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“Alma-Tadema e i pittori dell’800 inglese”, collezione Pérez Simòn presso Chiostro del Bramante di Roma

February 26, 2014 Leave a comment

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ALMA-TADEMA E I PITTORI DELL’800 INGLESE. COLLEZIONE PEREZ SIMON
dal 16/02/2014 al 6/06/2014
Non è un caso e non è da poco se Oscar Wilde abbia raggiunto fama e popolarità tenendo nella Londra vittoriana e bigotta conferenze sull’Aesthetic Movement. Più i nobili si rinchiudevano nei loro manieri tappezzati dai Canaletto, più i borghesi, nuovi ricchi e in linea con quel che stava diventando la Gran Bretagna – prima potenza mondiale – apprezzavano i lavori di sir Alma Tadema, Edward Burne-Jones, John William Godward, Arthur Hughes, Albert Moore e compagni, più compravano i loro quadri, arredavano le loro case secondo i dettami del nuovo gusto; cercavano insomma una loro strada e un’identità che desse aria e vita alla polvere puritana dell’Inghilterra della regina Vittoria.
Il tempo si sarebbe dimostrato tiranno perché l’arte e il mondo avrebbero cancellato, rimosso, stracciato i quadri di questo gruppo di artisti per salvarne giusto le cornici. Ma il tempo è anche galantuomo e da dimenticati, disprezzati e denigrati, hanno riconquistato estimatori e fan. Tra questi il mecenate messicano Juan Antonio Pérez Simòn, ma anche sir Andrew Llloyd Webber, il celeberrimo compositore di musical.
Della collezione di Pérez Simòn fanno parte le 50 magnifiche opere che si potranno ammirare nelle sale del Chiostro del Bramante per un’esposizione che, reduce dal successo parigino, approda in Italia per volare poi a Madrid: ALMA-TADEMA E I PITTORI DELL’800 INGLESE. COLLEZIONE PÉREZ SIMÒN a cura di Véronique Gerard-Powell.
Dal 16 febbraio fino al 5 giugno 2014 il visitatore potrà riapprezzare o conoscere il mondo creato dai padri dell’Aesthetic Movement, accomunati da tendenze simili, ma ognuno con la sua personalità, i suoi temi prediletti, il suo personalissimo stile: da Millais e Rossetti, i padri preraffaelliti, insieme al poco più giovane Burnes Jones, fino al genio di sir Alma Tadema e le sue tele dedicate al mondo della Grecia e della Roma Imperiale, che hanno ispirato i film mitologici fino agli anni Settanta; ma anche i lavori di sir Frederic Leighton, accademia pura nel miglior senso del termine, mitologia e introspezione profonda come nella magnifica “Antigone”, che ipnotizzerà il visitatore; ma anche John William Waterhouse, capace di unire lo stile preraffaellita con l’impressionismo, il pittore di “La sfera di cristallo”, delle leggende celtiche e delle fiabe inglesi, dipinti di un simbolismo incantatore.
Sono tele, quelle in mostra, che ruotano intorno alla mitologia (come la bellissima “Crenaia, la ninfa del torrente Dargle” di Leighton), al Medioevo e ai drammi shakespeariani, ma anche a scene di apparente quotidianità che si trasformano in quadri di enigmatica bellezza come “Una nube passa” di Arthur Hughes fino all’apoteosi della storia antica che diviene leggenda, come nel capolavoro di Alma Tadema “Le rose di Eliogabalo”, una tela colossale esposta alla Royal Academy nel 1888 e ispirata sia dalla Historia Augusta, sia soprattutto al romanziere Huysman, autore di À rebours, destinato a sconvolgere una generazione di scrittori tra cui Oscar Wilde, Gabriele D’Annunzio e Marcel Proust. In essa si vede il crudele imperatore romano di origine siriana che schiaccia gli ospiti sotto una cascata di rose. Decadente e al tempo stesso precisissima: la sala dei banchetti è ispirata a una descrizione di Gibbon, il Bacco sullo sfondo è quello dei Musei Vaticani, le rose dipinte con certosina perizia e pazienza.
