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Archive for June 27, 2017

“Addendi”, sculture di Riccardo Monachesi al Museo della Ceramica della Tuscia

June 27, 2017 Leave a comment

ceramiche Monachesi

ADDENDI

sculture di riccardo monachesi

Una mostra promossa dalla Società Cooperativa “Girolamo Fabrizio”,

a cura di Francesco Paolo Del Re 

Viterbo, Museo della Ceramica della Tuscia

17 giugno – 10 settembre 2017

Inaugurazione: 17 giugno 2017, ore 18.30

Civita Castellana (VT), Museo della Ceramica “Casimiro Marcantoni”

23 settembre – 7 gennaio 2018

Inaugurazione: 23 settembre 2017, ore 18.30

Due sedi museali e due appuntamenti espositivi – uno a Viterbo e uno a Civita Castellana (VT) – per la nuova mostra personale di sculture di Riccardo Monachesi, organizzata nell’anno in cui ricorre il quarantennale di attività dell’artista romano. L’esposizione, a cura di Francesco Paolo Del Re, si intitola Riccardo Monachesi. Addendi ed è promossa e allestita dalla Società Cooperativa “Girolamo Fabrizio”, gestore dei servizi culturali e didattici del Museo della Ceramica della Tuscia e del Museo della Ceramica “Casimiro Marcantoni”, con il patrocinio della CNA Associazione di Viterbo e Civitavecchia, in collaborazione con la Fondazione Carivit.

Il primo dei due appuntamenti inaugura sabato 17 giugno alle ore 18:30 ed è visitabile fino al 10 settembre 2017 negli spazi di Palazzo Brugiotti, prestigiosa sede del Museo della Ceramica della Tuscia, nel cuore del centro storico di Viterbo (via Cavour 67). Il secondo evento espositivo, invece, inaugura sabato 23 settembre alle ore 18:30 e resta aperto al pubblico fino al 7 gennaio 2018 nel Museo della Ceramica “Casimiro Marcantoni”, all’interno della Chiesa di San Giorgio a Civita Castellana (VT) (viale Gramsci 1).

Riccardo Monachesi. Addendi” raccoglie un’antologia delle sculture in ceramica realizzate dall’artista, con particolare attenzione alla produzione degli ultimi anni e con alcune significative incursioni nella produzione precedente, a partire dagli anni Ottanta del Novecento. A raccontare e accompagnare il percorso artistico di Riccardo Monachesi, un testo critico di Enrico Parlato.

ARTE COME PROCESSO DI CONTINUA ADDIZIONE – Una nuova personale, un nuovo addendo, a distanza di quattro anni dalla grande mostra organizzata all’interno del Museo delle Mura di Porta San Sebastiano a Roma. “Nel disegno più ampio del percorso della ricerca di un artista – scrive il curatore Francesco Paolo Del Re – ogni nuova tappa espositiva si inserisce come una tessera di mosaico, ponendosi in dialogo con il passato e il futuro della sua sperimentazione e con il contesto culturale all’interno del quale è inserito. In questo senso, la riflessione che ispira il titolo della mostra immagina il lavoro artistico come un fare processuale inserito in un universo di relazioni. Nelle due sedi di Viterbo e di Civita Castellana si presenta dunque una mostra-addendo, per valorizzare le peculiarità della scultura di Riccardo Monachesi, artista che fa dell’addizione di elementi modulari e della variazione all’interno di un principio seriale uno dei suoi punti di forza, con l’intento di trasformare il lavoro plastico in più ampie installazioni che si confrontano attivamente con lo spazio espositivo”.

SCULTURA E CERAMICA – Il lavoro di Riccardo Monachesi si incardina su due principi fondamentali: da una parte il primato della scultura, cioè l’affermazione di un modus operandi che precede la scelta del medium ceramico, dall’altra il rispetto assoluto della ceramica, che deriva da una vera e propria passione per la materia.

