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Intervista di Marius Creati a Don Alfredo e Emidio De Florentiis, nota famiglia di impresari funebri

Intervista di Marius Creati a Don Alfredo e Emidio De Florentiis, nota famiglia di impresari funebriDon Alfredo e Emidio De Florentiis, rispettivamente padre e figlio, sono imprenditori storici dell’omonima attività imprenditoriale di famiglia, la quale nel corso degli anni è riuscita ad instaurare una presenza autorevole nel mondo delle imprese funebri, localizzata nel territorio abruzzese, ma di ampio riscontro a livello nazionale ed internazionale. L’operato offerto dall’impresa De Florentiis supera di gran lunga per affinità e professionalità il buon nome di cui gode la famiglia, per prodigalità e penetrante gentilezza elargita nei momenti meno sereni nella vita delle persone affette da grave lutto.
L’appellativo storico profonde un senso di fiducia prodigato in un lavoro spesso tralasciato o scongiurato per scarsa informazione, ma in realtà corredato di un galateo funerario di grande risonanza dispensato in sordina in rispetto delle ovvie circostanze fortuite, ma inevitabili.
Don Alfredo e Emidio De Florentiis prestato attenzione alle richieste con grande parsimonia e, allo stesso modo, dispensano uno spaccato di vita lungo un secolo disserrando i portali di un mondo poco affine alla disadorna consuetudine, ma meramente contiguo alla vita di tutti i giorni.

Intervista a cura di Marius Creati

M.C.: Tra storia e tradizione, come nasce l’impresa di onoranze funebri della famiglia De Florentiis?

E/A.D.F.: L’impresa funebre della nostra Famiglia, nasce dall’intuizione di mio nonno “Midiuccio” al secolo Emidio De Florentiis,  e suo padre Emilio, maestri falegnami e grandi intagliatori, i quali,  nell’immediato  dopoguerra hanno pensato di aprire  una bottega di produzione di “casse da morto”.  
 In quel periodo a Pescara non era possibile effettuare trasporti funebri perché tale servizio era dato in appalto ad un’impresa locale.

M.C.: In generale, come si diventa impresari delle pompe funebri? Vocazione dell’animo, intuizione del destino o interesse fuori della consuetudine?

E/A.D.F.: Nella nostra famiglia essere “impresari  funebri” è normale, ovvero tutti noi siamo cresciuti tra le casse create da mio nonno, i carri monumentali che lui intagliava personalmente, quindi diciamo…. intuizione del destino…

M.C.: Qual è l’ingrediente misterioso che trasforma un’attività familiare in una realtà imprenditoriale lunga quattro generazioni?

E/A.D.F.: Solo passione, tramandata da padre in figlio; non esistono ingredienti misteriosi, è l’amore per il lavoro che i genitori dimostrano sempre, che spingono i figli ad intraprendere la stessa attività, a curarla con  amore e cercare di farla crescere.

M.C.: Come cambia la realtà del mestiere nel corso degli anni? Ci sono stati cambiamenti radicali che hanno tramutato la metodologia del lavoro?

E/A.D.F.: Il nostro lavoro è rimasto per anni fermo al palo, cioè senza evoluzione né rinnovamento perché i vecchi impresari funebri, si sono sempre sentiti una sorta di guru del lavoro, “portatori di verità assolute”, molto boriosi e sicuri di se, rifiutando, pertanto,  l’idea di investire grossi capitali per il rinnovamento della propria azienda. Invece non è così.

M.C.: Al di là dei decessi sempiterni, come sono cambiate le usanze rispetto alle antiche tradizioni del rito funebre?

E/A.D.F.: Oggi, l’impresa funebre è, a tutti gli effetti, una vera attività imprenditoriale, con tutti gli innumerevoli problemi di qualsiasi altra attività; che ha bisogno di rinnovarsi, per essere sempre all’avanguardia ed offrire servizi sempre più professionali.

M.C.: Esiste un segreto arcano che si nasconde alle spalle della figura del ‘libitinarius’ (impresario)? Esiste un’attitudine opportuna che ne distingue l’importanza durante il rituale?

E/A.D.F.: Io credo di si, c’è qualcosa di innato in noi che ci fa amare qualsiasi aspetto di questo lavoro, che spesso facile non è. E’ qualcosa che ci fa essere sempre disposti a fare di tutto perché abbiamo la consapevolezza di farlo con amore. Ed è proprio un’attitudine intesa come una sorta di talento che sicuramente ci fa distinguere e fa che le persone non facciano “di tutta l’erba un fascio”.

M.C.: Spesso l’immagine dell’impresario funebre è associato all’idea della morte… in generale quanto fa paura questa simbiosi oltre la pura retorica?

E/A.D.F.: Io forse non sono la persona adatta per rispondere a questa domanda, in quanto sono  cresciuto con questa etichetta e, sinceramente, non mi ha mai dato fastidio, perché sono consapevole che entriamo nelle vite delle persone in un momento triste che tutti vorrebbero velocemente cancellare, ma soprattutto intimo al quale nessuno di noi vorrebbe farne parte se la nostra presenza non fosse necessaria. Quindi è normale che ci associano all’idea di morte ma è, allo stesso tempo, normale che non può intaccare la nostra serenità.

M.C.: Quanto la tanatoprassi risulta funzionale durante la preparazione di una salma? La terapia di conservazione post-mortem agevola le funzioni rituali?

E/A.D.F.: La tanatoprassi sarebbe altamente funzionale e la conservazione post-mortem aiuterebbe, non poco, il rito; purtroppo in Italia, tutto questo, non è ancora ammesso, come sempre siamo rimasti indietro anni luce rispetto ad altri Paesi del mondo dove queste pratiche vengono effettuate, Io personalmente, ho seguito corsi di formazione alla tanatoprassi in Spagna, a breve tornerò per un ulteriore approfondimento che mi porterà, ad ottenere l’abilitazione alla pratica, anche se credo che in Italia passerà ancora molto tempo prima che si possa eseguire.

M.C.: La morte e i funerali sono ancora argomenti tabù?

E/A.D.F.: Dispiace ammetterlo, ma per la stragrande maggioranza delle persone la morte è ancora un argomento da evitare e conseguentemente quando si parla di funerali la reazione è, quasi sempre la stessa….scongiuri a non finire. Il quale, tra l’altro, non nuoce affatto, anzi è simpatico. Ormai tutti noi ci abbiamo fatto ampiamente l’abitudine e chiaramente, non ci facciamo più caso. Non è sicuramente lo scongiuro a pregiudicare il nostro operato.

M.C.: Il rito funebre è ancora importante nella società moderna? Quanto rimane inalterato del costume secolare?

E/A.D.F.: Le usanze sono cambiate forse poco o niente, quello che invece è cambiata è l’ottica con la quale si guarda al decesso e conseguentemente al rito funebre. Oggi è tutto più frenetico e, quindi, anche il funerale non assume più i risvolti della vera cerimonia di una volta. E’ tutto incentrato sulla sobrietà e sulla semplicità. Le “pomposità” di un tempo rimangono solo lontani ricordi.

M.C.: Quanto può nuocere l’eventuale scongiuro nella fattispecie di un’attività molto vicina alla logica della dipartita (idea della morte)?

E/A.D.F.: E’ normale che ci associano all’idea di morte ma è, allo stesso tempo, normale che non può intaccare la nostra serenità.

M.C.: Esiste un vero e proprio galateo funerario nel rituale funebre? Quale risonanza investe la figura del maestro di cerimonia?

E/A.D.F.: Esiste, certo che esiste. Io sono Maestro di Cerimonia e di Galateo funerario oltre ad essere proprio un Cerimoniere. L’importanza è enorme, l’avvicinarsi alle persone con i dovuti modi, è fondamentale in un lavoro come il nostro ed assumono un’importanza grandissima le così dette tecniche “dell’ascolto”, in quei momenti si deve essere coscienti di avere a che fare con persone che non sono per niente lucide e quindi hanno un grande bisogno di aiuto. L’impresario funebre deve e ripeto DEVE essere in grado di captare quello di cui il dolente in quel momento ha bisogno. 

M.C.: Dopo aver organizzato migliaia di eventi funebri, esiste un modo appropriato per lasciare questo mondo in visione dell’altro?

E/A.D.F.: Ognuno nella vita agisce come meglio crede, io penso che il modo appropriato di lasciare questo mondo in visione dell’Altro è solo comportarsi, nella vita terrena, con onestà e amore per il prossimo e per la propria famiglia. Il ricordo più bello di una persona che ci lascia è l’impronta di se che è riuscito a lasciare.

Onoranze Funebri Alfredo e Emidio De Florentiis

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