Archive

Archive for April 18, 2017

“Higher Learning e The NY Scene”, mostra fotografica di Patti Smith al Palazzo del Governatore di Parma

April 18, 2017 Leave a comment

Image

Inaugurate sabato 8 aprile, al Palazzo del Governatore, le due mostre di opere fotografiche con cui Parma apre il suo tributo a Patti Smith.
Fino al 16 luglio, 120 scatti di Patti Smith e 150 immagini d’autore sulla New York degli anni Settanta e Ottanta

Saranno aperte al pubblico fino al 16 luglio, al Palazzo del Governatore di Parma, Higher Learning e The NY Scene – arte, cultura e nuove avanguardie anni ’70-’80, le due grandi mostre di opere fotografiche con cui Parma dà avvio al suo omaggio di primavera all’icona del rock Patti Smith. 

naugurate al Palazzo del Governatore le due mostre di opere fotografiche con cui Parma apre il suo tributo a Patti Smith.
Fino al 16 luglio, 120 scatti di Patti Smith e 150 immagini d’autore sulla New York degli anni Settanta e Otta

Nella cornice del Palazzo del Governatore, Higher Learning, la mostra di opere fotografiche dell’icona del rock Patti Smith, offre ai visitatori circa 120 opere scattate in bianco e nero durante i viaggi dell’artista per il mondo. Il titolo è lo stesso di una canzone presente nell’album Land, uscito nel 2002. La mostra, organizzata da Università di Parma e Comune di Parma, è stata pensata appositamente in occasione del conferimento della laurea ad honorem che l’Ateneo assegnerà a Patti Smith. L’iniziativa si inserisce infatti all’interno del grande tributo che l’Università di Parma e la città dedicheranno, la prossima primavera, all’artista americana. Il 3 maggio Patti Smith riceverà la laurea magistrale ad honorem in Lettere classiche e moderne dall’Università e il 4 terrà un concerto sul palco del Teatro Regio. Venerdì 5 maggio l’artista sarà alla mostra per presentare di persona i suoi lavori.

Higher Learning è un’evoluzione di Eighteen Stations, presentata a New York ed esposta recentemente a Stoccolma. Il progetto originale è stato realizzato in collaborazione con la Robert Miller Gallery di New York e il Kulturhuset Stadsteatern di Stoccolma.

Nata nel 1946, Patti Smith, nota al grande pubblico per essere una delle cantanti più importanti della storia del rock, è un’artista poliedrica: fotografa, pittrice, scultrice, scrittrice, poeta e performer che ha lasciato, e continua a lasciare, un segno indelebile nel panorama culturale americano e internazionale attraverso una carriera che dura da più di quarant’anni. Durante le sue prime esplorazioni nel campo delle arti visive ha lavorato a stretto contatto con Robert Mapplethorpe, uno dei più grandi fotografi e ritrattisti tra gli anni Sessanta e Ottanta del secolo scorso. I due artisti si sono incontrati per la prima volta a New York City nel 1967 e sono rimasti amici fino alla morte di Mapplethorpe nel 1989.

Dopo più di dieci anni dalla sua ultima mostra di opere fotografiche in Italia, con Higher Learning Patti Smith torna a esporre con un’esibizione che ruota intorno al mondo del libro M Train, uscito nel 2015. Nel volume l’artista, come ha scritto la prestigiosa rivista “Rolling Stone”, “affronta un percorso attraverso i ricordi più cari, viaggia tra vita vissuta e universo onirico, suo fedele compagno di sempre”. Smith descrive quella che è, a tutti gli effetti, una sua autobiografia, “una tabella di marcia per la mia vita”, raccontando dai caffè alle abitazioni in cui ha lavorato in giro per il mondo. Riflettendo sui temi e sulle sensibilità del libro, Higher Learning è una sorta di meditazione sull’atto della creazione artistica e sul passare del tempo. Le fotografie illustrative che accompagnano le pagine del libro si soffermano, insieme con gli scritti, sul potenziale che l’arte e la letteratura possono offrire alla speranza e alla consolazione. Le foto ritraggono i letti, le statue, gli strumenti artistici e le lapidi, che sono appartenuti a personaggi che hanno contribuito a formare e sviluppare la cultura dell’umanità, creando una sorta di diario visivo. Le stampelle di Frida Kahlo, il letto di Gabriele D’Annunzio, l’accappatoio di Johnny Depp, l’appartamento di Carlo Mollino, il bastone di Virginia Woolf, le tombe di Pier Paolo Pasolini e Jean Genet e la sedia di Roberto Bolaño resuscitano la loro anima attraverso le immagini dei loro beni o dei loro luoghi di riposo. A Parma, l’unica tappa italiana, l’artista esporrà anche alcuni scatti non presenti nella mostra di New York e Stoccolma.