Monachesi scolpisce la ceramica da ben quarant’anni. La manipola. La osserva con le mani prima che con lo sguardo. Ne coltiva l’autenticità espressiva. Tenta di imbrigliarla con il giogo dei calchi lavorando sulla serialità e sulla modularità. La impreziosisce, liberandola dal manierismo attraverso l’esaltazione dell’incidente, dell’imprevisto, dell’indeterminato. Ma allo stesso tempo, in altri tipi di lavori, ne educa le potenzialità emotive ed espressive in virtù della sapiente duttilità nell’uso della tecnica del colombino, che asseconda plasticità sentimentali e traccia, come un vecchio giradischi, il solco di una melodia senza suoni.

LE OPERE IN MOSTRA – Il cuore della mostra è costituito da alcune nuove sculture, come per esempio la serie “TerraeMota”, quasi completamente inedita. “Ho iniziato a lavorare a questo progetto nel 2015 durante una residenza in Cile, su invito dell’Istituto Italiano di Cultura di Santiago del Cile. Nel corso del mio soggiorno cileno si è verificato un terribile terremoto e, a partire dall’osservazione della devastazione prodotta da questo cataclisma, ho iniziato a riflettere sul tema della casa franata e squassata. Un lavoro che ho deciso di proseguire anche al mio ritorno in Italia: i terribili terremoti dell’Umbria e delle Marche del 2016 mi hanno infatti convinto della necessità di riflettere con gli strumenti della mia arte sul tema della fragilità della costruzione umana”. Accanto a queste sculture di impegno civile, tra le opere recenti si annoverano anche lavori di respiro più intimo e privato, come “Persino le briciole”, una grande installazione a parete del 2015 che scandisce accenti e pause del verso di una poesia. Ma non è tutto. In un ideale abbraccio che supera il tempo, dagli archivi dell’artista riemergono poi alcuni lavori degli anni Ottanta, come la serie “Tangram” del 1985, composta di sette pezzi, le “Lune” del 1988 e le variazioni sul tema del circolo, oltre ad alcuni grandi vasi del decennio successivo: queste opere, preziose testimonianze di un percorso di ricerca tenace, coerente e di grande rigore formale, vengono esposte al pubblico per la prima volta dopo moltissimo tempo, per raccontare otto lustri di impegno di Riccardo Monachesi al servizio della scultura. Dentro la forma e oltre la materia.

Paolo Limiti, muore il celebre conduttore televisivo

June 27, 2017 Leave a comment
Paolo Limiti presents music history book
Addio al conduttore televisivo e paroliere, in televisione al fianco anche di Mike Bongiorno, o con l’inseparabile cagnetta Floradora. Come paroliere aveva scritto alcune canzoni di Mina, era stato sposato con Justine Mattera

Paolo Limiti, scomparso a Milano a 77 anni dopo un anno di lotta contro un tumore che l’aveva colpito improvvisamente l’estate scorsa ad Alassio, è stato un consumatore onnivoro di spettacolo in prima persona ma soprattutto un divulgatore, un affabulatore, un medium di memoria collettiva, come un grande catalogo di curiosità, eccessi e successi.

Il personaggio

Amava il nazional popolare ovunque si annidasse: nella radici della musica folk, nelle canzonette cuore-amore di Sanremo, nel grande cinema pop italiano anni 50 (recensiva film su periodici), in quello americano di cui adorava certo gusto kitch, citando memorabili e ridicole battute; e poi i quiz di cui fu precursore scrivendo le domande di 4 edizioni con Mike del “Rischiatutto”, la Sanremo story in cui era un prof. imbattibile, l’amata rivista: tutto ciò alla fine formava una identità sociale e culturale, un ripostiglio, una soffitta di ricordi. Amava i retroscena, i pettegolezzi eleganti (su Wanda Osiris…), esibiva conoscenze dirette con dive divine come la sua amica Liz, Taylor ovviamente, o la Gina, Lollobrigida ovviamente, su cui scriveva un libro zeppo di confidenze di prima mano. Ed inoltre la Pampanini, sister Whoopy Goldberg, Sharon Stone, Esther Williams, l’ex star nuotatrice che invitò nella sua tv col peso lordo della nostalgia. Faceva andata e ritorno con Hollywood dove girava special e tornava con materiale per interviste, un documentario su Marilyn Monroe nel ‘92, specialista nel creare special tv dedicate ai grandi da Iglesias a Villa, da Battisti alla Osiris, dalla Callas alle serate storiche su Mina, senza scordarsi di giornate particolari come il 2 giugno e Natale.

