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Archive for September, 2015

“Ultimo dipinto”, personale di Gabriele Picco presso smART-polo per l’arte a Roma

September 29, 2015 Leave a comment
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Opening: mercoledì 30 settembre 2015 | ore 18.30 Piazza Crati, 6/7 Roma

smART-polo per l’arte inaugura una nuova stagione di mostre con Ultimo dipinto, una personale di Gabriele Picco a cura di Davide Ferri.
Ultimo dipinto include circa cento dipinti realizzati dall’artista in un periodo di residenza svolto nella sede di smART durante la scorsa estate.
Ultimo dipinto non è solo una mostra di dipinti recenti: ognuno dei dipinti, contrassegnato dalla sigla LP (Last Painting), è proprio l’ultimo che l’artista avrebbe voluto fare ed è un tentativo di liberarsi da un vizio, com’era per le sigarette di Zeno Cosini ne La coscienza di Zeno.
Così ogni dipinto, essendo potenzialmente l’ultimo, contiene alcuni tratti emblematici della pittura di Gabriele Picco. La pittura, come il disegno e la scultura, accompagna l’artista fin dagli esordi: dai quadri che raccontavano storie, con figure sorprese in azioni vagamente grottesche e surreali (dipinti con tratti adolescenziali e dimessi), a quelli astratti dell’ultimo periodo (realizzati con la moka, con la polvere o con oggetti applicati su una superficie monocroma), fino agli ultimi dipinti, in cui il tempo si riannoda e tutte queste cose possono essere combinate assieme.
Ultimo dipinto è dunque la storia di un pittore e di una vita piena di dipinti, di una fine che non finisce, che si ripete ininterrottamente, la fine impossibile di un vizio che non smette mai di accompagnarti.
E come accade con le sigarette nel celebre romanzo di Svevo, ogni ultimo dipinto rimanda inevitabilmente al primo.

smART – polo per l’arte | Piazza Crati 6/7 – 00199 Roma
Stephanie Fazio – Direttore spazio espositivo
Orari: da martedì a venerdì 11/13 – 15/18 – sabato su appuntamento
Tel: +39 06 99345168 – e-mail: esposizioni@smartroma.org
http://www.smartroma.org – Facebook & Twitter: smART – polo per l’arte

Antartide, trattato internazionale per la pace e la ricerca nel territorio incontaminato

September 29, 2015 Leave a comment

antartideL’ultimo continente del Pianeta scoperto ed esplorato, a causa della sua posizione geografica e del clima rigido è stato l’Antartide. Esso è tutelato da un trattato noto come Trattato Internazionale per l’Antartide, stipulato a Washington il 1° Dicembre 1959, ad aderirvi furono 12 Nazioni che presero parte all’Anno Geofisico Internazionale (1957-1958). Entrò in vigore il 23 Giugno 1961 ed il suo compito era quello di garantire a tutte gli Stati partecipi di poter usufruire del territorio Antartico per fare ricerca, con scopi esclusivamente pacifici e nel rispetto dell’ecosistema.

Oggi aderiscono al trattato ben 48 Paesi, che rappresentano più dell’80% della popolazione mondiale, l’Italia vi ha aderito il 18 Marzo 1981. Nel 1991 seguì un protocollo, noto come Protocollo di Madrid, il quale dichiarava la messa al bando per i successivi 50 anni di tutti gli sfruttamenti minerari dell’Antartide con relativa valutazione dell’impatto ambientale per ogni attività svolta. A causa del suo isolamento geografico e del clima rigido che non favorisce le esplorazioni, l’Antartide resta il più grande Paradiso Inesplorato della Terra. Ad eccedere al territorio antartico sono scienziati, tecnici e militari che prendono parte alle spedizioni ed in estate sono circa 10 mila persone, mentre in inverno a causa delle condizioni rigidissime si riducono ad un terzo. Anche l’Italia con il PNRA (Programma Nazionale di Ricerche in Antartide), finanziato dal Miur svolge attività di ricerca in Antartide in numerose discipline come scienze della terra, fisica dell’atmosfera, biologia, cosmologia, medicina, oceanografia, climatologia e molte altre. Anche i turisti possono accedere al territorio sempre rispettando il Trattato Antartico e si aggirano intorno alle 30 mila persone durante tutto l’anno. Giungono in Antartide mediante navi provenienti dall’Argentina, dalla Tasmania e dalla Nuova Zelanda.

