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Archive for July, 2015

Crato, rinvenuto fossile tetrapode risalente al Cretaceo inferiore

July 31, 2015 Leave a comment

Scoperto il fossile del più antico antenato conosciuto dei serpenti: si tratta di una specie di transizione, con tutte le caratteristiche dei suoi discendenti odierni, ma ancora dotato di quattro zampe che però non servivano alla locomozione, ma per afferrare le prede

Le zampe posteriori di Tetrapodophis amplectus.(Cortesia Dave Martill:Uiversity of Portsmouth)

Un antenato degli attuali serpenti vissuto nel Cretaceo inferiore, fra 146 e 100 milioni di anni fa, ma ancora dotato di tutti e quattro gli arti che caratterizzano i tetrapodi, è stato scoperto nella formazione di Crato, presso la città di Ceará, in Brasile, e descritto in un articolo a firma David M. Martill, Helmut Tischlinger e Nicholas R. Longrich pubblicato su “Science”. La scoperta di Tetrapodophis amplectus permette di chiarire le tappe decisive dell’evoluzione di questo diffuso gruppo di rettili.
Per quanto sia ampiamente condivisa l’idea che i serpenti derivino dallo stesso lignaggio che ha dato origine alle attuali lucertole, era ancora in campo l’ipotesi che derivassero da antichi rettili marini, della stessa famiglia dei mosasauri. Il dubbio non era stato finora risolto neppure dalla scoperta, avvenuta alcuni anni fa, di alcuni fossili di animali serpentiformi dotati di due sole zampe.

Il quadro evolutivo era ulteriormente complicato dal fatto che le analisi genetiche sugli attuali squamati, l’ordine che comprende serpenti e lucertole, hanno indicato che un notevole allungamento del corpo, a cui corrisponde sistematicamente un accorciamento degli arti, si è evoluto in maniera indipendente almeno 26 volte nel corso della storia di questi rettili.

La nuova scoperta corrobora la tesi che i serpenti derivino da antichi animali terricoli scavatori. Il nuovo fossile, che appartiene a un esemplare giovanile, mostra che Tetrapodophis amplectus aveva molte caratteristiche tipiche dei serpenti, fra cui un corpo molto allungato, un muso corto, una scatola cranica lunga, scaglie, denti ricurvi e una mascella flessibile per ingoiare prede di grandi dimensioni.

In particolare, l’analisi morfologica delle strutture scheletriche indica che l’animale si spostava già sfruttando i movimenti ondulatori del corpo e che doveva essere adattato a una vita sotterranea. Inoltre, il fossile non mostra la coda lunga e compressa lateralmente tipica degli animali acquatici. E le quattro zampe, corte ma dotate di cinque dita ben sviluppate, non venivano usate per la locomozione, ma per aiutarsi a scavare e per tenere le prede e/o per agevolare l’accoppiamento.

Insieme alla variegata fauna di antichi serpenti fossili rinvenuti in Sud America, in Africa e in India – osservano infine i ricercatori – la scoperta di Tetrapodophis amplectus suggerisce che i serpenti abbiano iniziato a evolversi nel Gondwana, il supercontinente meridionale esistito fra 510 a 180 milioni di anni fa.

Fonte: Le Scienze

Dryas, impatto cosmico causa del raffreddamento di 13.000 anni fa secondo James P. Kennett

July 31, 2015 Leave a comment

L’ipotesi che il repentino e breve raffreddamento avvenuto nel Dryas recente, circa 13.000 anni fa, sia stato provocato da un impatto cosmico è ora suffragata da analisi geologiche comparate in 23 siti dell’emisfero settentrionale. Queste analisi hanno mostrato l’improvvisa comparsa in sottili strati geologici, tutti coevi, di materiali e microstrutture che possono prodursi solo in seguito a un violentissimo impatto

Mappa dei siti analizzati. (Cortesia J.P. Kennett et al.:PNAS)

Il temporaneo, forte raffreddamento del clima che ebbe inizio circa 13.000 anni fa e si protrasse per circa 1300 anni fu verosimilmente legato a un impatto cosmico. Ad affermarlo è un gruppo internazionale di ricercatori che firma un articolo sui “Proceedings of the National Academy of Science”.

Il periodo di improvviso e drastico cambiamento climatico che interessò solo l’emisfero settentrionale – ed è noto come Dryas recente – ha sempre suscitato grande interesse perché a esso è stata imputata l’estinzione della megafauna che fino ad allora popolava l’emisfero boreale e/o la scomparsa della cultura di Clovis, costituita da alcuni dei primissimi abitatori del continente americano.