Con Mina

Con Mina la sua collaborazione fu a lungo affettuosa, esclusiva e importante, tanto che proseguì col figlio Massimiliano Pani: per lei scrisse i testi di “Viva lei”, “Bugiardo e incosciente” (un piccolo capolavoro), “La voce del silenzio”, “Secumdì secumdà”), poi lavorando anche per la Vanoni e praticamente friendly con tutti i cantanti italiani dai 50 a oggi. Menzioni speciali per la Zanicchi e Betty Curtis e la sua fedele Giovanna: fu il primo ad ottenere fiducia da Jula de Palma e l’ultimo a intervistare Nilla Pizzi in tv. E anche se il rapporto con Mina, importante come quello con Mike Bongiorno, si interruppe, tre anni fa la cantante pose in Internet il testo di “Questa canzone” che era di Limiti, come a cercarne l’autore. Di tutte queste forme artistiche o pseudo tali Limiti fu osservatore e protagonista, attento alla moda e al gusto, precursore dell’ondata vintage di un passato sempre favoloso, che poi si è abbattuta in tv. Aveva contribuito al clima amarcord con gli appuntamenti nostalgici del primo pomeriggio anni 90, tanto da creare un luogo comune: Dove sono i Pirenei?, Ci vediamo in tv, Alle due su Raiuno e solo due anni fa “E-state con noi”, piccoli assaggi di storia italiana; anticipò in “Telemenù” con Wilma de Angelis l’inflazione degli chef. Amatissimo dal pubblico over 50 soprattutto femminile cui il perito tecnico (dal ’61) Limiti faceva ritrovare antichi beniamini, motivi mai dimenticati, volti ritrovati e immagini sperdute nei ricordi dei Cinema Paradiso.

Musica e tv

La sua specialità era assaggiare di tutto, l’aneddotica come puzzle, il talento del salotto che gli permise un’edizione di Domenica In ed infinite partecipazioni nei “talk”, oltre a collaborazioni con Funari, Predolin, Baudo, Zuzzurro e Gaspare. Aveva, oltre a quello di casa che contiene vere meraviglie in parte donate alla Cineteca Italiana, un archivio nel cervello. Ma le cose le sapeva e sapeva giudicarle: psicologo del pubblico, abile a interpretare i sogni, si divertiva col musical scrivendo “Canzone amore mio” e per la Biagini “Biondissimamente tua” ispirato alla Osiris, icona, come Mina, della cultura queer-gay; ma scrisse anche un’opera lirica andata in scena a Novara e Milano con Daniela Dessì, “La zingara guerriera”, musiche di Luigi Niccolini e una Carmen in versione pop. Amava tanto il melodramma, in ogni accezione, che intestò all’altrettanto amata madre, quando mancò, il Premio Etta Limiti per voci nuove, tre edizioni con ospiti eccellenti e strepitosi risultati di audience su Raiworld. Paroliere, come si dice in gergo, di 58 canzoni dal ’68 al 2015, scrittore, giornalista, cinefilo e cinofilo, direttore artistico di Tele Montecarlo in anni non sospetti, fu scoperto da Luciano Rispoli che lo fece uscire dalle quinte con “La maga Merlini” (nel senso di Elsa) laggiù negli anni 60. E poi lui scoprì, incontrandola per strada, fulminato dalla somiglianza con Marilyn, Justine Mattera, show girl americana, brevemente sua sposa agli inizi del millennio, secondo gossip patinati. Furono collaboratori no stop, con affetto: Justine, travestita da Marilyn come la donna che visse due volte, partecipava ai programmi di Paolo che poi la lanciò nei musical (“Victor Victoria”, “A qualcuno piace caldo”). L’ultimo anno è stato infernale ma racconta un amico che aveva alla fine placato anche il senso di ingiustizia che il Male porta con sé, e non aveva più neanche voglia di sfogliare vecchie riviste e di vedere vecchi film. Segno che stava già viaggiando altrove.

Maurizio Porro

Fonte: Corriere Della Sera