Ad affascinarli non sono solo i paesaggi infiniti ed inesplorati ma anche la fauna costituita prevalentemente da organismi marini tra i quali 7 specie di foche e 8 specie di pinguini. Questi ultimi rappresentano il 90% della biomassa. L’Antartide non solo è un territorio dai paesaggi mozzafiato ma è anche un laboratorio naturale che racchiude in se informazioni fondamentali sul nostro pianeta. Gli scienziati affrontando difficoltà non indifferenti legate alle condizioni climatiche rigide cercano di svelare i segreti del nostro pianeta e di tutto ciò che ci circonda. Solo conoscendo ciò che siamo e che eravamo potremo capire che strada percorreremo!

Fonte: MeteoWeb

Categories: Antartide Tags:

“Needless to say I have some unusual habits”, personale di Antoine Donzeaud presso il Rivoli2Due di Milano

September 27, 2015 Leave a comment
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“Needless to say I have some unusual habits” Personale di Antoine Donzeaud con Micah Hesse A cura di Domenico de Chirico

Dal 2 Ottobre al 14 Novembre la Fondazione Rivoli2 presenta la mostra personale di Antoine Donzeaud, curata da Domenico de Chirico.

Per questa nuova mostra, Antoine Donzeaud ha scelto di non di non descrivere gli oggetti nella realtà del mondo che osserviamo. I suoi lavori trattengono perciò una libertà nella forma essendo però al contempo immersi in una fiction narrativa.

“Needless to say I have some unusual habits” (inutile dire che ho strane abitudini) è un verso preso da un personaggio di una fiction: Dexter Morgan, il serial killer dell’omonima serie Dexter. Esiste uno stretto collegamento estetico tra il modus operandi del serial killer – il cui materiale preferito sono teli trasparenti di plastica – e l’artista, le cui opere mirano ad offrire una visione analitica ed espansiva del suo lavoro.

La disposizione dello spazio della Fondazione Rivoli2 su tre piani verticali offre la struttura ideale, che rinforza la sequenzialità ricercata nella mostra. Antoine Donzeaud ha sviluppato una interpretazione della propria arte attraverso tre capitoli: La Genesi, la Creazione e la Presentazione.

Come un “Action Painting scomposto” Antoine Donzeaud presenta i diversi stadi di produzione della propria opera nell’intenzione di non sottolineare il solo atto fisico della loro generazione. Alcuni protocolli vengono scavalcati per permettere di osservare alcuni passi scelti del processo creativo, riproposti in un ciclo continuo.
Il risultato finale è una registrazione sequenziale di azioni ed eventi che conducono alla creazione dei suoi lavori. Ogni livello è come un’istantanea che offre una reinterpretazione di un momento creativo congelato.

La mostra costituisce un luogo di riflessione sulla pittura contemporanea: ogni passo che la compone è uno scenario teatrale. Invita l’osservatore ad adottare una visione distaccata del proprio oggetto, giocando sulle modalità di presentazione (testo di Marine Brutti).

Note biografiche

Antoine Donzeaud (Vitry-sur-Seine FR 1985) si laurea a Villa Arson, Nizza. I suoi lavori sono il compimento spaziale di un’ urbanizzazione mentale che concepisce nuovi piani di layout in base allo spazio, la sua architettura e la sua storia.
I lavori i o i titoli delle mostre di Antoine Donzeaud sono ispirati alla letteratura, e i suoi riferimenti incontrano la saga Americana di J.D. Salinger così come le fantasie futuristiche di Robert A. Heinlein.
‘The moon is a harsh mistress’, la sua ultima mostra personale alla Galerie Valentin, Parigi, comprende una serie di tele trasparenti rovinate tese in cornici costruite come una declinazione di elementi architettonici. ‘Raise high the roof beam, carpenters’ al MonChéri di Brussels si riferisce a due simboli del grandeur Americano e inscena un habitat immaginario abbandonato. Nel suo progetto più recente “Mr. Vertigo”, Antoine Donzeaud mette in mostra delle installazioni in diverse stanze di una ex compagnia editoriale nei sobborghi di Parigi.

