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“Novecento mai visto: From Albers to Warhol to (now)”, mostra dei capolavori dalla Daimler Art Collection al Museo Santa Giulia di Brescia

February 13, 2013 Leave a comment

 

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Al Museo Santa Giulia di Brescia i capolavori dalla Daimler Art Collection
Novecento mai visto: From Albers to Warhol to (now)
Dall’8 marzo al 30 giugno, il Museo Santa Giulia di Brescia ospita i capolavori della Daimler Art Collection per la prima volta in Italia. Nell’ambito di “Novecento mai visto”, la mostra curata dalla dott.ssa Renate Wiehager, saranno raccolte 230 opere firmate da 110 artisti internazionali, dal 1909 ad oggi: una selezione di grande valore che parte dai classici del Costruttivismo e dell’Arte Concreta, passando per il Minimalismo e le Tendenze Concettuali. Tra le opere esposte anche installazioni, fotografie e video di noti artisti contemporanei. L’esposizione sarà, inoltre, arricchita dalla presenza di due nuovi lavori di Nic Hess e Luca Trevisani e un ulteriore percorso interamente dedicato all’arte italiana, da De Chirico a Cattelan. Con “Novecento mai visto”, Mercedes-Benz Italia conferma il proprio impegno ad andare oltre la vocazione commerciale attraverso iniziative concrete sul territorio. Per questo motivo, la Casa con la Stella supporterà in diverse forme la mostra “Novecento mai visto”, integrandola nelle proprie attività di comunicazione. Inoltre, gli allievi delle scuole e degli istituti superiori di Brescia e provincia potranno visitare la mostra grazie al servizio scuolabus organizzato in collaborazione con EvoBus Italia, società del Gruppo Daimler dedicata al settore autobus.
Dal Modernismo Classico della scuola tedesca Bauhaus all’Arte Concettuale e il Ready-made di Andy Warhol: dall’8 marzo al 30 giugno “Novecento mai visto”, curata dalla dott.ssa Renate Wiehager, porterà nel Museo Santa Giulia di Brescia i capolavori della Daimler Art Collection. Una mostra di 230 opere di 110 artisti internazionali: da Josef Albers a Berni Searle, con una speciale sezione dedicata all’automobile quale musa ispiratrice.
La mostra, articolata attraverso un percorso che pone in risalto i principali movimenti artistici dell’ultimo secolo, prevede anche un ampio programma educativo per gli allievi delle scuole e degli istituti superiori di Brescia e provincia, che sarà sviluppato in collaborazione con il dipartimento educativo del museo. Il programma coinvolge, infine, gli artisti Nic Hess e Luca Trevisani che collaboreranno con gli istituti d’arte di Brescia. Scopo del programma è quello di esaminare e approfondire il contenuto dell’esposizione, le opere e gli artisti nell’ambito di lezioni o studi. Agli studenti verrà distribuito uno specifico catalogo sulla mostra, elaborato dal dipartimento della Daimler Art Collection. Il programma educativo comprende anche una visita guidata della mostra. Nel periodo precedente all’apertura, dipendenti del museo, insegnanti, professori e studenti di storia dell’arte saranno istruiti per fornire al giovane pubblico informazioni chiave e numerosi interessanti dettagli. È inoltre previsto un servizio di scuolabus gratuito, organizzato grazie al supporto di EvoBus Italia. Un’iniziativa che testimonia l’impegno sul territorio del gruppo Daimler in Italia.
Con questo progetto dedicato alle scuole e agli istituti superiori di Brescia, la Daimler Art Collection intende offrire un contributo fondamentale e sostenibile all’educazione artistica. Inoltre, il programma educativo aggiungerà al curriculum scolastico temi legati all’arte contemporanea europea e internazionale, dagli inizi del XX secolo fino ad oggi, concentrandosi su tendenze astratte, l’arte legata alle automobili, l’arte fotografica e la video arte contemporanea, trattando tematiche critiche di grande attualità. Un programma educativo che, per molti bambini e adolescenti, sarà la prima occasione di contatto le tendenze del XX secolo e dell’arte contemporanea.
Novecento mai visto: From Albers to Warhol to (now)
Punto di partenza dell’esposizione “Novecento mai visto” sono alcuni capolavori del Modernismo Classico, con importanti lavori della scuola tedesca Bauhaus, del Costruttivismo e dell’Arte Concreta come, ad esempio, Josef Albers, Willi Baumeister e Max Bill, i principali artisti della collezione. Altri nomi rappresentativi di quei tempi sono Adolf Hölzel, Oskar Schlemmer, Adolf Fleischmann, Jean Arp, Richard Paul Lohse, Herrmann Glöckner e Georges Vantongerloo. Nelle sezioni storico-artistiche iniziali l’esposizione presenterà capolavori del tempo affiancati da posizioni contemporanee che riferiscono, riflettono o sono correlate a questi predecessori artistici. Questa esposizione vuole creare un dialogo referenziale tra i lavori e rivelare collegamenti discorsivi tra idee formali individuali e argomenti nel tempo.
La seconda parte della mostra è dedicata alla ZERO avantgarde europea. Questo movimento è legato ad artisti come Heinz Mack, Enrico Castellani, Dadamaino, Getulio Alviani, François Morellet, Jan Schoonhoven, Klaus Staudt e Jan Henderikse. Fondato nel 1957 da Heinz Mack e Otto Piene come un’associazione di artisti, “Zero” divenne un movimento europeo negli anni Sessanta. Mettendo in discussione le basi della produzione, ricezione e presentazione artistica in generale, gli artisti ridefinirono in modo radicale il concetto tradizionale di opera d’arte, ponendo le basi per l’Arte Concettuale e il Minimalismo in Europa.
La seconda sezione espositiva ospita i classici del movimento Minimal Art dal Nord America e dalla Germania, tra cui lavori di Donald Judd, Sol LeWitt, Ulrich Rückriem o Charlotte Posenenske, tutti risalenti agli anni Settanta. L’esposizione dimostra che esistono connessioni vitali tra la pittura strutturale-costruttiva europea e le tendenze americane dell’arte minimalista, rappresentate nei lavori di Peter Roehr, Hanne Darboven e Franz Erhard Walther. Si mostra chiaramente che il Minimalismo è un tratto caratteristico di molti lavori di artisti di periodi e nazionalità differenti. Le tendenze di un Minimalismo internazionale sono attualmente sviluppate da artisti come Natalia Stachon, Lasse Schmidt Hansen o Jonathan Monk.
Nell’ambito dell’arte contemporanea, “Novecento mai visto” pone in evidenza movimenti artistici come l’Arte Concettuale e il Ready-made, nonché cinque ampie presentazioni monografiche firmate da artisti di fama internazionale. Questi gruppi di lavori firmati da Andy Warhol, John M Armleder, Sylvie Fleury, Philippe Parreno e Martin Boyce sono stati acquisiti negli ultimi 25 anni e rappresentano oggi il nucleo concettuale della Daimler Art Collection.