La causa del raffreddamento del Dryas recente è comunque ancora oggetto di discussione, e all’ipotesi che alla sua origine vi sia stato un impatto cosmico, sono state contrapposte cause differenti, per esempio un’alterazione delle correnti marine del Nord Atlantico dovute ad altri fattori.

James P. Kennett e colleghi hanno analizzato le sequenze sedimentarie in 23 siti del Nord e Centro America, della parte settentrionale del Sud America, dell’Europa e del Medio Oriente. In queste sequenze i ricercatori hanno trovato sistematicamente strati sottili nei quali erano presenti sferule di vetro dovute a fusione ad altissima temperatura, nanodiamanti, microgranuli di platino e di osmio e una serie di altre sostanze tutte correlabili agli effetti di uno shock da impatto

Le elaborazioni statistiche dei dati hanno poi stabilito, con una probabilità del 95 per cento, che quegli strati sono tutti coevi e risalgono a un lasso di tempo compreso fra i 12.835 e 12.735 anni fa. I ricercatori hanno anche confrontato questi dati con quelli ottenuti da carotaggi nei ghiacci della Groenlandia, che testimoniano anch’essi una deposizione di platino di origine extraterrestre proprio in quel periodo.

La rarità e peculiarità delle caratteristiche rilevate in questi strati sincroni, osservano

Kennett e colleghi, depone fortemente a favore dell’ipotesi che il cambiamento climatico del Dryas recente sia stato innescato proprio da un evento cosmico.

Fonte: Le Scienze

Telgate, sindaco propone agli italiani i 36 euro destinati agli immigrati

July 31, 2015 Leave a comment

Telgate

“Caro concittadino, ti invito a compilare l’allegato modulo in modo che io mi adoperi affinché lo Stato si faccia carico delle tue necessità e chiedere allo Governo Italiano, anche per te, lo stesso trattamento economico di 37 euro giornalieri, che viene riservato a tutte le persone richiedenti lo status di profugo, che ormai quotidianamente arrivano nelle nostre regioni, grazie alle infelici operazioni Mare Nostrum, Frontex e ora Triton”. La firma è del sindaco leghista di Telgate, in provincia di Bergamo, che intervistato dal quotidiano Il Tempo ha spiegato come l’ufficio del Comune sia diventato mèta di molti cittadini che chiedono una mano perché in difficoltà. Dice al giornalista de Il Tempo: “Sa cosa mi ha colpito? La mia iniziativa è partita alcune settimane fa, ho cercato di farla conoscere e, anche a mia sorpresa, mi son trovato inondato di telefonate di colleghi sindaci, da tutte le parti di Italia, da Nord a Sud, che volevano girassi loro i moduli perché vogliono fare come me. Tra questi sindaci, non le dico i nomi perché sarebbe scorretto nei loro confronti, ce ne sono parecchi anche del Pd, di centrosinistra, non sono tutti della Lega, sa o del centrodestra. Cosa vuol dire questo, secondo lei?”. E ancora: “Non è possibile che il nostro Stato impegni 37 euro giornalieri per i profughi, gli immigrati, e poi non si curi degli italiani che non ce la fanno. Dopo la crisi è arrivato il momento di pensare a noi stessi, alla nostra gente”.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Categories: Politick Tags:

“Carità del Duca Rodolfo”, capolavoro di Pieter Paul Rubens in mostra nella città di Matelica

July 25, 2015 Leave a comment

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Dal 28 giugno al 17 settembre 2015, la città di Matelica ospita la prima esposizione al pubblico di un’opera dalla storia affascinante: la “Carità del Duca Rodolfo” del celebre pittore fiammingo Pieter Paul Rubens.
Nel 1636, Don Diego Leganés, marchese della Corte di Filippo IV di Spagna, commissionò direttamente a Pieter Paul Rubens due tele: una fu regalata all’Imperatore ed è oggi esposta al Museo del Prado di Madrid, mentre l’altra si è a lungo ritenuta perduta. Sappiamo che è appartenuta alla famiglia di Winston Churchill fino al 1964, quando suo figlio, il capitano E.G. Spencer-Churchill, l’ha ceduta alla casa d’aste Christie, Manson & Woods di Londra e se ne sono perse le tracce.
Il prezioso ritrovamento si deve ad Alessandro Delpriori, sindaco della città di Matelica e storico dell’arte, che ha individuato il quadro durante uno studio sulla collezione privata della famiglia Frascione di Firenze. La “Carità del Duca Rodolfo” era stata acquistata dal nonno degli attuali proprietari.
La tela, che misura 3,12 metri per 2,20 metri, è stata sottoposta a un sapiente restauro e ora, dopo oltre cinquant’anni, è possibile ammirarla in tutto il suo splendore.
Visitare l’esposizione è un’occasione imperdibile per apprezzare un capolavoro a lungo andato perduto, che potrebbe non essere nuovamente messo a disposizione del grande pubblico.