Micah Hesse (New Mexico, 1991) vive e lavora in Chinatown, New York.
BFA Cooper Union for the Advancement of Science and Art, New York.

Fondazione Rivoli2
La Fondazione Rivoli2 nasce nel 2013 con lo scopo di promuovere, documentare e sperimentare, nell’ambito delle realtà culturali, il percorso di artisti e curatori, mettendo a disposizione uno spazio per far conoscere progetti e lavoro di ricerca e, al contempo, offrendo la possibilità di entrare in relazione con le diverse rappresentanze del mondo dell’arte e con il pubblico.

Rivoli2 si trova a Milano nel cuore di Brera, accanto al Piccolo Teatro Strehler.
Lo spazio è collocato all’interno di un tipico palazzo milanese e si affaccia su di un cortile con una vetrata che lo caratterizza: 140 mq disposti su quattro livelli, di cui tre dedicati ad ospitare i progetti espositivi.
http://www.rivolidue.org

Milano, ottobre 2015
“Needless to say I have some unusual habits”
Milano, Rivoli2 – via Rivoli 2 (MM Lanza)
2 ottobre – 14 novembre 2015
Inaugurazione: giovedi 1 ottobre, ore 18.30

Orari :
dal martedì al venerdì 16.00-19.00; sabato 15.30 -19.30
In tutti gli altri giorni è possibile visitare la Fondazione su appuntamento

Ingresso libero

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Michele Miglionico, sostegno dei bambini colpiti dal terremoto del Nepal per UNICEF

September 25, 2015 Leave a comment

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MICHELE MIGLIONICO PER L’UNICEF

La Pigotta di Michele Miglionico a sostegno dei bambini colpiti dal terremoto del Nepal

Sabato 26 settembre 2015 alle ore 19.30, nella prestigiosa Cappella Palatina della Reggia di Caserta, Michele Miglionico, Carlo Alberto Terranova e lo stilista partenopeo Nunzio Russo sfileranno le loro creazioni di Alta Moda durante il “Gran Galà della Moda con gli Amici Unicef per i Bambini del Nepal”, un appuntamento solidale tra moda e beneficenza, presentato da Veronica Maya, conduttrice televisiva e ambasciatrice Unicef ed impreziosito dalle musiche dell’orchestra diretta dal Maestro Leonardo Quadrini.

Per questa occasione Michele Miglionico ha realizzato a sostegno dell’Unicef una Pigotta in versione Couture.  Non si tratta della classica Pigotta natalizia ma di una bambola unica e preziosa.

La Pigotta, che verrà messa all’asta durante il “Gran Galà della Moda con gli Amici Unicef per i Bambini del Nepal”, è ispirata alla collezione dedicata alle “Madonne Lucane”  presentata durante la settimana dell’Alta Moda romana.

L’ abito fedele all’originale è interamente in pizzo valencienne poggiato su gonne di organdis point d’esprit  e sostenuto da un sottogonna di tulle nero. Lo stilista, attento ai dettagli come sempre, non ha fatto mancare il velo nero, accessorio tipico delle donne del sud usato durante le processioni religiose.

Michele Miglionico reinterpretando la Pigotta ha voluto sostenere il sogno che ogni bambino dovrebbe avere cioè quello di vedere tutelati i loro diritti alla vita ed avere la possibilità di vivere in un mondo migliore.

Homo naledi, scoperta nuova specie umana preistorica che seppelliva i morti

September 23, 2015 Leave a comment

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Scienziati scoprono una nuova specie umana che potrebbe cambiare completamente la concezione che si aveva fino ad oggi dei nostri antenati.

