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Marocco, simbologia del numero 7

May 31, 2013 Leave a comment

sette

La cifra sette ha una simbologia cosmica molto forte in diverse culture e religioni. Rappresenta la perfezione del Creato, i sette giorni della settimana, i sette anni dell’Età della Ragione. Nei libri sacri delle tre religioni monoteiste, Dio ha creato il mondo in sette giorni. A Marrakech la leggenda dei sette santi  sembra riscoprire una moltitudine di credenze profondamente radicate nelle popolazioni berbere (i Berberi erano animisti, in seguito vennero islamizzati). A Rissani, nel Tafilalet, il santuario di Sbaâ Rsan, i sette sposi, è dedicato a sette fratelli che si uccisero perché la famiglia proibì loro di sposare le ragazze che avevano scelto, di cui erano innamorati. Più vicino a Marrakech, il pellegrinaggio della confraternita dei Regraga che perpetua il Daour, la visita alle tombe dei sette santi fondatori della Confraternita dei Chiadma, situata nell’entroterra di Essaouira. Secondo la tradizione musulmana, i sette dormienti di Efeso sono chiamati Ahl al Kahf o Ashâb al Kahf: se ne parla nella 18a sura del Corano (sura della caverna)  a loro consacrata. Secondo la leggenda intorno al 127 D.C., piuttosto di sacrificarsi agli idoli pagani, i sette giovani cristiani di Efeso (Turchia)  furono chiamati davanti ad un tribunale a causa della loro fede e vennero condannati ma momentaneamente rilasciati; per evitare nuovamente l’arresto voluto dall’imperatore Decio, si nascosero in una caverna sul monte Celion, dalla quale uno di essi, Malco, vestito da mendicante, andava e veniva per procurare il cibo. Scoperti, vennero murati vivi nella grotta, che venne sigillata da un masso. I sette giovani si addormentarono nell’attesa della morte. Verso la metà del V° secolo vennero miracolosamente svegliati dai rumori di alcuni pastori che stavano costruendo un recinto per il loro gregge. Malco, tornato ad Efeso, scoprì con stupore che il cristianesimo era diventata la religione dell’Impero. Vissero un giorno soltanto, per dimostrare il miracolo voluto da Dio per onorare il loro credo, e l’imperatore Teodosio II fece costruire una tomba ricoperta di pietre d’oro. Il culto dei sette dormienti si sviluppò velocemente in Oriente e nell’Occidente cristiano. Se sono il simbolo, nell’Islam, della fiducia in Dio, lo sono anche come testimoni della resurrezione per la quale sono venerati. Ad Efeso, si continua ad onorare il loro santuario e ogni anno migliaia di pellegrini, musulmani e cristiani, si raccolgono a pregare alla casa di Maria e alla caverna. Il culto è celebrato in altri paesi musulmani come a Damasco e in  in Algeria (presso Sétif). Il culto si spande dall’Inghilterra all‘Afghanistan, dalla Finlandia allo Yemen. Un cane accompagnava questi giovani cristiani, Qitmir, che si accucciò ai piedi del grande masso per vegliare i suoi compagni, ed è l’unico cane presente nel Corano ad avere l’accesso al Paradiso: “E li avresti creduti svegli, mentre invece dormivano, e li voltavamo sul lato destro e sul sinistro, mentre il loro cane era accucciato con le zampe distese, sulla soglia (…) rimasero dunque nella loro caverna trecento anni, ai quali ne aggiunsero nove“.
Nell’Islam il sette è ugualmente un numero che simboleggia la perfezione: sette sono i cieli e i mari, sette le divisioni dell‘Inferno, sette sono le porte di ingresso al Paradiso; sono sette i versetti della Fatiha (la sura che apre il Corano), sette sono le lettere non utilizzate dall’alfabeto arabo “che sono cadute sotto la tavola“, sette sono le parole che compongono la professione di fede musulmana, la Sahâda. Durante il pellegrinaggio alla Mecca, i musulmani devono effettuare sette giri intorno alla Ka’ba e sette percorsi tra i monti Cafâ e Marnia. Le sette porte del Paradiso si aprono davanti alla madre dei sette figli. Si legge, sul letto di una donna incinta minacciata di aborto, sette versi della sourate. In Iran al momento del parto, si accende una lampada e si orna con sette tipi di frutta e sette spezie aromatiche la partoriente. I bambini, nell’Islam ricevono il nome il 7° giorno dalla nascita. Alla vigilia del matrimonio, la ragazza si reca al fiume e riempie e vuota per sette volte la sua brocca, poi getta nell’acqua sette manciate di grano, simbolo magico di fecondità. In Marocco, le donne sterili avvolgono la loro cintura sette volte intorno ad un tronco di un particolare albero, dove sono state fissate sette corde e sette sono gli elementi essenziali nella parure delle donne. Per assicurare ad un defunto il perdono dei suoi peccati si tracciano sette linee sulla sua tomba, una volta interrato ci si allontana di sette passi e si ritorna davanti alla tomba, sempre di sette passi. Si pensa che l’anima dei morti resti nella tomba per sette giorni. Quando si chiede la grazia ad un santo la regola fondamentale è recarsi al santuario (Zaouia) per sette giorni consecutivi o quattro volte ogni sette giorni. Gli esempi sono innumerevoli e il  numero sette, generalmente benevolo, a volte diventa malefico. Uno scritto sacro dichiara che “il sette è difficile“. La celebre opera di Nizami, “Le sette principesse”, unisce il simbolismo dei colori all’astrologia: “sette palazzi ognuno di un colore dei sette pianeti; in ognuno di loro si trova una principessa di uno dei sette pianeti“. I mistici musulmani dichiarano che il Corano comporta sette sensi (a volte si parla di 70 sensi); una tradizione del Profeta (hadith) afferma che il Corano ha un senso extra-esoterico e un senso esoterico.  La fisiologia mistica si caratterizza nel sufismo iraniano che si fonda sul numero sette. Autori come Semnâni distingue sette organi (o involucri) sottili, “dove cadauno è la matrice di un profeta nel microcosmo umano“.  Il primo dei sette “involucri” è designato come“organo corporale sottile” e risponde al nome di Adamo del tuo essere”, il sesto è il “Gesù del tuo essere”. Questi involucri sottili sono associati a dei colori: nero per Adamo,blu per Noérosso per Abramo, bianco per Mosè, il giallo corrisponde a Davide, il nero luminoso a Gesù, verde per Maometto. I sette differenti stadi sulla via mistica sono simboleggiati da Attar, nel suo celebre poema intitolato “Il linguaggio degli uccelli“, dalle Sette Valli: il primo stadio è quello della ricerca (talab), il secondo è quello dell’amore (eshq), il terzo è quello della conoscenza (ma’rifat), il quarto è quello dell’indipendenza (istignâ), il quinto è quello dell’unità (tawhîd), sesto stadio  quella della meraviglia (hayrat) e il settimo quello del denudamento e della morte mistica (fenâ).

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

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Fumo, psicoterapeuta spiega perché sia tanto difficile smettere

May 31, 2013 Leave a comment

fumo

GIORNATA MONDIALE SENZA TABACCO
Fumo: lo psicoterapeuta ci spiega perché sia tanto difficile smettere
“Occorre re-imparare a gestire le emozioni negative, che affogavamo nella sigaretta” spiega da ex fumatore lo psicoterapeuta Giovanni Porta
Smettere di fumare non è semplice: quando si accende una sigaretta dietro l’altra sembra addirittura impossibile liberarsi dal circolo vizioso che induce migliaia di persone a cercare nottetempo il più vicino distributore automatico perché, senza l’ultima boccata, è impensabile dormire. “Spesso affidiamo alla sigaretta una parte della gestione delle nostre emozioni – spiega Giovanni Porta, psicoterapeuta ed ex fumatore – La sigaretta diventa per il fumatore la risposta a molte problematiche. Stress lavorativo? Sigaretta. Litigio? Sigaretta. Ansia per il futuro? Sigaretta. Personalmente, credo che il punto più difficile nello smettere di fumare sia proprio re-imparare a gestire le proprie emozioni e i propri conseguenti comportamenti senza avere la “stampella” della sigaretta. Il fumo diviene una sorta di magica panacea che consente di sopportare meglio le difficoltà esistenziali. La sua assenza è temuta non solo per la temporanea difficoltà fisiologica che l’astinenza da nicotina comporta, ma anche e soprattutto per le attese conseguenze nefaste che un suo non-uso può generare. Questa evidente difficoltà a fare a meno del tabacco può avere anche delle conseguenze sull’autostima”.  Il fumo di sigaretta comporta due tipi di dipendenza. La dipendenza fisica, da nicotina, è quella più facile da vincere, in quanto si esaurisce nel giro di una settimana o poco più. Molto più difficile da affrontare è la dipendenza psicologica dalle sigarette, quella che ci fa dire non smetterò mai.
“Accendersi una sigaretta, per un tabagista, rappresenta un gesto che induce forte sollievo, tanto da far affermare a molte persone fumare mi piace. – continua Giovanni Porta – In realtà, non è affatto corretto parlare di piacere, per quanto riguarda il fumo: infatti, accendersi una sigaretta non fa sperimentare alcun piacere, ma solo diminuire la spiacevole sensazione di astinenza da nicotina. È lo stesso piacere che si prova quando, dopo essersi dati un pizzicotto, piano piano il dolore si riduce.
Un elemento che rende difficoltoso smettere di fumare è che spesso le persone usano le sigarette come oggetti di sublimazione e di contenimento emozionale. Molto frequente, ad esempio, sentire qualcuno affermare cose del tipo: sono troppo nervoso, ora mi accendo una sigaretta, quasi che il non farlo potrebbe lasciare spazio a delle incontrollate reazioni di nervosismo. In termini psicologici, questa persona sublima il suo nervosismo nella sigaretta. Chi decide di smettere di fumare si trova a dover gestire una certa dose di paura: che ne sarà di me, del mio equilibrio, delle mie relazioni, senza le sigarette?
I milioni di persone che sono riuscite a smettere dimostrano che tutte le terribili paure e ansie legate all’astinenza dal fumo sono del tutto infondate, anzi lasciano spazio a miglioramenti fisici e di salute che ampiamente ripagano l’iniziale sforzo. Questo affermano quanti hanno smesso, ma mentre si accende una sigaretta dietro l’altra la prospettiva non è certamente così rosea.
Come faccio a gestire le mie emozioni senza la sigaretta? In che cosa troverò conforto e riparo, se non nell’amata sigaretta?
Per smettere di fumare bisogna diventare più abili nella propria gestione emotiva. In altre parole, invece di “calmare” grazie al tabacco le emozioni di difficile gestione, bisogna imparare ad ascoltarle e confrontarcisi”.
Facciamo un esempio: un fumatore arrabbiato che non vuole mostrare la propria rabbia può uscire dalla stanza con la scusa di dovere fumare e calmarsi piano piano boccata dopo boccata, ma che fa un ex fumatore arrabbiato? A questi non resterà che ascoltare la propria rabbia (cosa per nulla piacevole), capire da cosa si è generata, e decidere che farne. “In altre parole, – spiega Giovanni Porta) mentre le sigarette aiutano ad abbassare il livello di attivazione emotiva grazie al finto piacere dato dalla soddisfazione della dipendenza da nicotina, gestire le emozioni senza di esse è più complicato, in quanto le emozioni si presentano in tutta la loro intensità. L’unico modo per attenuare un livello emotivo poco piacevole è dare una prospettiva a quell’emozione, cioè decidere cosa fare in conseguenza di essa”. Nell’esempio fatto in precedenza, capire le ragioni della mia rabbia e agire nella direzione della loro soluzione, magari confrontandomi con chi mi ha fatto arrabbiare e andando in fondo alla questione.
“Quasi tutte le persone che hanno smesso di fumare raccontano di aver migliorato la propria autostima, – conclude Giovanni Porta – in quanto sono riuscite a fare una cosa che ritenevano molto difficile. Credo che, in termini di autostima, anche uno stile maggiormente diretto nel gestire le proprie emozioni e i propri rapporti umani possa generare un notevole miglioramento della propria considerazione di sé. Essere più presenti, a se stessi e agli altri, invece di fuggire nel fumo…”
GIOVANNI PORTA
Psicologo psicoterapeuta di orientamento gestaltico, è esperto di poesia e di teatro. Vive e lavora a Roma. Da anni realizza laboratori e percorsi in cui l’arte viene utilizzata con finalità terapeutiche. Laureato in Psicologia presso l’Università degli Studi di Padova, si è successivamente specializzato con un master in “Utilizzo di tecniche artistiche nella relazione d’aiuto”, ha una specializzazione in Psicoterapia della Gestalt presso l’I.G.F. di Roma, ed una in “Teatro e Psichiatria”. Riceve a Roma, in via Pisa 21, e a Pomezia (RM), in via Rimini 11/B, e a Busto Arsizio, suo terra d’origine. Per info: http://www.giovanniporta.it

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Franca Rame, muore una grande interprete del teatro intellettuale italiano

May 31, 2013 Leave a comment

Franca Rame, muore una grande interprete del teatro intellettuale italiano

Muore l’attrice italiana di 84 anni Franca Rame, moglie del celebre premio Nobel Dario Fo e madre dell’attore Jacopo, malata da diverso tempo. Una fervida attrice, molto amata nel mondo dello spettacolo e grande sostenitrice delle battaglie civili, specie quelle per l’amancipazione delle donne, spesso vittime di abusi e violenze, lei stessa vittima di uno stupro avvenuto nel 1973 ad opera di alcuni esponenti di estrema destra, mai realmente puniti per il reato commesso grazie alla prescrizione del caso. Donna semplice, ma di grande carattere, fiera e notevole femminista, al fianco di Dario Fo dal giugno del 1954 sposati nella cattedrale di Sant’Ambrogio, sposa l’impegno sociale abbracciando l’utopia del Sessantotto con la fondazione del collettivo Nuova Scena. In seguito, i due coniuge fondano La Comune dando il via al fermento artistico sociale di buon auspicio per la scena teatrale nazionale. Per dare fede all’impegno sociale sostiene l’organizzazione Soccorso Rosso Militante e si dedica dal 1971 alle battaglie civili, causa della violenza sessuale subita alcuni anni più tardi. Eeletta senatrice per l’Italia dei Valori in Piemonte nelle elezioni politiche del 2006 lascia il Senato due anni più tardi data la mancanza di onestà intellettuale vigente pienamente in contrasto con i suoi principi di concretezza. “Una vita all’improvvisa”, autobiografia di recente pubblicazione, scritta a quattro mani con il marito, torna a calcare il tappeto del palcoscenico  tra il 2011 e il 2012 con un classico popolare molto amato, “Mistero buffo”. Donna di grande coraggio intellettuale e umanistico, attrice di grande successo.

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“Tiziano”, mostra presso le Scuderie del Quirinale a Roma

May 29, 2013 Leave a comment

Tiziano_locandina

Il Concerto e la Bella di Palazzo Pitti, la Flora degli Uffizi, la Pala Gozzi di Ancona, la Danaedi Capodimonte, il Carlo V con il cane e l’Autoritratto del Prado o lo Scorticamento di Marsiadi Kromeriz sono solo alcune delle opere più conosciute di Tiziano (Pieve di Cadore 1485 circa – Venezia 1576) che saranno esposte alle Scuderie del Quirinale. Una mostra concepita per concludere idealmente l’ampio progetto di rilettura della pittura veneziana e di riflessione sul ruolo cardine che essa avuto nel rinnovamento della cultura italiana ed europea. Un percorso che le Scuderie del Quirinale hanno sviluppato analizzando l’opera dei protagonisti della rivoluzione pittorica moderna – da Antonello da Messina a Giovanni Bellini, da Lorenzo Lotto a Tintoretto –  di cui Tiziano è testimonianza finale e altissima quale artista europeo per eccellenza.
Visitando la mostra sarà possibile ripercorrere i tratti salienti dell’inarrestabile ascesa del grande artista italiano: dagli esordi veneziani in seno alle botteghe di Giovanni Bellini e Giorgione all’autonomia acquisita con le grandi tele per i dogi, gli Este e i Della Rovere fino ad arrivare alle committenze imperiali di Carlo V e poi del figlio Filippo II. Decennio per decennio, l’intera carriera di Tiziano sarà rappresentata al massimo livello sottolineando il magistrale senso del colore e l’evoluzione di una pennellata capace di travalicare i limiti dell’immaginario pittorico. Attraverso confronti iconografici – tra i molti, emblematico, quello tra la Crocifissione della chiesa dei domenicani di Ancona, il Crocifisso dell’Escorial di Madrid e il frammento di Crocifissione oggi alla Pinacoteca Nazionale di Bologna – il pubblico potrà percepire direttamente la novità d’impostazione e la grammatica compositiva del Maestro, in una mostra attenta a narrarne non solo la fondamentale dimensione di pittore religioso ma anche la complessa attività di ritrattista della nobiltà del tempo. Una mostra ideata – grazie al sostegno e ai prestiti delle massime istituzioni museali italiane e straniere – per far comprendere al grande pubblico l’eccezionalità di un Tiziano capace di accordare “la grandezza e terribilità di Michel Agnolo, la piacevolezza e venustà di Raffaello, et il colorito proprio della Natura”, secondo l’immagine del poligrafo contemporaneo Ludovico Dolce, suo grande estimatore.
Ad accompagnare il percorso espositivo, gli esiti dell’ampia campagna di analisi scientifiche che ha interessato gran parte della produzione dell’artista. Compiuta dal Centro di Ateneo di Arti Visive dell’Università degli Studi di Bergamo, la campagna ha offerto risultati di assoluto rilievo per riuscire a definire i rapporti tra opere autografe e opere di bottega e per documentare compiutamente l’evoluzione tecnica di Tiziano, a partire dai suoi anni di formazione.
Il catalogo scientifico è edito da Silvana Editoriale con i contributi di alcuni fra gli studiosi più riconosciuti del grande maestro veneto.
5 marzo – 16 giugno 2013

“Empire State. Arte a New York oggi”, collettiva al Palazzo delle Esposizioni a Roma

May 29, 2013 Leave a comment

EmpireState

Michele Abeles, Uri Aran, Darren Bader, Antoine Catala, Moyra Davey, Keith Edmier, LaToya Ruby Frazier, Dan Graham, Renée Green, Wade Guyton, Shadi Habib Allah, Jeff Koons, Nate Lowman, Danny McDonald, Bjarne Melgaard, John Miller, Takeshi Murata, Virginia Overton, Joyce Pensato, Adrian Piper, Rob Pruitt, R. H. Quaytman, Tabor Robak, Julian Schnabel, Ryan Sullivan
Il tema su cui si misura questo ambizioso progetto espositivo è la capacità degli artisti di re-immaginare la vita urbana, interrogandosi più specificatamente sulla capacità di New York di rappresentare ancora e per eccellenza un luogo di elaborazione di idee.
La mostra riunisce un gruppo di venticinque artisti di diverse generazioni attivi nei cinque distretti metropolitani così come nelle aree periferiche ed extraperiferiche della città, presentando opere che riflettono sullo spazio urbano come mezzo di distribuzione del potere. Un argomento quanto mai attuale in un’epoca come la nostra, in cui il ruolo politico, economico e culturale degli Stati Uniti negli affari internazionali è oggetto di un ripensamento non privo di serie inquietudini. L’arte contemporanea, in questo caso, si fa strumento di riflessione sulla pervasività dei media nelle città moderne.
Insieme ad altri più ovvi rimandi, il titolo della mostra intende evocare Empire, titolo del fondamentale saggio di Antonio Negri e Michael Hardt  sul capitalismo globale guidato dagli Stati Uniti (2000), nonché la canzone Empire State of Mind  (2009), coinvolgente inno a New York reso celebre in tutto il mondo da Jay-Z e Alicia Keys.
Proprio come la città di New York, anche l’arte contemporanea negli ultimi cinquant’anni è cresciuta in maniera esponenziale. Un frenetico sviluppo che ha aperto la strada alla sperimentazione di possibilità sempre nuove nel campo delle arti visive, costringendo al tempo stesso a rivalutare impostazioni critiche di tipo tradizionale. Gli artisti rappresentati nella mostra Empire State sono certamente radicati nella critica istituzionale, ivi compresi gli studi sul rapporto tra media ed economia, ma allo stesso tempo ricorrono alla tecnologia e all’astrazione per offrire nuovi modelli di soggettività. I padiglioni a specchio di Dan Graham, ad esempio, combinano arte minimalista e architettura per riflettere e moltiplicare la forma umana; mentre le recenti opere della serie “Antiquity” di Jeff Koons rivelano gli interessi dell’artista per il mito così come la straordinaria capacità tecnica necessaria a realizzarle.
Mentre la comunità artistica si trova ad affrontare questa sua nuova dimensione quasi industriale, gli artisti newyorkesi devono mettere in discussione le convenzioni che definiscono le loro reti sociali. Oltre a documentare ‘per genealogie’ le familiarità storiche esistenti tra i vari artisti, Empire State suggerisce nuove connessioni possibili. Rebecca H. Quaytman esporrà per la prima volta in gruppo i suoi ritratti di artisti di New York; mentre il net artist Tabor Robak, la cui opera circola principalmente in rete suscitando domande fondamentali sul nostro modo di definire e riconoscere la comunità artistica, verrà presentato per la prima volta in un contesto internazionale. Gli artisti newyorkesi non sono nuovi a ‘manipolazioni’ della loro autorialità spesso ricondotta a marchi collettivi e un numero significativo dei nomi presenti in Empire State ha infatti fatto parte di gruppi di vario tipo tra cui Orchard, Reena Spaulings, 179 Canal e Art Club 2000.
La mostra sarà accompagnata da un catalogo ampiamente illustrato (Skira) capace di incarnare lo spirito dell’iniziativa sotto il profilo tanto culturale quanto visivo. Oltre ad ampi contributi dei curatori, la pubblicazione comprenderà scritti di Tom McDonough, John Miller e Eileen Myles, un saggio per immagini di Matt Keegan nonché testi originali dedicati a ciascun artista e firmati da critici e curatori di spicco tra cui Bruce Hainley, Hans Ulrich Obrist, Tina Kukielski. 23 aprile – 21 luglio 2013

“Il giorno rubato” di Marco De Franchi, La Lepre Edizioni

May 28, 2013 Leave a comment

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Lo scrittore e studioso di storie soprannaturali Valerio Malerba si imbatte casualmente in una scoperta incredibile: c’è un giorno, nella storia recente, che nessuno ricorda o ha vissuto. È il 13 marzo 2007 e sembra cancellato dalla memoria del mondo: se viene digitato su Internet non si ottiene risultato; se si cercano giornali usciti quel giorno, non se ne trovano; nessuno quel giorno è nato o morto, si è sposato o ha divorziato, ha scritto una pagina di diario o di blog. Il 13 marzo 2007, semplicemente, sembra non essere esistito.
L’unico indizio per risolvere il mistero è una videocassetta apparentemente girata in quella data.
Malerba inizia a indagare, ritrovandosi in un incubo senza fine, nelle viscere di una Roma demoniaca e sanguinaria; nella sua frenetica corsa contro il tempo dovrà confrontarsi con un potere di inconcepibile crudeltà, che gioca da sempre con la vita e con il destino degli umani.
Marco De Franchi – Marco De Franchi (Roma, 1962) ha pubblicato racconti in riviste come L’Eternauta, Weird Tales e M-Rivista del Mistero e in antologie per Mondadori, Newton Compton, Meridiano Zero, Addictions, Alacràn, Flaccovio e altri. È stato soggettista e sceneggiatore di fumetti per testate come Lanciostory e Skorpio. Nel 2008 ha pubblicato per Barbera Editore il romanzo noir La Carne e il Sangue. È stato finalista ai premi Tolkien di narrativa fantastica e Ormegialle di nar­rativa gialla e noir. È stato tradotto in Francia per la rivista di narrativa fantastica Antares.
IL GIORNO RUBATO
MARCO DE FRANCHI
ISBN: 978-88-96052-84-6
Pagine: 340
Data di pubblicazione: maggio 2013
Euro: 16.00

“Pecunia Olet?” di Michael Perth, La Lepre Edizioni

May 28, 2013 1 comment

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Ginevra 1981. Un immenso patrimonio viene depositato in una banca privata. Dieci anni dopo scompare per poi riemergere misteriosamente nel 2008, all’apice della crisi finanziaria internazionale. Tra Londra e Ginevra si scatena così una vera e propria caccia al tesoro che per alcuni è l’occasione per riscattare una vita di fallimenti, conquistare una posizione sociale sempre sognata, regolare i conti con il passato. Quei capitali, nascosti tra le pieghe dei prodotti finanziari e delle istituzioni, finiranno per generare soltanto sofferenze, inganni e un’avidità che avvelena le esistenze.
Un thriller mozzafiato, ambientato nel mondo spietato della finanza, che svela gli aspetti più inquietanti della crisi che attanaglia l’Occidente.

Michael Perth – (Lucca, 1958) ha all’attivo una lunga esperienza di operatore finanziario sui mercati internazionali e attualmente è private banker in Italia; in precedenza ha pubblicato racconti fantasy e il romanzo Il Fiocco Giallo (1997, Il Fenicottero). Pecunia olet? è il suo primo thriller.
PECUNIA OLET?
MICHAEL PERTH
ISBN: 978-88-96052-83-9
Pagine: 320
Data di pubblicazione:
maggio 2013
Euro: 13.90

When Fashion Danced, presentazione presso la Libreria Galleria Carla Sozzani a Milano

May 28, 2013 Leave a comment

When Fashion Danced
STEPHEN BURROWS
When Fashion Danced
presentato da Daniela Morera
“When Fashion Danced” ripercorre il lavoro, dal 1968 al 1983, dello stilista afro-americano Stephen Burrows definito dal The New York Times “la stella più luminosa della moda americana”.
Daniela Morera è Editor e Art Director del libro e co-curatrice della mostra “When Fashion Danced” al Museum of the City of New York. 
Book Signing
mercoledì 5 giugno 2013 dalle ore 18.00
Libreria Galleria Carla Sozzani
Corso Como 10 – 20154 Milano, Italia

Muore Antonio Ciacci, in arte Little Tony grande interprete della musica italiana

May 28, 2013 Leave a comment

Muore Antonio Ciacci, in arte Little Tony grande interprete della musica italiana

Muore Little Tony all’età di settantadue anni, nella vita Antonio Ciacci, malato da tempo di tumore ai polmoni, spento nella clinica romana di Villa Margherita nella quale era ricoverato da circa tre mesi. Artista di grande talento musicale, grande appassionato del genere rock’n’roll ed estimatore eccelso del mitico artista americano Elvis Presley, dal quale prese l’appellativo di “Elvis Presley italiano”. Il mondo della musica perde uno degli artisti più celebri della musica leggera italiana – da ricordare due grandi successi musicali, Riderà e Cuore Matto, che lo hanno distinto a livello internazionale. Uomo di gran fascino e ribelle per antonomasia con ciuffo cotonato, cinturoni e giacche frangiate raggiunge il successo dopo una serie di serate tra teatri d’avanspettacolo, balere e manifestazioni nei paesi dei Castelli Romani accompagnato dai due fratelli, Enrico e Alberto, rispettivamente chitarrista e bassista. Rimarchevole la sua grande passione per le auto sportive specialmente d’epoca. I funerali si svolgeranno il prossimo giovedì presso la chiesa del Divino Amore di Roma.

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“Because I’m a Doll”, bambole di Kazuki Takamatsu alla Dorothy Circus Gallery di Roma

May 27, 2013 Leave a comment

because I'm a doll

Roma – Dopo cinque anni di lavoro dedicato alla promozione e alla diffusione delle nuove tendenze dell’arte figurativa internazionale, sempre rivolta al Pop Surrealismo puro di altissimo livello e alle grandi star del movimento d’oltreoceano, la Dorothy Circus Gallery è orgogliosa di annunciare la prima mostra personale europea dell’artista giapponese Kazuki Takamatsu e della coreana Kwon Kyungyup.
L’attesissima nuova serie “Because I’m a Doll” di Kazuki Takamatsu per cui sono numerosissimi i collezionisti in lista d’attesa, visualizza i contenuti e le iconografie di un erotismo squisitamente orientale, legato alla natura, al manga, all’ipertecnologico e pervaso di melancholia forse nel ricordo di Hiroshima e Fukushima.
Le bambole di Kazuki Takamatsu dipinte in bianco e nero attraverso una meticolosa tecnica che nasce da uno studio digitale e prosegue nella pittura a gouache per le infinite declinazioni di bianco e di grigio danno vita ad una profondità dall’effetto “digital make up” ispirato ai raggi X.
Echi di ospedalizzazione in entrambi gli artisti, nella nuova serie della coreana
Kwon Kyungyup dal titolo “White Elegy” sono le bende, che coprono e scoprono volti immacolati, quasi alieni, contenitori di ricordi profondi e specchio di un universo rarefatto e inaccessibile di sensibilità e fragilità.
Saranno 8 le opere proposte da ciascun artista per questa attesissima mostra Italiana, 16 capolavori per i quali si stanno scatenando collezionisti di tutto il mondo, in mostra dal 13 giugno al 15 Luglio 2013 alla Dorothy Circus Gallery di Roma.