anche i tagli nelle tele di Lucio Fontana. Cioffi le circonda con bordi monocromatici più o meno ampi che si estendono all’occhio dello spettatore anche oltre i margini del telaio. In tal modo si sviluppa un effetto cromatico sconfinato ed elementare.” (Dr. Martin Engler, Iris Hasler, Städel Museum).

La mostra sarà aperta fino al 9 maggio 2018 al seguente orario: dal martedì al giovedì dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 19:00, durante Luminale (18 – 23 marzo) anche la domenica ed il lunedì dalle 15:00 alle 19:00.

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Raffaele Cioffi Luce dipinta / Gemaltes Licht

Vernissage: Sabato, 17 marzo 2018, ore 11.00

Durata della mostra: fino al 9 maggio

Orari di apertura:
Martedì – giovedì, ore 9 – 13 e 15 – 19, venerdì ore 9 – 13 e 15 – 17 e su appuntamento
Vacanze di Pasqua: dal 3 al 6 aprile

Sarà pubblicato un catalogo con introduzione di Martin Engler e Iris Hasler

Frankfurter Westend Galerie, Arndtstraße 12, 60325 Frankfurt am Main,

Tel. 069-74 67 52, Fax 069-741 14 53, http://www.div-web.de, galerie@div-web.de.

Informationen: Barbara Thurau.

http://www.facebook.com/Deutsch.Italienische.Vereinigung.eV

“L’illusione del mio tempo”, personale di Quirino Gnutti presso “ll Vittoriale degli Italiani” – MAS a Gardone Riviera

March 13, 2018 Leave a comment

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AL VITTORIALE DEGLI ITALIANI LE OPERE DI QUIRINO GNUTTI: ILLUSIONI E PASSIONI CHE BRILLANO SUL VELLUTO

Un dialogo tra il passato, il presente e il futuro dell’arte contemporanea, nel segno di un’espressione libera e piena di passione. Questo rappresenta la mostra delle opere di Quirino Gnutti, L’illusione del mio tempo, che si terrà in uno degli spazi più suggestivi de “ll Vittoriale degli Italiani”, il MAS, dal 17 marzo al 1 dicembre 2018.

Nella suggestiva e famosa sala dedicata al motoscafo anti sommergibile, che Gabriele D’Annunzio utilizzò per una delle sue imprese più famose, la “Beffa di Buccari” del 1918, saranno esposte trenta opere in grande formato, tutte dipinte in acrilico su velluto, che rappresentano alcuni dei temi portanti dell’opera di questo artista al suo debutto. Tra questi, gli elementi della natura, le stagioni, lo spazio e le galassie.

Predestinato a seguire le orme del padre, imprenditore di successo e figlio di una dinastia d’industriali bresciani, Quirino, oggi trentunenne, dopo aver lavorato e vissuto negli Stati Uniti e in Spagna, inizia la sua rivoluzione di vita, che rappresenta e contiene anche il suo percorso artistico. E decide di dedicarsi a tempo pieno alla sua grande e assoluta passione, l’arte, affittando un grande garage che trasforma in atelier e camera delle meraviglie, nella periferia di Brescia. Nelle sue opere, forti e prepotenti, si nota la voglia di andare contro le tradizioni, uscire dall’orbita predefinita per generare nuovi universi di emozioni e suggestioni.

Così descrive il primo impatto con l’opera di Quirino, Giordano Bruno Guerri, presidente della Fondazione Il Vittoriale degli Italiani e curatore della mostra, nella sua prefazione al catalogo edito da Contemplazioni: «… mi incanta qualcosa che non ho mia visto prima: delle grandi tele, che non sono più tele, perché coperte di velluto chiazzato di colori, a loro volta percorsi da ghirigori, ghirigori, ghirigori. Come la vita… Ma piacerebbe a D’Annunzio? È la domanda che mi faccio sempre, prima di accogliere un artista dentro la Triplice Cerchia di Mura. Sì, questa opalescenza brillante, questo caos ordinato, questi percorsi senza fine, questo tessuto prezioso gli piacerebbero».

