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Premio Moda “Città dei Sassi”, successo di pubblico, critica, stile, eleganza alla 7^ edizione

June 21, 2015 Leave a comment

MIchele MIglionico

AL PREMIO MODA “CITTA’ DEI SASSI” 2015: vince Daniele Desiati

Un successo di pubblico, di critica, di stile, di eleganza, di internazionalità alla 7^ edizione del Premio Moda “Città dei Sassi”.

Grande successo per il Premio Moda “Città dei Sassi”, sensualità, passione, originalità, internazionalità nel segno dello stile e dell’eleganza, questi gli elementi che hanno caratterizzato la settima edizione del Concorso Internazionale per Stilisti dell’Alta Moda. Lo scopo del concorso è di individuare, valorizzare e premiare creativi, designers per scoprire stilisti emergenti e/o di professionisti nel campo della moda femminile e di valorizzarne il talento nella splendida  cornice dei  “Sassi” di Matera (Patrimonio Unesco dell’Umanità e Capitale Europea della Cultura 2019).

La manifestazione, organizzata dalla Publimusic.com di Sabrina Gallitto con il patrocinio della Regione Basilicata, del Comune di Matera, della Provincia di Matera, dell’APT Azienda di Promozione Turistica della Basilicata, del Comitato Matera 2019, del CNA-Federmoda, della Lucana Film Commission con la direzione artistica di Enzo Centonze, direttore format Paolo Fumarulo,  coreografie e regia di Stefania Coralluzzo, scenografie Marianna Coretti, coordinatore musicale Vincenzo Scasciamacchia, ufficio stampa Nicola Altomonte, assistente Ileana Mazzei, media partners Agon Channel e Collezioni Haute Couture, testata di riferimento nel settore da circa trent’anni, è stata presentata dalla conduttrice televisiva e showgirl Veronica Maya e si è svolta nella splendida Piazza San Francesco d’Assisi di Matera.

Otto i concorrenti in gara: Johanth Chacon, Stefano Montarone  e Carlo Cecchini,  Luca Tomassoli, Andrea Perrino, Bruno Jaison, Daniele Desiati, Annalisa Di Lazzaro, Priscilla Aceti.

Vincitore della settima edizione del Premio Moda “Città dei Sassi” è stato lo stilista tarantino Daniele Desiati  al quale è stato riconosciuto anche il Premio della Critica e  il Premio Speciale “Collezioni Haute Couture” consegnatodall’executive fashion editor Dina De Fina che l’ha scelto per “il sofisticato connubio tra sperimentazione e tradizione sartoriale, la couture contemporanea è il nuovo e la tradizione insieme, e Daniele ha dimostrato che tale simbiosi è possibile”

Il Premio Moda al Cinema, dedicato quest’anno all’attrice Anita Ekberg icona del cinema e dello stile nel mondo e il Premio Moda “Matera 2019” è stato assegnato allo stilista venezuelano Johanth Chacon.

Ha ricevuto il Premio alla Carriera la giornalista storica di Rai1 Paola Cacianti acuta osservatrice della moda e delle sue evoluzioni, attenta ai fenomeni economici e di costume che da più di 30 anni svolge la propria attività nel campo della moda con professionalità e passione mentre Cinzia Malvini giornalista de La7 e direttore responsabile di Book Moda ha ricevuto il Premio Speciale Giornalismo Moda per aver creduto sin dalle prime edizioni nella portata del Premio Moda “Città dei Sassi”  quale vetrina nazionale ed internazionale per la promozione del talento dei giovani stilisti.

Altro Premio Speciale Giornalismo alla giornalista e conduttrice di origine lucana del TG Norba 24 Francesca Rodolfo per essersi distinta nel mondo del giornalismo portando il nome della Basilicata nel mondo con i suoi telegiornali.

Premio Speciale al Cinema è stato riconosciuto all’attrice di origine lucana Anna Rita Del Piano che ha saputo rappresentare l’operosità e le capacità professionale dei lucani nel mondo adoperandosi per la diffusione e la conoscenza dell’identità regionale. In tale occasione l’attrice ha presentato un mini-monologo immaginario di Fellini che parla di Matera, redatto dal giornalista e scrittore Damiano Laterza. Un lavoro molto serio, sono state sbobinate tutte le interviste a Fellini trovate in rete, le parole chiave che sono venute fuori, le più usate, sono quelle che costituiscono l’ossatura del testo; le stesse sono state riassemblate a formare un testo di senso compiuto su Matera; il lavoro è stato realizzato utilizzando come riferimento la sconfinata bibliografia critica felliniana e cercando di adattare il contenuto al pensiero del maestro, basandosi sulla psicanalisi Junghiana.