L’università di Witwatersrand, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze e la Fondazione Nazionale di Investigazione di Tecnologia, ha annunciato la scoperta di una specie umana sconosciuta fino ad oggi. Il ritrovamento e le analisi sui fossili sono stati pubblicati sulla rivista ‘elife’. La nuova specie, è stata trovata in quella che viene definita la Culla dell’Umanità, a 50 chilometri da Johannesburg, in Sudafrica, e potrebbe rivelare grandissime novità sulla nostra evoluzione.

La scoperta

L’ Homo naledi, così definito dai ricercatori, sarebbe l’ultimo membro della famiglia umana, stando a quanto dicono gli esperti. I fossili di almeno 15 esemplari di Homo naledi sono stati recuperati in una zona nei pressi delle grotte Sterkfontein, dove i paleontologi scoprirono i resti di due antenati umani chiamati  ‘Signora Ples’ e ‘Piede piccolo’, rispettivamente nel 1947 e nel 1994. Lee Berger, ricercatore all’Istituto di Studi Evolutivi dell’Università di Witwatersrand, afferma che le ossa trovate, fanno presumere che l’Homo naledi appartiene alla nostra specie. Gli scavi, effettuati nel 2013, portarono alla luce 1550 frammenti di scheletri, che appartenevano a 15 individui, otto bambini e cinque adulti.

La sepoltura dei morti

I resti della specie sconosciuta si trovavano in una grotta chiamata Rising Star, a circa 50 chilometri da Johannesburg: ‘Erano davanti ai nostri occhi, nella valle più esplorata del continente africano’ , racconta Berger. Le caratteristiche anatomiche, la posizionano nel genere ‘Homo’. Nello specifico, l’Homo naledi si troverebbe tra l’australopiteco e l’Homo erectus, quindi, si crede che vissero almeno due milioni di anni fa. La cosa straordinaria è che questi corpi, sono stati spostati nella grotta successivamente la loro morte, cosa che indica che questa antichissima specie, aveva il culto della sepoltura, cosa che fino a poco fa si credeva esclusiva dell’uomo moderno. ‘L’Homo naledi seppelliva i cadaveri costantemente, questo indica che si vedeva diverso dagli altri animali’, afferma Berger. Il nome di Homo naledi, deriva dalla zona del ritrovamento: infatti ‘naledi’ significa stella, nel linguaggio sudafricano.

Fonte: Blastingnews

Citazione di Dino Buzzati Traverso

September 17, 2015 Leave a comment

Dino Buzzati Traverso

“Meravigliosa è la forza dei deserti d’Oriente fatti di pietre, di sabbia e di sole, dove anche l’uomo più gretto capisce la propria pochezza di fronte alla vastità del Creato e agli abissi dell’eternità, ma ancora più potente è il deserto delle città fatto di moltitudini, di strepiti, di ruote d’asfalto, di luci elettriche, e di orologi che vanno tutti insieme e pronunciano tutti nello stesso istante la medesima condanna.” – dal racconto L’umiltà.

