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Intervista di Marius Creati a Don Alfredo e Emidio De Florentiis, nota famiglia di impresari funebri

February 4, 2013 Leave a comment

Intervista di Marius Creati a Don Alfredo e Emidio De Florentiis, nota famiglia di impresari funebriDon Alfredo e Emidio De Florentiis, rispettivamente padre e figlio, sono imprenditori storici dell’omonima attività imprenditoriale di famiglia, la quale nel corso degli anni è riuscita ad instaurare una presenza autorevole nel mondo delle imprese funebri, localizzata nel territorio abruzzese, ma di ampio riscontro a livello nazionale ed internazionale. L’operato offerto dall’impresa De Florentiis supera di gran lunga per affinità e professionalità il buon nome di cui gode la famiglia, per prodigalità e penetrante gentilezza elargita nei momenti meno sereni nella vita delle persone affette da grave lutto.
L’appellativo storico profonde un senso di fiducia prodigato in un lavoro spesso tralasciato o scongiurato per scarsa informazione, ma in realtà corredato di un galateo funerario di grande risonanza dispensato in sordina in rispetto delle ovvie circostanze fortuite, ma inevitabili.
Don Alfredo e Emidio De Florentiis prestato attenzione alle richieste con grande parsimonia e, allo stesso modo, dispensano uno spaccato di vita lungo un secolo disserrando i portali di un mondo poco affine alla disadorna consuetudine, ma meramente contiguo alla vita di tutti i giorni.

Intervista a cura di Marius Creati

M.C.: Tra storia e tradizione, come nasce l’impresa di onoranze funebri della famiglia De Florentiis?

E/A.D.F.: L’impresa funebre della nostra Famiglia, nasce dall’intuizione di mio nonno “Midiuccio” al secolo Emidio De Florentiis,  e suo padre Emilio, maestri falegnami e grandi intagliatori, i quali,  nell’immediato  dopoguerra hanno pensato di aprire  una bottega di produzione di “casse da morto”.  
 In quel periodo a Pescara non era possibile effettuare trasporti funebri perché tale servizio era dato in appalto ad un’impresa locale.

M.C.: In generale, come si diventa impresari delle pompe funebri? Vocazione dell’animo, intuizione del destino o interesse fuori della consuetudine?

E/A.D.F.: Nella nostra famiglia essere “impresari  funebri” è normale, ovvero tutti noi siamo cresciuti tra le casse create da mio nonno, i carri monumentali che lui intagliava personalmente, quindi diciamo…. intuizione del destino…

M.C.: Qual è l’ingrediente misterioso che trasforma un’attività familiare in una realtà imprenditoriale lunga quattro generazioni?

E/A.D.F.: Solo passione, tramandata da padre in figlio; non esistono ingredienti misteriosi, è l’amore per il lavoro che i genitori dimostrano sempre, che spingono i figli ad intraprendere la stessa attività, a curarla con  amore e cercare di farla crescere.

M.C.: Come cambia la realtà del mestiere nel corso degli anni? Ci sono stati cambiamenti radicali che hanno tramutato la metodologia del lavoro?

E/A.D.F.: Il nostro lavoro è rimasto per anni fermo al palo, cioè senza evoluzione né rinnovamento perché i vecchi impresari funebri, si sono sempre sentiti una sorta di guru del lavoro, “portatori di verità assolute”, molto boriosi e sicuri di se, rifiutando, pertanto,  l’idea di investire grossi capitali per il rinnovamento della propria azienda. Invece non è così.

M.C.: Al di là dei decessi sempiterni, come sono cambiate le usanze rispetto alle antiche tradizioni del rito funebre?

E/A.D.F.: Oggi, l’impresa funebre è, a tutti gli effetti, una vera attività imprenditoriale, con tutti gli innumerevoli problemi di qualsiasi altra attività; che ha bisogno di rinnovarsi, per essere sempre all’avanguardia ed offrire servizi sempre più professionali.

M.C.: Esiste un segreto arcano che si nasconde alle spalle della figura del ‘libitinarius’ (impresario)? Esiste un’attitudine opportuna che ne distingue l’importanza durante il rituale?

E/A.D.F.: Io credo di si, c’è qualcosa di innato in noi che ci fa amare qualsiasi aspetto di questo lavoro, che spesso facile non è. E’ qualcosa che ci fa essere sempre disposti a fare di tutto perché abbiamo la consapevolezza di farlo con amore. Ed è proprio un’attitudine intesa come una sorta di talento che sicuramente ci fa distinguere e fa che le persone non facciano “di tutta l’erba un fascio”.