In ogni quadro di ogni artista al centro c’è sempre la donna: muse o modelle, femmes fatales, eroine d’amore, streghe, incantatrici, principesse; l’essere angelicato che può diventare demonio, la salvezza che può diventare tentazione. Perché la donna è soggetto principale dell’Aesthetic Movement. Nelle opere di questi artisti il corpo femminile non è più prigioniero come nella vita quotidiana, bensì denudato, e simboleggia una forma di voluttà. Le donne sono tutte eroine dell’Antichità e del Medio Evo; natura lussureggiante e palazzi sontuosi fanno da sfondo a queste figure sublimi, lascive, sensuali.
Un contesto non immaginato né studiato sui classici perché i pittori viaggiano in Italia, in Grecia e in Oriente e si impegnano a restituire con precisione l’architettura dei templi egiziani, dei paesaggi greci e dei bassorilievi persiani, per farne la cornice di episodi storici celebri in un ambiente di vita quotidiana reinventato. Spesso i loro viaggi erano finanziati dai mecenati, come nel caso dell’ingegnere e deputato tory John Aird che comprò “Le rose di Eliogabalo” ad Alma Tadema e ne fu così soddisfatto da invitarlo con lui in un viaggio in Egitto.
Mecenati che erano appunto i nuovi ricchi delle manifatture e dei porti, solidi borghesi di Liverpool, Manchester e Birmingham, golosi di scene da antichità classica minuziosamente ricostruita con visite e visite al British Museum, di nudi femminili solo ufficialmente casti e quindi accettabili per il puritanesimo vittoriano, ma che tali non sono, se solo si pensa alla citata “Crenaia” di Leighton che nulla ha da invidiare alla “Giuditta” di Klimt.
Le sorti del destino però erano mutevoli e questi pittori conobbero il disprezzo. Come scrive la curatrice Véronique Gerard-Powell: Pochi periodi hanno altrettanto sofferto dei diktat del gusto. Di questi diktat chi ha fiuto e non si fa travolgere dal gusto imperante, riesce anche a trarre profitto. E’ il caso del mecenate messicano Pérez Simòn, industriale colpito da ‘insana’ passione per l’arte che decide, circa 25 anni fa, di investire immense risorse economiche per l’acquisto di dipinti fino ad avere una delle raccolte private più importanti dell’America Latina. Va sul sicuro con i Rubens e i Bronzino ma segue anche il cuore acquistando opere che ancora non erano state riportate agli onori della critica come quelle appunto dei pittori dell’Aesthetic Movement. La sua passione è l’amore per la bellezza, oltre che la pittura raffinata. E chi meglio di questi artisti riesce a unire in un connubio così pregevole queste due passioni?
La mostra è un progetto di Culturespaces realizzato con il patrocinio di Roma Capitale, in collaborazione con Musee Jacquemart-Andre, Chiostro del Bramante, Museo Thyssen Boernemisza, e con il supporto della Fondazione Japs, prodotta e organizzata da Dart – Chiostro del Bramante e Arthemisia Group. Dopo la tappa romana l’esposizione sarà, a partire dal 23 giugno fino al 5 ottobre 2014, presso il Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid.

