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“In ascolto – The Listening” di Giacomo Martelli (2006)

locandina The Listening

Fantaspionaggio con una carica di inquietudine estremamente efficace

La pratica delle intercettazioni su larga scala procede tranquilla nel più grande centro d’ascolto del mondo, in Inghilterra, sotto il controllo dell’Agenzia per la Sicurezza Nazionale americana (NSA). A rivoluzionarne la portata tecnologica giunge Ashe, spietato rappresentante della Wendell-Cranshaw Technologies, azienda privata che ha sviluppato un software satellitare capace di intercettare e registrare qualsiasi conversazione che avvenga nei pressi di un telefono di terra o cellulare, anche se spento. Per poterlo vendere alla cifra esorbitante che costa, però, il software deve rimanere segreto, affinché nessuno ne scopra i limiti. E invece accade che Francesca Savelli, a Roma, entri casualmente in possesso di una valigetta contenente i progetti del programma. Creduta una spia industriale, viene braccata dalla Wendell-Cranshaw con l’aiuto dell’NSA, ma a difenderla c’è proprio un agente di alto rango del servizio segreto, Wagley, che a Roma ha da anni un conto in sospeso.
Il primo pregio, macroscopico, di questo atipico film italiano di spionaggio è tanto banale quanto stranamente fuori moda di questi tempi: l’attualità. Sebbene non esattamente un instant movie, perché discretamente connotato anche come thriller fine a sé stesso, il debutto di Giacomo Martelli ha infatti prima l’acume di scoprire una “piega” nel nostro sistema, poi il coraggio di denunciarla a viso aperto. Questa piega si chiama Echelon, un sistema per l’intercettazione di telecomunicazioni che permette all’intelligence americana di tenere sotto controllo praticamente ogni individuo del mondo, e di mandare a benedire ogni dissertazione sul concetto di privacy. Badate bene: il film è fantaspionaggio, Echelon no. Esiste, eccome. E, messo al centro del film, gli conferisce una carica di inquietudine estremamente efficace, sostenuta meravigliosamente da un Michael Parks eccelso come sempre, al cui fianco Maya Sansa purtroppo scompare.
Il film si incupisce sia visivamente che narrativamente nella parte finale, forse più per limiti di mestiere che non per una scelta consapevole, ma riesce comunque a tenere il ritmo di trovate estetiche quantomeno originali, e a insinuare un timore ancor più strisciante di Echelon: chi, esattamente, controlla i servizi segreti americani?

Fonte: Mymovies

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