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Africa, maschere e simbologie africane

February 25, 2013 Leave a comment

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Sono un grande appassionato di maschere africane e ne posseggo un discreto numero raccolto nel corso degli anni in diversi paesi africani.  Alcune società umane non hanno ignorato le  maschere  e questo accaddè nel momento in cui l’uomo ebbe accesso allo stato della cultura. Dalla Grecia antica all’America antica passando per l’Asia e l’Oceania, le maschere hanno simbolizzato gli dei, incarnato la bellezza, espresso la magnificenza e l’illusione, ma anche la calma, l’ordine e la serenità. Maschere d’iniziazione del Peloponneso, maschere Bugaku Nô del Giappone, maschereBarong di Java, maschere degli Eskirno e degli Indiani d’America, maschere dei Paou Orokolo della Nuova Guinea. Nell’Africa nera, il continente venne celebrato dal debutto del XX° secolo per la ricchezza della sua arte, per la scultura delle maschere e per l’infinita varietà di arte pittorica. Le maschere in questo contesto possono essere considerate come un fenomeno artistico caratterizzato dalla sua ubiquità e diversità di forme e di stili. Si incontrano maschere nelle savane dei paesi sudanesi e dei paesi Bantou come si incontrano nelle foreste del golfo della Guinea o in Congo. Queste regioni ricoprono differenti tipologie di civilizzazione : i Dan, i Vê e gli Akan. E poi ancora le civiltà dei granai con i Dogon, i Senoufo e le civiltà delle città con iMandingo e gli Yoruba. Parliamo di società che possono essere patriarcali o matriarcali, organizzate in Stati o sulla semplice base del villaggio. Quello che stupisce in questa presenza di maschere è l’indifferenza alle variazioni di ordine geografico o culturale, sociale o politico. Esistono tuttavia delle regioni privilegiate in questa distribuzione geografica e socio-culturale delle maschere in Africa.
Il Sudan occidentale e principalmente i popoli sul delta del Niger (Bambara, Dogon, Mossi, Bobo)
Le regioni al Sud e al Sud-Est del Congo (Congo, Zaire, Angola)
Le regioni costiere da Casamance sino al Congo, in particolare i popoli del massiccioguineo-liberiano, della Costa d’Avorio, della Nigeria, del Cameroun e del Gabon.
Gli alti plateau situati tra il lago Nyassa e l’Oceano Indiano
Un centro importante di maschere si trova nel Sudan centrale, l’Oubangui Chari(l’attuale Repubblica Centroafricana) e il nord del Congo. Infine, si presume che lesocietà politiche organizzate in Stato fortemente centralizzato siano meno ricche in maschere che quelle organizzate in califfati e comunità pastorali. Le forme sono variegate e di taglie e materiali diversificati ma con una preponderanza manifesta del legno. Esiste una profusione di forme ma tre tendenze principali sono le più importanti. La prima riguarda le maschere a forma animale o maschere zoomorfe e sono la rappresentazione dei caratteri dominanti degli animali rappresentati, come le maschere Boli dei Bambara che raffigurano leoni, iene e antilopi. Da notare l’importanza delle Tyi-Wara, maschere di antilopi che conducono le danze durante i grandi avvenimenti. Nel contempo, la danza mascherata dei Douro e dei Baoulé, è una vera rassegna di maschere zoomorfe dove appaiaono teste di cani, gazzelle e elefanti. Le maschere a figure umane o maschere antropomorfe rappresentano sia uomini che donne. Presso i Dogon, le maschere umane incarnano gli avi, i cacciatori e i maghi. Esistono anche tra i Mossi delle maschere con figure femminili accostate a maschere con figure maschili. E ancora maschere antropomorfe presso altri popoli come i Dan e iGouro, dove i tratti sono finemente cesellati. Chi non ricorda la celebre Die-La Lou–Zaouli, una delle più belle attrazioni danzanti ivoriane. Le maschere antropomorfeassociano i tratti umani  a quelli animali, ma con una preponderanza di volti umani. I visi maschili comprendono alcuni ornamenti sovente periferici a carattere animale (corna, piume, denti) che servono a sottolineare le caratteristiche funzionali della maschera. Le maschere Zamblé  dei Gouro ne sono un esempio. Per quanto riguarda le maschere Wé (Guéré e Wobé) questi ornamenti sono composti con raffinata ricerca estetica e rappresentano  un grado molto alto d’espressione simbolica. Attraverso le forme che si donano alla materia, le culture delle maschere cercano di rendere visibile l’invisibile ed esprimere delle idee. L’unione degli elementi naturali e astratti, degli elementi inpressionisti e degli elementi surrealisti, si innesta in una sorgente di identità nuova : la maschera appunto. Colui che indossa una maschera con una testa potente, un occhio guardingo, corna di bufalo, gola di coccodrillo, esercita sicuramente una impressione di forza e di coraggio. L’equilibrio statico, la simmetria e la frontalità devono evocare la grandezza sovrannaturale delle maschere.  Due altri stili appaiono chiari attraverso le forme : uno stile cubista, dove dominano le forme geometriche, caratteristica delle maschere DogonBambara, Bobo  (Guéré in particolare) e uno stile naturalista dove domina al contrario la rappresentazione del reale visibile, caso delle maschere dei Gouro, dei Baoulé e dei popoli del Bénin. Ma tra questi due orientamenti esistono degli stili intermedi che si incontrano tra le sculture delle maschere Dan e Sénouto, per citare alcuni esempi. In ragione delle zone geografiche e culturali che la compongono e degli scambi che la storia ha permesso, la Costa d’Avorio occupa un posto importante nelle sculture delle maschere africane. L’area culturale della costa ovest-africana  sino all’imbocco forestale guineo-liberianoapporta in Costa d’Avorio,  con i Dan e i Wé, le costruzioni naturaliste  e cubistecaratteristiche di queste zone. Questa influenza si sviluppa nell’ovest e nell’est, attraverso la Costa d’Avorio, dai Gouro, parenti prossimi dei Dan, e dai Niaboua, Bakoué, Néyo, Bété e Godié, culturalmente apparentati ai Wé. Infine la scultura delle maschere Baoulé partecipa alle tecniche artistiche dell’area atlantica dell’Est (Akan, AdjaYoruba) e agli stili sénoufo e gouro, creando una sintesi di concetti dell’Ovest, dell’Est e del Nord  delle sotto regioni dell’Africa occidentale. La posizione geografica centrale del popolo baoulé, appare come un approccio di spiegazioni di questa impronta culturale. Tutto questo comporta una ricchezza culturale importante per la Costa d’Avorio che risulta, in Africa occidentale, una delle regioni privilegiate delle maschere. In apparenza, e per i profani, la maschera è un fenomeno artistico e tecnico che puo’ significare, attraverso l’ubiquità di queste sculture in Africa nera, unaunità d’espressione culturale. William Fagg scrive a proposito : ”è per l’arte che noi possiamo acquisire la vista più penetrante nella cultura di un popolo  e in particolare dei popoli africani. Le sculture quindi giocano un ruolo di testimoni, rivelatrici della civilizzazione di un popolo. Le maschere intervengono nelle cerimonie d’iniziazione, nei riti legati alla nascita e nelle cerimonie funebri: possono anche dirigere dei riti d’adorazione e in questo contesto strettamente religioso, le maschere servono come protezione contro gli spiriti melefici, ma giocano altresi’ un ruolo di intermediazione tra gli dei e gli uomini. Le maschere regolano poi, in ultimo ricorso, i litigi, i problemi della pace e delle guerre, e a quel punto le loro decisioni sono irrevocabili : sul piano strettamente politico le maschere donano delle direttive ai responsabili politici per la gestione comunitaria.
Infine assicurano la sicurezza della comunità organizzando la sicurezza del villaggio e sono ancora le maschere che si fanno carico dell’informazione in caso di bisogno. Le maschere africane si differenziano secondo  la loro utilizzazione e per l’importanza delruolo che devono assumere. Questi ruoli si spiegano con le differenze sostanziali delle loro forme : taglia, figura, disegno. Presso i Sénoufo, per esempio, esistono due grandi classi di maschere in rapporto alle forme, e otto classi in rapporto all’utilizzazione, oltre alle maschere d’iniziazione (poro) che sono di grande taglia e con figure animali (maschere che svolgono il compito di educare e formare gli uomini, maschere con funzioni positive). Al contrario, altre maschere sono destinate alletecniche magiche aggressive o difensive (quest’ultime sono di piccolo taglia e hanno caratteristiche umane). Come regola generale, le grandi maschere comandano le piccole, decidono sulla uscita annuale o periodica di tutte le maschere, arrivando perultime sulla scena nei giorni della cerimonia. Un protocollo insomma, che ricorda le grandi parate politiche dell’Africa antica e quella attuale. La funzione più significativa delle maschere rimane quella del mantenimento dell’ordine. Le maschere si fanno carico di mantenere l’ordine del mondo, della società e delle famiglie e intervengono in effetti per regolare l’ordine cosmico disturbato dai disordini che attentano alle leggi del mondo. In caso di calamità naturali o catastrofi  umane, le maschere ordinano dei sacrifici per riparare gli effetti delle trasgressioni che hanno causato questi orrori. Devono poi vegliare sulla rettitudine delle persone e mantenere il rispetto delleinterdizioni che assicurano la struttura delle famiglie e dei villaggi. Infine le maschere della saggezza o “grandi maschere” decidono in ultimo sugli affari che la giustizia profana non puo’ regolare. In conclusione, per mantenere l’ordine nella società e nel mondo, gli uomini hanno sempre  avuto bisogno dell’autorità degli dei, degli spiriti e degli ancestri. Le maschere incarnano i depositari naturali e sovrannaturali dell’autorità. Il funzionamento quindi come ricettacolo del sacro e di conseguenza come fondamenta della legge, sorgente dell’ordine e della potenza. Le maschere appaiono dunque, in ultima analisi, come degli strumenti ideologici della società tradizionale africana che assicurano la conservazione dell’ordine naturale tramite la ricerca dell’equilibrio e la lotta contro l’anarchia. Esprimono poi la situazione delle società che non hanno cercato di distruggere  la continuità primordiale tra il mondo degli uomini e quello degli dei, tra il naturale e il sovrannaturale.  La nuova economia di mercato mondiale, l’urbanizzazione rapida e generalizzata che svuota le campagne, la nuova amministrazione delle collettività rurali, insomma tutti i cambiamenti in corso sono delle minacce che pesano sulla vita delle maschere. Due pericoli appaiono chiari oggi : l’autodistruzione e la distruzione esterna. L’autodistruzione è causata dai commercianti d’arte che sottomettono gli artigiani a delle pressioni irresistibili (denaro) e la distruzione esterna è dovuta alle influenze religiose importate (islam, cristianesimo), con l’assenza criticabile di una politica culturale suscettibile di bloccare la fuga all’estero di importanti strutture materialidella civilizzazione delle maschere. Prossimamente scriverò sulle maschere nelle singole etnie.

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

Categories: Popoli e Etnie Tags:

Maroc, visione marocchina di Albert Watson

February 25, 2013 Leave a comment

albertwatsonmarocco

Nato nel 942 a Edimburgo,  Albert Watson studia grafica al Duncan of Jordanstone College of Art and Design di Dundee e segue i corsi di cinema e di televisione al Royal College of Arts di Londra. Cieco sin dalla nascita da un occhio, decide di investire tutto sulla fotografia. Nel 1970 si reca con la moglie Elisabeth negli USA dove un direttore artistico di Max Factor gli acquista una immagine seguita poi da un successivo acquisto. Lo stile particolare di Albert Watson si afferma rapidamente ed attira l’attenzione di riviste dedicate alla moda, americane ed europee, come Mademoiselle, GQ, Harper Bazar e Vogue. Nel 1976 si stabilisce a New York dove  sviluppa il suo primo lavoro da Vogue. Oggi Albert Watson è uno dei fotografi più importanti nel panorama mondiale della fotografia, uno dei primi se non il più eminente fotografo contemporaneo. Durante gli anni, le sue immagini sono apparse su oltre 200 copertine del  magazine internazionale Vogue e in diverse pubblicazioni di Rolling Stones e altri. Molte stars hanno richiesto un ritrattoa Watson ed è stato il fotografo ufficiale della famiglia reale inglese.   Nella pubblicità Watson ha firmato un centinaio di campagne per importanti marchi come Gap, Levi’s, Revlon e Chanel, oltre a 600 spots per la televisione.  Questa vastissima attività professionale non gli ha impedito di consacrare alcuni progetti personali i cui scatti sono stati ispirati dai suoi viaggi, da Marrakech a Las Vegas passando per le Orcadi. Questi libri, come i ritratti, le foto di moda e della pubblicità, sono esposti nelle gallerie di mezzo mondo e nei musei internazionali.  Photo District News, bibbia della fotografia, ha designato Albert Watson  come uno dei fotografi più influenti dall’origine di questa arte. Malgrado l’enorme pressione che i lavori esterni esercitano su di lui, non rinuncia ai suoi lavori personali; i suoi due album,Cyclops (1994) e Maroc (1988), saranno seguiti presto da un terzo album. Le immagini qui presentate sono del libro Maroc , tutte le altre le troverete sul sito ufficiale di Albert Watson.

Fonte: My Amazighen

Categories: Art Livre Tags:

“Wuthering Heights: The Wild & Wanton Edition” by Annabella Bloom and Emily Bronte

February 25, 2013 Leave a comment

Wuthering Heights The Wild & Wanton Edition by Annabella Bloom and Emily Bronte

One of English literature’s most famous love stories has been re-written, unleashing the erotic subtext that lies beneath the tale of Heathcliff and Cathy’s forbidden lust. Annabella Bloom has taken the original classic and implanted her own words to reveal the sex scenes lacking in Bronte’s original text.
Between each of the original paragraphs of this beautiful novel, from Heathcliff and Cathy’s first tender embrace to their final, lingering encounter beyond the grave, this erotic story reveals the true depths of the ruinous, obsessive relationship that has haunted the consciousness of its readers for generations.
From their first innocent encounter as children to their blissful, yet utterly painful farewell, Wuthering Heights: Wild and Wanton Edition reveals the tenderness and cruelty of passion that Heathcliff and his forbidden love share, in a society restricted by ones social standing, heritage and wealth.

Fonte: Coco de Mer

“Love Letters of Great Men” edited by Ursula Doyle

February 25, 2013 Leave a comment

Love Letters of Great Men edited by Ursula Doyle

From the private papers of Anne Boleyn and Emily Dickinson to those of Empress Josephine and Queen Victoria, Love Letters of Great Women is an anthology of some of the most romantic letters in history.
As a companion to Love Letters of Great Men, this collection gives the other side of the story: the secret hopes and lives of some of the greatest women in history, from writers and artists to politicians and queens. Includes letters by:
Anne Boleyn * Edith Wharton * Mary Wordsworth * Nell Gwyn (mistress of Charles II) * Queen Victoria * the Empress Josephine * Mary Wollstonecraft * Katherine Mansfield * George Sand
Praise for Love Letters of Great Men:
‘The most romantic book ever’ Daily Mail
‘Inspired by the Sex and the City movie… Famous men caught with pen in hand and heart in mouth’ The Times

Categories: Leisure Book Tags:

“Love Letters of Great Women” edited by Ursula Doyle

February 25, 2013 Leave a comment

Love Letters of Great women edited by Ursula Doyle

Love is written in many different forms. This compilation of love letters range from lustful fantasies and re-tellings of erotic encounters to pure, fervent passion and are written by some of the greatest women throughout history.
A collection of astonishing love letters filled with longing and passion, documenting private accounts of love and relationships lost and found. Each letter has been written by a great woman from history, with such contributors as Emily Dickinson, Queen Victoria and Anne Boleyn.
One beautiful extract from a 1712 letter from Mary Wortley Montagu to her husband-to-be before their elopement states, ‘I tremble for what we are doing. Are you sure you will love me forever? I fear, and I hope’.
Another from Katherine of Aragon, in her last letter to Henry VIII writes; ‘Lastly, I do vow that mine eyes desire you above all things.’
Written as an accompaniment to the famous ‘Love Letters of Great Men’ which was featured during the first Sex and the City film.
Edited by Ursula Doyle, who also offers commentary on each of the letters.
From the private papers of Anne Boleyn and Emily Dickinson to those of Empress Josephine and Queen Victoria, Love Letters of Great Women is an anthology of some of the most romantic letters in history.
As a companion to Love Letters of Great Men, this collection gives the other side of the story: the secret hopes and lives of some of the greatest women in history, from writers and artists to politicians and queens. Includes letters by:
Anne Boleyn * Edith Wharton * Mary Wordsworth * Nell Gwyn (mistress of Charles II) * Queen Victoria * the Empress Josephine * Mary Wollstonecraft * Katherine Mansfield * George Sand
Praise for Love Letters of Great Men:
‘The most romantic book ever’ Daily Mail
‘Inspired by the Sex and the City movie… Famous men caught with pen in hand and heart in mouth’ The Times

Fonte: Coco de Mer

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