M.C.: Spesso l’immagine dell’impresario funebre è associato all’idea della morte… in generale quanto fa paura questa simbiosi oltre la pura retorica?

E/A.D.F.: Io forse non sono la persona adatta per rispondere a questa domanda, in quanto sono  cresciuto con questa etichetta e, sinceramente, non mi ha mai dato fastidio, perché sono consapevole che entriamo nelle vite delle persone in un momento triste che tutti vorrebbero velocemente cancellare, ma soprattutto intimo al quale nessuno di noi vorrebbe farne parte se la nostra presenza non fosse necessaria. Quindi è normale che ci associano all’idea di morte ma è, allo stesso tempo, normale che non può intaccare la nostra serenità.

M.C.: Quanto la tanatoprassi risulta funzionale durante la preparazione di una salma? La terapia di conservazione post-mortem agevola le funzioni rituali?

E/A.D.F.: La tanatoprassi sarebbe altamente funzionale e la conservazione post-mortem aiuterebbe, non poco, il rito; purtroppo in Italia, tutto questo, non è ancora ammesso, come sempre siamo rimasti indietro anni luce rispetto ad altri Paesi del mondo dove queste pratiche vengono effettuate, Io personalmente, ho seguito corsi di formazione alla tanatoprassi in Spagna, a breve tornerò per un ulteriore approfondimento che mi porterà, ad ottenere l’abilitazione alla pratica, anche se credo che in Italia passerà ancora molto tempo prima che si possa eseguire.

M.C.: La morte e i funerali sono ancora argomenti tabù?

E/A.D.F.: Dispiace ammetterlo, ma per la stragrande maggioranza delle persone la morte è ancora un argomento da evitare e conseguentemente quando si parla di funerali la reazione è, quasi sempre la stessa….scongiuri a non finire. Il quale, tra l’altro, non nuoce affatto, anzi è simpatico. Ormai tutti noi ci abbiamo fatto ampiamente l’abitudine e chiaramente, non ci facciamo più caso. Non è sicuramente lo scongiuro a pregiudicare il nostro operato.

M.C.: Il rito funebre è ancora importante nella società moderna? Quanto rimane inalterato del costume secolare?

E/A.D.F.: Le usanze sono cambiate forse poco o niente, quello che invece è cambiata è l’ottica con la quale si guarda al decesso e conseguentemente al rito funebre. Oggi è tutto più frenetico e, quindi, anche il funerale non assume più i risvolti della vera cerimonia di una volta. E’ tutto incentrato sulla sobrietà e sulla semplicità. Le “pomposità” di un tempo rimangono solo lontani ricordi.

M.C.: Quanto può nuocere l’eventuale scongiuro nella fattispecie di un’attività molto vicina alla logica della dipartita (idea della morte)?

E/A.D.F.: E’ normale che ci associano all’idea di morte ma è, allo stesso tempo, normale che non può intaccare la nostra serenità.

M.C.: Esiste un vero e proprio galateo funerario nel rituale funebre? Quale risonanza investe la figura del maestro di cerimonia?

E/A.D.F.: Esiste, certo che esiste. Io sono Maestro di Cerimonia e di Galateo funerario oltre ad essere proprio un Cerimoniere. L’importanza è enorme, l’avvicinarsi alle persone con i dovuti modi, è fondamentale in un lavoro come il nostro ed assumono un’importanza grandissima le così dette tecniche “dell’ascolto”, in quei momenti si deve essere coscienti di avere a che fare con persone che non sono per niente lucide e quindi hanno un grande bisogno di aiuto. L’impresario funebre deve e ripeto DEVE essere in grado di captare quello di cui il dolente in quel momento ha bisogno. 

M.C.: Dopo aver organizzato migliaia di eventi funebri, esiste un modo appropriato per lasciare questo mondo in visione dell’altro?

E/A.D.F.: Ognuno nella vita agisce come meglio crede, io penso che il modo appropriato di lasciare questo mondo in visione dell’Altro è solo comportarsi, nella vita terrena, con onestà e amore per il prossimo e per la propria famiglia. Il ricordo più bello di una persona che ci lascia è l’impronta di se che è riuscito a lasciare.