Gli fa eco, descrivendo L’Universo Q, Sara Pallavicini, che firma la direzione artistica del progetto, assieme a Giovanni C. Lettini e Stefano Morelli: «Q esce dall’orbita di un sistema solare predefinito per dirigersi verso nuove galassie – le

sue galassie – in una delle quali scatena, a un certo punto, un nuovo Big Bang. E genera gli elementi, le stagioni, le arti. Tutte opere del suo creato e tutte compiute in una eterna condizione di caos, perché nell’universo Q – è bene saperlo – avviene tutto in ordine sparso e tutto rigorosamente esente dalla causa-effetto. Il fattore conseguenza in Q non è contemplato, al massimo, interpretato. Forse, tra qualche anno luce, sarà proprio questa peculiarità a rivelare il suo lavoro e la sua ricerca».

BREVE BIOGRAFIA DELL’ARTISTA

Quirino Gnutti nasce a Desenzano del Garda l’11 Ottobre 1986. Figlio di una delle più grandi dinastie industriali del bresciano, da sempre manifesta un forte interesse per il mondo dell’arte, non solo nell’ambito del collezionismo, ma anche per un’innata capacità di riprodurre ciò che è insito nella sua mente con una colorita e spiccata vena artistica.

Dopo il diploma in ragioneria, decide di intraprendere lo studio delle lingue andando a Boston, negli Stati Uniti e, successivamente, a Madrid, in Spagna. Qui la vocazione per la pittura continua ad essere alimentata dalle esperienze di vita, e prendono forma le prime opere che lo porteranno, nonostante lui non lo sappia ancora, a lasciare definitivamente la carriera nell’azienda di famiglia. Nell’aprile 2017 arriva la tanto sofferta decisione di lasciare alle spalle la sua vita manageriale per dedicarsi finalmente alla sua arte e apre a Brescia il suo studio creativo.

Quirino Gnutti
“L’illlusione del mio tempo”
MAS 96 – Il Vittoriale degli Italiani, Gardone Riviera
17 marzo – 1 dicembre 2018 – ore 15,30
Ingresso gratuito per tutti i visitatori de “Il Vittoriale degli Italiani” Orari: 9-17

Mostra a cura di Giordano Bruno Guerri
Direzione artistica Giovanni C. Lettini, Stefano Morelli, Sara Pallavicini Un progetto di: Contemplazioni, l’impresa della cultura

Ufficio stampa della mostra:

Capitale Cultura Group

press@capitalecultura.com Elena Puliti +39 3396979453

LINK MEDIA KIT

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Nicolò Galeazzi Fotografo Stefano Di Corato Video Maker

“Sacer esto”, dittatura di Ceausescu nelle pittura gestuale di Mircea Ciutu presso l’Atelier Montez di Roma

March 13, 2018 Leave a comment

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SECER ESTO: A ROMA, LA DITTATURA DI CEAUSESCU NELLA PITTURA GESTUALE DI MIRCEA CIUTU

Vernissage venerdì 6 Aprile ore 18.30. La mostra è visitabile dal 6 al 20 Aprile, dal martedì alla domenica dalle 18.00 alle 22.00, presso l’Atelier Montez in via di Pietralata 147, 00158 Roma. Visite guidate disponibili tutte le mattine su prenotazione dalle 10.00 alle 13.00. Ingresso gratuito.

In collaborazione con l’Atelier Montez e con il patrocinio dell’assessorato al Quarto Municipio di Roma a la collaborazione dell’ Accademia di Romania, IoDeposito Ong presenta venerdì 6 Aprile Sacer Esto, mostra dell’opera Reeducation di Mircea Ciutu, presso l’Atelier Montez in via di Pietralata. L’esposizione, patrocinata dall’UNESCO, verrà presentata attraverso un talk speciale con l’artista e sarà fruibile gratuitamente. L’evento di IoDeposito Ong rientra nell’ambito della quarta edizione della rassegna artistica e culturale B#SIDE WAR, ideata e promossa attraverso numerosi eventi nazionali ed internazionali quali mostre d’arte e installazioni artistiche, performing, conferenze, progetti di ricerca e pubblicazioni. B#SIDE WAR nasce con l’intento di indagare i lasciti e i retaggi dei conflitti del ‘900 sulle nuove generazioni.