Antartide, spermatozoo più vecchio del mondo

July 22, 2015 Leave a comment

In Antartide è stata rinvenuta la cellula sessuale di un verme: è rimasta conservata per 50 milioni di anni in un bozzolo, che intrappola gli organismi in modo simile all’ambra.

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Foto – Un ingrandimento dello spermatozoo ritrovato in Antartide. Per comprenderne le misure: il segmento bianco che vedete in basso a destra è lungo un micrometro (cioè un millesimo di millimetro).

In un’isola dell’Antartide è stato scoperto uno spermatozoo risalente a 50 milioni di anni fa. Era conservato in un bozzolo fossilizzato e apparteneva a un verme non molto diverso dalle moderne sanguisughe. Sebbene ormai priva di materiale genetico, la cellula sessuale batte il record di antichità che in precedenza apparteneva al gamete gigante di crostaceo rinvenuto circa un anno fa in una grotta australiana. I dettagli del ritrovamento sono stati pubblicati sulla rivista Royal Society Biology Letters.

UN RECUPERO INSOLITO. Il reperto è stato estratto da un deposito fossilifero ubicato a Seymour Island, una delle isole al largo della Penisola Antartica. Come spiega Benjamin Bomfleur, paleobotanico a capo della ricerca, le scoperte di spermatozoi ben conservati sono molto rare in quanto si tratta di materiale biologico «delicato e facilmente deperibile».

Se lo spermio del verme preistorico è giunto fino ai giorni nostri, il merito è dunque dell’involucro in cui era intrappolato, che è parte integrante del meccanismo riproduttivo utilizzato ancora oggi da svariate specie di Anellidi della classe Citellata (in cui rientrano appunto le sanguisughe).

COME L’AMBRA. Durante la fase di accoppiamento i Citellatasecernono un gel appiccicoso, che forma una capsula protettiva nella quale vengono racchiusi gli spermatozoi e le cellule uova. Una volta induriti, i bozzoli sono in grado di preservare il disfacimento delle sostanze organiche contenute al suo interno e di conservarle per milioni di anni, così come l’ambra fossile fa con gli insetti.

GUARDA CHI C’È. La presenza dello spermatozoo è affiorata grazie all’ausilio di un microscopio elettronico a scansione. Il suo profilo allungato è tutto ciò che resta della cellula originale, che ha perso completamente il proprio materiale genetico. «Si è trattato di una ritrovamento accidentale», dice Bomfleur, «Volevamo capire meglio l’organizzazione dell’involucro e quando abbiamo eseguito uno zoom abbiamo notato questa struttura biologica simile a uno spermatozoo».

IL PIÙ VECCHIO DEL MONDO. La datazione radiometrica eseguita sui frammenti del bozzolo (le cui dimensioni variano da 1,5 a 0,8 mm) ha stabilito che il campione risale alla prima metà dell’Eocene, il periodo in cui mammiferi crebbero in dimensioni e diffusione, andando a riempire le nicchie ecologiche lasciate libere dai dinosauri. In termini pratici, significa che il fossile ha riposato tra le rocce per 50 milioni di anni.

UNA FINESTRA SUL PASSATO. Record a parte, a entusiasmare maggiormente gli scienziati non è stata la scoperta della cellula sessuale, quanto il modo in cui ha resistito all’usura del tempo. Nel cuore dei bozzoli, affermano i ricercatori, potrebbero infatti celarsi i resti di numerosi ospiti, come funghi, protozoi, batteri e altre primitive forme di vita di cui si ha scarsa documentazione. E il fatto che siano piuttosto comuni a ogni latitudine, li renderebbe uno strumento ideale per comprendere l’evoluzione dei microrganismi vissuti sulla Terra.

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Il bozzolo viene prodotto dai vermi nel corso dell’accoppiamento per ospitare le cellule riproduttive. Nell’involucro possono rimanere intrappolati anche batteri, funghi e altri microrganismi. | BENJAMIN BOMFLEUR

Fonte: Focus

Categories: Antartide Tags:

Elio Fiorucci, muore il paladino della moda democratica

July 20, 2015 Leave a comment
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Il designer aveva 80 anni. Democratizzò la moda e anticipò su tutti lo street style

Lo stilista milanese Elio Fiorucci è stato trovato morto lunedì 20 luglio a casa sua a Milano in viale Vittorio Veneto, vittima di un malore. Aveva appena computo 80 anni. Non dava notizie da domenica e i familiari hanno dato l’allarme. Il commerciante funky Fiorucci rivoluzionò la moda alla fine negli anni ’60 democratizzandola. Intuì per primo il fascino dello street style.