Una targa di riconoscimento alle maison Gattinoni che da oltre 70 anni della sua fondazione rappresenta stabilmente un nome di eccellenza nel panorama dell’Alta Moda Italiana e Chiara Boni per aver creato uno stile che va al di là “delle mode” per diventare linguaggio moderno del suo gusto, della sua eleganza, della sua cultura rappresentando nel mondo la vera preziosa unicità del Made in Italy.

L’edizione 2015 si arricchisce di nuove e importanti collaborazioni con  l’organizzazione Russa “MKMM” (Mosca Concorso di Giovani Stilisti) . Al Premio Moda Città dei Sassi ha partecipato fuori concorso la stilista proveniente dalla Russia Ekaterina Samokhina che ha presentato “Illusion” la sua collezione primavera/estate 2015.

Ad aprire la serata con un video dedicato all’attrice Anita Ekberg tratto dal film “La Dolce Vita”, dopo la presentazione della giuria la serata è proseguita con la collezione autunno/inverno 2015-2016 de La Petite Robe di Chiara Boni, è una fotografia d’interno nella cornice di un’eleganza senza tempo. Lo stile, ispirato alla femminilità di tutte le epoche, viene tradotto nella contemporaneità delle donne.

Lo spazio poi è stato dedicato ai giovani stilisti con le sfilate dei primi concorrenti:  “L’inconnue de la Seine” il tema della collezione di Annalisa Di Lazzaro, “Costruzione del sogno”, incontro tra fluido e solido  Luca Tommasoli, “Miss Dolly” il mondo del teatro e sfarzo sovietico di Jaison Brown,  “Nature’s Beauty” collezione ispirata alla natura di Andrea Perrino, “Il Fiore della Vita” collezione ispirata all’amore dello stilista venezuelano Johanth Chacon, s’ispira all’ILVA lo stilista tarantino Daniele Desiati, “Essenza” connubio tra magia e fantasia la collezione di Stefano Montarone e Carlo Cecchini. A chiudere la gara Priscilla Aceti con la sua collezione “Cose belle di una volta” s’ispira alla sartoria italiana.

Poi nuovamente protagonisti i veterani dell’Alta Moda con l’omaggio dello stilista di origine lucana Michele Miglionico alla città di Matera e alla Basilicata con undici outfits che si ispirano alle madonne venerate nella sua regione, già presentata una capsule collection nella precedente edizione e che vedrà la presenza dell’intera collezione all’Expo di Milano.

Il couturier ha scelto come base musicale, per narrare la terra di Basilicata, uno struggente canto dei Kailia “La Carpinese” del compositore Giovanni Chirico che offre uno spaccato vero di quella che era la società rurale nei tempi passati e mostra nella sua melodia i legami con altre culture musicali del Mediterraneo e ricca di colori ritmici, sfumature sonore che arrivano dal mare.

A fine evento si sono esibiti Federico Stefanacci (vincitore della 6^ edizione) che ha presentato una collezione dedicata alla Città di Matera designata Capitale Europea della Cultura 2019, a chiudere la serata l’eleganza e l’estro creativo della maison Gattinoni con la collezione alta moda primavera/estate 2015, firmata dal direttore creativo Guillermo Mariotto, che si ispira all’arte culinaria, una sinfonia di forme profumi e sapori.

Momento commovente è stato l’omaggio al cantautore lucano Mango scomparso recentemente seguito dalla lettura della lettera della moglie Laura Valente “Cari amici, un caro saluto a tutti e un grazie di cuore per l’omaggio che stasera avete voluto fare a Pino. Una serata dedicata alla bellezza che lui ha sempre cercato in questa vita, sia con la sua musica, sia nei piccoli gesti di tutti i giorni. C’è tanta bellezza in questa Lucania, affascinante e pura, la sua terra, le sue radici, il suo orgoglio, che è nostro! Un abbraccio a tutti”.

A decretare i vincitori una prestigiosa giuria di addetti ai lavori (giornalisti, stilisti, consulente d’immagini, associazioni di categoria ed istituzioni): La giuria composta dai creatori di moda: Chiara Boni, (stilista), Michele Miglionico (stilista), Paolo Fumarulo (stilista), dai giornalisti: Paola Cacianti (storica critica di moda, Rai1-Top Tutto quanto fa tendenza), Cinzia Malvini (LA7, Book Moda), Paola Acquati (X-Style Mediaset),   Dina De Fina (Collezioni Haute Couture) Bea Spediacci (La7d), Veronica Timperi (Il Messaggero, Leggo), Edoardo Dé Giorgio (capo ufficio stampa della maison Gattinoni), da  Cinzia Scarciolla (direttore testata giornalistica online Aftertime.it), dai consulenti d’immagine: Nicola Acella e Antonio Riccardo, dalle associazioni di categoria: Leo Montemurro (CNA-Federmoda).