Onoranze Funebri Alfredo e Emidio De Florentiis

Dita Von Teese, sexy ed elegante come un fashion film nel nuovo video dei Monarchy

February 4, 2013 Leave a comment

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Il nuovo video dei Monarchy, Disintegration, è sexy ed elegante come un fashion film. La protagonista è Dita Von Teese, regina incontrastata del burlesque, che presta la voce alla band in un featuring riuscito e credibile. La struttura narrativa, unita ad un’estetica impeccabile, crea un’alchimia capace di trascinare lo spettatore nel  mondo  contorto dei desideri segreti dell’attrice. Dita, inserita in un contesto anni ’50 tra props e abiti d’epoca, è una donna infelice che, imprigionata in un ruolo sociale che la vuole moglie e madre perfetta, evade dal mondo reale immaginando uomini nudi e sfiorando coi pensieri amanti mascherati. Il regista passa da un mondo all’altro cambiando cifra stilistica con abilità: il mondo reale, statico e fintamente rassicurante, è descritto attraverso colori pastello e movimenti lenti e controllati mentre quello che ospita le fantasie della protagonista è fatto di di ombre, contrasti e rapidi ravvicinamenti della macchina da presa. Dita Von Teese incanta e seduce mentre si spoglia davanti a due uomini mascherati che la guardano impassibili. La storia, raccontata per immagini da Roy Raz attraverso inquadrature  grafiche unite ad un’estetica patinata, giunge al suo culmine quando il pungiglione di una zanzara inquadrata in macro penetra nella pelle della donna e lei prova inaspettatamente piacere invece che dolore. Ogni certezza crolla e i due mondi opposti si fondono ed esplodono, ma solo nella mente della protagonista. Fuori, tutto scorre immobile ( a cura di The Kids)

Fonte: VM-Mag

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“Metamorfosi, mostra interattiva di Elisabetta Pieroni e Laura Zuccarello a Barasso

February 4, 2013 Leave a comment

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Che cos’è un’opera d’arte? Quando un oggetto può diventare tale?
Queste sono le domande che fin dagli inizi del Novecento si sono posti critici, filosofi e uomini di cultura senza mai trovare una risposta univoca e una definizione condivisa.
Queste sono le domande che lo stesso pubblico davanti ad espressioni artistiche originali e stravaganti spesso si pone smarrito e confuso, provocato e stimolato nello stesso tempo a riflettere sul concetto di arte e su quanto ormai esso comprenda forme e linguaggi diversi.
A queste domande non c’è una risposta deterministica né tantomeno univoca: di certo conta l’abilità tecnica dell’artista, pittore o scultore che sia, ma di sicuro conta più l’idea che è stata motore dell’atto artistico.
In questo senso le opere di Laura ed Elisabetta ne sono un esempio vivace e concreto.
I quadri di Laura, infatti, nascono dall’interesse per oggetti comuni o desueti, abbandonati e scartati che spesso ispirano l’artista e ne diventano il punto focale intorno a cui costruire il resto dell’opera.
Al contrario, talvolta, nasce in primis l’idea e poi, solo in un secondo tempo quando l’artista ha trovato tutti gli elementi necessari, il quadro.
In ogni caso, comunque, le opere di Laura sono l’espressione di esperienze vissute, di emozioni provate, di speranze future…l’artista non prende le distanze dalle sue opere, ma ne è, al contrario, partecipe. Così in “Di lago e di vento” i vetrini smussati sullo sfondo azzurro rappresentano il ricordo di una piacevole gita famigliare al lago, oppure i petali di rosa trafitti da piccoli chiodini di ferro in “Petali trafitti” diventano il simbolo di una notizia dolorosa che ha generato tristezza e malinconia.
Al contrario, invece, Elisabetta elabora opere ricche di significati simbolici universali, che richiamano le attese profonde dell’uomo e i valori religiosi che ogni cristiano costruisce nel suo percorso di vita.
Ne è un esempio “Rinnovamentoil cui soggetto principale è una fiammella dai vivaci colori giallo-arancio-rosso che allude a quegli episodi biblici in cui Dio si è rivelato all’uomo tramite il fuoco o la luce. Ugualmente in “Verso il cielo” e “Protezione” diventa sempre più evidente la riflessione dell’artista sulla Fede e sul dualismo fra bene e male nel mondo. Nella prima opera, infatti, protagonista è un’aquila, animale ascensionale per eccellenza e simbolo dell’evangelista Giovanni, mentre nel secondo caso l’impugnatura della spada scolpita richiama volutamente un TAU capovolto, emblema francescano di redenzione e salvezza. Gli ultimi lavori di Elisabetta sono ricchi di significato, ma anche di materiali poiché aggiunge alla ceramica smaltata frammenti di specchio, fogli di rame e lustrini dorati o argentati….in una continua sperimentazione operativa di fine artigianato artistico.
Proprio come nei quadri di Laura l’oggetto viene nobilitato, diventa parte integrante e fondamentale dell’espressione creativa. Esso non è più una semplice aggiunta, ma costituisce l’elemento più originale ed esclusivo dell’opera stessa.
Questo infatti può dirsi il filo sottile che lega le due artiste: in entrambi i casi vi è l’attenzione per la realtà e per ciò che ci circonda…in entrambi i casi si attingono dalla realtà quegli elementi/oggetti che andranno poi a realizzare il quadro.
Laura ed Elisabetta fanno così vivere la materia, la fanno parlare al pubblico, in una forma d’arte che mischia la pittura alla scultura, la bidimensionalità alla tridimensionalità, in un’antitesi che qui diventa connubio e completa armonia.
Ecco quindi la risposta alle nostre domande, la soluzione ai precedenti dubbi: la materia, intesa come materiale o come oggetto, può diventare un’opera d’arte?
Sì! Fino a quando ci saranno artiste come Laura ed Elisabetta che, con abilità tecnica e fantasia, sapranno trasformare il tangibile in poesia figurata.
Raffaella Bardelli 
METAMORFOSI
Mostra interattiva di Elisabetta Pieroni e Laura Zuccarello 
A cura di Raffaella Bardelli e Simona Gasparini 
Dal 9 al 24 Febbraio 
Orari e giorni d’apertura: 
Giovedì 14 e 21 Febbraio
dalle 17.00 alle 19.00
Sabato e Domenica dalle 10.00 alle 12.00 e
dalle 16.00 alle 19.00
Inaugurazione: 
Sabato 9 febbraio
Ore 17.00
P.zza San Martino
(ex Banca Intesa)
Barasso
Ingresso libero
Per informazioni:
Elisabetta Pieroni:(+39) 349 2832988 
Laura Zuccarello:(+39) 335 5874719 
Raffaella Bardelli: rbardelli@libero.it 
Simona Gasparini: gasparini.simona@gmail.com