Stregato dalla Swinging London

Figlio di un commerciante di pantofole, all’inizio Elio collaborò con il padre e subito ebbe un’intuizione pop: pensò a un modello di galosce in plastica coloratissime. La plastica e il colore rendevano subito attraente un oggetto ormai in disuso. Intuizione e sensibilità hanno caratterizzato tutta la vita del designer che ha segnato un’epoca della moda italiana. A metà degli anni Sessanta ha portato a Milano lo spirito libero e trasgressivo della Swinging London. Fu un viaggio in Inghilterra a folgorarlo, la scoperta di Biba, di King’s Road, Carnaby Street. «Quel casino che rompeva le vecchie regole — i negozi di abbigliamento tutti all’insegna dell’aristocrazia inglese o dello chic di Parigi — mi commossero», ricordava.

Direttore creativo prima di tutti

«Quel caos creativo rappresentava un rapporto nuovo, libero con il problema del vestire, dell’eleganza», sottolineava. Ha sempre rifiutato il ruolo di stilista. «Sono un commerciante che ha l’umiltà di guardare con attenzione alla vita, ai comportamenti» si divertiva a sottolineare, ricordando che la sua intuizione fu quella di comprare e riportare in Italia gli oggetti che trovava nel suo girovagare.

Da Milano a New York

Nel 1967 apre il primo negozio in Galleria Passerella a Milano disegnato da Amalia Del Ponte. Già nel 1970 inizia la produzione di abiti per il tempo libero, jeans in particolare, con il marchio Fiorucci. Nel 1973 crea i primi jeans skinny, disegnati sul sedere delle ragazze e nel ‘76 apre la vetrina a New York sulla 59a Strada. Lo store colorato diventa un punto d’incontro che attrae tra gli altri Andy Warhol e Truman Capote. Ci passa anche una giovanissima Madonna che fa il suo primo concerto nell’83 allo Studio ‘54 proprio per il 15 anni di Fiorucci. A New York il commerciante funky come lo definisce Luisa Valeriani nel suo libro «Quarant’anni di arte, design, moda e spettacolo» conosce anche Keith Haring che nel 1984 firma il restyling dello store milanese con i suoi graffiti.

Basquiat e Haring

Warhol invitò Fiorucci anche a casa sua e da quelle pareti piene di quadri dell’800 Elio impara che «la modernità non è solo il nuovo, ma è la consapevolezza del passato». Conosce anche Jean Michel Basquiat giovanissimo, a cui dedica un film-documentario. Gli anni ‘80 segnano l’apice del successo del commerciante milanese con l’approdo a Los Angeles, in Rodeo Drive. Seguiranno Tokyo, Sydney, Rio, Hong Kong. Fino al 1990, quando a causa di un tracollo economico Fiorucci cedette il proprio marchio ai giapponesi di Edwin International, colosso dell’abbigliamento casual. Si tenne il megastore a due passi da San Babila, prima di cedere anche quello nel 2003 agli svedesi di H&M.

I nanetti e gli angeli

Chiuso lo store ma lo stile libero Fiorucci continua a vivere con «Love Therapy», uno spazio pieno di angeli e nani, all’insegna di pace, amore e buon umore. Una filosofia di via a cui Elio ha creduto fino in fondo, fino alla scelta di diventare vegetariano per «non mangiare gli amici animali». Con la coerenza di chi continua a interrogarsi a mettersi in discussione. Se vuole fare un libro sugli errori cominciamo da me, disse in un’intervista «Pur senza volerlo ho trascurato le miei figlie».

