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Carla Fendi, lutto nel mondo della moda

Carla Fendi
La stilista aveva 80 anni ed era malata da tempo. Presidente onorario del Gruppo Fendi, ha legato la sua vita al marchio al cui successo ha contribuito con le 4 sorelle

È morta la regina delle pellicce. Carla Fendi si è spenta lunedì sera alle nove. La moda (e la cultura) perde una stella. Era appena rientrata a casa, nella sua residenza romana, a Palazzo Ruspoli, dopo essere stata dimessa dalla clinica Quisisana. Era malata da tempo, non aveva una malattia specifica, ma una serie di complicanze polmonari. In realtà era molto provata da tre anni, quando era morto suo marito Candido Speroni. Eppure la sua tenacia, la sua perseveranza, il suo attaccamento al lavoro non erano mai venuti meno. Ora stava lavorando a uno spettacolo sulla Genesi e Apocalisse, un’installazione di Peter Greenaway e Sandro Chia con la regia di Quirino Conti che debutterà il 2 luglio al Festival di Spoleto, di cui lei era mecenate e presidente onorario. Dal 2007 si dedicava a tempo pieno alla Fondazione che porta il suo nome e alle arti. Le avevamo di recente portato una foto con dedica di Riccardo Muti, che aveva diretto a Spoleto un concerto in memoria di suo marito ed era rimasta contenta, come una bambina.

Le «effe» incrociate

Carla incarnava il simbolo delle due «Effe» incrociate. Era una specie di soldatessa sabauda: disciplina, gentilezza, cura dei dettagli. Era la quarta delle cinque sorelle che nel 1960, dopo la morte del padre, presero il comando della maison. «Mia madre era orfana di padre», raccontava alcuni mesi fa, «andò a Firenze da sua zia, ma chiese di poter lavorare, anche se all’epoca poche donne lo facevano. Non voleva essere mantenuta dai parenti. Avevano una pelletteria. È cominciato tutto così. Poi mamma si fidanzò con mio padre e tornò a Roma, dove aprirono la loro pelletteria, a cui aggiunsero una piccola guarnizione di pellicceria: il manicotto, il cappello, la sciarpetta. Si portavano molto».
Suo padre lo aveva predetto: il marchio Fendi diventerà famoso. Perché il cognome è breve, unico, ed è musicale in tutte le lingue del mondo.

La collaborazione con Karl Lagerfeld

Nessuna delle cinque sorelle sapeva disegnare. Quando, nel 1965, cominciarono l’attività delle pellicce, si affidarono a degli stilisti. Ma nessuno le soddisfaceva. La svolta fu quando un loro amico, il conte Franco Savorelli di Lauriano, introdusse Karl Lagerfeld, che dopo cinquant’anni è ancora in azienda. Uno dei modelli che portò alla sua prima collezione fu cincillà color albicocca. Uno shock. «Quando un disegno non gli piaceva lo gettava nel cestino, io andavo a raccoglierlo», raccontò con un pizzico di civetteria. Nel 1968 le contestazioni coinvolsero anche le pellicce. Ma Catherine Deneuve disse a Carla: «Se non ho il piacere dello zibellino, è come togliermi le lenzuola di lino». Tanto cinema, Fellini e Visconti, Bolognini e Zeffirelli, Evita con Madonna e Il diavolo veste Prada con Meryl Streep. Poi la collaborazione con la sartoria Tirelli e l’amicizia di un altro grande del costume, Piero Tosi. Negli Anni ’90 la rivoluzione della borsa baguette. La borsa fino allora era piccola, rigida, c’entrava poca roba. «Noi ci siamo dette: oggi le donne lavorano, qui bisogna cambiare tutto. Era il momento dei materiali poveri. Non ci aveva ancora pensato nessuno alla borsa a tracolla, pratica, comoda, morbida, leggera». Nel 2000 le Fendi vendono al colosso francese Lvmh. Poi l’avventura era continuata nel mondo della musica e dell’arte.

Fonte: Corriere Della Sera

 

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