Mercedes-Benz, quattordici modeli nel nuovo film “Die Hard – Un buon giorno per morire”

February 4, 2013 Leave a comment

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Dalla Classe C allo Zetros
14 modelli Mercedes-Benz nel nuovo film “Die Hard – Un buon giorno per morire”
Stoccarda. John McClane, incorruttibile poliziotto americano fuori dagli schemi, raggiunge Mosca per salvare il figlio Jack dai guai. Con i criminali russi alle calcagna ed il rischio di una guerra imminente, i due McClane capiranno di essere una squadra vincente, nonostante adottino metodi opposti. Il nuovo film “Die Hard – Un buon giorno per morire” uscirà nelle sale il prossimo 14 febbraio e Mercedes-Benz, oltre a mettere a disposizione diversi modelli per il film, sarà presente, con un esclusivo servizio di navetta per attori ed ospiti VIP, alle anteprime di Londra e Berlino.
“Siamo felici di essere presenti nel nuovo film della serie “Die Hard” con numerosi modelli. Da Classe C a Zetros, la flotta Mercedes-Benz è semplicemente perfetta nelle strade di Mosca in questo action movie ricco di scene spettacolari. Un film ricco di emozioni con molte vetture sensazionali”, questo il commento di Anders Sundt Jensen, Responsabile Brand Communication Mercedes-Benz Cars. “I veicoli Mercedes-Benz sono sinonimo di sicurezza, prestazioni e design unico oltre ad essere di casa in tutte le metropoli europee: quindi perfetti per le riprese di film, che risultano in questo modo davvero realistici. E così, ad esempio, Classe G, Sprinter, Unimog e Zetros diventano le auto ideali per le singolari esigenze dei nostri eroi John e Jack McClane”, continua Jensen.
Il film ed il ruolo dei veicoli Mercedes-Benz
Nell’ultimo capitolo della famosa saga “Die Hard”, nei cinema di tutto il mondo da metà febbraio, recitano star del calibro di Bruce Willis, Jai Courtney e Sebastian Koch. Ma un ruolo importante è affidato anche ai veicoli della Stella. Numerosi dei 14 modelli prendono parte a spettacolari inseguimenti mozzafiato per le strade di Mosca. Quattro gli indistruttibili che hanno un ruolo chiave nella lotta per la sopravvivenza nel tentativo di salvare il mondo: Classe G, Unimog, Sprinter e Zetros.
Oltre alle auto dei nostri eroi, nel film compaiono diversi altri modelli Mercedes-Benz, tra cui Classe C, Vito, Classe E Berlina, la nuova G 63 AMG, una Classe GL ed una Maybach 57.
Sul canale YouTube di Mercedes-Benz, è possibile dare un’occhiata al dietro le quinte di “Die Hard – Un buon giorno per morire”:
http://www.youtube.com/watch?v=AI4oudjMdbE.
Alla pagina www.mercedes-benz.com sono presenti altre informazioni sul film e sui veicoli che vi prendono parte. Potrete inoltre provare il gioco “A Good Day to Drive Hard”.
Ulteriori informazioni su: media.mercedes-benz.it e http://www.media.daimler.com