“Da giovane – spiega Patti Smith sognavo di frequentare una grande università. È un onore ricevere la Laurea honoris causa dall’Università di Parma, una delle più antiche e prestigiose Università d’Europa.

Ho sempre creduto nell’importanza dell’istruzione, e ottenere un riconoscimento da parte di questa eminente istituzione di istruzione superiore è sia motivo di imbarazzo che di stimolo.

Il senso della mostra è un omaggio a un altro genere di istruzione. L’università della vita, dei viaggi, dei libri, artisti, poeti e insegnanti.

Le immagini sono rappresentazioni visive del pellegrinaggio e della gratitudine, e un continuo amore e rispetto per le nostre voci culturali, per le loro grandi opere e per l’umiltà dei loro strumenti. Un pennello, una macchina da scrivere e i letti in cui hanno sognato. I luoghi della loro pace eterna”.

Smith utilizza una macchina fotografica vintage Land 250 Polaroid, prodotta alla fine degli anni ’60 con un telemetro Zeiss Ikon. La fotocamera si serve di una speciale pellicola che produce una stampa a sviluppo istantaneo. Le fotografie Polaroid di Patti Smith sono stampate su gelatina d’argento in edizioni limitate da dieci. Nell’epoca degli scatti digitali e della manipolazione delle immagini, le sue opere combattono per l’uso della fotografia nella sua forma più classica, come strumento per documentare e fissare per sempre un istante, un momento ritrovato.

All’interno della mostra sarà allestita anche la Patti Smith Library, contenente un centinaio di opere letterarie e cinematografiche che hanno ispirato e guidato il lavoro dell’artista nel corso della sua vita. I libri e i DVD saranno a disposizione del pubblico, che potrà consultarli sul posto. Alcune opere saranno anche in vendita nel bookshop.

La mostra Higher Learning è resa possibile grazie al supporto di BDC, Bertinelli Cibus&Fun, Conad Centro Nord, Fondazione Monte Parma, Fondazione Cariparma, Banca Mediolanum.

MOSTRA THE NY SCENE – ARTE, CULTURA E NUOVE AVANGUARDIE ANNI ’70-’80

Insieme a Higher Learning è stata inaugurata sempre a Palazzo del Governatore un’altra mostra di opere fotografiche, The NY Scene – arte, cultura e nuove avanguardie anni ’70-’80, prodotta da Photology in collaborazione con il Comune di Parma e “dedicata – come ha ricordato l’Assessore alla Cultura del Comune di Parma Laura Maria Ferraris – alla scena newyorkese proprio di quegli anni che tanto hanno inciso sulla creatività e su una cultura poi diventata globale e sulla stessa esperienza di Patti Smith”.

Durante tutti gli anni ’70 New York diventa la capitale mondiale dell’arte contemporanea e la grande affermazione commerciale della Pop Art fa sì che la cultura delle avanguardie cresca nei salotti borghesi della città. La mostra vuole ricordarci quei momenti che New York ha vissuto tra sesso, arte, droga, cultura pop e avanguardie letterarie.

I fotoartisti in mostra sono stati scelti tra tanti che hanno operato in quegli anni in una New York fatta a immagine fotografica. Gli scatti e i video su grandi personaggi pop, cittadini comuni e luoghi creativi e alla moda rappresentano frammenti di memoria di un genere di esperienza che grandi fotografi e artisti come Galella, Ginsberg, Goldin, Gorgoni, Makos, Mapplethorpe e Warhol hanno voluto o saputo affrontare con coraggio e abnegazione.