Aïd el Kébir 2015, festa del sacrificio in Marocco

September 17, 2015 Leave a comment

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L’Aïd el Kébir (festa del sacrificio) si svolgerà in Marocco entro il 23 e il 24 settembre 2015 (fasi lunari permettendo). Questa festa ha la durata di alcuni giorni ed è la più importante in assoluto per l’Islam, simbolo di sottomissione totale di Abramo e, per estensione, di tutti i credenti in Dio (Allah). Ha luogo il 10° giorno del Dhou al Hijja, ultimo mese del calendario musulmano e segna la fine del pellegrinaggio alla Mecca. Secondo il CoranoAbramo, inviato di Dio, obbedendo ad un comandamento divino, si apprestò a sacrificare il suo unico figlio, Ismaele, nato dalla sua unione co Hajar, una ex serva della sua prima moglie Sarah, quando l’Arcangelo Gabriele sostituì, nel momento dell’uccisione, un montone a Ismaele. Questo avvenimento è situato in prossimità della Mecca e, per sottomissione a Dio, Abramo è considerato come il migliore dei musulmani (secondo la Bibbia invece, Abramo è un discendente di Noè). Obbedendo a Dio si apprestò a sacrificare il figlio Isacco, nato dalla sua prima moglie Sarah, e tre erano gli angeli presenti.  L’intervento di Dio salvò poi Isacco e l’avvenimento è situato a Gerusalemme. L’animale da sacrificare (il montone) non deve essere ucciso all’istante ma dissanguato. Secondo la legge islamica, questa operazione spetta al capofamiglia, che può delegare un sacrificatore riconosciuto, e deve essere compiuta dopo la preghiera dell’Aïd, venti minuti circa prima dell’alba, annunciata da un Imam. Il montone deve essere poi diviso in tre parti uguali; una per la famiglia, una per i vicini e amici e l’ultima, composta dai pezzi più prelibati, deve essere donata i poveri. Nel Maghreb e in Egitto si utilizza il nome Aïd el Kébir (grande festa) per distinguerla dall’Aïd el Seghir (piccola festa), che segna la fine del Ramadan. In diversi paesi dell’Africa come il Mali, il Niger, il Senegal e il Benin la festa dell’Aïd El Kebir è chiamata Tabaski, mentre  per una parte degli Amazighs (berberi) dell’Africa del nord è chiamata Tafaska. In Arabia Saudita e negli altri Paesi musulmani è chiamata Aïd el AdhaPosterò in seguito sugli aspetti socialiculturali e folcloristici di questa festività, importante e spettacolare, che può  essere poco tollerata dai turisti occidentali in quanto sono  momenti abbastanza forti e violenti; si calcola che oltre 5 milioni di montoni vengono sgozzati nella mattina del Aïd in Marocco. Quindi a tutti gli animalisti e alle persone estremamente sensibili,  consiglio di non raggiungere il Marocco ( e comunque i Paesi musulmani) in quei giorni.

Fonte: My Amazighen

“Au Maroc” di Pierre Loti, Edarc Edizioni

September 17, 2015 Leave a comment

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A proposito di questo libro sul Marocco lo scrittore Henry de Montherlant disse: ” E’ il miglior libro che ho letto sul Marocco”. Nel febbraio del 1889, a 39 anni, Pierre Loti (14 gennaio 1850 – 10 giugno 1923) ricevette una proposta da Jules Patenotre, che stava per essere nominato ministro plenipotenziario a Tangeri. Dovrà presentare le sue lettere con le credenziali al Sultano e desiderava che Pierre Loti facesse parte della delegazione ufficiale. Lo scrittore francese accettò. Loti era un autore che pubblicava molto e i suoi scritti in quel periodo furono dei successi editoriali. Si fece conoscere con diversi articoli sul Figaro che fustigavano l’eccesso delle truppe francesi a Tonkino ma, il suo nome è legato indissolubilmente alla Turchia, a Tahiti, al Senegal, al Giappone e alla Bretagna. Con il suo consenso alla missione anche l’Africa del nord sarà legata alla sua figura di scrittore.  “Au Maroc” apparve nove mesi dopo il suo viaggio ed è la prima grande opera d’arte di Loti sul viaggio. Il mondo dell’Islam è una patria mitica per lo scrittore già a 26 anni, età in cui conobbe la Turchia e la scoperta di Istanbul, il 1°agosto 1876, e per il giovane uomo divenne una data essenziale. Il mondo mussulmano corrispondeva in forma totalitaria al suo essere. Scrisse nel libro: ” Io che sempre ho sentito la mia anima metà araba, il mondo musulmano è la mia seconda patria”. Loti era turco come Stendhal era milanese. Preparò meticolosamente il suo libro; prese le sue precauzioni, avvertì che lo scritto era diverso dagli altri suoi scritti e lo pensò come un libro importante. Ebbe paura di essere frainteso, di ricevere critiche dai suoi lettori e da questi sentimenti nacque la prefazione. Loti scrisse: “Dove la vita dimora sempre uguale oggi come mille anni fa, è un paese senza strade, senza sentieri”. “Niente è stato così brusco o più completo dell’espressione di spaesamento, di cambiamento del mio essere in un altra persona di un mondo diverso e di un epoca anteriore”, scrisse nel libro. L’odore delle felci gli ricordò Saigon e la pioggia “una Bretagna di un epoca passata”. In Marocco ricevette l’aiuto di qualche francese al servizio del Sultano e visitò Fèz, i mercati, i bazar caotici e osservò dalle terrazze della medina i suoi vicini. Volle visitare anche il mercato degli schiavi ma non trovò nessuno salvo una piccola ragazza di colore che la sua maitresse obbligava a vendere il suo corpo. Descrizioni del cielo, dei fiori, la bellezza dei volti, delle attitudini, degli abiti..Tutto il suo guardare diventò scritto musicale, pretesto per l’armonia. Pochi giorni ma un impressione di affrancamento solca le pagine del libro. Durante il suo viaggio piovve molto, vide pochi alberi e sparuti villaggi, nell’itinerario voluto dalla Ambasciata ma bastò per comprendere l’essenza di un popolo. L’esperienza di Loti in Marocco ebbe inizio il 26 marzo 1889 e terminò il 4 maggio dello stesso anno. Pochi mesi che cambiarono la vita di questo artista.