Fonte: Il Corriere

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ARMONIED’ARTEFESTIVAL 2015, inaugurazione al Parco Scolacium a Roccelletta di Borgia

July 11, 2015 Leave a comment

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IL GIORNO DI  BOBBY MCFERRIN STA PER ARRIVARE 
PER L’INAUGURAZIONE DI ARMONIED’ARTEFESTIVAL 2015
domenica 19 luglio ore 22 Parco Scolacium a Roccelletta di Borgia ( cz ) 
Sulle note del celeberrimo singolo “Don’t worry, be happy”, accompagnato da Francesco Turrisi alle tastiere, Andrea Piccioni alle percussioni e Ben Davis al violoncello, il performer  virtuoso e poliedrico aprirà i battenti della quindicesima edizione del festival.
Il sipario del suggestivo  scorcio di archeologia e paesaggio in un’alchimia ammaliante,  il Parco Scolacium, si alza con un protagonista assoluto della scena musicale internazionale, il cantante e improvvisatore statunitense dalla leggendaria estensione vocale.
Mcferrin  spazia dal jazz al reggae passando per lo smooth jazz e la musica classica.
Dieci volte vincitore del Grammy Award, alle sue storiche collaborazioni con altri nomi illustri del  jazz mondiale come tra gli altri Chick Corea ed Herbie Hancock, affianca importanti successi anche nella musica classica dirigendo prestigiosissime orchestre sinfoniche.
Ed ogni volta i suoi concerti sono vere e proprie performance con una fortissima  interazione con il pubblico.
I biglietti potranno essere acquistati online sul sito www.armoniedarte.com, presso le molte prevendite autorizzate su tutto il territorio nazionale, e presso il botteghino in via Scylletion (all’ingresso del Parco), Roccelletta di Borgia, dalle 10 alle 12,30 e dalle 16,30 alle 19,30.
Maggiori informazioni,  il resto del cartellone, sponsor e partner, tariffe speciali, tutti i servizi collaterali come navette pacchetti particolari anche di soggiorno, sul sito www.armoniedarte.com

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“I duellanti”, opera di Joseph Conrad al Festival di Spoleto edizione 2015