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Premio Moda “Città dei Sassi”, 5^ edizione del concorso internazionale per stilisti

February 4, 2013 Leave a comment

Locandina Premio Moda Città dei Sassi - Matera

Premio Moda “Città dei Sassi” Concorso Internazionale per Stilisti
5^ edizione – Matera, 28 giugno 2013 – Piazza San Pietro Caveoso
Parte anche per il 2013 il Premio Moda “Città dei Sassi” che si terrà a Matera il 28 giugno, è  un evento interamente dedicato agli stilisti, designers e artigiani creatori della moda. Il concorso, nato nel 2008 dalla passione che caratterizza l’azienda promotrice, la Publimusic.com, ha lo scopo di individuare e premiare creatori fashion designer per scoprire stilisti emergenti e/o professionisti nel campo della moda femminile e per valorizzare il talento.
La partecipazione al Concorso Internazionale per Stilisti  Premio Moda “Città dei Sassi”,  prevede una procedura di iscrizione con scadenza il 30 marzo 2013 e reperibile come l’insieme delle altre informazioni inerenti il concorso, sul sito http://www.premiomoda.it
Successivamente, a chiusura dei termini di iscrizione, una Giuria Tecnica, appositamente nominata,  decreterà gli otto stilisti finalisti che avranno la possibilità di presentare una  collezione di  creazioni di moda, nello specifico di Alta Moda Donna, sezioni Abbigliamento e Accessori.
Nella serata dell’evento, davanti a una Giuria Speciale composta da esperti e rappresentanti illustri del mondo della moda italiana,  affiancata da una Giuria composta da giornalisti, gli stilisti proporranno le proprie originali creazioni nella splendida P.zza San Pietro Caveoso con una scenografia naturale ed imponente quale è quella della Città dei Sassi di Matera (Patrimonio Unesco dell’Umanità, candidata a Capitale Europea della Cultura 2019).
Saranno assegnati:
il Premio Moda “Città dei Sassi” (premio in denaro),
il Premio della Critica,
il  Premio della Giuria Giornalistica,
il Premio della Camera della Moda Calabria.
Ai premi già previsti si aggiungerà: il Premio Speciale “Premio Moda al Cinema”, un premio appositamente ispirato al cinema e che sarà aggiudicato da colui il quale avrà, nel corso della sua sfilata, saputo meglio interpretare il significato e il ruolo del cinema nella moda.
Il Premio Moda “Città dei Sassi” dedica il suddetto premio, nell’edizione 2013, all’attrice Audrey Hepburn, icona del cinema e di stile nel mondo, in occasione della celebrazione dei 20 anni dalla sua scomparsa.
A tale manifestazione vedrà la partecipazione di personalità delle istituzioni, di quelle del mondo del giornalismo, della TV e del cinema. Gli organizzatori, allo scopo, hanno stretto importanti collaborazioni con stilisti, designers, fashion blogger e personaggi illustri del panorama italiano i cui nomi verranno resi pubblici durante la conferenza stampa che si terrà nel periodo di maggio/giugno 2013.

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Mehdi Georges Lahlou, l’uomo dai tacchi rossi

February 4, 2013 Leave a comment

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Nelle sue creazioni, il fotografo pittore Medhi Georges Lahlou prova a rispondere alle tante proibizioni del sesso e della religione, con humor e leggerezza. Zoom su di un artista che fa dell’ambiguità il suo marchio di fabbrica.
Lahlou ha preso l’abitudine di percorrere decine di kilometri sui suoi tacchi a spillo rosso fuoco ; qualcuno potrà pensare che sia una forma di provocazione o di eccentricità ma in realtà è un suo puro divertissement. Questo giovane artista, che presenterà i suoi lavori quest’anno al DabaMaroc (una stagione artistica dedicata all’arte contemporanea marocchina a Bruxell), si serve delle sue prestazioni per regalare al suo pubblico un universo meraviglioso e spostato. E piace. Nato da una madre spagnola cattolica e da un padre marocchino musulmano, trascorre la sua infanzia tra il Marocco (Casablanca) e la Francia. Diplomato alla scuola regionale di Belle Arti a Nantes prosegue i suoi studi al St. Joost Accademy di Breda, in Olanda, confrontando con il suo lavoro i paradossi quotidiani delle sue due culture, arabo-musulmana e giudeo-cristiana. Una sintesi che vuole perseguire senza affronti. ”Raccolgo delle immagini opposte che, alla fine, non lo sono. Ma capisco l’incomprensione delle immagini nuove“. Le sue immagini sono provocanti. Prima dei ”Tacchi di Allah“, ha messo in scena nel ”Cocktail o autoritratto in società“, alcune scarpe con tacco a spillo, di un rosso vivissimo, sexy e diaboliche, nel bel mezzo di un tappeto da preghiera davanti al quale si allineano diverse scarpe maschili. In altre rappresentazioni l’artista si denuda o si traveste, servendosi del suo corpoper costruire un ponte tra due estetiche precise. ” Il mio lavoro è autobiografico e parla di me“.Lui è il personaggio principale delle sue creazioni e non esita a mettersi in scena con modalità burlesche e ironiche. In una frase Mehdi respinge i suoi limiti, brucia e trasforma le frontiere culturali, identitarie e religiose per ricreare il suo mondo, decostruendo clichès e tradizioni, decomponendo la sua identità, multipla. Con le sue danzatrice del ventre si traveste e rivisitala mascolinità nel mondo arabo ma il pubblico non è mai sicuro che si tratti di un affronto. Il suo segreto ? L’ambiguità. È la base e la forza del suo lavoro prorompente; è quella che crea tensioni nel pubblico, che scava nei diversi sentimenti personali. Questa ambiguità diventa la sua linea di difesa contro le eventuali controversie; il ridicolo e l’humor sono presenti per consolare i  sentimenti che deragliano. Se le sue creazioni portano il pubblico a farsi domande, l’artista rifiuta l’idea di veicolare un messaggio qualunquista. È nell’immaginario e nella meraviglia che desidera restare; ”Nulla è reale, tutto è immaginario“, questo il suo karma. Il risultato del suo lavoro spinge inevitabilmente a farsi delle domande senza risposte. Ognuno ha la sua interpretazione. Ad oggi Medhi ha esposto principalmente in Europa e dichiara: ”Non espongo le stesse cose in Marocco; le culture sono differenti e le immagini non hanno la stessa storia“. Già, la prova provata, una delle sue opere che rappresenta il suo corpo nudo su cui appaiono versetti del Corano ha creato una feroce polemica durante il Marrakech Art Fair del 2011. Questo lavoro, pubblicato su Internet, non doveva essere esposto in Marocco perchè, secondo Mehdi, l’artista può zommare su dei temi delicati come la sessualità, l’omosessualità o la religione, ma deve farlo diversificando in funzione del luogo dove saranno esposti i lavori. ”Non sono qui per criticare o per essere irrispettoso; prima di iniziare un lavoro devo sapere dove esporrò e non procedo nello stesso modo se preparo una esposizione in Marocco o in Europa ». Un rispetto profondo dunque che contraddice la sua personale storia, i suoi lavori e le sue peculiarità, che tracciano visivamente un percorso di vita in bilico tra due culture e due religioni contrapposte al suo essere artista controcorrente, che hanno però forgiato in lui l’espressione più vera delle abusate paroleRispetto dell’Altro, qualsiasi Altro sia.

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

Oum, primo album internazionale Soul of Morocco

February 4, 2013 Leave a comment

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Lei è Oum, cantante unica e raffinatissima del panorama musicale marocchino, nata a Marrakech. La sua musica richiama influenze jazz, sarahoui, amazigh, arabe e africane. A marzo l’uscita del suo cd, primo a livello internazionale: Soul of Morocco. La location del video ufficiale è il Festival di Musica del Deserto e del Mondo, nella città di M’Hamid El Ghizlane… un luogo magico e irripetibile…se potete fateci un salto… vi resterà nel cuore per una vita…

Fonte: My Amazighen

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Roma Fringe Festival 2013, nuovo bando di partecipazione

February 4, 2013 Leave a comment

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Con il riconoscimento della World Fringe Society – la rete internazionale dei Fringe Festival –, Fringe Italia e Nero Artifex aprono IL BANDO DI PARTECIPAZIONE PER IL ROMA FRINGE FESTIVAL® 2013.
Nel cuore di Roma, nell’estate capitolina, si prepara così a tornare in scena il Teatro Off, con 60 compagnie, big, iniziative e ospiti internazionali.
“Fringe” è un modo di vivere il teatro, oltre i generi, è dare spazio a tutte quelle produzioni “trasversali” che vogliono arrivare a farsi conoscere da un pubblico vario composto da direttori artistici, studenti, addetti ai lavori, critici…ma anche da un pubblico normale e quotidiano, quello di cui tanto si sente la mancanza nel contesto italiano.
Ed è proprio il pubblico – insieme al contesto e alla proposta trasversale in grado di aggregare grazie allo spettacolo dal vivo – la vera forza del Roma Fringe Festival.
“Ciò che ha fatto il Roma Fringe Festival lo scorso anno, è stato chiamare a raccolta oltre 20.000 persone per il Teatro Off” racconta il Direttore Artistico Davide Ambrogi “cosa prima assolutamente impensabile, considerando che il pubblico italiano è solitamente orientato verso i grandi nomi. Con la creazione del Roma Fringe Festival – Parco del Teatro, con tre palchi e nove spettacoli diversi a sera, invece, non solo l’appassionato, ma anche il semplice spettatore ha potuto scoprire la bellezza di produzioni non provenienti dal mainstream. Gli spettacoli conosciuti in occasione del Roma Fringe Festival 2012, inoltre, sono stati visti da vari direttori artistici, data la facilità di fruizione del contesto, e inseriti all’interno di diverse programmazioni teatrali 2012 – 2013”.
“Queste sono state le soddisfazioni, i successi e ciò di cui andiamo fieri. Il movimento teatrale off italiano sta così trovando la sua collocazione e questo per noi significa andare avanti, lavorare per l’edizione 2013 del Roma Fringe Festival,selezionando e segnalando le compagnie più valide ai direttori artistici”.
Tra le novità del Roma Fringe Festival 2013 ci sono anche gli scambi e le presenze internazionali.
“Con il Fringe di New York e St. Louis già eravamo legati lo scorso anno, ma con il 2013 arriveranno tante altre sorprese…per ora posso solo anticiparvi che ci saranno delle giornate interamente dedicate alle compagnie internazionali. Ma i dettagli ve li sveleremo più avanti!”.

Al Massae, pentimento salafita

February 4, 2013 Leave a comment

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400 salafiti, in prigione per fatti gravissimi legati al terrorismo, si sono accordati per inviare una lettera al ministero della Giustizia e dell’Interno, annunciando un opera di pentimento e disconoscendo le loro ideologie estreme (e criminali) perpetrate negli anni passati con gli atti terroristici. Secondo il quotidiano arabofono Al Massae, i 400 ”pentiti” comunicheranno a Mustapha Ramid, ministro della Giustizia, e a Mohand Laenser, ministro dell’interno, il loro buon proposito, “disfandosi delle loro credenze fatte di violenza ed espiazione, mettendosi a disposizione senza condizione, per aprire un dialogo con lo Stato, ed ottenere eventualmente la loro liberazione“. La stessa fonte indica che i salafiti in questione, hanno creatouna struttura all’interno della prigione chiamata ”Comitato di revisione e di riconciliazione nelle prigioni marocchine“, dichiarando di riconoscere la legittimità della monarchia e della lettura marocchina dell’Islam. La maggioranza della società civile crede senza ripensamenti che sia una mossa studiata a tavolino per poter essere liberati e continuare la loro battaglia ideologica e terrorista contro il Marocco e l’Occidente.

Fonte: My Amazighen

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