“Londra brucia” di Luca Desienna, Liux Edizioni

February 26, 2014 Leave a comment

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Londra brucia, il racconto di una capitale decadente e affascinante 
Scritto da Luca Desienna ed edito da Liux Edizioni, è disponibile on line su Amazon e nelle librerie in autunno 
Primo romanzo di Luca Desienna – scrittore, fotografo e fondadore di Gomma Books Ltd – Londra Brucia è frutto di un percorso durato dieci anni, trascorsi quasi interamente nella capitale britannica.
E’ il racconto in prima persona di Johnny A., artista romantico e squattrinato di origini italoamericane, un bohémien di inizio millennio che si nutre di racconti e musica dark, vive nei sobborghi dimenticati della città e cerca di sbarcare il lunario destreggiandosi tra i sussidi governativi e i magri proventi della sua arte.
E’ un survivor, la sua vita assomiglia a quella di un giocoliere metropolitano perennemente in bilico tra il baratro e autentici momenti di scoperta e crescita personale. D’altronde come diceva Bukowski “L’individuo equilibrato è un pazzo”.
Nel susseguirsi di alti e bassi la città gioca un ruolo fondamentale, quella qui descritta è una Londra spesso nascosta, fatta di ospedali che non funzionano, case popolari fatiscenti e una burocrazia venduta come efficace ma che in realtà fa acqua da tutte le parti, “prodotto” di un luogo che porta all’esasperazione.
Londra Brucia si presta a differenti interpretazioni, può essere intesa come un’accusa alla società inglese, una società che puo’ produrre miseria ed alienazione, e allo stesso tempo ci svela una grande storia d’amore verso una città che non finirà mai di stupire e come tante storie d’amore è intrisa di ostilità, momenti idilliaci e gelosie.
Una Londra decadente, affascinante e sfacciata, teatro di un susseguirsi di vicende e di incontri che danzano sul filo della tragicomicità. Ironia e follia si mescolano alle pagine intrise di subculture e portano il lettore a vivere gli stessi alti e bassi del protagonista.
Johnny trascorre le sue giornate – soprattutto le notti – in appartamenti e scantinati abusivi, a contatto con alcolisti e balordi, squatter anarchici come lui, che rifiutano un lavoro mal pagato e sfruttato e preferiscono vivere di espedienti quotidiani. Tra party e incontri conditi di eccessi e follie metropolitane, il protagonista avanza nella giungla dei quartieri periferici di Brixton, Soho e Camden Town, raccontandoci gli sguardi incrociati e i tasselli di un percorso esistenziale che tenga lontana la noia e l’alienazione. Sono gli incontri, che possono durare un’eternità o un attimo, i momenti magici che forse riusciranno a salvarlo.
L’on the road di Kerouac è diventato l’on the tube di Johnny A.
Un viaggio pieno di emozioni in una Londra decadente ma pur sempre affascinante di inizio millennio.
“Mi ricordo noi quattro seduti su un muretto a guardare il mare mosso. Le facce mezze nascoste dai cappotti e i capelli umidi al vento. Jack a parte, eravamo tutti appena arrivati a Londra. Sembravamo quattro orfani alla ricerca della madre. Pieni di speranza e di sogni e di emozioni nuove. Forse, senza che ce ne rendessimo conto, questa città con l’andare degli anni ci ha tolto la nostra ingenuità. O forse siamo semplicemente invecchiati.” 
http://www.londrabrucia.com
http://www.facebook.it/londrabrucia
Titolo: Londra Brucia
Autore: Luca Desienna
Editore: Liux Eizioni
N. pagine: 400
Prezzo: € 14.90

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“Le icone Veneto-Cretesi”, raffigurazione sacra prodotta nell’ambito della cultura bizantina e slava

February 26, 2014 Leave a comment

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LE ICONE VENETO CRETESI Mostra a cura di Federico Andrisani
Per la XXIV edizione della kermesse forlivese, Federico Andrisani di Ponte San Nicolò (Pd), ha accolto i visitatori di Babilonia in un percorso che narra la storia dell’icona Sacra Veneto-Cretese.
L’icona è una raffigurazione sacra dipinta su tavola, prodotta nell’ambito della cultura bizantina e slava. Il termine deriva dal russo “икона”, a sua volta derivante dal greco bizantino “εἰκόνα” (éikóna) e dal greco classico “εἰκών –όνος” derivanti dall’infinito perfetto “eikénai” traducibile in “essere simile”, “apparire”, mentre il termine éikóna può essere tradotto con “immagine”.
Nella lunga genesi dell’iconografia cristiana, l’icona assume la propria fisionomia intorno al V secolo. L’occasione fu offerta dalla presenza nella tradizione Cristiana di prototipi, quali i ritratti di Gesù e Maria. Si tratta del Mandylion, della Sindone e dei numerosi ritratti della Vergine attribuiti a San Luca Evangelista. Quando nel 1453 l’Impero Romano d’Oriente crollò, i popoli balcanici contribuirono a incrementare sia la produzione, sia la diffusione di queste raffigurazioni sacre. Nella tradizione della Chiesa bizantina, l’icona assume un significato particolare. Il simbolismo e la tradizione non coinvolgevano solo l’aspetto pittorico, ma anche quello concernente la preparazione e al materiale utilizzato, oltre alla disposizione e al luogo entro il quale l’opera andava collocata. L’icona trasmette un particolare messaggio teologico per mezzo del linguaggio iconico, che è espresso dai colori utilizzati dall’artista.
Le icone erano dipinte su tavole di legno, generalmente di tiglio, larice o abete. Sul lato interno della tavoletta, in genere era effettuato uno scavo che era chiamato “scrigno” o “arca”, in modo da lasciare una cornice in rilievo sui bordi. La cornice, oltre a proteggere la pittura, rappresentava lo stacco tra il piano terrestre e quello divino in cui è posta la raffigurazione. Sulla superficie era incollata una tela con colla di coniglio, che serviva ad ammortizzare i movimenti del legno rispetto agli strati superiori. La tela veniva, infatti, ricoperta con diversi strati di colla di coniglio e gesso, che opportunamente levigati, con pelle di pesce essiccata o carte vetrate, consentivano di ottenere una superficie perfettamente liscia e levigata, adatta ad accogliere la doratura e la pittura.