Il look delle modelle è stato curato da Cipriani & Nancy Group – Partner Ufficiale, per l’hair stylist Giampaolo Cipriani ed Enzo Estilo Di Liddo, per il make up – Partner Ufficiale Giuseppe Chiatante, entrambi concessionari dei marchi: Z One Concept e Voilà make up Diego della Palma,  le fotografie sono di Donato Cellamare, Enzo Dell’Atti, Antonio Dimita.

Una Matera diversa, piena di fascino e intrisa di evocazione, bellezza, lusso e internazionalità. Una eleganza, romantica e lieve, efficace per far conoscere culture diverse, per valorizzare e salvaguardare la Lucanità e il “Made in Italy” unico nel mondo.

“A Satana“, poesia di Giosuè Carducci

June 20, 2015 Leave a comment

Giosuè Carducci

A Satana

A te, de l’essere

Principio immenso,

Materia e spirito,

Ragione e senso;

.

Mentre ne’ calici

Il vin scintilla

Sì come l’anima

Ne la pupilla;

.

Mentre sorridono

La terra e il sole

E si ricambiano

D’amor parole,

.

E corre un fremito

D’imene arcano

Da’ monti e palpita

Fecondo il piano;

.

A te disfrenasi

Il verso ardito,

Te invoco, o Satana,

Re del convito.

.

Via l’aspersorio,

Prete, e il tuo metro!

No, prete, Satana

Non torna in dietro!

.

Vedi: la ruggine

Rode a Michele

Il brando mistico,

Ed il fedele

.

Spennato arcangelo

Cade nel vano.

Ghiacciato è il fulmine

A Geova in mano.

.

Meteore pallide,

Pianeti spenti,

Piovono gli angeli

Da i firmamenti.

.

Ne la materia

Che mai non dorme,

Re dei i fenomeni,

Re de le forme,

.

Sol vive Satana.

Ei tien l’impero

Nel lampo tremulo

D’un occhio nero,

.

O ver che languido

Sfugga e resista,

Od acre ed umido

Pròvochi, insista.

.

Brilla de’ grappoli

Nel lieto sangue,

Per cui la rapida

Gioia non langue,

.

Che la fuggevole

Vita ristora,

Che il dolor proroga,

Che amor ne incora.

.

Tu spiri, o Satana,

Nel verso mio,

Se dal sen rompemi

Sfidando il dio

.

De’ rei pontefici,

De’ re cruenti;

E come fulmine

Scuoti le menti.

.

A te, Agramainio,

Adone, Astarte,

E marmi vissero

E tele e carte,

.

Quando le ioniche

Aure serene

Beò la Venere

Anadiomene.

.

A te del Libano

Fremean le piante,

De l’alma Cipride

Risorto amante:

.

A te ferveano

Le danze e i cori,

A te i virginei

Candidi amori,

.

Tra le odorifere

Palme d’Idume,

Dove biancheggiano

Le ciprie spume.

.

Che val se barbaro

Il nazareno

Furor de l’agapi

Dal rito osceno

.

Con sacra fiaccola

I templi t’arse

E i segni argolici

A terra sparse?

.

Te accolse profugo

Tra gli dèi lari

La plebe memore

Ne i casolari.

.

Quindi un femineo

Sen palpitante

Empiendo, fervido

Nume ed amante,

.

La strega pallida

D’eterna cura

Volgi a soccorrere

L’egra natura.

.

Tu a l’occhio immobile

De l’alchimista,

Tu de l’indocile

Mago a la vista,

.

Del chiostro torpido

Oltre i cancelli,

Riveli i fulgidi

Cieli novelli.

.

A la Tebaide

Te ne le cose

Fuggendo, il monaco

Triste s’ascose.

.

O dal tuo tramite

Alma divisa,

Benigno è Satana;

Ecco Eloisa.

.

In van ti maceri

Ne l’aspro sacco:

Il verso ei mormora

Di Maro e Flacco

.

Tra la davidica

Nenia ed il pianto;

E, forme delfiche,

A te da canto,

.

Rosee ne l’orrida

Compagnia nera,

Mena Licoride,

Mena Glicera.

.

Ma d’altre imagini

D’età più bella

Talor si popola

L’insonne cella.

.

Ei, da le pagine

Di Livio, ardenti

Tribuni, consoli,

Turbe frementi

.

Sveglia; e fantastico

D’italo orgoglio

Te spinge, o monaco,

Su ‘l Campidoglio.

.

E voi, che il rabido

Rogo non strusse,

Voci fatidiche,

Wicleff ed Husse,

.

A l’aura il vigile

Grido mandate:

S’innova il secolo,

Piena è l’etate.

.

E già già tremano

Mitre e corone:

Dal chiostro brontola

La ribellione,

.

E pugna e prèdica

Sotto la stola

Di fra’ Girolamo

Savonarola.

.

Gittò la tonaca

Martin Lutero;

Gitta i tuoi vincoli,

Uman pensiero,

.

E splendi e folgora

Di fiamme cinto;

Materia, inalzati;

Satana ha vinto.