Dal 2000 la collezione ha esteso i suoi confini internazionali con lavori di alto calibro di artisti provenienti da Australia, Sud Africa, Asia, India e Stati Uniti. “Novecento mai visto” ospiterà alcune di queste recenti sfaccettature: in una sezione sarà discussa l’importanza dell’idea del Ready-made sviluppata da Duchamps agli inizi del XX secolo, con opere di Mathieu Mercier, Haim Steinbach, John Nixon e John M Armleder.
Un’altra sezione sarà dedicata alle tendenze concettuali dagli anni Sessanta ad oggi. La vicinanza intellettuale e fattuale dei lavori di Joseph Kosuth, Marcia Hafif, Daniel Buren, Bojan Šarčević, Alicja Kwade e Liam Gillick consente al visitatore di ripercorrere i momenti fondamentali dell’Arte Concettuale: la sua enfasi su sistema e serie, dematerializzazione e processualità, razionalità/irrazionalità dell’idea di opera, parametri dell’opera d’arte, il coinvolgimento dell’osservatore e l’arte come linguaggio – il linguaggio come arte.
Un altro nuovo ambito d’interesse della Daimler Art Collection è rappresentato dalla New Media Art, che comprende fotografia, video e installazioni multimediali spesso incentrate su tematiche socio-critiche, politiche e culturali della società contemporanea come, ad esempio, le opere di Berni Searle, David Goldblatt, Pamela Singh, Sigalit Landau, Alfredo Jaar e Santiago Sierra.
La sezione finale della mostra è dedicata a lavori commissionati sul tema dell’automobilismo. Nel 1986, in occasione del 100esimo anniversario dell’invenzione dell’automobile, la Daimler-Benz chiese a Andy Warhol di guardare il motivo di un’auto come un’icona di mobilità. Per la serie “Cars” furono programmate 80 opere, ma solo 35 immagini e 12 disegni furono completati prima della morte di Warhol nel 1987.
Questo complesso costituisce l’origine per altri lavori legati alle automobili commissionati dalla Daimler a Robert Longo, Simone Westerwinter o Sylvie Fleury. Quest’ultima produsse una serie di sei formidabili video per il nuovo Mercedes-Benz Center di Parigi. In ciascuna delle sue proiezioni a 3 canali, l’artista fonde il fascino delle leggendarie vetture Mercedes-Benz con le ultime idee contemporanee dal mondo dell’arte e della moda, in un approccio tanto enigmatico quando elegante. Questa sezione sarà completata con altre sculture, oggetti e video legati alle automobili, firmati da Richard Hamilton, David Hockney, Kirsten Mosher e Vincent Szarek.
Daimler Art Collection
Fondata nel 1977, la Daimler Art Collection vanta circa 2.000 opere incentrate sull’avanguardia astratta, giovani artisti operanti sui nuovi media e lavori commissionati su temi automobilistici ed include 30 sculture in larga scala in diversi luoghi accessibili al pubblico. La collezione si concentra sull’area dell’Arte Astratta del XX secolo: dalla cerchia di artisti che si stringe intorno ad Adolf Hölzel a Stoccarda agli inizi del secolo scorso, al Bauhaus, al Costruttivismo, all’Arte Concreta, alla Zero Avantgarde europea, al Minimalismo, a Tendenze concettuali e Neo Geo, fino alla più recente arte contemporanea. La collezione è stata fino ad oggi ammirata in mostre temporanee in musei internazionali, tra cui a Singapore e San Paolo, Tokyo, Cape Town, Johannesburg, Buenos Aires e Vienna e giunge oggi per la prima volta in Italia.
All’inizio del 2012 il Museo Mercedes-Benz ha stretto una partnership strategica con il Museo Mille Miglia di Brescia con l’intento di sottolineare la comune passione per la cultura automobilistica. In seguito, nella primavera 2012 il Museo Mille Miglia ha ospitato l’esposizione “Mercedes-Benz Champions”, mentre il 9 ottobre 2012 è stata inaugurata la mostra “Mille Miglia – Passione e rivalità”. La collaborazione prevede anche attività congiunte con il Museo Santa Giulia, la principale istituzione artistica bresciana. L’idea di partenza è evidentemente quella di dare risalto, a Brescia, ad alcune importanti opere d’arte della Daimler Art Collection e sottolineare così il ruolo attivo di Mercedes-Benz come perfetta interprete dell’automobile contemporanea.
Il Museo Santa Giulia
Recentemente iscritto nella lista dei patrimoni mondiali dell’UNESCO, il Museo Santa Giulia è situato all’interno del complesso storico di un ex monastero e, grazie ad una superficie espositiva di 14.000 m², offre un viaggio nella storia, nell’arte e nella spiritualità di Brescia, dalla preistoria ai giorni nostri.
Gli artisti di “Novecento mai visto: From Albers to Warhol to (now)” 
Max Ackermann (D), Saâdane Afif (F), Josef Albers (D), Jane Alexander (ZA), Getulio Alviani (I), Ian Anüll (CH), John M Armleder (CH), Kirstin Arndt (D), Jean Arp (F), Richard Artschwager (USA), Robert Barry (USA), Willi Baumeister (D), Max Bill (CH), Zander Blom (ZA), Ilya Bolotowsky (USA), Madeleine Boschan (D), Sarah Browne (IRL), Daniele Buetti (CH), Daniel Buren (F), Ian Burn (AUS), Andre Cadere (PL), Enrico Castellani (I), Dadamaino (I), Hanne Darboven (D), Eckhard Schene (D), Adolf Fleischmann (D), Sylvie Fleury (CH), Andrea Fraser (USA), María Freire (UY), Liam Gillick (GB), Hermann Glöckner (D), David Goldblatt (ZA), Camille Graeser (CH), Dan Graham (USA), Marcia Hafif (USA), Richard Hamilton (GB), Jan Henderikse (NL), Nic Hess (CH), Albert Hien (D), Ester Hiepler (D), David Hockney (GB), Adolf Hölzel (D), Alfredo Jaar (RCH), Donald Judd (USA), Bernhard Kahrmann (D), Joseph Kosuth (USA), Alicja Kwade (PL), Sigalit Landau (IL), Maria Lemmé (UA), Sol LeWitt (USA), Verena Loewensberg (CH), Richard Paul Lohse (CH), Robert Longo (USA), Heinz Mack (D), Marcellvs L (BR), Mathieu Mercier (F), John McLaughlin (USA), Otto Meyer-Amden (CH), Jonathan Monk (GB), François Morellet (F), Kirsten Mosher (USA), John Nixon (AUS), Keneth Noland (USA), Rupert Norfolk (GB), David Novros (USA), Patrick Fabian Panetta (D), Giulio Paolini (I), Phillipe Parreno (DZ), Henk Peeters (NL), Charlotte Posenenske (D), Martial Raysse (F), Peter Roehr (D), Ulrike Rosenbach (D), Ulrich Rückriem (D), Robert Ryman (USA), Tom Sachs (USA), Michael Sailstorfer (D), Pietro Sanguineti (D), Oskar Schlemmer (D), Andreas Schmid (D), Lasse Schmidt Hansen (DK), Jan J. Schoonhoven (NL), Berni Searle (ZA), Roman Signer (CH), Pamela Singh (IND), Monika Sosnowska (PL), Jesus-Rafael Soto (VE), Ferdinand Spindel (D), Natalia Stachon (PL), Klaus Staudt (D), Haim Steinbach (IL), Katja Strunz (D), Elaine Sturtevant (USA), Vincent Szarek (USA), Carmelo Tedeschi (I), Jean Tinguely (CH), Luca Trevisani (I), Georges Vantongerloo (BE), Michel Verjux (F), Friedrich Vordemberge-Gildewart (D), Franz Erhard Walther (D), Andy Warhol (USA), Simone Westerwinter (D), Georg Winter (D), Andrea Zittel (USA), Heimo Zobernig (A).
Ulteriori informazioni su media.mercedes-benz.it media.daimler.com

Biennale di Venezia, 70. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica

February 13, 2013 Leave a comment

Logo Biennale logo Venezia
la Biennale di Venezia / 70. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica
(Lido di Venezia, 28 agosto – 7 settembre 2013)
Il Regolamento della 70. Mostra di Venezia:
nuovo Gran Premio della Giuria
due nuovi Premi per la sezione Orizzonti
confermata la sezione Venezia Classici
Il Cda della Biennale di Venezia, presieduto da Paolo Baratta, ha approvato il Regolamento della 70. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (28 agosto – 7 settembre 2013), secondo le indicazioni del Direttore Alberto Barbera.
Queste le principali novità del Regolamento:
per il Concorso Venezia 70. viene introdotto un nuovo riconoscimento, il Gran Premio della Giuria (e viene soppresso il Premio per il miglior contributo tecnico)
per la sezione Orizzonti vengono introdotti due nuovi premi: Premio Orizzonti per la miglior regia e Premio Speciale Orizzonti per il contenuto innovativo
viene confermata e formalizzata l’introduzione della sezione Venezia Classici dedicata ai restauri e ai documentari sul cinema, già presente nella scorsa edizione della Mostra
viene fissato a 9 il numero dei componenti per la Giuria del Concorso per il Leone d’oro (in precedenza era da 7 a 9) e viene fissato a 7 quello per la Giuria Orizzonti e per la Giuria del Premio “Luigi De Laurentiis” Opera Prima (in precedenza da 5 a 7)
Sezioni, Giurie e Premi
Selezione ufficiale
Venezia 70
Concorso internazionale di un massimo di 20 lungometraggi in prima mondiale.
Fuori Concorso
Sono presentate Fuori Concorso alcune opere significative dell’anno, per un massimo di 12 titoli, in particolare quelle firmate da autori affermati che abbiano già partecipato, in Concorso, alla Mostra di Venezia. o film nei quali la dimensione spettacolare si accompagna a forme di originalità espressiva o narrativa. Nella fascia oraria di Mezzanotte sono inoltre ospitati alcuni film Fuori Concorso, le cui caratteristiche convengano a questo particolare orario di proiezione. Sono ammessi alla selezione solo i lungometraggi proposti alla Mostra in prima mondiale.
Orizzonti
Concorso internazionale riservato a un massimo di 20 film dedicato a film rappresentativi di nuove tendenze estetiche ed espressive del cinema mondiale, con particolare riguardo per gli esordi, gli autori emergenti e non ancora pienamente affermati, le cinematografie minori e meno conosciute, ma anche opere che si misurano con i generi e la produzione corrente con intenti d’innovazione e di originalità creativa. All’interno della sezione Orizzonti è ospitata una selezione competitiva di cortometraggi della durata massima di 20 minuti, scelti in base a criteri di qualità e originalità linguistico-espressiva. Sono ammessi alla selezione solo i lungometraggi e i cortometraggi proposti alla Mostra in prima mondiale.
Venezia Classici
La sezione ospita una selezione dei migliori restauri di film classici realizzati nel corso dell’ultimo anno da cineteche, istituzioni culturali e produzioni di tutto il mondo, impegnate nella conservazione e valorizzazione del patrimonio cinematografico e nella riscoperta di opere del passato trascurate o sottovalutate. A completamento della sezione, possono essere presentati documentari sul cinema e su singoli autori di ieri e di oggi, in grado di offrire innovativi elementi di valutazione storica e/o critica.
Venice Film Market
Nell’ambito della Mostra è organizzato per il secondo anno il Venice Film Market, che mette a disposizione di produttori, venditori e compratori internazionali le proprie strutture e sale di proiezione, anche per la compravendita di film non ufficialmente invitati alla Mostra. La partecipazione al Venice Film Market si svolge secondo uno specifico regolamento.
Sezioni autonome e parallele
Settimana Internazionale della Critica (SIC)
Rassegna di un massimo di 8 film – opere prime – autonomamente organizzata da una commissione nominata dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (SNCCI) secondo un proprio regolamento.
Giornate degli Autori
Rassegna di un massimo di 12 film autonomamente promossa dall’Associazione Nazionale Autori Cinematografici (ANAC) e dall’Associazione 100 Autori secondo un proprio regolamento.
Giurie e Premi
Venezia 69
Una Giuria Internazionale, composta da 9 personalità del cinema e della cultura di diversi Paesi, con esclusione di quante abbiano collaborato alla creazione delle opere invitate o siano interessate alla loro distribuzione, assegnerà per i lungometraggi i premi seguenti:
– Leone d’Oro per il miglior film
– Leone d’Argento per la migliore regia
– Gran Premio della Giuria
– Premio Speciale della Giuria
– Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile
– Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile
– Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente
– Premio per la migliore sceneggiatura
E’ esclusa la possibilità di attribuire degli ex aequo, con la sola eccezione delle Coppe Volpi e del Premio Marcello Mastroianni. Inoltre, uno stesso film non può ricevere che uno solo dei premi previsti dal Regolamento. Tuttavia, in casi particolari e sentito il parere del Direttore della Mostra, la Giuria potrà premiare con la Coppa Volpi e con il Premio Marcello Mastroianni anche attori o attrici di film premiati con il Leone d’Argento, il Gran Premio della Giuria, il Premio Speciale della Giuria, il Premio per la migliore sceneggiatura.
Orizzonti
Una Giuria Internazionale, composta da 7 personalità del cinema e della cultura di diversi Paesi, con esclusione di quante abbiano collaborato alla creazione delle opere invitate o siano interessate alla loro distribuzione, assegnerà – senza possibilità di ex-aequo – i premi:
– Premio Orizzonti per il miglior film
– Premio Orizzonti per la migliore regia
– Premio Speciale della Giuria Orizzonti
– Premio Speciale Orizzonti per il contenuto innovativo
– Premio Orizzonti per il miglior cortometraggio
Premio “Luigi De Laurentiis” per un’Opera Prima
Tutte le opere prime di lungometraggio presenti nelle diverse sezioni competitive della Mostra (Selezione Ufficiale e Sezioni Autonome e Parallele) concorrono all’assegnazione del Leone del Futuro – Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis”. Una Giuria Internazionale composta da 7 personalità del cinema e della cultura di diversi Paesi, tra i quali un produttore, assegnerà senza possibilità di ex-aequo un premio di 100.000 USD, messi a disposizione da Filmauro, che saranno suddivisi in parti uguali tra il regista e il produttore.
Leone d’Oro alla Carriera
Il Direttore proporrà al Presidente e al Consiglio di Amministrazione l’assegnazione di un Leone d’Oro alla Carriera (in casi eccezionali i Leoni potranno essere due).
Consulenti, esperti e corrispondenti
Per il suo lavoro di selezione, il Direttore della Mostra Alberto Barbera si avvale dei seguenti Consulenti ed esperti: Giulia d’Agnolo Vallan, Bruno Fornara, Mauro Gervasini, Oscar Iarussi, Nicola Lagioia, Marina Sanna.
I  Corrispondenti della Mostra dal mondo sono: Giulia d’Agnolo Vallan (Usa, Canada), Violeta Bava (Sudamerica), Elena Pollacchi (Cina, Hong Kong, Taiwan, Corea del Sud), Paolo Bertolin (Filippine, Thailandia, Indonesia, Malesia), Petr Shepotinnik (Russia), Mohammad Atebbai (Iran).

Franco Gatti, muore prematuramente il figlio Alessio Gatti

February 13, 2013 Leave a comment

Ricchi e Poveri

Muore il ventitreenne Alessio Gatti, figlio di Franco Gatti, il noto cantante del gruppo dei Ricchi e Poveri, trovato morto nella sua abitazione di  Nervi, nei pressi di Genova. dai primi accertamenti sembra che la causa della morte sia da ricondurre ad un overdose, si presume di cocaina, anche se il padre ha espresso il suo dubbio sulle cause della morte in quanto da sempre aveva spiegato al giocane di avere paura delle droghe. L’allarme è stato inviato da una vicina di casa poiché dal suo appartamento aveva intravisto il corpo giacere riverso sul pavimento. Il gruppo dei Ricchi e Poveri ha saltato la partecipazione al Festival di Sanremo, tornati sul palcoscenico dell’Ariston proprio per questa edizione 2013.
Sembra che un pulviscolo di polvere bianca sia stata rinvenuta su un tavolo della casa, ma soltanto l’autopsia sarà a stabilire le reali cause del decesso. Queste le parole del padre Franco gatti: “Avevo inculcato a mio figlio, fin da piccolo, la paura delle droghe. Voglio sperare che Alessio sia morto per cause naturali e non per droga. Aspetto l’esito dell’autopsia, ma se la droga non c’entra, querelerò chi ha attribuito il decesso all’uso della cocaina”.

 

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Rem Koolhaas

February 13, 2013 Leave a comment

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Rem KOOLHAAS (Rotterdam, 1944)
Rem Koolhaas ha fondato OMA nel 1975 con Elia e Zoe Zenghelis e Madelon Vriesendorp. Ha lavorato come giornalista e sceneggiatore prima di diventare architetto, la scrittura è rimasta tuttavia centrale nella sua pratica dell’architettura. Oltre alla progettazione di edifici in tutto il mondo con OMA, Koolhaas lavora a discipline non architettoniche – che includono la politica, l’editoria, i media, la moda e la sociologia – attraverso il suo think tank ed unità di ricerca, AMO.
Dopo aver studiato all’Architectural Association di Londra, alla Cornell e all’Institute for Architecture and Urban Studies negli Stati Uniti, Koolhaas scrive Delirious New York (1978) e contemporaneamente comincia a produrre progetti e proposte con OMA. Nel 1995 esce S,M,L,XL un volume di 1.200 pagine che riassume il lavoro di OMA e ridisegna le pubblicazioni di architettura. In qualità di direttore del programma di ricerca ‘the Project on the City’ alla Harvard University, Koolhaas produce i libri The Harvard Guide to Shopping (2001), un’analisi del ruolo del commercio al dettaglio e del consumo nella società e nell’architettura, e Great Leap Forward (2002), uno studio del Delta del fiume Pearl in Cina; ha prodotto anche studi su Lagos, sull’architettura romana e sul comunismo.
Recentemente Koolhaas ha completato con OMA gli edifici che includono la nuova sede per la China Central Television (CCTV) – una torre concepita come un loop – a Pechino; Milstein Hall, una lastra elevata ampliamento dell’università Cornell di Architettura, Arte e pianificazione; la nuova sede per la Rothschild Bank di Londra; il Teatro Wyly a Dallas; e Prada Transformer, un padiglione rotante multiuso a Seoul.
Gli edifici firmati OMA attualmente in costruzione includono il Taipei Performing Arts Centre; la nuova sede del marchio di moda G-star ad Amsterdam; la Borsa di Shenzhen, equivalente cinese del NASDAQ per le industrie ad alta tecnologia; De Rotterdam, un edificio multiuso sul fiume Maas.
Nel 1998 Koolhaas fonda AMO come piattaforma per l’utilizzo del pensiero architettonico in campi non architettonici. Progetti di AMO realizzati e in corso di sviluppo comprendono una ricerca sulla campagna (intesa in senso globale) e sull’entroterra della Russia; la progettazione di sfilate di moda per Prada e Miu Miu al Palais d’Iéna a Parigi; “Cronocaos,” una mostra sulla conservazione alla Biennale Architettura 2010; la partecipazione al gruppo di riflessione dell’Unione Europea, con il compito di formulare proposte per l’Europa nel 2020; Roadmap 2050, un masterplan per una rete a livello europeo delle energie rinnovabili, e lo sviluppo di un programma educativo per Strelka, una nuova scuola di architettura a Mosca. AMO ha anche curato un numero speciale della rivista Wired e fatto una consulenza sul futuro delle pubblicazioni Conde Nast, ha proposto una bandiera dell’Unione europea “codice a barre”, e ha sviluppato un masterplan curatoriale del museo dell’Hermitage a San Pietroburgo.
SELECTED BUILDINGS
CCTV Headquarters, Beijing, 2012
Rothschild Bank, London, 2012
Millstein Hall, Cornell, NY, 2010
Maggie’s Center, Gartnavel, 2010
Wyly Theatre, Dallas, 2009
Prada Transformer, Seoul, 2009
Serpentine pavilion, London, 2006
Zeche Zollverein Museum and masterplan, Essen, 2006
Seoul National University Museum of Art, 2006
Casa da Música, Porto, 2005
Prada Epicenter, New York, 2001
Seattle Central Library, 2004
Netherlands Embassy, Berlin, 2003
IIT Campus Center, Chicago, 2003
Hermitage Guggenheim, Las Vegas, 2001
Maison à Bordeaux, 1998
Educatorium, Utrecht, 1997
Euralille Congrexpo + masterplan, 1994
Kunsthal, Rotterdam, 1992
Nexus World Housing, Fukuoka, 1991
Villa d’allava, Paris, 1991
Netherlands Dance Theatre, The Hague, 1987
SELECTED BOOKS
Project Japan: Metabolism Talks, Taschen, 2010
Al Manakh I and II, Archis, 2007 and 2010
Content, Taschen, 2003
Harvard Guide to Shopping, Taschen 2002
Great Leap Forward, Taschen, 2002
S,M,L,XL, Monacelli, 2005
Delirious New York, Oxford University Press, 1978
SELECTED EXHIBITIONS
(Im)pure, (In)formal, (Un)built, L’Ecole des Beaux-Arts, Paris, 2011
OMA/Progress, Barbican, London, 2010
Cronocaos, Venice Biennale, 2010
Dubai Next, Vitra Design Museum, Weil am Rhein, 2008
The Gulf, Venice Biennale, 2006
OMA in Beijing, MoMA, New York, 2006
Expansion and Neglect, Venice Biennale, 2005
Image of Europe: Vienna, Brussels, Munich, 2004
Content, Neue Nationalgalerie, Berlin, 2003
Cities on the Move, Hayward Gallery, London, 1999
Less is More, Milan Triennale, 1986
Strada Novissima, Venice Biennale, 1980
TEACHING POSITIONS 
Strelka Institute, Moscow
Professor in Practice of Architecture and Urban Design, Harvard University
Architectural Association, London
Institute for Architecture and Urban Studies, New York
SELECTED AWARDS
Golden Lion for Lifetime Achievement, Venice Biennale, 2010
RIBA Gold Medal, 2004
Praemium Imperiale, Japan, 2003
Membership Legion D’Honneur, 2001
Pritzker Prize, 2000
Mies van der Rohe Award, 2005
EDUCATION
Architectural Association, London, 1969–72
Cornell University, 1972–73

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Rem Koolhaas, primo incontro con i rappresentanti dei paesi partecipanti alla 14. Mostra Internazionale di Architettura

February 13, 2013 Leave a comment

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Primo incontro preparatorio con i rappresentanti dei Paesi partecipanti alla 14. Mostra Internazionale di Architettura
Fundamentals
Dichiarazione di Rem Koolhaas, Direttore del settore Architettura della Biennale di Venezia
Fundamentals sarà una biennale sull’architettura, non sugli architetti. Dopo diverse biennali dedicate alla celebrazione del contemporaneo, Fundamentals si concentrerà sulla storia – sugli inevitabili elementi di tutta l’architettura utilizzati da ogni architetto, in ogni tempo e in ogni luogo (la porta, il pavimento, il soffitto, etc.) e sull’evoluzione delle architetture nazionali negli ultimi 100 anni. In tre manifestazioni complementari – che si svolgeranno al Padiglione Centrale, all’Arsenale e nei Padiglioni Nazionali – questa retrospettiva darà luogo a una rinnovata comprensione della ricchezza del repertorio di fondamenti dell’architettura, che attualmente sembra essere esaurito.
Nel 1914 aveva senso parlare di architettura “cinese”, architettura “svizzera”, architettura “indiana”. Cent’anni dopo, sotto la pressione di guerre, regimi politici diversi, molteplici condizioni di sviluppo, movimenti architettonici nazionali e internazionali, talenti individuali, amicizie, traiettorie personali casuali e sviluppi tecnologici, le architetture che un tempo erano specifiche e locali sono diventate intercambiabili e globali. Sembra che l’identità nazionale sia stata sacrificata sull’altare della modernità.
Grazie al decisivo vantaggio di poter avviare i lavori con un anno di anticipo rispetto al consueto programma della Biennale, speriamo di utilizzare questo tempo in più per introdurre un certo livello di coordinamento e coerenza tra le Partecipazioni Nazionali. Idealmente ci piacerebbe coinvolgere tutti i Paesi rappresentati su un unico tema – Absorbing Modernity: 1914-2014 – e indurli a mostrare, ciascuno a modo proprio, il processo di annullamento delle caratteristiche nazionali a favore dell’adozione su scala quasi universale di un singolo linguaggio moderno all’interno di un singolo repertorio di tipologie.
La prima guerra mondiale – l’inizio della globalizzazione moderna – funge da punto di partenza delle diverse narrazioni. La transizione verso ciò che sembra essere un linguaggio architettonico universale è un processo più complesso di quanto solitamente riconosciuto, poiché coinvolge significativi incontri tra culture, invenzioni tecniche e modalità impercettibili di restare “nazionali”. In un’epoca di universale utilizzo di google research e al tempo stesso di appiattimento dalla memoria culturale, è essenziale per il futuro dell’architettura far riemergere e mostrare questi racconti.
Raccontando in modo cumulativo la storia degli ultimi 100 anni, le mostre che si svolgeranno all’interno dei Padiglioni Nazionali daranno luogo a una panoramica globale dell’evoluzione dell’architettura verso un’unica estetica moderna e, allo stesso tempo, sveleranno all’interno della globalizzazione la sopravvivenza di caratteristiche e mentalità nazionali uniche che continuano ad esistere e fiorire all’interno delle culture individuali, anche con l’intensificarsi della collaborazione e dello scambio internazionali…

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Atomi, quali sono le sue dimensioni effettive…

February 13, 2013 Leave a comment

atom

Probabilmente tutti sapete che ogni oggetto che ci circonda è composto da atomi e che ogni atomo contiene particelle molto piccole chiamate protoni, neutroni ed elettroni, ma riuscite ad immaginare quanto possa essere grande un atomo in termini di paragone? In questo video di Ted Education, viene spiegato in modo empirico e divertente quali sono le dimensioni di un atomo e qual è la densità del suo nucleo. Il video è in inglese, ma in questo articolo vi riporterò i punti salienti, per far capire a tutti di cosa si parla.
Quanti atomi ci sono dentro un pompelmo
Cominciamo con un pompelmo e facciamo finta che lo stesso sia composto soltanto da atomi di azoto. Entriamo dentro il pompelmo, prendiamo in mano un atomo e gonfiamolo fino a farlo diventare delle dimensioni di un mirtillo: quanto diventerebbe grande il pompelmo se ogni suo atomo fosse grande quanto un mirtillo? Avrebbe le dimensioni..di una casa? No, avrebbe le dimensioni del nostro pianeta! Quindi, il numero di atomi contenuti in un pompelmo equivale a quello di tanti mirtilli necessari per riempire tutto il volume della Terra.
Quanto è piccolo il nucleo di un atomo
Al centro dell’atomo si trova il nucleo che è composto da protoni e neutroni; intorno al nucleo, ma molto lontano da esso, ruotano gli elettroni. Supponiamo di avere sempre il nostro atomo grande come un mirtillo e di voler andare a cercare dove si trova il suo nucleo: se ci entrassimo dentro non riusciremmo a vederlo perché sarebbe troppo piccolo. Proviamo allora ad immaginare un mirtillo grande quanto una casa, entriamoci dentro e cerchiamo il nucleo, ma niente, sarebbe ancora troppo piccolo. Per riuscire a trovarlo dobbiamo immaginare un mirtillo grande quanto uno stadio: il suo nucleo si troverebbe proprio al centro e sarebbe grande quanto una biglia!
Ma la cosa più sconvolgente è che i protoni e i neutroni sono contenuti dentro il nucleo (biglia), gli elettroni ruotano intorno all’atomo (mirtillo grande quanto uno stadio) e tra il nucleo e gli elettroni non c’è assolutamente niente, solo spazio vuoto.
Quanto è denso il nucleo di un atomo
Supponiamo che tutta la massa di un atomo si trovi all’interno del nucleo (quindi della biglia al centro del mirtillo grande quanto un campo da calcio), la densità di tale nucleo è assurda: espressa in numeri è pari a 4 x 10 alla 17 Kg/Metri cubi. Per provare a capire questa misura, immaginate di prendere una scatola di cartone di 30x30x30 cm e di metterci dentro un’auto di circa 1.500 Kg; questo non basterebbe perché il nucleo è ancora troppo poco denso. Quante auto dovremmo inserire nella scatola per raggiungere la densità del nucleo di un atomo di azoto? 100? 1000? No, 6.200.000.000 (sei miliardi e 200 milioni)!
Conclusioni
L’atomo è davvero molto molto piccolo, pensate che gli atomi che ci sono dentro un pompelmo sono più o meno gli stessi che potrebbe contenere la Terra se venisse riempita di mirtilli, il nucleo dell’atomo è come una biglia dentro un mirtillo grande quanto uno stadio, tra il nucleo e gli elettroni c’è il vuoto e la densità del nucleo equivale a 6.200.000.000 auto dentro una scatola di 30x30x30 cm. Tutto questo è incredibilmente assurdo e allo stesso tempo assolutamente affascinante, mi fa sentire infinitamente grande e allo stesso tempo infinitamente piccola. Voi che ne pensate?

Fonte: Tasc

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Paolo Baratta, primo incontro con i rappresentanti dei paesi alla 14. Mostra Internazionale di Architettura

February 13, 2013 Leave a comment

image001Primo incontro preparatorio con i rappresentanti dei Paesi alla 14. Mostra Internazionale di Architettura
Intervento di Paolo Baratta, Presidente della Biennale di Venezia
– Siamo universalmente riconosciuti come il più importante appuntamento del mondo per l’Architettura;
– Siamo il luogo dove l’Architettura parla di se stessa e incontra la vita e la società civile;
– Abbiamo coinvolto negli anni scorsi sempre più le facoltà d’architettura del mondo;
– Nel corso degli ultimi anni siamo partiti, per le nostre scelte curatoriali e tematiche, dalla constatazione del divario tra la spettacolarizzazione dell’architettura e la decrescente capacità di esprimere domanda ed esigenze da parte della società civile; gli architetti sono chiamati prevalentemente a realizzare opere stupefacenti e l’«ordinario» è alla deriva, verso la banalità quando non lo squallore;
– Abbiamo fatto scelte tutte orientate a trattare la questione di questo divario;
– Al termine di questo percorso chiediamo a Rem Koolhaas di impegnarsi su questo terreno con una ricerca originale;
– La Mostra evolve anche nelle sue modalità organizzative. Nata ad “imitazione” della Mostra d’Arte e sviluppata per “inviti” ad architetti a portarci le loro istallazioni, così come si fa per l’Arte, si evolve verso una grande Mostra-ricerca condotta direttamente dal curatore (che è per l’appunto nominato direttore del settore Architettura della Biennale);
– Muta anche il rapporto tra la Mostra Internazionale curata dal direttore della Biennale e le partecipazioni nazionali, nella parte di Mostra organizzata per padiglioni. Ai paesi viene offerta l’opportunità di meglio inserirsi nell’ambito della ricerca del curatore della Biennale;
– La Mostra si arricchisce sempre più di attività lungo tutto il periodo della sua apertura, con workshop, laboratori e seminari che la integrano come Mostra-attiva;
– Per questo abbiamo deciso di anticipare l’apertura al giorno 7 giugno e di dare una durata alla Mostra pari a quella della Mostra d’Arte (circa 6 mesi);
– Per questo abbiamo anticipato sia la nomina del curatore sia la prima riunione dei paesi (10 mesi di anticipo rispetto alla consuetudine) allo scopo di coinvolgerli sin dai primi passi e prima della nomina dei loro curatori.

Biennale di Venezia, 14. Mostra Internazionale di Architettura – Fundamentals

February 13, 2013 Leave a comment

image001la Biennale di Venezia/ 14. Mostra Internazionale di Architettura / Fundamentals
curata da Rem Koolhaas
Venezia (Arsenale e Giardini), 7 giugno – 23 novembre 2014
(vernice 5 e 6 giugno 2014)
Il Presidente della Biennale di Venezia, Paolo Baratta, accompagnato dal Curatore della 14. Mostra Internazionale di Architettura, Rem Koolhaas, ha incontrato oggi a Ca’ Giustinian i rappresentanti di 40 Paesi partecipanti alla 14. Mostra, che si svolgerà dal 7 giugno al 23 novembre 2014 ai Giardini e all’Arsenale (vernice 5 e 6 giugno) nonché in vari luoghi di Venezia.
Il tema scelto da Rem Koolhaas per la 14. Mostra Internazionale di Architettura è
Fundamentals
Rem Koolhaas ha dichiarato:
“Fundamentals sarà una Biennale sull’architettura, non sugli architetti. Dopo diverse Biennali dedicate alla celebrazione del contemporaneo, Fundamentals si concentrerà sulla storia – sugli inevitabili elementi di tutta l’architettura utilizzati da ogni architetto, in ogni tempo e in ogni luogo (la porta, il pavimento, il soffitto, etc.) e sull’evoluzione delle architetture nazionali negli ultimi 100 anni. In tre manifestazioni complementari – che si svolgeranno al Padiglione Centrale, all’Arsenale e nei Padiglioni Nazionali – questa retrospettiva darà luogo a una rinnovata comprensione della ricchezza del repertorio di fondamenti dell’architettura, che attualmente sembra essere esaurito.
Nel 1914 aveva senso parlare di architettura “cinese”, architettura “svizzera”, architettura “indiana”. Cent’anni dopo, sotto la pressione di guerre, regimi politici diversi, molteplici condizioni di sviluppo, movimenti architettonici nazionali e internazionali, talenti individuali, amicizie, traiettorie personali casuali e sviluppi tecnologici, le architetture che un tempo erano specifiche e locali sono diventate intercambiabili e globali. Sembra che l’identità nazionale sia stata sacrificata sull’altare della modernità.
Grazie al decisivo vantaggio di poter avviare i lavori con un anno di anticipo rispetto al consueto programma della Biennale, speriamo di utilizzare questo tempo in più per introdurre un certo livello di coordinamento e coerenza tra le Partecipazioni Nazionali. Idealmente ci piacerebbe coinvolgere tutti i Paesi rappresentati su un unico tema – Absorbing Modernity: 1914-2014 – e indurli a mostrare, ciascuno a modo proprio, il processo di annullamento delle caratteristiche nazionali a favore dell’adozione su scala quasi universale di un singolo linguaggio moderno all’interno di un singolo repertorio di tipologie.
La prima guerra mondiale – l’inizio della globalizzazione moderna – funge da punto di partenza delle diverse narrazioni. La transizione verso ciò che sembra essere un linguaggio architettonico universale è un processo più complesso di quanto solitamente riconosciuto, poiché coinvolge significativi incontri tra culture, invenzioni tecniche e modalità impercettibili di restare “nazionali”. In un’epoca di universale utilizzo di google research e al tempo stesso di appiattimento dalla memoria culturale, è essenziale per il futuro dell’architettura far riemergere e mostrare questi racconti.
Raccontando in modo cumulativo la storia degli ultimi 100 anni, le mostre che si svolgeranno all’interno dei Padiglioni Nazionali daranno luogo a una panoramica globale dell’evoluzione dell’architettura verso un’unica estetica moderna e, allo stesso tempo, sveleranno all’interno della globalizzazione la sopravvivenza di caratteristiche e mentalità nazionali uniche che continuano ad esistere e fiorire all’interno delle culture individuali, anche con l’intensificarsi della collaborazione e dello scambio internazionali…”.
Il Presidente Paolo Baratta ha fatto il punto sull’evoluzione della Biennale Architettura e di conseguenza sulla scelta di Rem Koolhaas:
“Siamo universalmente riconosciuti come il più importante appuntamento del mondo per l’Architettura; siamo il luogo dove l’Architettura parla di se stessa e incontra la vita e la società civile. Proprio per questo negli ultimi anni siamo partiti dalla constatazione della separatezza e del divario tra la “spettacolarizzazione” dell’architettura da un lato, e della scarsa capacità di esprimere domanda ed esigenze da parte della società civile dall’altro. Gli architetti sono stati chiamati prevalentemente a realizzare opere stupefacenti e l’«ordinario» è alla deriva, verso la banalità quando non lo squallore: una modernità mal vissuta.
Al culmine di questo percorso abbiamo chiesto a Rem Koolhaas di impegnarsi su questo terreno con una ricerca originale.
La Mostra evolve anche nelle sue modalità organizzative. Nata ad “imitazione” della Mostra d’Arte e sviluppata per “inviti” ad architetti a portarci le loro istallazioni, così come si fa per l’Arte, si evolve verso una grande Mostra-ricerca condotta direttamente dal curatore (che è per l’appunto nominato direttore del settore Architettura della Biennale). Ai paesi viene offerta l’opportunità di meglio inserirsi nell’ambito di questa ricerca. La Mostra si arricchisce sempre più di attività lungo tutto il periodo della sua apertura, con workshop, laboratori e seminari che la integrano come Mostra-attiva. Per questo abbiamo deciso di anticipare l’apertura al giorno 7 giugno e di dare una durata alla Mostra pari a quella della Mostra d’Arte (circa 6 mesi).”
La 14. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia presenterà inoltre, come di consueto, le Partecipazioni nazionali, con proprie mostre nei Padiglioni ai Giardini e all’Arsenale, oltre che nel centro storico di Venezia.
Anche per questa edizione si prevedono selezionati Eventi collaterali, proposti da enti e istituzioni internazionali, che allestiranno le loro mostre e le loro iniziative a Venezia in concomitanza con la 14. Mostra.
Sito web ufficiale della 14. Mostra: http://www.labiennale.org
Per ulteriori informazioni
Ufficio Stampa Architettura della Biennale di Venezia

Biennale di Venezia, tre progetti di Biennale College – Cinema

February 13, 2013 Leave a comment

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la Biennale di Venezia / Scelti i 3 progetti di Biennale College – Cinema che accedono alla fase di realizzazione del film:
Memphis (Usa), Tim Sutton (regista) e John Baker (produttore)
The Year of June (Thailandia), Nawapol Thamrongrattanarit (regista) e Aditya Assarat (produttore)
Yuri Esposito (Italia), Alessio Fava (regista) e Max Chicco (produttore)
Sono stati scelti i 3 progetti che accedono alla seconda fase di Biennale College – Cinema, consistente nel workshop che apre la possibilità della realizzazione vera e propria di un film a mini-budget, tramite un contributo di 150.000 euro ciascuno.
I  3 progetti, scelti al termine del primo workshop fra 15 progetti già selezionati da tutto il mondo (e proposti da team di un regista e un produttore), sono:
Memphis (Usa), Tim Sutton (regista) e John Baker (produttore)
The Year of June (Thailandia), Nawapol Thamrongrattanarit (regista) e Aditya Assarat (produttore)
Yuri Esposito (Italia), Alessio Fava (regista) e Max Chicco (produttore)
Da questi progetti saranno presentati 3 lungometraggi, opere prime o seconde, alla prossima 70. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (28 agosto – 7 settembre 2013), diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale presieduta da Paolo Baratta.
Biennale College è un’esperienza innovativa e complessa che integra tutti i Settori della Biennale di Venezia, promuovendo i giovani talenti e offrendo loro di operare a contatto di maestri, per la messa a punto di “creazioni”.
Biennale College – Cinema è un laboratorio di alta formazione per lo sviluppo e la produzione di opere audiovisive a micro-budget, che è stato lanciato alla 69. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica 2012. A seguito di un bando internazionale, sono stati inizialmente 433 i progetti pervenuti da 77 Paesi di tutto il mondo. Tra questi sono stati scelti 15, i cui team (un regista e un produttore) hanno partecipato al primo workshop a Venezia dal 7 al 17 gennaio 2013.
Biennale College – Cinema è un’iniziativa realizzata dalla Biennale di Venezia in partnership con Gucci. Ha il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Generale Cinema – e della Regione del Veneto, ed è svolto in collaborazione con IFP di New York, Festival Internazionale del Cinema di Dubai e TorinoFilmLab.
Il secondo workshop di Biennale College – Cinema per i 3 team selezionati (composti stavolta da un massimo di 5 persone) si terrà dal 18 febbraio al 6 marzo 2013 a Venezia (Direttore Alberto Barbera, Head of Programme Savina Neirotti). Si tratterà di un laboratorio intensivo dedicato alla regia e alla pre-produzione, per esplorare gli aspetti visivi dei 3 progetti. Ogni squadra lavorerà con un regista mentore e un certo numero di tutori/trainer delle differenti aree, per assicurare che alla fine del workshop le squadre siano pronte a partire, a girare e a montare il film nei successivi cinque mesi, supervisionati dal team di Biennale College – Cinema.
Un’area del sito web della Biennale, www.labiennale.org, è dedicata al racconto delle attività di Biennale College – Cinema, seguirà le fasi di realizzazione dei 3 progetti ammessi alla seconda fase e permette la presenza online a tutti i 15 team selezionati per la prima fase.
I 12 progetti che non partecipano al secondo workshop potranno comunque usufruire di un follow-up online, e si potranno per loro aprire possibilità di trovare coproduttori in collaborazione con IFP di New York, con il Festival Internazionale del Cinema di Dubai e con il TorinoFilmLab.
Questo il concept dei 3 progetti ammessi alla seconda fase di Biennale College – Cinema:
Memphis (Usa) – Tim Sutton (regista) e John Baker (produttore): stabilendo un proprio ritmo interno grazie ad uno sguardo meditativo, Memphis segue la trasformazione di Ezra Jack da amatissimo cantante di soul a estatico contemplatore. Immerso in etereo folklore, musica soul, decadimento urbano, e i ritmi astratti della vita e della morte, Memphis è una storia che sottilmente posa il suo sguardo su un uomo che raggiunge l’oscurità nella speranza di trovarvi la salvezza e la rinascita.
The Year of June (Thailandia) – Nawapol Thamrongrattanarit (regista) e Aditya Assarat (produttore): un “adattamento digitale” di un anno della vita di un’anonima studentessa attraverso i suoi status di Twitter. La ragazza si “de-costruisce” in centinaia di frammenti, e i filmmaker li “ri-costruiscono” in una storia. Il risultato è una fantastica, veloce e divertente avventura di una ragazzina di Bangkok.
Yuri Esposito (Italia) – Alessio Fava (regista) e Max Chicco (produttore): un uomo vive in una situazione di perenne lentezza, senza motivo. Un team decide di seguirlo per un anno per fare un documentario su di lui. Tutto si complica quando sua moglie resta incinta.

Biennale di Venezia, 15 progetti per il primo workshop di Biennale College – Cinema

February 13, 2013 Leave a comment

image001la Biennale di Venezia / Presentazione dei 15 progetti che hanno partecipato al primo workshop di Biennale College – Cinema
La Biennale di Venezia annuncia la presentazione dei 15 progetti che hanno partecipato a Venezia, dal 7 al 17 gennaio 2013, al primo workshop di Biennale College – Cinema.
Introducono i lavori della giornata, giovedì 17 gennaio 2013 a Venezia nella sede della Biennale a Ca’ Giustinian (Sala delle Colonne), il Presidente Paolo Baratta e il Direttore del Settore Cinema Alberto Barbera.
Partecipano i 15 team (composti da un regista e un produttore) selezionati da un bando internazionale lanciato alla 69. Mostra di Venezia e provenienti da Brasile, Egitto, Filippine, Gran Bretagna, Israele, Italia, Libano, Ruanda, Spagna, Sudafrica, Thailandia, Usa. In due sessioni di lavoro, dalle ore 11.00 alle 13.00 e dalle 14.30 alle 16.00, i 15 team presentano i loro progetti, raccontano brevemente i vari aspetti legati alla creazione delle loro storie, i loro percorsi personali, le loro particolari influenze e la loro visione del cinema. I 15 progetti sono descritti e raccontati sul sito www.labiennale.org.
“Stiamo compiendo con convinzione un passo molto coraggioso – ha dichiarato il Presidente della Biennale Paolo Baratta – Abbiamo dato inizio a quella che per molti aspetti è la più interessante e significativa iniziativa recente nel campo della formazione e del sostegno delle professionalità nel campo del cinema, che completa con orizzonte internazionale il sistema della formazione interno a ciascun Paese”.
“Si avvia a conclusione la prima tappa dell’inedito percorso di Biennale College – Cinema  – ha dichiarato il Direttore Alberto Barbera – con la scelta dei tre progetti che potranno accedere alla seconda fase, consistente nel workshop di preparazione che prelude alla realizzazione vera e propria del film, resa possibile dal finanziamento di 150.000 euro messi a  disposizione dalla Biennale e da Gucci. Prende forma, insomma (e nel modo migliore) la scommessa sulla quale si è puntato: consentire a tre giovani di talento di esordire nel lungometraggio. Il percorso è ancora lungo e certo non facile, ma sono state create le basi per un risultato all’altezza delle aspettative”.
Biennale College – Cinema, in partnership con Gucci, ha il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Generale Cinema – e della Regione del Veneto, ed è svolto in collaborazione con IFP di New York, Festival Internazionale del Cinema di Dubai e TorinoFilmLab.
Dopo questo primo workshop, il programma di Biennale College – Cinema prevede che 3 team siano invitati a un secondo workshop a Venezia di quindici giorni a cavallo tra febbraio e marzo, sostenuti ciascuno con 150.000 euro, per realizzare nei mesi successivi i loro progetti e presentare 3 lungometraggi alla 70. Mostra del Cinema di Venezia 2013.
Sono stati 433 progetti i pervenuti da 77 Paesi di tutto il mondo a seguito della Call internazionale. Ecco i titoli, i registi e i produttori dei 15 progetti selezionati, con una breve descrizione del lavoro proposto:
Abu Naim (Israele) – Mich’ael Zupraner (regista) e Naama Pyritz (produttore): la storia del fantastico Abu Naim – ebreo di nascita e arabo per scelta – ricostruita dai palestinesi. Un ibrido tra documentario e tecniche narrative; l’adattamento cinematografico di una vera leggenda della Cisgiordania.
A Case of the Dismals (Usa) – Kim Spurlock (regista) e Mai Spurlock (produttore): la delicata storia di un affiatato gruppo di madri degli Appalachi e delle loro giovani figlie, che scoprono attraverso il dolore e un po’ di magia che i legami familiari durano per sempre. Una riflessione sui fantasmi che ci perseguitano, e sull’ineluttabilità del tempo.
The Death of J.P. Cuenca (Brasile) – João Paolo Cuenca (regista) e Marina Meliande (produttore): un uomo misterioso ruba l’identità di J.P. Cuenca, prima di morire in una casa occupata abusivamente nel centro di Rio. Mentre la città si trasforma nel periodo pre-olimpico, seguiamo un puzzle di identità sbagliate e un enigma nel cuore del quartiere di Lapa.
I Dreamt of Empire (Egitto) – Kasem Kharsa (regista) e Moustafa Zakaria (produttore): 1980, Cairo. Il Professor Musa trova un modo per viaggiare indietro nel tempo per salvare suo figlio, che morì nel ’67 nella Guerra del Sinai. Ma quando torna indietro – nel momento e nel posto giusti – si ritrova nel corpo di un soldato israeliano, Ben. I due uomini si sono scambiati corpi e vite. Ogni volta che il Professore va nel passato per trovare suo figlio nel deserto, torna nel presente capendo che Ben sta sempre più prendendo il controllo della sua vita.
Into the Light (Gran Bretagna) – Rowland Jobson (regista) e Alastair Clark (produttore): un ragazzo tormentato dai sensi di colpa va alla ricerca del suo passato tra le strade della Londra dei senzatetto. Rifiutato dai suoi amici, incontra un giovane immigrato che lo porta verso la terribile verità che si nasconde dietro alle sue visioni distorte e ai suoi incubi
Memphis (Usa) – Tim Sutton (regista) e John Baker (produttore): stabilendo un proprio ritmo interno grazie ad uno sguardo meditativo, Memphis segue la trasformazione di Ezra Jack da amatissimo cantante di soul a estatico contemplatore. Immerso in etereo folklore, musica soul, decadimento urbano, e i ritmi astratti della vita e della morte,Memphis è una storia che sottilmente posa il suo sguardo su un uomo che raggiunge l’oscurità nella speranza di trovarvi la salvezza e la rinascita.
Nervous Translation (Filippine) – Shireen Seno (regista) e John Torres (produttore): una bambina di 8 anni, timida fino all’eccesso, che vive in un mondo tutto suo. Un giorno viene a conoscenza di una penna che “traduce” i pensieri e le emozioni delle persone nervose.
The Prefect (Gran Bretagna) – Dan K. Smyth (regista) e Marcie MacLellan (produttore): tutto ciò in cui il sedicenne Darren crede inizia a crollare quando il padre, un dottore molto rinomato, viene processato per omicidio di massa. I ricordi di Darren iniziano a perseguitarlo nel momento in cui tenta a fatica di liberarsi dalle colpe del padre. Un sottile dramma psicologico.
Room 0 (Sudafrica) – Jenna Cato Bass (regista) e David Horler (produttore): in questo social game cinematografico, il pubblico è ospite del misterioso Hotel Niemand. Assieme a Max, l’affascinante portiere dell’hotel, indaghiamo sull’omicidio di una donna del suo passato, e sul mistero profondo di come i nostri ricordi possano influenzare sia la vita che l’amore.
Slim Land (Ruanda) – Yves Montand Niyongabo (regista) e Lee Isaac Chung (produttore): quando una misteriosa epidemia si abbatte su un piccolo villaggio dell’Uganda, un giovane uomo di nome Kiiza si trova nel mezzo di un conflitto tra missionari bianchi e i suoi amici del villaggio.
Sorrow Demons, Joy Blizzards (Israele) – Tomer Bahat (regista) e Rotem Faran (produttore): la storia vera di Oren Barzilay, un musicista israeliano, che impara a convivere con il dolore delle svolte della sua vita: la sua veloce ascesa, il rifiuto del pubblico, la dipendenza, l’improvvisa paralisi e la riabilitazione, l’aver lasciato moglie e figlio. Tutte le sue paure e speranze raccontate attraverso la sua arte e la sua musica.
The Substance (Spagna) – Lluis Galter Sanchez (regista) e Sergi Moreno Castillo (produttore): le persone hanno bisogno di sapere le loro origini. Altrimenti dovrebbero scoprirle, e se non ce la fanno, devono inventarsele. Mr Cheng e Mr Yang, costruttori professionisti di una compagnia cinese, dovranno trovare la loro “sostanza” attraverso un viaggio bizzarro in uno dei più antichi villaggi europei, Cadaqués.
Tramontane (Libano) – Vatche Boulghourjian (regista) e Caroline Oliveira (produttore): Walid, un uomo cieco, viaggia attraverso le zone rurali del Libano per trovare testimonianze della sua stessa nascita. Incontra persone ai margini della società che gli raccontano le proprie storie, mettono in gioco ulteriori interrogativi, e gli danno piccoli indizi sulla sua identità che culmineranno con una scoperta devastante. Inoltrandosi nel vuoto alla base della propria esistenza, Walid incontra una nazione incapace di raccontare la sua e la propria storia.
The Year of June (Thailandia) – Nawapol Thamrongrattanarit (regista) e Aditya Assarat (produttore): un “adattamento digitale” di un anno della vita di un’anonima studentessa attraverso i suoi status di Twitter. La ragazza si “de-costruisce” in centinaia di frammenti, e i filmmaker li “ri-costruiscono” in una storia. Il risultato è una fantastica, veloce e divertente avventura di una ragazzina di Bangkok.
Yuri Esposito (Italia) – Alessio Fava (regista) e Max Chicco (produttore): un uomo vive in una situazione di perenne lentezza, senza motivo. Un team decide di seguirlo per un anno per fare un documentario su di lui. Tutto si complica quando sua moglie resta incinta.
Lavori di gruppo, sessioni con sceneggiatori, lezioni, incontri singoli e scambi di idee: questo il programma del primo workshop che si è tenuto a San Servolo (Venezia) dal 7 al 17 gennaio, curato da Alberto Barbera e dal Team di Biennale College – Cinema (Savina Neirotti Head of Programme, Jane Williams e Michel Reilhac Head of Studies). I team dei 15 progetti sono stati affiancati da figure di spicco del panorama cinematografico indipendente internazionale e italiano. Il fine è stato quello di discutere sui propri progetti e sulle esperienze del cinema low budget, confrontandosi direttamente con i tutor e con gli altri gruppi.
A seconda del loro incarico, i tutor e consulenti hanno avuto precisi incarichi e hanno lavorato in modo diverso con i registi, con i produttori o con i team al completo:
– 4 Group Leaders: Michel Reilhac, Gino Ventriglia ed Amy Dotson e Scott Macaulay
Ognuno ha lavorato con 5 progetti diversi, soprattutto con i registi e a volte con i team al completo. Ogni gruppo ha discusso nel dettaglio tutti gli aspetti del proprio progetto, dando e ricevendo consigli dagli altri team, e mettendo assieme tutte le idee ricevute nelle altre sessioni.
– 2 Producers Consultants: Mike Ryan and Tristan Goligher
Entrambi hanno lavorato singolarmente con un gruppo formato da 7 o 8 produttori, e qualche volta assieme con tutti e 15. Sono stati discussi gli aspetti produttivi di ogni progetto, sfruttando le conoscenze di ogni gruppo per condividere le esperienze e le pratiche migliori del cinema a micro-budget.
– 5 Script Consultants: Franz Rodenkirchen, Nicola Lusuardi, Anita Voorham, Marietta von Hauswolff von Baumgarten e Antoine Le Bos
Ognuno ha lavorato con 3 progetti. Ogni team ha avuto 3 sessioni singole di 1 ora e mezza con il proprio script consultant per discutere della sceneggiatura.
– 2 Esperti: Pierre Cattan e Jon Reiss
All’interno del proprio gruppo, i team hanno discusso gli aspetti legati al pubblico, alle potenzialità cross-mediali, alla gestione di una community e altri argomenti che riguardano la costruzione di un pubblico per il film.
– Pitching Trainer: Stefano Tealdi
In gruppi e in sessioni singole, ai team è stato dato un aiuto nel presentare il proprio progetto in pubblico, imparando a descrivere il nocciolo del progetto.
– 2 Ospiti: Nekisa Cooper and Tomas Leyers
Nekisa e Tomas hanno tenuto delle sessioni pomeridiane per tutti i team al completo, nelle quali hanno condiviso le loro esperienze per quel che riguarda il cinema a micro-budget e la distribuzione.
Nello specifico, il programma del workshop si è diviso in più momenti diversi, in cui i team hanno lavorato in gruppi o assieme:
– Lavoro di gruppo: si è lavorato in gruppi diversi (team, solo registi, solo produttori);
– Sessioni singole: principalmente con gli script consultants e i pitching trainer (team, solo registi);
– Case studies e lezioni: per tutti
– Incontri singoli con un altro team: a ogni gruppo ne è stato assegnato un altro per scambiarsi consigli
– Scrittura: momento di lavoro individuale o di discussione all’interno di ogni singolo team.