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Archive for September 17, 2015

Citazione di Dino Buzzati Traverso

September 17, 2015 Leave a comment

Dino Buzzati Traverso

“Meravigliosa è la forza dei deserti d’Oriente fatti di pietre, di sabbia e di sole, dove anche l’uomo più gretto capisce la propria pochezza di fronte alla vastità del Creato e agli abissi dell’eternità, ma ancora più potente è il deserto delle città fatto di moltitudini, di strepiti, di ruote d’asfalto, di luci elettriche, e di orologi che vanno tutti insieme e pronunciano tutti nello stesso istante la medesima condanna.” – dal racconto L’umiltà.

Aïd el Kébir 2015, festa del sacrificio in Marocco

September 17, 2015 Leave a comment

preghiera Aïd el Kébir

L’Aïd el Kébir (festa del sacrificio) si svolgerà in Marocco entro il 23 e il 24 settembre 2015 (fasi lunari permettendo). Questa festa ha la durata di alcuni giorni ed è la più importante in assoluto per l’Islam, simbolo di sottomissione totale di Abramo e, per estensione, di tutti i credenti in Dio (Allah). Ha luogo il 10° giorno del Dhou al Hijja, ultimo mese del calendario musulmano e segna la fine del pellegrinaggio alla Mecca. Secondo il CoranoAbramo, inviato di Dio, obbedendo ad un comandamento divino, si apprestò a sacrificare il suo unico figlio, Ismaele, nato dalla sua unione co Hajar, una ex serva della sua prima moglie Sarah, quando l’Arcangelo Gabriele sostituì, nel momento dell’uccisione, un montone a Ismaele. Questo avvenimento è situato in prossimità della Mecca e, per sottomissione a Dio, Abramo è considerato come il migliore dei musulmani (secondo la Bibbia invece, Abramo è un discendente di Noè). Obbedendo a Dio si apprestò a sacrificare il figlio Isacco, nato dalla sua prima moglie Sarah, e tre erano gli angeli presenti.  L’intervento di Dio salvò poi Isacco e l’avvenimento è situato a Gerusalemme. L’animale da sacrificare (il montone) non deve essere ucciso all’istante ma dissanguato. Secondo la legge islamica, questa operazione spetta al capofamiglia, che può delegare un sacrificatore riconosciuto, e deve essere compiuta dopo la preghiera dell’Aïd, venti minuti circa prima dell’alba, annunciata da un Imam. Il montone deve essere poi diviso in tre parti uguali; una per la famiglia, una per i vicini e amici e l’ultima, composta dai pezzi più prelibati, deve essere donata i poveri. Nel Maghreb e in Egitto si utilizza il nome Aïd el Kébir (grande festa) per distinguerla dall’Aïd el Seghir (piccola festa), che segna la fine del Ramadan. In diversi paesi dell’Africa come il Mali, il Niger, il Senegal e il Benin la festa dell’Aïd El Kebir è chiamata Tabaski, mentre  per una parte degli Amazighs (berberi) dell’Africa del nord è chiamata Tafaska. In Arabia Saudita e negli altri Paesi musulmani è chiamata Aïd el AdhaPosterò in seguito sugli aspetti socialiculturali e folcloristici di questa festività, importante e spettacolare, che può  essere poco tollerata dai turisti occidentali in quanto sono  momenti abbastanza forti e violenti; si calcola che oltre 5 milioni di montoni vengono sgozzati nella mattina del Aïd in Marocco. Quindi a tutti gli animalisti e alle persone estremamente sensibili,  consiglio di non raggiungere il Marocco ( e comunque i Paesi musulmani) in quei giorni.

Fonte: My Amazighen

“Au Maroc” di Pierre Loti, Edarc Edizioni

September 17, 2015 Leave a comment

au-maroc

A proposito di questo libro sul Marocco lo scrittore Henry de Montherlant disse: ” E’ il miglior libro che ho letto sul Marocco”. Nel febbraio del 1889, a 39 anni, Pierre Loti (14 gennaio 1850 – 10 giugno 1923) ricevette una proposta da Jules Patenotre, che stava per essere nominato ministro plenipotenziario a Tangeri. Dovrà presentare le sue lettere con le credenziali al Sultano e desiderava che Pierre Loti facesse parte della delegazione ufficiale. Lo scrittore francese accettò. Loti era un autore che pubblicava molto e i suoi scritti in quel periodo furono dei successi editoriali. Si fece conoscere con diversi articoli sul Figaro che fustigavano l’eccesso delle truppe francesi a Tonkino ma, il suo nome è legato indissolubilmente alla Turchia, a Tahiti, al Senegal, al Giappone e alla Bretagna. Con il suo consenso alla missione anche l’Africa del nord sarà legata alla sua figura di scrittore.  “Au Maroc” apparve nove mesi dopo il suo viaggio ed è la prima grande opera d’arte di Loti sul viaggio. Il mondo dell’Islam è una patria mitica per lo scrittore già a 26 anni, età in cui conobbe la Turchia e la scoperta di Istanbul, il 1°agosto 1876, e per il giovane uomo divenne una data essenziale. Il mondo mussulmano corrispondeva in forma totalitaria al suo essere. Scrisse nel libro: ” Io che sempre ho sentito la mia anima metà araba, il mondo musulmano è la mia seconda patria”. Loti era turco come Stendhal era milanese. Preparò meticolosamente il suo libro; prese le sue precauzioni, avvertì che lo scritto era diverso dagli altri suoi scritti e lo pensò come un libro importante. Ebbe paura di essere frainteso, di ricevere critiche dai suoi lettori e da questi sentimenti nacque la prefazione. Loti scrisse: “Dove la vita dimora sempre uguale oggi come mille anni fa, è un paese senza strade, senza sentieri”. “Niente è stato così brusco o più completo dell’espressione di spaesamento, di cambiamento del mio essere in un altra persona di un mondo diverso e di un epoca anteriore”, scrisse nel libro. L’odore delle felci gli ricordò Saigon e la pioggia “una Bretagna di un epoca passata”. In Marocco ricevette l’aiuto di qualche francese al servizio del Sultano e visitò Fèz, i mercati, i bazar caotici e osservò dalle terrazze della medina i suoi vicini. Volle visitare anche il mercato degli schiavi ma non trovò nessuno salvo una piccola ragazza di colore che la sua maitresse obbligava a vendere il suo corpo. Descrizioni del cielo, dei fiori, la bellezza dei volti, delle attitudini, degli abiti..Tutto il suo guardare diventò scritto musicale, pretesto per l’armonia. Pochi giorni ma un impressione di affrancamento solca le pagine del libro. Durante il suo viaggio piovve molto, vide pochi alberi e sparuti villaggi, nell’itinerario voluto dalla Ambasciata ma bastò per comprendere l’essenza di un popolo. L’esperienza di Loti in Marocco ebbe inizio il 26 marzo 1889 e terminò il 4 maggio dello stesso anno. Pochi mesi che cambiarono la vita di questo artista.

Fonte: My Amazighen

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