.

Un bello e orribile

Mostro si sferra,

Corre gli oceani,

Corre la terra:

.

Corusco e fumido

Come i vulcani,

I monti supera,

Divora i piani;

.

Sorvola i baratri;

Poi si nasconde

Per antri incogniti,

Per vie profonde;

.

Ed esce; e indomito

Di lido in lido

Come di turbine

Manda il suo grido,

.

Come di turbine

L’alito spande:

Ei passa, o popoli,

Satana il grande.

.

Passa benefico

Di loco in loco

Su l’infrenabile

Carro del foco.

.

Salute, o Satana,

O ribellione,

O forza vindice

De la ragione!

.

Sacri a te salgano

Gl’incensi e i voti!

Hai vinto il Geova

De i sacerdoti.

.

Settembre 1863

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Wayne Shorter

June 19, 2015 Leave a comment

Wayne Shorter - Henry Leutwyler-w900-h900

Wayne Shorter è una delle figure di spicco del jazz degli ultimi cinquant’anni ed ha mantenuto con costanza e lucidità la sua importanza sia come compositore che come sassofonista. Shorter ha sviluppato due modi decisamente differenti di intendere il sax tenore e il sax soprano, intenso e profondo con il primo, lirico e sensibile con il secondo.

Shorter ha iniziato con il clarinetto a 16 anni, ma è passato al sax tenore ancor prima di entrare alla New York University nel 1952. Ha esordito con Horace Silver e poi ha suonato nel gruppo di Maynard Ferguson, dove ha incrociato per la prima volta il pianista Joe Zawinul. Nel 1959 si è unito ai Jazz Messengers di Art Blakey, dove è rimasto fino al 1963, dopo essere diventato direttore musicale della band. In questo periodo, Shorter ha anche fatto il suo debutto come leader. Nel 1964 Miles Davis convinse Shorter a unirsi al suo Quintetto, completando così uno dei gruppi più importanti della storia del jazz.

Il sassofonista resta con Davis fino al 1970 e compone alcuni dei brani più significativi del Quintetto – ESP, Pinocchio, Nefertiti, Sanctuary, Footprints, Fall e Prince of Darkness, dedicato allo stesso Miles. Nello stesso periodo, nei suoi dischi come solista, Shorter ampliato la sua tavolozza espressiva passando dall’hard bop ai territori atonali della avant-garde e al jazz-rock.

Nel 1970, Shorter insieme a Joe Zawinul e Miroslav Vitous forma i Weather Report, uno dei gruppi fondamentali degli anni ’70 dove suona soprattutto il soprano.

Nel 2002, con Footprints Live! battezza il nuovo quartetto che comprende in maniera più o meno stabile Brian Blade alla batteria, John Patitucci al contrabbasso e Danilo Perez al pianoforte. Con questa formazione estremamente solida, Wayne Shorter vive ormai da anni una seconda, strepitosa giovinezza, animata da tensioni sperimentali assenti nella sua produzione classica, che in questo quartetto viene centrifugata, sminuzzata e ricomposta in una tempesta di travolgente energia creativa.

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“Impermanence”, personale di Seung-Hwan Oh presso CreArte Studio di Oderzo

June 16, 2015 Leave a comment

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Nello spazio settecentesco di Palazzo Porcia ad Oderzo apre CreArte Studio, galleria d’arte contemporanea nata da un sogno coltivato per anni e alimentato di viaggi, incontri, frequentazioni ed amicizie con artisti, galleristi, collezionisti ed appassionati d’arte. Luogo di incontro di linguaggi diversi, CreArte Studio è uno spazio di confronto e discussione che presenta e promuove giovani artisti in grado di dialogare sul piano internazionale attraverso le più diverse forme espressive.

Oltre ad artisti italiani, CreArte Studio presenterà nel suo programma espositivo, artisti dall’Estremo Oriente, Giappone, Corea, Cina, dalla Russia e dal Medio Oriente.

Nella mostra “IMPERMANENCE” che inaugura il 19 giugno prossimo, CreArte Studio presenta l’opera dell’originalissimo artista coreano Seung-Hwan Oh. Nato Seoul, dove vive e lavora, Seung-Hwan Oh si è formato attraverso esperienze negli Stati Uniti ed in Francia. I suoi lavori sono stati esposti a New York, al Salon International de la Photographie a Parigi, in Giappone. In autunno inizierà la collaborazione con la Elena Shchukina Gallery di Londra.

“Il risultato visivo della simbiosi tra il materiale fotografico e la materia organica è l’origine concettuale di questo lavoro” spiega Seung-Hwan Oh. L’interesse è rivolto all’instabilità della materia, alla sua “impermanenza”, concetto esplorato spingendo la fotografia oltre il suo limite fisico attraverso l’innesto di colture batteriche sulle pellicole fotografiche. La pellicola diventa così terreno di coltura per microbi che si nutrono di sostanze chimiche consumando l’emulsione. Prima che si dissolva del tutto, la pellicola viene digitalizzata, fondendo le due realtà. La tensione tra ciò che viene mostrato e ciò che è stato perso è il fascino aggiunto di queste immagini.