Con la formula solenne “Sacer esto”, contenuta nelle XII Tavole – prima fonte scritta del diritto romano – veniva comminata, nella Roma Arcaica, la gravissima sanzione della sacertà. Ne veniva colpito colui che si rendeva responsabile di aver turbato la cd. pax deorum, ossia l’armonia che sempre doveva connotare i rapporti fra gli uomini e fra essi e gli dei. Le azioni che ne comportavano l’irrogazione erano, in genere, quelle percepite come maggiormente offensive per l’ordine prestabilito. Tuttavia, sin da epoca molto risalente, esisteva anche una sacertà di fatto che connotava lo straniero o comunque il diverso. L’homo sacer, ritenuto impuro, non era titolare di alcun diritto nonché indegno di qualsiasi dovere, era uccidibile ma non sacrificabile; chiunque uccidendolo rimaneva impunito e l’homo sacer non poteva essere giudicato dai tribunali né immolato in sacrificio, stante appunto l’impurità che accompagnava tale status.

La condizione di sacertà, per le sue peculiarità, ha impegnato, a lungo, anche il pensiero filosofico che si è spesso interrogato sui limiti e sulle trappole che legano il diritto alla vita e, sulla scorta dei saggi di M. Foucault e W. Benjamin, il filosofo contemporaneo Giorgio Agamben le ha intitolato una sua recente opera (Homo sacer, Bompiani, 2005). L’homo sacer, titolare di sola nuda vita ed escluso dalla vita politica – contrapposizione fin da Aristotele fra zoè e bios – configura, secondo Agamben, il paradigma biopolitico originario attraverso il quale la vita umana è stata catturata dal diritto sotto forma di eccezione e il diritto, o per meglio dire chi il diritto pone, mostra tutta la sua straordinaria potenza nella possibilità di decretare l’eccezione sulla vita umana. Proprio per questo, afferma ancora il filosofo, questa condizione appartiene non solo alla Roma Arcaica, bensì a tutti i tempi, ed esempi nella storia contemporanea, ne sarebbero i campi di sterminio nazisti.

L’opera Reeducation di Mircea Ciutu evoca, con immediatezza, questi pensieri; l’artista, in una tela di dimensioni possenti, le cui paste alte concorrono a dare spessore e autenticità al sentire dei giovani smarriti e straniati che vi sono rappresentati, mostra i campi di rieducazione in cui, durante la sovietizzazione della Romani e il regime di Ceausescu, venivano rinchiusi i dissidenti e i non allineati.

L’artista, nato nel 1989 a ridosso della fine della dittatura, porta in sé una prospettiva molto ravvicinata degli eventi tragici e dei dolori subiti dalla propria terra e dal proprio popolo. E’ una visione la sua non elaborata dal tempo, non ancora inserita nella storia e proprio per questo particolarmente vivida e di subitanea percezione. La condizione degli occupanti i campi di rieducazione, come i campi di sterminio e comunque i campi di prigionia di ogni guerra e ogni tirannide, è del tutto sovrapponibile a quella dell’homo sacer: Uomini, non persone, in un limbo che precede la morte ma che non è più vita; sottoposti all’arbitrio di chi detiene il potere e stabilisce che la loro esistenza non è meritevole di alcuna tutela (l’eccezione appunto).

L’opera di Ciutu verrà esposta da sola, come una pala d’altare in un tempio laico che accoglie e raccoglie chi ha fede in qualunque dio, chi non ne ha e chi ha fede solo nell’uomo.

A coronare l’esperienza del visitatore sarà l’allestimento intimo e raccolto della serie dei bozzetti d’artista posizionati in uno spazio predisposto come fosse un abside dietro la grande tela. L’accesso ‘segreto’ consentirà al pubblico la rivelazione del lavoro preliminare che ha condotto Ciutu alla realizzazione dell’opera monumentale.

L’ambivalenza del termine sacer, fra consacrato e maledetto, fra puro e impuro, viene così anche visivamente rappresentata e rafforzata mediante l’allestimento in un interno cultuale ospitato in un’architettura industriale rigenerata (L’Atelier Montez), sita in una ex periferia, distante ma comunque contenuta nella Roma della fede.

Dalle parole dell’artista Mircea Ciutu “i personaggi raffigurati nella mia tela sono le giovani vittime della guerra. Quando il caos inizia, il campo di battaglia non è solo al di fuori, è ovunque e il suo impatto sarà avvertito da tutti. Sfortunatamente la guerra è una rieducazione collettiva e senza fine, di tutti i valori della vita”.

Contatti

Link dell’evento. http://www.bsidewar.org/it/prossimi-eventi/4080/

Web:  http://www.bsidewar.org

Info e prenotazioni: giulia.dipaola@iodeposito.org,  federica.ceci@iodeposito.org – 324/6636739 333/4682302