Alcuni di questi erano profondamente legati a Patti Smith, che ha vegliato Ginsberg sul letto di morte e ha vissuto gli anni più formativi della sua giovinezza assieme a Mapplethorpe.

Negli anni ’70 la fotografia artistica attraversa cambiamenti radicali. La nascita della performance e delle installazioni, nonché dei vari tipi di landart e bodyart, rende la documentazione fotografica indispensabile. La grande rivoluzione che questi artisti hanno saputo cogliere nella “Big Apple” di quegli anni è il primo sintomo di un mondo in cambiamento, quello della “cultura totale”, dello “snobismo di massa”, di una società senza più “middle class”. È la nuova America edonista di Ronald Reagan quella che sta per nascere, una società che in pochi anni corrisponderà al “sistema mercato”.

New York è l’avamposto di questa nuova cultura, in un continuo slittamento downtown – uptown dove la borghesia si innamora della cultura delle avanguardie e le avanguardie vivono grazie ai finanziamenti dei salotti borghesi. Si crea un sistema culturale trasversale fatto di nuove esperienze di una e dell’altra parte: come le visioni poetiche e letterarie della Beat Generation entrano nella musica pop, così la nuova disinibita cultura gay pervade l’arte delle gallerie più rinomate della città.

È l’interesse per la quotidianità che genera arte, poesia, letteratura e addirittura cinema in quella New York caposaldo della nuova cultura americana. Ed è interessante osservare che, con modalità diverse, fu proprio il Neorealismo italiano ad essere antesignano di questo sistema culturale trasversale che ha regalato al mondo intero uno dei più acclamati periodi artistico – culturali del Novecento. Il cambiamento che New York ha prodotto tra il 1970 e 1980 è quanto di più radicale avvenuto nella società occidentale di fine secolo.

Le mostre Higher Learning e The NY Scene – arte, cultura e nuove avanguardie anni ’70-’80 chiuderanno il 16 luglio.

Gianni Boncompagni, muore l’innovatore della tv italiana

April 18, 2017 Leave a comment

Gianni Boncompagni

Il conduttore radiofonico, paroliere, autore televisivo e regista aveva 84 anni. In una carriera di oltre mezzo secolo, con i suoi programmi ha cambiato la faccia del piccolo schermo

È morto a Roma Gianni Boncompagni. Aveva 84 anni. Conduttore e autore radiofonico e televisivo, regista, nel corso di una carriera lunga circa mezzo secolo è stato l’ideatore di numerosi programmi che hanno segnato la storia della televisione italiana. Tra i grandi innovatori dello spettacolo insieme a Renzo Arbore, ha dato vita a show rivoluzionari come Alto gradimento, Bandiera gialla, Pronto, Raffaella?, Domenica In, Non è la Rai, Carramba. Boncompagni era nato ad Arezzo il 13 maggio del 1932. A dare la notizia della morte sono state le figlie Claudia, Paola e Barbara: “Dopo una lunga vita fortunata, circondato dalla famiglia e dagli amici se n’è andato papà, uomo dai molti talenti e padre indimenticabile”. La camera ardente sarà allestita martedì 18 aprile a Roma, alle 12, nella sede Rai di via Asiago 10.

“A tutti i maggiori degli anni 18, a tutti i maggiori degli anni 18, questo programma è rigorosamente riservato ai giovanissimi”. Poi la sigla con la voce di Rocky Roberts. Boncompagni e Renzo Arbore aprono così Bandiera Gialla, è il 1965, la Rai è quella di Ettore Bernabei che solo quattro anni prima aveva fatto indossare i collant neri coprenti alle gemelle Kessler. Bandiera Gialla per primo, nella storia della radio italiana, porta una ventata beat, apre le porte a Patty Pravo, Lucio Battisti e alla swingin’ London, all’umorismo e alla goliardia. La liturgia radiofonica va a gambe all’aria, i giovani scoprono di essere giovani e soprattutto scoprono che c’è spazio anche per loro, per divertirsi. Un trend che la coppia svilupperà e amplificherà con Alto gradimento (1970), fucina dell’improvvisazione e del sommo cazzeggio nonsense.

