Home > Figurativa > “Le icone Veneto-Cretesi”, raffigurazione sacra prodotta nell’ambito della cultura bizantina e slava

“Le icone Veneto-Cretesi”, raffigurazione sacra prodotta nell’ambito della cultura bizantina e slava

AnticStore-Large-Ref-21497

LE ICONE VENETO CRETESI Mostra a cura di Federico Andrisani
Per la XXIV edizione della kermesse forlivese, Federico Andrisani di Ponte San Nicolò (Pd), ha accolto i visitatori di Babilonia in un percorso che narra la storia dell’icona Sacra Veneto-Cretese.
L’icona è una raffigurazione sacra dipinta su tavola, prodotta nell’ambito della cultura bizantina e slava. Il termine deriva dal russo “икона”, a sua volta derivante dal greco bizantino “εἰκόνα” (éikóna) e dal greco classico “εἰκών –όνος” derivanti dall’infinito perfetto “eikénai” traducibile in “essere simile”, “apparire”, mentre il termine éikóna può essere tradotto con “immagine”.
Nella lunga genesi dell’iconografia cristiana, l’icona assume la propria fisionomia intorno al V secolo. L’occasione fu offerta dalla presenza nella tradizione Cristiana di prototipi, quali i ritratti di Gesù e Maria. Si tratta del Mandylion, della Sindone e dei numerosi ritratti della Vergine attribuiti a San Luca Evangelista. Quando nel 1453 l’Impero Romano d’Oriente crollò, i popoli balcanici contribuirono a incrementare sia la produzione, sia la diffusione di queste raffigurazioni sacre. Nella tradizione della Chiesa bizantina, l’icona assume un significato particolare. Il simbolismo e la tradizione non coinvolgevano solo l’aspetto pittorico, ma anche quello concernente la preparazione e al materiale utilizzato, oltre alla disposizione e al luogo entro il quale l’opera andava collocata. L’icona trasmette un particolare messaggio teologico per mezzo del linguaggio iconico, che è espresso dai colori utilizzati dall’artista.
Le icone erano dipinte su tavole di legno, generalmente di tiglio, larice o abete. Sul lato interno della tavoletta, in genere era effettuato uno scavo che era chiamato “scrigno” o “arca”, in modo da lasciare una cornice in rilievo sui bordi. La cornice, oltre a proteggere la pittura, rappresentava lo stacco tra il piano terrestre e quello divino in cui è posta la raffigurazione. Sulla superficie era incollata una tela con colla di coniglio, che serviva ad ammortizzare i movimenti del legno rispetto agli strati superiori. La tela veniva, infatti, ricoperta con diversi strati di colla di coniglio e gesso, che opportunamente levigati, con pelle di pesce essiccata o carte vetrate, consentivano di ottenere una superficie perfettamente liscia e levigata, adatta ad accogliere la doratura e la pittura.

Categories: Figurativa Tags:
  1. No comments yet.
  1. No trackbacks yet.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: