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Mauritia, scovato il piccolo continente perduto dell’Oceano Indiano

mauritia

Non c’è oceano di cui si favoleggi almeno un continente inabissato, che sia Atlantide, Lemuria oppure Mu. Tuttavia, solo quello dell’Oceano Indiano è esistito davvero, come afferma un articolo pubblicato sulla rivista “Nature Communications” dai geologi di alcuni istituti di ricerca europei e sudafricani. I ricercatori l’hanno battezzato Mauritia, in omaggio all’isola tropicale che rappresenta buona parte di ciò che oggi ne rimane. Un nome nuovo, per distinguerla appunto dall’immaginaria Lemuria, il continente che secondo alcuni zoologi dell’ottocento avrebbe collegato in tempi remoti India e Madagascar, spiegando la presenza dei lemuri nelle due regioni. E pure dalle numerose leggende come quella del Kumari Kandam, una fertile mesopotamia presente nella cosmologia dei Tamil, oppure della Jambudvipa, il più importante dei continenti della mitologia Indù poiché vi sorge il monte Meru, sede di ogni tipo di godimento.

I primi indizi dell’esistenza di Mauritia risalgono a quattro anni fa quando il gruppo coordinato da Trond Torsvik, professore di Geofisica all’Università di Oslo e coautore del presente studio, trovò sulla spiaggia di Mauritius alcuni piccoli zirconi, tipicamente presenti nei graniti. Nell’articolo pubblicato su “Nature Geoscience” i ricercatori stabilirono che i cristalli si fossero formati durante processi geologici della croste molto più antichi dei basalti dell’isola. Mauritius nasce tra gli otto e i nove milioni di anni fa in seguito all’eruzione di alcuni vulcani sottomarini mentre gli zirconi risalivano a un’epoca compresa tra 660 e 1.970 milioni di anni fa. Il loro ritrovamento era quindi da attribuire all’attività vulcanica che avrebbe portato in superficie alcuni frammenti di una placca continentale sconosciuta e intrappolata sotto gli strati di lava dell’isola. Per quanto plausibile, l’esistenza di Mauritia rimaneva però un’ipotesi: i ricercatori non potevano garantire l’origine locale dei cristalli che avrebbero potuto giungere sulla spiaggia trasportati, per esempio, dal vento. Per fugare ogni dubbio, il gruppo di Lewis Ashwal, professore di Geochimica presso l’Università del Witwatersrand a Johannesburg, ha esaminato la composizione di alcune rocce estratte dalle profondità dell’isola. Il ritrovamento di altri zirconi, di età superiore a quelli trovati da Torsvik, ha rappresentato la prova definitiva dell’esistenza di un piccolo continente perduto. L’analisi degli isotopi di alcuni elementi chimici contenuti ha inoltre escluso la loro provenienza dalle vicine Madagascar, Seychelles e perfino dall’India.

Come Africa, Antartide, Australia e India, Mauritia era in origine parte del grande supercontinente meridionale noto come Gondwana. Circa 84 milioni di anni fa, nell’epoca del Cretacico superiore, India e Madagascar iniziarono ad allontanarsi in direzioni opposte. Trovandosi tra le due, Mauritia subì un progressivo stiramento che assottigliò e sfilacciò la sua crosta, riducendola in numerosi piccoli frammenti presto sommersi dal neonato Oceano Indiano. Secondo gli autori i resti del continente perduto comprenderebbero infatti una serie di isole e isolotti tra i quali l’arcipelago delle Laccadive, le isole Chagos e buona parte delle Mascarene. La presenza in profondità di porzioni di crosta continentale, più spessa di quella oceanica, spiegherebbe inoltre le anomalie gravimetriche misurate in alcune regioni dell’Oceano Indiano. Insomma, nessun cataclisma o punizione divina: Mauritia si inabissò in risposta a dinamiche geologiche naturali, milioni di anni prima che potesse svilupparsi alcuna civiltà umana. I sognatori possono dichiararsi comunque soddisfatti: Atlantide è esistita davvero anche se circondata dalle acque di un altro oceano.

Fonte: National Geographic Italia

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