“La nostra amicizia è nata quando avevamo all’incirca 25 anni – ricorda Arbore – un’amicizia non conclusa ora che eravamo più vicini agli Ottanta che ai Settanta, come diceva sempre lui con il suo straordinario spirito toscano. Per me è stata un’amicizia provvidenziale, spero lo sia stato anche per lui. Ci conoscemmo ai tempi di quando frequentavamo il corso di maestro programmatore, eravamo compagni di banco. Aveva una visione moderna della vita, un senso d’umorismo all’avanguardia. Una visione che lo ha portato a rivoluzionare la radio e la tv. Spero di essergli stato utile con il mio atteggiamento più riflessivo e romantico, ma altrettanto teso a rivoluzionare la radio e la tv”.

Nel 1977 Boncompagni debutta in tv con Discoring. Poi arriva Pronto, Raffaella?(1984), condotto da Raffaella Carrà, di cui è stato pigmalione e con la quale ha avuto una lunga relazione sentimentale. Tocca poi a Pronto, chi gioca? (1985) condotto da Enrica Bonaccorti e a tre edizioni di Domenica in. Nel 1991 il passaggio a Mediaset, con Primadonna condotto da Eva Robin’s e soprattutto Non è la Rai, il programma che ha per protagoniste decine di ragazze adolescenti, alcune destinate ad continuare la carriera nella tv e nel cinema, come Claudia Gerini, Alessia Merz, Antonella Elia, Laura Freddi, Lucia Ocone, Romina Mondello, Sabrina Impacciatore e soprattutto la “primadonna” Ambra Angiolini che diventa l’idolo dei teenager. E che oggi lo ricorda con questo messaggio: “Se n’è andato il giorno di Pasqua ….è stato un genio anche nel salutarci. Grazie da una ragazzina normale che tu hai fatto in modo che crescesse con il coraggio di essere diversa da tutto, nel bene e nel male . Sei ovunque”.

Torna alla Rai, nel 1996-97 firma due edizioni di Macao (la prima con Alba Parietti, poi esclusa), la cui seconda edizione chiude per bassi ascolti. Ugualmente sfortunata l’esperienza di Crociera. Nel 2002 il rilancio con il Chiambretti c’è di Piero Chiambretti, tra informazione e varietà, poi tra il 2007 e il 2008 dirige e conduce Bombay su La7.

Padre della tv leggera e imprevedibile, Boncompagni firma anche delle hit musicali: Ragazzo triste, portata in classifica da Patty Pravo e Il mondo, successo mondiale lanciato nel 1965 da Jimmy Fontana, nonché tutte le hit di Raffaella Carrà, da Tuca tuca a Tanti auguri e ancora A far l’amore comincia tu. “Bandiera gialla”, ricordava, ” segnò un cambiamento culturale. Abbiamo lanciato i Beatles contro i Rolling Stones, i complessi li abbiamo battezzati tutti. Approfittando della scarsa conoscenza dell’inglese mettevamo anche canzoni con doppi sensi, allora inconcepibili per la radio, tipo Got My Mojo Working di Jimmy Smith, che voleva dire ‘porto il mio cosino a lavorare'”. Ma poi, con un po’ di malinconia, aggiungeva: “Oggi non s’inventa più niente. Gli stadi si riempiono con nomi orrendi, non ci sono mica i Beatles e loro, i giovani del cavolo, cantano canzoni senza senso. Quelli degli anni Sessanta erano spaventosi ma l’Italia era molto indietro. Quando dico che per certi cantanti ci vogliono gli arresti domiciliari così non fanno danni non deve ridere. Deve darmi retta”.

Interrogato, pochi anni fa, su quale fosse lo stato della tv, aveva detto: “Oggi guardo molto Sky, Maurizio Crozza su La7, History Channel o i film. Sulla Rai solo L’eredità, forse perché mi sento molto bravo nel dare le risposte. Ma la tv in generale verrà vista sempre meno, anzi nei prossimi dieci anni scadrà. A guardarla ormai sono solo donne anziane semianalfabete, quelle che votano Berlusconi. I ragazzi non sanno neanche cosa sia. La tv di oggi è Internet, con tutto quello che comporta. Sopravviverà per lo sport, che ci sarà sempre”.

Fonte: Repubblica.it

Categories: Obituario Tags: