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“Repertory”, grande mostra collettiva presso il Palazzo Cavour di Torino

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PALAZZO CAVOUR | Repertory
a cura di  Gary Carrion-Murayari, Curatore, New Museum of Contemporary Art, New York
7 novembre 2013 – 12 gennaio 2014
Opening mercoledì 6 novembre, ore 18
Palazzo Cavour
Via Camillo Benso Conte di Cavour, 8 – Torino
7 – 10 novembre: ore 10 – 19; sabato 9 novembre (Notte delle Arti Contemporanee), ore 10 – 23.
13 novembre 2013 – 12 gennaio 2014: mercoledì – venerdì, ore 15 – 19; sabato e domenica; ore 10 –18.;
lunedì – mercoledì chiuso.
Ingresso libero e gratuito / INFO: 011 530690 / 19744106 – http://www.artissima.it
Repertory è una grande mostra collettiva che riunisce quindici importanti artisti internazionali ponendoli in relazione con la straordinaria architettura barocca di Palazzo Cavour, storico edificio nel centro di Torino.
La mostra, a cura di Gary Carrion-Murayari, deve il suo titolo al famoso film Repertory di Ian Breakwell del 1973, film dalla straordinaria complessità nonostante i suoi soli 9 minuti di durata. Le inquadrature semplici e i cauti movimenti di camera condividono il linguaggio del film strutturalista, ma la sceneggiatura suggerisce un’intenzione descrittiva estesa, nella quale la relazione tra gli oggetti e il loro potenziale performativo è messo in evidenza e trasformato. Il film ritrae l’esterno di un teatro di Londra “chiuso a chiave e vuoto”. La telecamera si muove lentamente sulla superficie dell’edificio in un percorso di ripresa fisso e orizzontale, catturando le pareti esterne, le finestre sbarrate, e le uscite chiuse a chiave del teatro, così come i pedoni che di tanto in tanto passano davanti alla telecamera in una macchia indefinita. Durante il film, allo spettatore non è mai consentito l’accesso allo spazio interno del teatro – al contrario egli dipende del tutto dal narratore scelto da Breakwell per descrivere i dettagli fisici dello spazio riservato agli spettacoli e le possibili situazioni teatrali che esso racchiude.
Il progetto espositivo si divide tra scultura, pittura, fotografia, film e installazioni di artisti storici, quali  Ericka Beckmann,  Heidi Bucher,  David Haxton,  Andreas Schulze e di artisti più giovani come  Steven Claydon, Isabelle Cornaro,  Elad Lassry,  Christian Mayer,  Arthur Ou,  Karthik Pandian,  Carmelle Safdie,  Erin Shirreff,  Sue Tompkins, e  Andro Wekua.
Con approcci formali diversissimi, tutti gli artisti in mostra condividono un interesse a catturare “ciò che rimane” del corpo fisico, dello spazio architettonico, degli oggetti personali, e a tradurre attraverso le tecniche più disparate le loro storie sociali e private – storie che apriranno un dialogo unico e inaspettato con Palazzo Cavour e con la struttura, la decorazione e la storia politica e culturale di cui l’edificio è impregnato.
Le opere in mostra incarnano il diverso potenziale degli oggetti e delle superfici che il film di Breakwell descrive. In questo modo, essi esistono come il loro proprio repertorio – una sequenza di proposizioni disposte in maniera lineare attraverso un unico spazio architettonico. Il potenziale è quello delle opere d’arte di assorbire una varietà di storie, ricordi, e idee sulla propria superficie, senza riguardo al fatto che prendano la forma di sculture, dipinti o fotografie. Con l’eccezione dell’artista scozzese Sue Tompkins, le cui performance e testi attivano lo spazio attraverso una riformulazione radicale dei percorsi visivi e ritmici, la maggior parte degli artisti della mostra utilizza un unico linguaggio per costruire il proprio potenziale narrativo. E mentre alcuni artisti, come Steven Claydon e Andro Wekua creano le loro sculture surreali, pervase di memoria psicologica e politica, altri suggeriscono drammatici mondi immaginari nello spazio bidimensionale della pittura e della fotografia. Ogni artista esposto intraprende una forma di traduzione e trasposizione per accrescere il significato delle sue opere oltre le loro immediate proprietà materiali.
Con il suo stile essenziale e la sua rigida struttura dominante, Repertory rappresenta molto bene il nostro tempo. E come Breakwell, tutti gli artisti di questa mostra mettono in movimento una serie di azioni nelle quali gli oggetti agiscono e interagiscono, producendo nuovi significati.

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