Pina Schroeder fornisce una chiave di lettura di questa “impermanenza”: “Secondo William Faulkner, scopo di ogni artista è arrestare il movimento – che è vita – con mezzi artificiali, e tenerlo fermo. In tal modo, tra cent’anni, quando un estraneo lo guarderà, tornerà a muoversi, perché è vita.
In questa dicotomia tra movimento-vita e arte-immobilità Seung-Hwan Oh elabora la propria cifra stilistica, rovesciandone i termini ed al tempo stesso, implicitamente, riconfermandone la validità.
La fotografia, corrotta da batteri, diventa vita, diventa opera d’arte in divenire, soggetta al caso in un flusso impermanente ed effimero che è l’essenza della vita stessa. Ed è la vita, invece, a farsi stasi nella consapevolezza della sua transitorietà, osservata ed accettata senza dramma, con lo sguardo curioso che accomuna l’artista allo scienziato.
Seung-Hwan Oh riflette su questa natura effimera, impermanente dell’essere e la fissa nella sua opera fermandone il momento, il movimento. E l’opera-vita si fa allora nuovamente stasi riconfermando, in un circolo dialettico, l’assunto di Faulkner.
Dirà Brassaï: per me la fotografia deve suggerire, non insistere o spiegare.
Questo fa Seung-Hwan Oh, mostra un’idea che scorre attraverso lo sguardo dell’osservatore al pensiero e vi si fissa, con l’immediatezza dell’effimero e la naturalezza dell’impermanenza.”

Fonte: Exibart

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“Marc Chagall. Una retrospettiva: 1908-1985”, catalogo della mostra ospitata al Palazzo Reale di Milano

June 6, 2015 Leave a comment

Marc Chagall Una retrospettiva- 1908-1985

Marc Chagall

Una retrospettiva: 1908-1985

Il libro della mostra dedicata a Marc Chagall ospitata a Milano, Palazzo RealeClaudia Beltrami Zevi raccoglie per la prima volta in Italia dai più importanti musei del mondo le opere dell’artista russo, un percorso dalle origine San Pietroburgo al soggiorno francese in particolare in Costa Azzurra. La pittura moderna russa rappresentata dai dipinti del pittore che raccontano il suo amore con la moglie Bella, il secondo conflitto mondiale e il soggiorno in America.

220 opere – prevalentemente dipinti, a partire dal 1908, data in cui Chagall realizzò il suo primo quadro, ”Le petit salon”, fino alle ultime, monumentali opere degli anni ’80 – che guideranno i visitatori lungo tutto il percorso artistico di Marc Chagall, accostando, spesso per la prima volta, opere ancora nelle collezioni degli eredi, e talvolta inedite, a capolavori provenienti dai maggiori musei del mondo, quali il MoMa, il Metropolitan Museum di New York, la National Gallery di Washington, il Museo Nazionale Russo di S. Pietroburgo, il Centre Pompidou, oltre a 50 collezioni pubbliche e private che hanno generosamente collaborato.

All’interno di un rigoroso e completo percorso cronologico, la mostra si articolerà in sezioni, partendo dalle opere degli esordi realizzate in Russia; durante il primo soggiorno francese, e il successivo rientro in Russia fino al 1921; con l’autobiografia scritta da Chagall al momento del suo definitivo abbandono della Russia, si aprirà il secondo periodo del suo esilio, prima in Francia e poi, negli anni ’40, in America dove vivrà anche la tragedia della morte dell’amatissima moglie Bella; con il rientro in Francia e la scelta definitiva di stabilirsi in Costa Azzurra Chagall ritroverà il suo linguaggio poetico più disteso, rasserenato dai colori e dall’atmosfera del Midi.

  • Collana: Cataloghi mostre GAmm
  • Traduttore: Tania Gargiulo, Lidia Filippone
  • Curatore: Claudia Beltramo Ceppi Zevi
  • Autore introduzione: Tamara Karandasheva
  • Dimensione: 28x30cm
  • Lingua: Italiano
  • ISBN – EAN: 9788809798786
  • Data di pubblicazione: 2014
  • Prima edizione: settembre 2014

“Power and Pathos. Bronze Sculpture of the Hellenistic World”, exhibition catalogue by Fondazione Palazzo Strozzi, Giunti Editore

June 6, 2015 Leave a comment

Power and Pathos

Exhibition catalogue: Florence, Palazzo Strozzi, 14 March-21 June 2015. Organised by Fondazione Palazzo Strozzi, J. Paul Getty Museum, Los Angeles and National Gallery of Art, Washington with the collaboration of Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana. Starting 14 March 2015 Palazzo Strozzi in Florence will be hosting a major exhibition showcasing some of the ancient world’s most important masterpieces of sculpture with exhibits from leading Italian and international museums. The exhibition uses 50 bronze sculptures to tell the story of the spectacular artistic developments of the Hellenistic era throughout the Mediterranean basin. Under Alexander the Great Hellenistic sculpture saw the birth of a genre known as ”portraits of power”, but at the same time it also revolutionised the style of Classical art by imbuing its figures with pathos, or expressiveness. Monumental statues of gods, athletes and heroes will be displayed alongside portraits of historical figures, in a journey allowing visitors to explore the fascinating stories of these masterpieces’ discovery while also probing the production and casting processes and the finishing techniques adopted.

  • Collana: Cataloghi mostre GAmm
  • Traduttore: Julia Hanna Weiss
  • Curatore: Jens M. Daehner, Kenneth Lapatin
  • Copertina: Brossura con bandelle
  • Dimensione: 24.5x29cm
  • Lingua: Inglese
  • ISBN – EAN: 9788809803374
  • Data di pubblicazione: 2015
  • Prima edizione: marzo 2015

“Matisse arabesque”, catalogo della straordinaria esposizione romana, Scuderie del Quirinale

June 6, 2015 Leave a comment

COPERTINA_Matisse_Arabesque

Matisse. Arabesque

a cura di Ester Coen

Pubblicato in occasione della straordinaria esposizione romana, Matisse. Arabesque vuole restituire un’idea delle suggestioni che superfici dipinte o tessuti ebbero nella pittura di Matisse: un universo che, con i suoi artifici, i suoi arabeschi, i suoi colori, suggerisce uno spazio più vasto, un vero spazio plastico e offre un nuovo respiro alle sue composizioni, liberandolo dalle costrizioni formali, dalla necessità della prospettiva e della “somiglianza” per aprire a uno spazio fatto di colori vibranti, a una nuova idea di arte decorativa fondata sull’idea di superficie pura.

Oltre cento opere di Matisse – tra cui spiccano alcuni capolavori assoluti provenienti dai maggiori musei del mondo – affiancate da manufatti originali afferenti alle culture da cui l’artista fu ammaliato documentano come l’universo gioiosamente decorativo di Matisse si vede riflesso nelle sue fonti a cominciare da quelle nord-africane e medio-orientali, fino a giungere a Cina e Giappone. Orienti e culture “altre” declinate attraverso gli orditi geometrici, gli arabeschi, i colori e che offrono alle sue composizioni un nuovo respiro, diventando per l’artista la ragione prima di una radicale indagine sulla pittura.

Introdotto dal saggio della curatrice Ester Coen (Matisse arabesque), il volume riunisce i testi di Rémi Labrusse (Arabeschi. Una storia occidentale), Eva-Maria Troelenberg (“Saltare il fosso”:

Matisse e l’“inutilità” catalitica di esporre le arti islamiche), Avinoam Shalem (Leggere tra le righe: attraverso i papiers découpés di Matisse), Egidio Cossa (Matisse e le Arts Nègre), Yuko Tanaka (Matisse e i tessuti asiatici), Zelda De Lillo (Le Chant du rossignol) e Laurent Jenny (Finestre aperte, ovvero “il dentro del fuori”). Parallelamente, in un affascinante e inedito confronto, cinque capitoli dedicati alle diverse culture ed espressioni artistiche nel mondo (Mediterraneo. Medio OrientePrimitivismo. AfricaSul disegno dell’alberoLinearismo. Estremo OrienteSul disegno e la figura) presentano splendidi oggetti d’arte comprendenti ceramiche, tessuti, intarsi lignei, stampe appartenenti a importanti musei italiani e internazionali.

2015, 24 x 28 cm

256 pagine, 276 colori, brossura

ISBN 978-88-572-2679-8

€ 38,00

Prezzo speciale riservato ai visitatori

presso Arion Scuderie

€ 32,00

“L’art de l’amour au temps de Geishas”, catalogue de l’exposition à la Pinacothèque de Paris, Giunti Editore

June 6, 2015 Leave a comment

L'art de l'amour au temps de Geishas

Catalogue de l’exposition: Paris, Pinacothèque de Paris, 6 novembre 2014 – 15 février 2015. Dans le cadre de sa saison Art et Érotisme en Orient, et en complément de l’exposition Kâma-Sûtra, la Pinacothèque de Paris souhaite offrir au public une approche singulière de la vie et de la culture érotique au Japon à l’époque d’Edo (1603-1867). L’exposition ”L’Art de l’amour au temps des Geishas: les chefs-d’œuvre interdits de l’art japonais est la première jamais présentée en France sur ces fameuses estampes qui relèvent de tous nos fantasmes et de l’imaginaire extrême-oriental”. La prospérité de l’époque d’Edo favorise la naissance d’une nouvelle et riche classe bourgeoise dominante au sein des grandes cités japonaises : les chonin (citadins). Ces commerçants, artisans, médecins, enseignants ou artistes affirment par le biais du mouvement culturel ukiyo-e une conception hédoniste de l’existence qui contraste avec la morale néo-confucianiste japonaise des classes guerrières dirigeantes. Le mouvement ukiyo-e, ”images du monde flottant”, est le fruit d’une réflexion esthétique et éthique sur le caractère bref et transitoire de la vie et où l’angle de la beauté féminine idéalisée et de l’imaginaire érotique prend une part prépondérante. Les gravures polychromes représentant des belles femmes (bijinga) et celles érotiques – les shunga, ”images de printemps” -, en sont les manifestations les plus significatives de cette époque. Elles connurent leur apogée durant l’époque d’Edo et sont le reflet du mode vie raffiné, luxueux et moderne de la classe des chonin qui fréquente les théâtres, les quartiers de plaisir, organise des fêtes et revendique une existence tournée vers le plaisir et la satisfaction des désirs personnels. En parallèle de cette expression artistique, dont Kitagawa Utamaro, Utagawa Hiroshige ou encore Katsushika Hokusai furent les plus grands maîtres, la littérature devient elle aussi un mode d’expression de ce monde flottant grâce aux ukiyozoshi, les romans ukiyo. Secrètement collectionnées en Europe par de grandes personnalités artistiques comme Gustav Klimt ou Émile Zola dès l’ouverture du Japon à l’Occident en 1868, les gravures ukiyo-e contribuent à la naissance et au développement du Japonisme à la fin du xixe siècle. L’exposition ”L’Art de l’amour au temps des geishas: les chefs-d’œuvre interdits de l’art japonais” propose plus de 200 gravures, photographies à l’albumine et objets de la vie quotidienne en provenance du Museo delle Culture de Lugano ainsi que d’autres grands musées publics et collections particulières de Suisse et d’Italie. Un ensemble d’œuvres modernes et contemporaines, planches de mangas et peintures, témoigne de la continuité de cette tradition érotique jusque dans le Japon contemporain.

  • Collana: Cataloghi mostre GAmm
  • Traduttore: Fanny Brisson, Hervé Couvert, Adriana Mazza, Valentine Morizot, NTL Firenze
  • Curatore: Francesco Paolo Campione, Marco Fagioli
  • Copertina: Cartonato
  • Dimensione: 24x28cm
  • Lingua: Francese
  • ISBN – EAN: 9788809806542
  • Data di pubblicazione: 2014
  • Prima edizione: novembre 2014
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“Matisse. Arabesque”, mostra del grande artista Henri Matisse presso le Scuderie del Quirinale a Roma

June 6, 2015 Leave a comment

Matisse. Arabesque

“La preziosità o gli arabeschi non sovraccaricano mai i miei disegni, perché quei preziosismi e quegli arabeschi fanno parte della mia orchestrazione del quadro.” 

La révélation m’est venue d’Orient scriveva Henri Matisse nel 1947 al critico Gaston Diehl: una rivelazione che non fu uno shock improvviso ma – come testimoniano i suoi quadri e disegni – viene piuttosto da una crescente frequentazione dell’Oriente e si sviluppa nell’arco di viaggi, incontri e visite a mostre ed esposizioni.

Proposta dalle Scuderie del Quirinale, promossa dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura e Turismo, la mostra è organizzata dall’Azienda Speciale Palaexpo in coproduzione con MondoMostre e catalogo a cura di Skira editore. In esposizione oltre 90 opere di Matisse con alcuni capolavori assoluti – per la prima volta in Italia – dai maggiori musei del mondo: Tate, MET, MoMa, Puškin, Ermitage, Pompidou, Orangerie, Philadelphia, Washington solo per citarne alcuni.

Curata da Ester Coen, con un comitato scientifico composto da John ElderfieldRemi Labrusse e Olivier BerggruenMatisse. Arabesque, vuole restituire un’idea delle suggestioni che l’Oriente ebbe nella pittura di Matisse: un Oriente che, con i suoi artifici, i suoi arabeschi, i suoi colori, suggerisce uno spazio più vasto, un vero spazio plastico e offre un nuovo respiro alle sue composizioni, liberandolo dalle costrizioni formali, dalla necessità della prospettiva e della “somiglianza” per aprire a uno spazio fatto di colori vibranti, a una nuova idea di arte decorativa fondata sull’idea di superficie pura.

Henri Matisse non era destinato alla pittura, “Sono figlio di un commerciante di sementi, al quale avrei dovuto succedere nella gestione del negozio”, cerca di intraprendere la carriera di avvocato prima di diventare un artista. Sarà la sua salute a cambiare il corso della storia. Lavorava come assistente in uno studio legale di Saint-Quentin, quando nel 1890 una grave appendicite lo costringe a letto per quasi un anno. Comincia a dedicarsi alla pittura e dal 1893 frequenta l’atelier del pittore simbolista Gustave Moreau insieme con l’amico Albert Marquet. Si iscrive ufficialmente all’École des Beaux Arts nel 1895, dove insegnano molti Orientalisti.

In quegli anni vedrà molto Oriente: visita la vasta collezione islamica del Louvre in esposizione permanente e le diverse mostre che, nel 1893-1894 e soprattutto nel 1903, vennero dedicate all’arte islamica al Musée des Arts Decoratifs di Parigi. E poi, all’Esposizione mondiale del 1900, scopre i paesi musulmani nei padiglioni dedicati a Turchia, Persia, Marocco, Tunisia, Algeria ed Egitto. Matisse frequenta anche le gallerie dell’avanguardia, come quella di Ambroise Vollard, dal quale acquista nel 1899 un disegno di Van Gogh, un busto in gesso di Rodin, un quadro di Gauguin e uno di Cézanne, che influenzerà moltissimo l’opera di Matisse.

Viaggia in Algeria (1906), ne riporta ceramiche e tappeti da preghiera che nel disegno e nei colori riempiranno le sue tele da li in poi, in Italia (1907) visita Firenze, Arezzo, Siena e Padova “quando vedo gli affreschi di Giotto non mi preoccupo di sapere quale scena di Cristo ho sotto gli occhi ma percepisco il sentimento contenuto nelle linee, nella composizione, nei colori”. La visita alla grande “Esposizione di arte maomettana” a Monaco di Baviera nel 1910 – la prima mostra di arte mussulmana che influenzerà una generazione di artisti, da Kandinsky a Le Corbusier – sarà il vero spunto per un tipo di decorazione di  impianto compositivo assai lontano dalle sue tradizioni occidentali. E’ a Mosca nell’autunno 1911 per curare l’installazione in casa Schukin di La danza e La musica. Nel 1912 torna in Africa, stavolta la meta è il Marocco, Tangeri la bianca. Ecco che il tailleur de lumiere, come lo battezza non a caso il genero Georges Duthuit, è sorpreso da una luce dolce e da una natura lussureggiante che andranno ad accentuare la sua cadenza armonica, musicale: “un tono non è che un colore, due toni sono un accordo” 

Matisse si lascia alle spalle le destrutturazioni e le deformazioni proprie dell’avanguardia, più interessato ad associazioni con modelli di arte barbarica. Il motivo della decorazione diventa per l’artista la ragione prima di una radicale indagine sulla pittura. E’ dai motivi intrecciati delle civiltà antiche che Matisse coglie i principi di rappresentazione di uno spazio diverso che gli consente di “uscire dalla pittura intimistica” di tradizione ottocentesca.

Il Marocco, l’Oriente, l’Africa e la Russia, nella loro essenza più spirituale e più lontana dalla dimensione semplicemente decorativa, indicheranno a Matisse nuovi schemi compositivi. Arabeschi, disegni geometrici e orditi, presenti nel mondo Ottomano, nell’arte bizantina, nel mondo ortodosso e nei Primitivi studiati al Louvre; tutti elementi interpretati da Matisse con straordinaria modernità in un linguaggio che, incurante dell’esattezza delle forme naturali, sfiora il sublime.

“The Cal – Collezione Pirelli”, mostra allestita al Palazzo Reale di Milano per il calendario per eccellenza d’Italia, Giunti Editore

June 6, 2015 Leave a comment

the call collezione pirelli

The Cal – Collezione Pirelli

Forma e desiderio/ Form and desire

Da più di cinquant’anni il calendario Pirelli è ”il” calendario per eccellenza. Col tempo è diventato oggetto di culto, status symbol e opera d’arte, laboratorio di idee, tecniche e tendenze della fotografia per tutto il mondo; una vetrina ambitissima per fotografi e modelle. Una grande mostra allestita al Palazzo Reale di Milano (insieme a questo volume che la accompagna) mette in fila questi cinquant’anni di immagini rivelando come The Cal possa essere anche uno strumento attraverso il quale guardare all’evoluzione del gusto a livello globale; attraverso la scelta di temi, soggetti e inquadrature è possibile cogliere e seguire passo passo come si è modificato il rapporto tra nudo, erotismo, seduzione e immaginario condiviso. In un solo concetto, un capitolo affascinante dell’avventura del corpo nel mondo contemporaneo.

  • Collana: Cataloghi mostre GAmm
  • Curatore: Walter Guadagnini, Amedeo M. Turello
  • Copertina: Cartonato rilegato in tela con plancia stampata e mezza sovraccoperta
  • Dimensione: 25x27cm
  • Lingua: Italiano
  • ISBN – EAN: 9788809808102
  • Data di pubblicazione: 2014
  • Prima edizione: novembre 2014

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