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“Oltre le colline” di Cristian Mungiu, recensione di Marius Creati

Oltre le colline di Cristian Mungiu, recensione di Marius Creati

Un film davvero commovente che sottolinea quanto l’essenza dell’amore, anche quello più recluso agli occhi degli uomini, tragga la sua forza  dalle situazioni più inverosimili… e per amore dell’altra si riesca a sopportare un livello di sopravvivenza psicologica al di fuori della normalità. Non è un film che va contro taluna forma di religione, anche se la venerazione, intesa come forma di salvezza dell’anima, nella narrazione diventa uno strumento di sofferenza interiore, non che di privazione corporale… ma diventa un confronto tra umanità e spiritualità mente l’amore stesso sottende la propria bestialità nutrita dalla vessazione della libertà, colpita nella sua fugacità mediante una spoliazione crescente che denuda le due donne nel profondo e le induce all’aberrazione del raziocinio… Ciò che si scopone nell’animo è avvertire quanto la purezza dei sentimenti possa posporre la fuga a favore del servo arbitrio, quale sottomissione appagante attraverso cui la morte diventa icona empirica della certezza… quella di voler amare fino all’estremo dell’ultimo respiro. Nella mia trasposizione virtuale della narrazione vedo le due giovani donne, Alina e Voichita, libere di potersi amare al di là degli schemi dell’indigenza, libere di potersi confrontare in un mondo più solidale.

Marius Creati

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