July 9, 2015 Leave a comment
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I DUELLANTI
di Joseph Conrad 
traduzione e adattamento Francesco Niccolini 
drammaturgia di Alessio Boni, Roberto Aldorasi, Marcello Prayer, Francesco Niccolini
con
Alessio Boni
Marcello Prayer
e con
Francesco Meoni
violoncello Federica Vecchio
maestro d’armi Renzo Musumeci Greco
musiche Luca D’Alberto
scene Massimo Troncanetti
costumi Francesco Esposito
luci Giuseppe Filipponio
regia Alessio Boni, Roberto Aldorasi
produzione Goldenart
il testo dello spettacolo è nato da un laboratorio tenutosi presso il Teatro della Pergola di Firenze
regolazione luci E.T.C. Italia http://www.etcconnect.com
Un romanzo esemplare, scritto da uno dei più grandi autori europei di primo Novecento: Józef Teodor Konrad Korzeniowski, meglio noto come Joseph Conrad, un polacco che, in inglese, racconta una sorprendente storia francese. Di più: napoleonica. L’affresco di un mondo, quello della cavalleria e degli eserciti ottocenteschi, che da lì a breve sarebbe stato spazzato via dalle nuovi armi e dalle nuove logiche militari del Novecento: l’introduzione di armi da fuoco a ripetizione e il super potere degli industriali nella gestione dei profitti di guerra avrebbero buttato all’aria antiche regole, l’etica militare e reso smisurati gli eccidi sui campi di battaglia.
L’idea geniale su cui Conrad costruisce The Duel è che i due avversari non si fronteggiano sugli opposti versanti del campo di battaglia: sono ufficiali dello stesso esercito, la Grande Armée di Napoleone Bonaparte. Ussari, per l’esattezza.
Per motivi a tutti ignoti – e in realtà banalissimi, al punto da rasentare il ridicolo – inanellano sfide a duello che li accompagnano lungo le rispettive carriere, senza che nessuno sappia il perché di questo odio così profondo. E, proprio per il mistero che riescono a conservare, i due diventano famosissimi in tutto l’esercito napoleonico: non tanto e non solo per i meriti sui campi di battaglia di tutta Europa, quanto per la loro eroica fedeltà alla loro sfida reciproca, che li accompagnerà per vent’anni, fino al duello decisivo.
Un’opera su di un mondo in rapida estinzione, e al tempo stesso un capolavoro dell’assurdo, su come i fili della vita e del destino sfuggano di mano e sopravanzino ogni buon senso e prevedibilità.
Gabriel Florian Feraud, guascone iroso e scontento, e Armand D’Hubert, posato e affascinante uomo del nord, non sono semplicemente due giovani promettenti, e sconcertanti ufficiali del più grande esercito dell’Ottocento, ma a modo loro incarnano incubi e ossessioni che – da Melville a Faulkner, da Kafka fino ad Albert Camus – accompagnano la cultura occidentale fino allo sfacelo della seconda guerra mondiale.
Questo è un lavoro sull’avversario e sul diventare adulti.
Per me nei Duellanti esiste una questione semplice per quanto contorta: l’avversario più feroce lo hai dentro di te e non riesci a liberartene per il semplice fatto che sei tu che non vuoi liberartene. È il richiamo della foresta, la voglia di libertà, il piacere del rischio e della conquista. E non sta altrove, sta dentro e si nutre di te e tu di lui. Amo quelle storie in cui io posso leggere una trama, e contemporaneamente un’altra completamente diversa, e le due convivono perfettamente. Questo è uno di quei casi: Feraud esiste ed è un avversario reale, in carne e ossa, spietato, feroce, pure stupido per certi versi ma molto determinato. Non mollerà mai. Eppure, al tempo stesso, Feraud è la metà oscura di D’Hubert: è quella parte di te che riemerge ogni volta che abbassi la guardia, ogni qualvolta che – guardandoti intorno – scopri un desiderio vietato che non ti vuoi negare, come ad esempio un duello in piena regola, anche se le regole dei duelli sono stata abolite da Napoleone, che i duelli odiava. Eraldo Affinati, nel commentare Il compagno segreto, un racconto di Conrad degli stessi anni di The Duel, scrive: «Il compagno segreto spiega come si fa a diventare adulti: bisogna scegliere, ma ciò significa rinunciare a qualcosa di se stessi, non soltanto ai rami secchi, il che non costerebbe nulla; anche a quelli fioriti, persino ai più belli. E questo è molto meno facile. Si tratta di una vera e propria amputazione spirituale: chi non l’accetta, non cresce». Mi sembra una fotografia perfetta anche per i nostri Duellanti e fa di questa storia un Fight Club ante litteram: uno scontro violento e inevitabile, desiderato, dove – in realtà – il tuo vero avversario non esiste. Anzi, molto peggio: sei tu. Come se, nel momento di iniziare il duello, quando sei spalla a spalla, e fai i tuoi passi per allontanarti, nel voltarti verso il tuo Feraud, vedessi te stesso. E di quel duello ne hai più bisogno dell’aria che respiri. Senza, sei morto. 
Francesco Niccolini
SINOSSI
Quanto è lungo un duello? 
La nostra versione teatrale de I Duellanti mostra quanto sia impossibile dare una risposta univoca alla domanda. Perché un duello può durare poco più del tempo necessario a estrarre le sciabole e procurare all’avversario una ferita troppo profonda per continuare. Oppure, all’opposto, può durare vent’anni. O ancora, giusto il tempo perché – fuori da un bosco – i due padrini di uno dei duellanti, mentre attendono gli sviluppi di quello che sta accadendo tra gli alberi – possano provare a ricostruire la misteriosa vicenda che lega due ufficiali dell’esercito napoleonico, Armand D’Hubert e Gabriel Florian Feraud. Sono proprio loro due che, nel bosco, e lungo vent’anni, non smettono mai di duellare. E sono sempre loro due che a cavallo o su un prato, si infilzano con sciabole e fioretti. Hanno iniziato quando erano tenenti, dopo un banale battibecco, e non hanno più smesso. D’Hubert, ben visto dai suoi superiori, elegante uomo del nord, e Feraud, il guascone che odia i damerini ruffiani e cicisbei, come il suo avversario: il primo sempre più disincantato dalle imprese e dalle disfatte napoleoniche, il secondo fedele oltre ogni ragionevole dubbio all’imperatore, nella buona e nella cattiva sorte. Di duello in duello, D’Hubert e Feraud partecipano alla conquista dell’Europa e all’ascesa di Napoleone, poi vivono sulla loro pelle la disfatta di Russia, senza mai smettere di trovare occasioni per duelli che, di volta in volta, si fanno sempre più epici per tutta l’Armata, soprattutto perché nessuno conosce i motivi profondi della contesa: una donna? Napoleone? Un’offesa inconfessabile? Qualcosa che viene ancora da più lontano nel tempo e nelle loro vite? Quale segreto così feroce e vergognoso li lega? Impossibile dare una risposta, dato che i due protagonisti non ne parlano con nessuno. Le poche cose chiare di questa vicenda sono che Feraud non intende in nessun modo fare sconti a D’Hubert, che D’Hubert non vuole sottrarsi a Feraud, e che – probabilmente – uno non può fare a meno dell’altro. I due militari (che intanto hanno fatto carriera e sono arrivati a essere capitani, poi colonnelli e infine generali) sono così abituati a combattere e a rischiare la vita, che quei duelli diventano volenti o nolenti parte fondamentale delle loro vite, una ossessione che i due vivono in modi opposti: con astio furente Feraud contro il damerino e traditore, con rassegnata incapacità a sottrarsi D’Hubert. Tutto questo fino al giorno che la caduta e l’esilio di Napoleone fa precipitare le cose: D’Hubert si trova tra i fedeli della restaurata monarchia e viene salvato, mentre Feraud precipita con Napoleone e rischia l’esecuzione capitale. Solo l’intervento (segreto) del suo nemico D’Hubert lo salva: e mentre il “damerino” si prepara al matrimonio con una giovane e bellissima nipote di un aristocratico del sud della Francia, Feraud viene costretto a una sorta di domicilio coatto e a una pensione anticipata e forzata, sotto minaccia di arresto in caso di cattivo comportamento.
Tutto questo non impedisce a Feraud di organizzare un nuovo duello, definitivo, alla pistola. Sottraendosi agli ordini della Monarchia, e insieme a due surreali e invecchiati padrini, il guascone raggiunge D’Hubert in Provenza e si prepara allo scontro finale: alla pistola e in un bosco, praticamente alla cieca. D’Hubert – in attesa del duello – passa la notte più difficile della sua vita: lui che è abituato a combattere sul campo di battaglia e a vedere la morte in faccia, per la prima volta, dubita non solo di Napoleone, ma anche di quella vita, e se è veramente arrivato il momento di smettere di vivere spada in pugno e pensare alla sua nuova famiglia. Forse per la prima volta ha paura.Ma tutto scompare quando i due si trovano davanti e, pistole alla mano, penetrano dentro il bosco, lasciando i due padrini di Feraud (D’Hubert ha deciso di non averne) ad attendere gli sviluppi. Questo è il tempo del racconto e del duello: venti anni, oppure poco più di un’ora. Fino alla sorprendente scoperta finale.