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“Dvořák: Stabat Mater”, concerto all’impegno di Oxfam in favore dei diritti e opportunità delle donne

February 26, 2014 Leave a comment

stabat300newsLa raffigurazione del dolore di Maria ai piedi della croce, è stata fonte di ispirazione per molti illustri compositori. Da Giovanni Pierluigi da Palestrina a Gioachino Rossini, passando per Alessandro Scarlatti, Vivaldi e Pergolesi – solo per citare i più noti – alcuni dei grandi capolavori di musica sacra sono stati elaborati partendo dalle parole dello Stabat Mater, testo duecentesco di Jacopone da Todi. Per Antonin Dvorák che lo mise in musica in seguito alla prematura scomparsa di tre dei suoi figli, questa fu la prima occasione per cimentarsi con un’opera sacra elaborando così un lutto personale attraverso la potenza consolatrice della musica. Interpreti di tale raffinata eleganza musicale l’orchestra e il coro dell’Accademia diretti da Tomas Netopil, dallo scorso autunno nuovo Direttore musicale del Teatro e della Filarmonica di Essen. Accanto a lui le voci soliste di Simona Saturova, Michaela Selinger, Richard Samek e Andreas Scheibner.
Biglietti disponibili sul sito www.santacecilia.it
L’Accademia Nazionale di Santa Cecilia dedica il concerto di sabato 8 marzo all’impegno di Oxfam in favore dei diritti e opportunità delle donne. Per aderire all’iniziativa e sostenere la raccolta fondi attraverso la prenotazione del biglietto per il concerto visita il sito www.oxfamitalia.org
sabato 8 marzo ore 18
lunedì 10 marzo ore 20.30
martedì 11 marzo ore 19.30
Auditorium Parco della Musica – Sala Santa Cecilia
Orchestra e Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
Tomas Netopil direttore
Simona Saturova soprano – Michaela Selinger contralto
Richard Samek tenore – Andreas Scheibner basso
Dvořák Stabat Mater

“Sante Muro. Viaggio nella Città”, personale dell’artista presso la Caffetteria del Chiostro del Bramante a Roma

February 26, 2014 Leave a comment

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Caffetteria del Chiostro del Bramante | Sante Muro. Viaggio nella Città
dal 11/02/2014 al 11/03/2014
Si inaugura martedì 11 febbraio alle ore 17.00 presso la Caffetteria del Chiostro del Bramante, la mostra personale di Sante Muro a cura di Antonietta Campilongo. Viaggio nella Città è il titolo della rassegna. L’esposizione sarà visibile fino all’11 marzo 2014.
La mostra allestita negli spazi della caffetteria del Chiostro del Bramante a Roma, propone attraverso le opere dell’artista Sante Muro, il tema del viaggio. L’artista presenta attraverso i suoi più recenti lavori pittorici, una mappa emozionale delle città vissute, condivise o semplicemente attraversate. Il viaggio spiega l’artista è stato preziosa fonte d’ispirazione, generando un percorso per immagini, che ricostruisce le tappe più significative.
Le opere di Sante Muro non forniscono vedute complete della metropoli; rappresentano il ricordo di un viaggio, nel tempo e nello spazio, alla ricerca del significato perduto, mostrano la necessità di ristabilire una relazione. Una coniugazione di sensibilità poetica e di razionalità, su cui s’innesta il ciclo delle sollecitazioni personali e dei luoghi contemplati. Un sistema dai confini labili che si misura sul valore del limite, inteso come margine ma anche come punto di fusione e integrazione fra le parti.
Una ricerca dei luoghi attraverso l’elemento cromatico e il tratto al di là dell’immagine stessa rappresentata, non dipinge un luogo simbolo ma una percezione, una memoria, una visione collegata a quel luogo, un ritratto sul quale riflettersi.