Fonte: My Amazighen

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“Ultimo Reperto”, installazione di Laura Cristinzio al Museo Archeologico Nazionale di Napoli

September 10, 2015 Leave a comment

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Venerdì 11 settembre alle ore 17,30 sarà inaugurata, al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, “Ultimo Reperto”, installazione di Laura Cristinzio.
L’installazione, al centro del monumentale atrio del Museo, propone e “interpreta” la “Villa di Poppea” a Oplonti, suggestivamente sintetizzandone spazi e illusioni prospettiche, affreschi e mosaici. La relazione tra forma architettonica ed idea diventa l’ incipit di tutta l’opera scultorea. Potremmo dire che è  un messaggio intenso e diretto che esprime il concetto di bellezza attraverso la metafora del viso di Poppea Sabina.
Due pareti parallele di acciaio cor-ten e di metacrilato rosso, composte ciascuna da 12 pannelli incernierati larghi 1 metro e alti 2, rimandano all’antico contesto e in particolare a un triclinio, alludendo fra l’altro alla presenza della donna e ricordando, attraverso i frammenti sparsi sul pavimento, la catastrofica eruzione del 79 d.C. che seppellì la splendida villa. Completano l’installazione due Polipedi e due Mense realizzati in metacrilato e disposti lateralmente alla doppia parete
“Ultimo reperto” diventa per l’artista “codice” di lettura della qualità dello spazio segnato dall’impianto architettonico della storica dimora e dei suoi affreschi. Attribuendo questo titolo alla installazione la Cristinzio  intende dirci quanto consideri quest’opera intimamente connessa con quel luogo.
Con “Ultimo reperto” il Museo Archeologico di Napoli si propone, una volta di più, di accorciare la distanza fra il passato e i modi possibili di percepirlo e raccontarlo al presente, ancora una volta attraverso il Servizio Educativo.
L’installazione realizzata con i contributi di Banca Credito Popolare – Cartesar s.p.a. – Riccardi s.p.a., Azienda agricola Di Meo s.a.s., Il ristorantino dell’Avvocato, Napoli, gode del patrocinio del Consiglio regionale della Campania, del Comune di Napoli e  dell’Università Federico II Napoli e della collaborazione dell’ Assessorato alla Cultura e Turismo  del Comune di Napoli

I testi a catalogo, di Paparo Editore, sono di Mariantonietta Picone Petrusa, Valeria Sampaolo e Marco De Gemmis, col contributo di Angelo Trimarco, Vitaliano Corbi, Luigi Caramiello, Almerigo de Angelis.

Laura Cristinzio, nata a Monteroduni (IS),risiede a Ercolano dove ha casa/ studio, lavora a Napoli. Dopo aver frequentato  la Facoltà di Architettura della Universita’ Federico II, ha completato  la sua formazione artistica presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli diplomandosi in scultura. Svolge attività artistica dal 1970. Dal 1987-88 la sua produzione ha assunto una scala monumentale, arrivando a realizzare su commissione complesse istallazioni  site-specific.