“Eolie 1950/2015 – Mare Motus”, l’isola nell’arte contemporanea dalla Sicilia al Cile

July 8, 2015 Leave a comment

lipari

EOLIE 1950/2015.
MARE MOTUS
L’isola nell’arte contemporanea dalla Sicilia al Cile
luglio / ottobre 2015
Castello di Lipari
a cura di Lea Mattarella e Lorenzo Zichichi
inaugurazione 12 luglio – Lipari, chiesa di Santa Caterina ed ex carcere

EOLIE 1950/2015. MARE MOTUS. L’isola nell’arte contemporanea dalla Sicilia al Cile è il titolo della grande mostra che a partire da domenica 12 luglio 2015 apre al pubblico negli spazi suggestivi della ex chiesa di Santa Caterina, nel Castello di Lipari. L’evento espositivo a cura di Lea Mattarella e Lorenzo Zichichi è parte integrante del più ampio progetto culturale di durata biennale Mare Eolie che vede interessata l’area della cittadella fortificata.

Partendo dalla comprensione del titolo e del sottotitolo emerge con chiarezza il progetto curatoriale, ovvero individuare, attingendo al panorama nazionale ed internazionale, un gruppo di circa 40 artisti che possa affrontare per l’occasione o abbia già affrontato, il tema dell’isola. Partendo dal concetto espresso da Gesualdo Bufalino che la Sicilia sia un’isola plurale, come quel magnifico microcosmo denso di differenti linguaggi capaci di rappresentare mondi a sé e tra loro contrastanti, rivendicando così l’esigenza di un viaggio in cui è possibile attraccare ogni volta in un’immagine diversa. Diversità supportata anche nella pluralità delle tecniche espressive utilizzate, pittura, scultura, video installazione, fotografia, ceramica che, insieme all’allestimento dedicato, contribuiranno a sottolineare l’idea della modernità nell’ambiente antico, divenuto raffinato spazio espositivo.
Le opere si troveranno infatti a dialogare con lo spazio dell’ex chiesa, imponente luogo fisico, e vero e proprio luogo dell’anima, dove depositare, attraverso il linguaggio contemporaneo, emozioni e riflessioni, portando allo scoperto i segni storico culturali che l’ hanno da sempre contraddistinto.
Saranno presenti i lavori dei fotografi Martin Parr, Elger Esser, Nan Goldin, Gioberto Noro, Carlo Gavazzeni Ricordi, Raffaela Mariniello e Veronica Nalbone, tra le video installazioni l’opera di Elena Bellantoni. E poi Valerio Berruti, Rosario Bruno, Franco Accursio Gulino, Laura Panno, Mauro Di Silvestre, Alessandra Giovannoni, Silvia Camporesi, Cristiano Pintaldi, Bruno Ceccobelli, Andrea Di Marco, Fathi Hassan, Alberto Biasi, Giuseppe Gallo, Velasco Vitali, Paolo Picozza, Mimmo Paladino e rappresentanti del Sud America come Samy Benmayor. Autori di istallazioni di grande impatto come Gregorio Botta, Elisabetta Novello e Riccardo Monachesi. Non mancheranno i lavori dei grandi maestri del Novecento siciliano come Carla Accardi, Fausto Pirandello, Renato Guttuso, Antonio Sanfilippo, Piero Guccione, Emilio Isgrò, Pietro Consagra, Salvo insieme ad una testimonianza di Alberto Burri che collega la mostra all’esperienza di Gibellina.

L’evento è il risultato dell’impegno dell’associazione tra imprese alla quale è stata aggiudicata la gara, Syremont, capofila, responsabile della riqualificazione architettonica, impiantistica e degli allestimenti, il Cigno GG Edizioni, che progetta e coordina le mostre e gli eventi, e arte’m, responsabile dell’identità, della comunicazione e dell’editoria. Nella stessa area coesisteranno le preziose collezioni del Museo Archeologico Luigi Bernabò Brea e un nuovo centro per l’arte contemporanea che occuperà le celle dell’ex carcere. L’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana ha infatti destinato una misura di fondi europei PO-FESR 2007/2013 alla conoscenza dell’arte contemporanea, con il progetto “Centro per l’Arte Contemporanea nel Parco Archeologico delle Isole Eolie e Rassegna Internazionale Eolie”, di cui il Museo Archeologico Luigi Bernabò Brea è promotore con i progettisti Michele Benfari e Maria Clara Martinelli.

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“Biennale Milano – International Art Meeting”, esposizione collettiva supportata dall’Esposizione Universale Expo 2015

July 6, 2015 Leave a comment
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In programma l’esposizione delle opere di rinomati artisti e grandi eventi con Cristiano De Andre’, Francesco Alberoni e Katia Ricciarelli

Inaugura Sabato 5 Settembre 2015, nel capoluogo lombardo, “Biennale Milano – International Art Meeting” la prestigiosa iniziativa artistica supportata dall’Esposizione Universale Expo 2015 e curata dall’Ambasciatore per le Belle Arti Prof. Vittorio Sgarbi. L’evento di risonanza internazionale sarà visitabile fino all’1 Ottobre 2015 presso lo storico Spazio Tadini e altre rinomate sedi milanesi, con la direzione organizzativa del manager della cultura Salvo Nugnes, direttore di Promoter Arte, società leader nel settore mostre, editoria e comunicazione, che conta oltre 25 anni di attività.

La manifestazione, sotto l’alto patronato di Expo 2015 e del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, vedrà la presenza di importanti curatori, critici e studiosi specializzati, nonché di personaggi illustri del panorama culturale contemporaneo, che arricchiranno lo straordinario contesto espositivo gremito di artisti provenienti da tutta Italia e oltre. Durante il periodo della mostra si terranno infatti tre grandi eventi d’eccezione: il concerto di Cristiano De André, figlio del celebre cantautore Fabrizio, una conferenza del Prof. Francesco Alberoni, sociologo di fama mondiale e un incontro con Katia Ricciarelli, la più bella voce d’Italia nel mondo.

Biennale Milano – International Art Meeting mette in palio per gli artisti partecipanti un premio speciale. Alcuni di loro, infatti, selezionati dal Comitato scientifico, avranno l’occasione unica di esporre gratuitamente nel contesto di Art Miami 2015. Un’opportunità unica e imperdibile! Inoltre, il catalogo ufficiale della mostra sarà realizzato dalla nota casa editrice Giorgio Mondadori.

«Biennale Milano si affianca all’Expo per divulgare un messaggio di arte universale, a disposizione dell’intera comunità» afferma il Dott. Nugnes e continua «Il patrimonio artistico costituisce una risorsa di valore inestimabile, da tutelare e salvaguardare sempre e comunque».

Biennale Milano sarà dunque un grande evento nel mondo dell’arte, concepito in modo innovativo per valorizzare al meglio ogni forma d’espressione artistica. Pittura, scultura, fotografia e video arte verranno accolte in un’esposizione collettiva in cui ogni artista avrà un proprio spazio per mostrare il suo talento e le sue creazioni.

PER GLI ARTISTI:
A breve chiuderemo le iscrizioni! Se siete interessati ad esporre, richiedete il materiale informativo ai seguenti contatti:
Tel. 02.76280638
info@biennalemilano.it

Sito web: http://www.biennalemilano.it/

Fonte: Exibart