Luca Desienna

February 26, 2014 Leave a comment

Luca Desienna

Luca Desienna nasce a Padova nel 1973. Conseguito il diploma di Maestro d’Arte, nel 1993 lascia l’Italia per trasferirsi a Londra, nel quartiere di Brixton. Nella metropoli britannica si dedica prima alla pittura, poi alla fotografia e alla scrittura. Espone in varie gallerie d’arte della capitale e riesce ad imporsi con grande successo nella fotografia.
Nel 2004 fonda Gomma Magazine, rivista di fotografia che in breve ottiene risonanza in tutto il mondo.
Nel 2010 Desienna è fotografo della campagna pubblicitaria Diesel U Music, e l’anno successivo partecipa, accanto ai mostri sacri della fotografia, alla famosa asta londinese Photo Voice con una sua opera dedicata alle Dolomiti. Nel 2011 fotografa Gabriele Salvatores per lo stilista Ferragamo.
Il 2012 lo vede finalista per il rinomato European Publishers Award For Photography con il suo lavoro My Dearest Javanese Concubine, con il quale vince anche il primo premio al Simulacrum Photo Contest diretto da Richard Billingham.
Nello stesso anno continua la sua avventura editoriale fondando Gomma Books Ltd, una bijou publishing house dedicata alla fotografia.
Nel 2013 pubblica il suo primo romanzo, Londra Brucia, frutto di un percorso durato ben dieci anni e che rappresenta uno dei più importanti tasselli della sua vita artistica.
Artista poliedrico, in vent’anni di carriera Desienna ha avuto numerosi riconoscimenti e lasciato traccia di sé in differenti ambiti artistici: dalla moda – ha sfilato con Kate Moss – alla recitazione, prendendo parte a svariate rappresentazioni teatrali e spot pubblicitari.
Le sue foto sono state pubblicate in magazine e quotidiani in Italia e all’estero: IL Intelligence in Lifestyle, XL Repubblica, Vanity Fair, Kult Magazine, Vanidad, Genis Aci, Eyemazing, No Name, a-n, Gomma, VICE, Time Out.

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“The New Daughter – Un’altra figlia” di Luis Berdejo (2009)

February 26, 2014 Leave a comment

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Lo scrittore John James si trova imprevedibilmente ad affrontare una situazione familiare problematica per la quale non è preparato. Abbandonato di punto in bianco dalla moglie, deve infatti occuparsi dei figli: il piccolo Sam e l’adolescente Louisa. Per dare un taglio al passato e trovare un posto adatto al lavoro e alle esigenze familiari, John si trasferisce con i figli in una grande casa isolata nella Carolina del Sud. Se Sam è ancora affezionato al padre Louisa gli si mette contro perché si sente totalmente sradicata dal proprio ambiente. Un giorno la ragazza scopre un tumulo funerario dei nativi indiani e da quel momento il suo carattere diventa ancora più chiuso e misterioso. Fino a quando ruggiti di belve nella notte ed episodi inspiegabili cominciano a preoccupare John.
Ci sono soggetti come il racconto di John Connolly (a cui il film si ispira) che potrebbero fornire un adeguato punto di riferimento per sviluppare una sceneggiatura che, pur attingendo ad alcuni elementi dell’horror, affronti il mai troppo analizzato tema della perdita e delle dinamiche che si instaurano tra un padre e una figlia adolescente. Una madre che abbandona il tetto coniugale lasciando entrambi i figli al marito è già di per sé un ottimo spunto di partenza. Se vi si aggiungono il cambio di abitazione e il diverso modo di reagire al distacco da parte di due esseri umani che vivono due passaggi della vita diversi si comprende come la materia di base non mancasse. L’elemento demoniaco poteva intervenire come detonatore dei conflitti.
Non è quello che accade nel film diretto da Luis Berdejo, qui al suo esordio nel lungometraggio ma già ‘colpevole’ della sceneggiatura di film come Quarantena. Berdejo si inserisce senza alcuna originalità nel filone ispanico (anche se qui la produzione è americana) che ripete se stesso (copiando quando può da altri) a partire da The Others. La o il protagonista (a seconda dei casi) adolescente diventa sempre più malefico man mano che i minuti trascorrono e il genitore di turno è sempre più impotente nei suoi confronti. Qui il ruolo tocca a Kevin Costner. Sempre meno capace di firmare il contratto giusto l’eroe di Balla coi lupi qui si trova davanti dei demoni pellerossa che sopravvivono da secoli ma che cadono sotto i colpi di fucile. Che abbia cambiato idea sui nativi?

