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Franca Sozzani, muore la signora della moda italiana

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Si è spenta a Milano Franca Sozzani. Era nata nel 1950, aveva 66 anni. Era malata da oltre un anno. Originaria di Mantova, ha dedicato la sua vita all’edizione italiana di «Vogue». Dopo la laurea in lettere e filosofia all’Università Cattolica di Milano, aveva iniziato a lavorare per «Vogue Bambini», poi nel 1988 assunse la direzione di «Vogue», una carica mantenuta fino alla sua morte.

«Ma qualche volta, per favore, give me a break». Chiudeva così sette anni fa uno dei suoi blog più letti. «Felice di piacervi e non», il titolo. «Non si può sempre piacere a tutti e soprattutto non si deve». Ancora una volta è lei, Franca Sozzani, la più brava a raccontarsi. Testo, titolo e foto. Non ha mai nascosto a nessuno che era nata per questo, per andare avanti. «Il successo ce lo si guadagna, oserei dire ce lo si inventa. Niente arriva per caso anche se la fortuna di cadere al posto giusto, nel momento giusto, con la persona giusta agevola parecchio. Ma la sorte, si sa, è alterna. Non è proprio la base su cui costruire il proprio successo. Il talento, il tuo, è la vera forza».

Ha lottato sino all’ultimo

Così diceva. Poi con la bacchetta magica dell’ironia, sottile e intelligente, e con l’abito dell’eleganza, innata e personale era sempre un po’ più avanti di tutti. Franca Sozzani se ne è andata. Avrebbe compito 67 anni il 20 gennaio. Era ammalata da tempo, ma pochissimi sapevano. Una malattia incurabile, una di quelle per cui si era impegnata a combattere a suon di charity e serate: dal 2013 era presidente della Fondazione Ieo, Istituto Europeo di Oncologia. Sino all’ultimo ha combattuto contro il suo male e quello di altri. Alle sfilate in autunno era arrivata. No, non era a tutte, come spesso faceva. Un po’ affaticata. I lunghi capelli biondi più corti. Null’altro. Sempre disponibile a fare quattro chiacchere con chiunque. A rispondere alle domande. A dare il suo parere. E va detto perché non è così che si comportano tutte.

«Miranda non esiste»

«Dimenticate per favore Il Diavolo veste Prada. Miranda non esiste! Prepotenza, Capricci? Non ce ne sarebbe neanche il tempo. E poi, non vedo chi li sopporterebbe o chi mi sopporterebbe». Con questo la “direttora” non era una che le mandava a dire. Con il sorriso e l’ironia di cui sopra faceva sempre capire il suo punto di vista. Ai “suoi” ma anche a stilisti, fotografi, imprenditori. Lei è stata la moda in Italia, dal 1988, da quando è diventata direttore di VogueItalia rivoluzionando, sovvertendo, stupendo, contestando un sistema intero.

A 25 anni la passione per la moda

Nata a Mantova, un destino borghese che sembrava già scritto: matrimonio, famiglia, vacanze, frivolezze. Dopo il diploma al liceo classico “Virgilio” nella sua città, si laurea a Milano, alla Cattolica, in lettere e filosofia. Si sposa e dopo tre mesi di separa. A 25 anni quella grande passione per la moda, quella curiosità di capire e quelle idee, tante, tantissime. «Sì che sono una vincente! Non perché sia presuntuosa, ma perché tutte le mie idee hanno avuto successo». Erano gli anni Settanta ed entra a Vogue Bambino: «Ho deciso che volevo lavorare e fare la stylist e ho preso subito tutto sul serio. Oliviero Toscani racconta sempre che ero “una deficiente puntaspilli vestita Saint Laurent”», ironizza. Nel 1980 è già a dirigere un femminile vero Lei e nel 1983 le affidano anche la versione maschile Per lui. Nell’88 arriva a Vogue Italia e per la sua audacia più di una volta il direttore di Condé Nast International Jonathan Newhouse minaccia di licenziarla perché le sue «impertinenze», cioè foto e messaggi, sono troppo forti agli occhi di troppi pubblicitari perbenisti. Che dire del numero (luglio 2008) tutto con servizi con protagoniste solo modelle di colore e con articoli contro il razzismo? O quello contro la chirurgia estetica? O per le donne curvy? O contro le violenze domestiche? E tutto questo sul palcoscenico di un teatro di sete e lustrini. Da una parte le denunce sociali (nel 2014 è stata nominata anche ambasciatrice Onu per il programma alimentare). Dall’altra l’intuito per i talenti: da Gianni Versace a Giorgio Armani da Bruce Weber a Peter Lindbergh a Steven Meisel. E la consapevolezza che i giovani vanno aiutati, per esempio con i premi e i concorsi (Who’s Next). Dal 2006 è anche direttore di Vogue Uomo e dal 2015 è responsabile di tutti i periodici Vogue (Bambino e Sposa). In settembre a Venezia, durante la mostra del Cinema, è uscito il film documentario sulla vita di Franca Sozzani. La regia è del figlio, Francesco Carozzini, nato nel 1982, «Chaos and creation»: «La fama quella vera, deriva dalle capacità vere, dall’avere fatto cose vere. Questa è la vera fama».

Fonte: Corriere Della Sera

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