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Crato, rinvenuto fossile tetrapode risalente al Cretaceo inferiore

Scoperto il fossile del più antico antenato conosciuto dei serpenti: si tratta di una specie di transizione, con tutte le caratteristiche dei suoi discendenti odierni, ma ancora dotato di quattro zampe che però non servivano alla locomozione, ma per afferrare le prede

Le zampe posteriori di Tetrapodophis amplectus.(Cortesia Dave Martill:Uiversity of Portsmouth)

Un antenato degli attuali serpenti vissuto nel Cretaceo inferiore, fra 146 e 100 milioni di anni fa, ma ancora dotato di tutti e quattro gli arti che caratterizzano i tetrapodi, è stato scoperto nella formazione di Crato, presso la città di Ceará, in Brasile, e descritto in un articolo a firma David M. Martill, Helmut Tischlinger e Nicholas R. Longrich pubblicato su “Science”. La scoperta di Tetrapodophis amplectus permette di chiarire le tappe decisive dell’evoluzione di questo diffuso gruppo di rettili.
Per quanto sia ampiamente condivisa l’idea che i serpenti derivino dallo stesso lignaggio che ha dato origine alle attuali lucertole, era ancora in campo l’ipotesi che derivassero da antichi rettili marini, della stessa famiglia dei mosasauri. Il dubbio non era stato finora risolto neppure dalla scoperta, avvenuta alcuni anni fa, di alcuni fossili di animali serpentiformi dotati di due sole zampe.

Il quadro evolutivo era ulteriormente complicato dal fatto che le analisi genetiche sugli attuali squamati, l’ordine che comprende serpenti e lucertole, hanno indicato che un notevole allungamento del corpo, a cui corrisponde sistematicamente un accorciamento degli arti, si è evoluto in maniera indipendente almeno 26 volte nel corso della storia di questi rettili.

La nuova scoperta corrobora la tesi che i serpenti derivino da antichi animali terricoli scavatori. Il nuovo fossile, che appartiene a un esemplare giovanile, mostra che Tetrapodophis amplectus aveva molte caratteristiche tipiche dei serpenti, fra cui un corpo molto allungato, un muso corto, una scatola cranica lunga, scaglie, denti ricurvi e una mascella flessibile per ingoiare prede di grandi dimensioni.

In particolare, l’analisi morfologica delle strutture scheletriche indica che l’animale si spostava già sfruttando i movimenti ondulatori del corpo e che doveva essere adattato a una vita sotterranea. Inoltre, il fossile non mostra la coda lunga e compressa lateralmente tipica degli animali acquatici. E le quattro zampe, corte ma dotate di cinque dita ben sviluppate, non venivano usate per la locomozione, ma per aiutarsi a scavare e per tenere le prede e/o per agevolare l’accoppiamento.

Insieme alla variegata fauna di antichi serpenti fossili rinvenuti in Sud America, in Africa e in India – osservano infine i ricercatori – la scoperta di Tetrapodophis amplectus suggerisce che i serpenti abbiano iniziato a evolversi nel Gondwana, il supercontinente meridionale esistito fra 510 a 180 milioni di anni fa.

Fonte: Le Scienze

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