Fonte: Mymovies

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“Trasforma il tuo amore in un’opera d’arte”, protagonista di un progetto installativo alla Galleria BLUorG di Bari

February 20, 2014 Leave a comment

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TRASFORMA IL TUO AMORE IN UN’OPERA D’ARTE

Dal 18 febbraio al 6 marzo, porta un feticcio della tua storia d’amore alla Galleria BLUorG di Bari: diventerai protagonista di un progetto installativo firmato dalle artiste ALESSANDRA BALDONI e FRANCESCA ROMANA PINZARI che verrà presentato l’8 marzo in occasione dell’inaugurazione della mostra “NOSTALGIA DELL’UMANO”.
È il pubblico, con le sue passioni e i suoi sentimenti, a diventare protagonista dell’ultimo progetto artistico realizzato a quattro mani da Alessandra Baldoni e Francesca Romana Pinzari: le due artiste invitano gente comune e appassionati d’arte a dare un contributo diretto per la costruzione di un’installazione, che verrà presentata dall’8 marzo al 6 aprile negli spazi della Galleria BLUorG di Bari in occasione della mostra “Nostalgia dell’umano”, a cura di Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo.
Prima della mostra, gli spettatori possono portare in galleria un oggetto che sia significativo della propria storia d’amore. Tutti gli oggetti raccolti saranno assemblati in un’opera dialogica e composita, un’installazione che rappresenta un ideale punto di congiunzione tra gli universi poetici delle due artiste, e saranno restituiti alla fine della mostra. La raccolta dei feticci inizia il 18 febbraio e termina il 6 marzo.
L’installazione, pensata ad hoc per gli spazi della galleria, si intitola “Ti offro ciò che di me non dura” e completa e conclude il percorso espositivo della mostra, che rappresenta la prima personale pugliese delle artiste e propone, in parallelo, alcuni momenti salienti della loro ricerca. “Alessandra Baldoni e Francesca Romana Pinzari – scrivono i curatori – si cimentano nell’impresa di erigere un monumento effimero all’eternità del sentimento, costruito attraverso l’accumulo di feticci di singoli discorsi amorosi, reminiscenze di cuori in dissolvenza, amabili resti, concrezioni di emozioni”. Una porzione dello spazio della galleria sarà quindi destinata a ospitare un’originale “archivio sentimentale, un’effimera wunderkammer di piccoli romanticismi quotidiani”, che sarà documentata da una stampa dell’opera in tiratura limitata.

INFORMAZIONI TECNICHE SULLA MOSTRA:
TITOLO: NOSTALGIA DELL’UMANO
AUTORI: Alessandra Baldoni e Francesca Romana Pinzari
A CURA DI: Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo
LUOGO: Galleria BLUorG, Bari, via Marcello Celentano 92/94 – 70121
QUANDO: dall’8 marzo al 6 aprile 2014
ORARI: dal lunedì al sabato 10.00 – 13.30 / 17.30 – 20.30
VERNISSAGE: 8 marzo 2014, ore 19.00
INFORMAZIONI: + 39 080.9904379 – info@bluorg.itwww.bluorg.it
INGRESSO GRATUITO

“Anteprima Montepulciano d’Abruzzo”, prima edizione del settore vinicolo abruzzese a Chieti

February 20, 2014 Leave a comment

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Il Centro Regionale per il Commercio Interno delle Camere di Commercio d’Abruzzo, con la collaborazione della Camera di Commercio di Chieti, dell’Associazione Italiana Sommelier Abruzzo  e dell’Agenzia dello Sviluppo presenta la prima edizione di “Anteprima Montepulciano d’Abruzzo”, in programma l’ 1, 2 e 3 marzo 2014 nel Centro Espositivo della Camera di Commercio di Chieti, località ex- Foro Boario.
L’evento, che va ad inserirsi negli appuntamenti enologici annuali di rilevanza internazionale, si propone come una importante occasione di promozione per l’intero settore vinicolo abruzzese.
Oltre alla presentazione in anteprima dei vini dell’ultima vendemmia, l’evento prevede l’organizzazione di uno spazio espositivo per 50 cantine vinicole abruzzesi, l’assegnazione del premio “Miglior Sommelier Ambasciatore del Montepulciano d’Abruzzo”, incontri con giornalisti di testate specializzate, italiane ed europee, di enogastronomia e moda, un contest fotografico sull’enologia e le tradizioni, la cultura, i personaggi e i paesaggi del mondo del vino, con la premiazione dei vincitori durante l’evento.
E per dare ampia visibilità alla manifestazione, il sito e i canali social contribuiranno fortemente al lancio dell’evento, che si ripeterà con cadenza annuale e vuole proporsi come piattaforma di informazione, cultura ed incontro dell’enologia abruzzese di qualità.