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Chick Corea e Stefano Bollani

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Chick Corea e Stefano Bollani dialogano su un fertile terreno di improvvisazione esuberante e gioiosa: uno padre del moderno pianismo jazz, l’altro figlio di una passione onnivora per il pianoforte.

L’aspetto più felice dell’incontro di Chick Corea e Stefano Bollani è la maniera, compatta e sempre efficace, con cui i due pianisti interagiscono e modulano di continuo le proprie linee e i passaggi per trovare una direzione comune. È chiaro: ci troviamo di fronte a due pianisti riconosciuti per talento, curiosità musicale e capacità di improvvisazione. Corea e Bollani dimostrano dal vivo la naturale predisposizione all’ascolto reciproco: in molti passaggi, sembra di avere di fronte un solo pianista con quattro mani al servizio dell’interpretazione del brano, con la conseguente moltiplicazione delle possibili soluzioni da ascoltare.

Chick Corea inizia la sua carriera negli anni sessanta. Con i primi due album fa capire immediatamente tutto il suo valore: Tones For Joan’s Bones e Now He Sings, Now He Sobs hanno conquistato a pieno diritto un posto nella storia più importante del jazz. Alla fine degli anni sessanta, si unisce al gruppo di Miles Davis e compare su album importanti, come In a Silent Way e Bitches Brew. Con questo gruppo sperimenta l’uso di strumenti elettronici, ed in particolare il Fender Rhodes. Negli anni settanta Corea da vita a formazioni come Circle e Return to Forever, fondamentali per capire lo sviluppo del jazz in quel periodo.

Negli anni ottanta lo ritroviamo alla guida della Elektric Band e della Akoustic Band con alcuni dei musicisti più rinomati della scena fusion, come John Patitucci, Dave Weckl, Eric Marienthal e Frank Gambale.

Nel corso degli anni ha collaborato con tutti i più grandi nomi del jazz e della musica internazionale come Gary Burton, Pat Metheny, Roy Haynes, Dave Holland, Bobby McFerrin, Béla Fleck, Friedrich Gulda, Herbie Hancock solo per citarne alcuni.

Stefano Bollani comincia a studiare pianoforte all’età di sei anni ed esordisce come professionista a quindici anni. Dopo una breve esperienza come turnista nel mondo del pop, si dedica al jazz e diventa in breve tempo uno dei musicisti più conosciuti e stimati del panorama italiano e internazionale. Si è esibito con musicisti del calibro di Richard Galliano, Phil Woods, Lee Konitz, Michel Portal, Franco D’ Andrea, Martial Solal, John Abercrombie, Kenny Wheeler, Greg Osby sui palchi più prestigiosi del mondo.

La collaborazione più stabile e, naturalmente, fondamentale per la sua carriera è quella con Enrico Rava, al fianco del quale tiene centinaia di concerti e incide numerosi dischi, tra cui Tati, insieme al batterista Paul Motian, The third man e New York Days, con Mark Turner, Larry Grenadier e Paul Motian.

Musicista curioso e istrionico ha incontrato anche artisti che si muovono fuori dall’ambito del jazz: sperimentatori come Hector Zazou, Giovanni Sollima ed Elliot Sharp e personaggi provenienti dal pop-rock italiano come Elio e le storie tese, Samuele Bersani, Paolo Benvegnù. E sempre in questa direzione si possono intendere lavori come La gnosi delle fanfole, dove, insieme a Massimo Altomare, ha musicato le poesie di Fosco Maraini oppure la Cantata dei pastori immobili, oratorio musicale per quattro voci, narratore e pianoforte, realizzato insieme a David Riondino. Ha pubblicato diversi libri, tra cui L’America di Renato Carosone e il romanzo La sindrome di Brontolo; conduce insieme a Riondino il programma radiofonico Il Dottor Djembè e ha condotto, insieme a Caterina Guzzanti, il programma televisivo Sostiene Bollani.

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