Dal 11 Settembre 2015 al 13 Novembre 2015 – NAPOLI

LUOGO: Museo Archeologico di Napoli

ENTI PROMOTORI:

  • Consiglio regionale della Campania
  • Comune di Napoli – Assessorato alla Cultura
  • Università Federico II Napoli

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 081 4422241

E-MAIL INFO: valeria.sampaolo@beniculturali.it

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“Dinner with Jackson Pollock: recipes, art & nature”, incontro di Robyn Lea presso la Galleria Carla Sozzani di Milano

September 4, 2015 Leave a comment

ROBYN LEA  DINNER WITH JACKSON POLLOCK Recipes, Art and Nature

Dinner with Jackson Pollock: recipes, art & nature

Incontro con Robyn Lea e Bradley Seymour

Incontro con la fotografa e scrittrice Robyn Lea in occasione dell’uscita del suo libro Dinner with Jackson Pollock pubblicato da Assouline, sabato 26 settembre 2015 alle ore 16.00 alla libreria Galleria Carla Sozzani. L’autrice Robyn Lea dialoga con Bradley Seymour, direttore creativo di Marie Claire.

Sapevate che Jackson Pollock era anche un giardiniere e un bravo panettiere che amava preparare cene nella sua casa di Long Island?
Robyn Lea con un lungo lavoro di ricerca ha ritrovato il diario con le ricette scritte a mano dell’artista, da sua moglie, l’artista Lee Krasner e dalla madre Stella, che rivelano un grande interesse per la buona cucina e un’attenzione particolare per i prodotti stagionali della terra come racconta Francesca Pollock, nipote di Jackson nella sua introduzione. Lea ha fatto preparare le ricette da un gruppo di chef facendole seguire alla lettera e ne ha fotografato il risultato stabilendo una connessione tra ricette, arte e natura.

Ne è nato questo libro che racconta con cura e naturalezza una casa, quella degli Hamptons, un ricettario e una lunga storia d’artista: «Io cucinavo ma lui cuoceva il pane…era molto pignolo con le sue infornate…un pane meraviglioso, i dolci, le torte di mele» diceva Lee Krasner.

Dagli antipasti ai contorni, al pane, ai dessert, oltre cinquanta piatti preferiti comprese le frittelle di patate di Stella, la bouillabaisse, la macedonia di frutta e mais di Elaine de Kooning, la torta di noci di Rita Benton, il pane di segale di Jackson e la sua torta di mele da primo premio, offrono un viaggio non comune tra aneddoti e visioni, con le ricette originali raccolte dalle pagine scarabocchiate, i ritagli di giornale infilati nei libri di cucina e i ricettari.

I racconti di Jackson e della sua famiglia si intrecciano con rispettosi accostamenti alle immagini dei suoi lavori, dell’atelier e di ogni piatto cucinato. Con la prefazione di Francesca Pollock e l’introduzione di Helen Harrison, direttrice del Centro Studi della Pollock-Krasner House, Dinner with Jackson Pollock presenta un curioso e inedito ritratto dell’artista e dei deliziosi gusti di una casa americana negli anni Cinquanta.

Robyn Lea, di origine australiana, ha vissuto a Milano nell’adolescenza dove ha lavorato come assistente fotografa. Si è trasferita a New York dove vive e lavora come regista televisivo e scrittrice. Ha lavorato nelle campagne pubblicitarie in tutto il mondo per Peroni, Kodak, Tempo, Vogue e Harper’s Bazaar, e il suo lavoro spazia dal mondo dell’arte e della moda, alla cucina e al design.

Dinner with Jackson Pollock: recipes, art & nature

Testi e foto di Robyn Lea, Introduzione di Francesca Pollock
Prefazione di Helen A. Harrison, direttrice del Centro Studi Pollock-Krasner House Assouline, Aprile 2015, lingua inglese
22,5x30cm 176pagine €45

Galleria Carla Sozzani