Archive

Archive for February 1, 2013

Agenda Digitale, vera innovazione del digital divide

February 1, 2013 Leave a comment

agenda-digitale1

Non solo l’economia ma tutta la società italiana ha aspettato anni e anni per assaporare la vera innovazione, nel complesso e non solo in certi settori e solo per certe zone. E’ ora di abbattere il digital divide, sempre con l’obiettivo di migliorare le nostre condizioni di vita.
A inizio ottobre il Consiglio dei Ministri ha approvato il cosiddetto Decreto Sviluppo che contiene tra l’altro la tanto attesa Agenda Digitale.
Ma le azioni che il Governo ha intrapreso per comporre questo provvedimento, in risposta a una richiesta crescente da parte degli attori del settore, come dimostra il “Rapporto Startup”, sono passate completamente in sordina rispetto ai temi della solita politica che, una volta di più, ci dimostra il suo essere distante dalla concretezza.
Il quasi-silenzio degli addetti ai lavori, invece, si spiega forse con una sospensione del giudizio, da un lato perché gli input al Governo erano così chiari da lasciar già immaginare le conseguenze e dall’altro perché comunque non siamo ancora all’applicazione, questo è infatti solo il passo medio tra il sogno e la realtà.
Nonostante tutto ciò, questo topolino che la montagna ha partorito potrebbe essere davvero una pietra miliare per lo sviluppo dell’Italia, prima di esso era il nulla quindi proviamo ad accontentarci e capiamoci qualcosa di più.
Lo scorso 4 ottobre il Consiglio dei Ministri ha approvato il Decreto Legge “Crescita 2.0″ (noto sia la presentazione alla stampa che il testo in Gazzetta Ufficiale) che presenta i primi due capitoli dedicati rispettivamente ad Agenda Digitale e alle Startup mentre il resto del testo è invece orientato sui temi più consueti dell’economia nel suo complesso: crescita, competitività, lavoro, innovazione e altro ancora.
Agenda digitale
Gran parte d’Italia è “informaticamente” e tecnologicamente ferma a più di dieci anni fa, questo fenomeno nello specifico prende il nome di digital divide nei confronti delle aree più al passo con i tempi. Questa condizione blocca lo sviluppo, della società come dell’economia e per questi motivi da molto tempo si parla di agire con uno “shock digitale”.
Lo Stato può in prima battuta intervenire su se stesso e qui il lavoro è già enorme poiché la mitologica burocrazia italiana è così complessa che riformarla è da sempre una sfida da Himalaya. I primi provvedimenti prevedono un documento digitale unitario che sommi le varie tessere che oggi abbiamo in tasca, così come due servizi essenziali dello Stato dovrebbero smaterializzare la mole di inutile carta che producono: giustizia e sanità viaggeranno sulla rete per trasmettere atti e prescrizioni, guadagnandone in rapidità e consumi. Anche la scuola vivrà una digitalizzazione, dalle comunicazioni con le famiglie ai testi scolastici fino alla creazione di reti di apprendimento virtuale per raggiungere anche le sedi distanti e disagiate (il problema della chiusura dei plessi scolastici è strettissima attualità da tre anni a questa parte almeno).
La macchina dello Stato dovrà poi modificarsi, creando quelle banche dati finalmente davvero “open” che finora sono solo teoria, riuscendo a lavorare più in sinergia tra i vari – moltissimi e sicuramente troppi – enti ad esempio sotto l’aspetto degli acquisti.
L’infrastruttura su cui far viaggiare questa rivoluzione però è in pessime condizioni, abbandonata da troppo tempo e quindi uno dei fattori su cui ci si attendeva di più da questo provvedimento. Per la banda larga sarebbero stati stanziati nel complesso 750 milioni di Euro – non sono sufficienti, è un tempo di crisi questo ma proprio ora si devono fare gli investimenti per il futuro, altrimenti non ci si solleva in una prospettiva di lungo periodo. Tuttavia qui il problema è un altro: la rete non è pubblica e questo è un freno, bisognerebbe riformare la gestione delle infrastrutture strategiche per il Paese – tra cui la banda larga – e poi stendere una seria pianificazione pluriennale, ma di questo non si parla affatto.
Ecco in sintesi i punti sull’Agenda Digitale:
identità digitale
PA digitale
Open Data
istruzione digitale
sanità digitale
divario digitale
pagamenti elettronici
giustizia digitale
Startup
Lo slancio innovativo che deve prendere il Paese è fatto anche di un nuovo modo di fare impresa, per questo ci si è occupati anche delle Startup in questo decreto legge.
Il metodo con cui il Ministero delle Sviluppo Economico si è avvicinato al problema non è consueto in Italia: si riunisce un gruppo di esperti e li si focalizza su un obiettivo concreto cioè un rapporto che poi diventa la base del provvedimento legislativo. Il Governo non è stato sordo nei confronti dei “consulenti” d’eccezione che si è scelto e ha articolato alcune iniziative per favorire le imprese innovative.
Il finanziamento è forse la parte più delicata della questione Startup ed è stata affrontata sia con fondi diretti – 200 milioni più l’accesso al Fondo centrale di garanzia – che con eventuali incentivi e infine con l’introduzione del crowdfunding, ovvero la raccolta diffusa di capitali che potrebbe essere davvero la soluzione ideale per dare energia vitale a queste nuove aziende ad alto contenuto d’innovazione.
Oltre all’inizio bisogna sostenere l’attività delle startup nei vari modi che saranno necessari, tra cui anche le misure per il lavoro con forme apposite di contratto.
I punti principali sono questi:
perché sono importanti?
definizione
lavoro
risorse
sostegno
metodo innovativo
Conclusione
C’è un elemento di perplessità in tutto questo: i tempi non sono chiari e per una agenda è una cosa abbastanza emblematica. Il decreto legge è una formula particolare e alla stampa è stata mostrata una sintesi. Molte parti del provvedimento sono infatti delle modifiche a leggi e testi già esistenti perciò l’insieme è particolarmente complesso.
Una valutazione definitiva non è quindi possibile, tutto bene ma siamo ancora sulla carta nonostante ci siano evidenti passi in avanti. Speriamo che possano continuare e che dopo le future elezioni il processo non abbia fine.

Luigi Mandraccio

Fonte: Tasc

Categories: Curiosità Tags:

Isabelle Huppert, ispirazione assorbita da un libro di Ingrid Betancourt

February 1, 2013 Leave a comment

Isabelle Huppert, ispirazione cinematografica assorbita da un libro di Ingrid Betancourt

La celebre attrice Isabelle Huppert si lacia intervistare su ‘Io Donna’ e spiega la riceva effettuata sul ruolo di una volontaria ostaggio dei terroristi islamici filippini nel film ambientato nella giungla “Captive”, pellicola diretta da Brillante Mendoza: “Per il mio nuovo film mi sono ispirata a Ingrid Betancourt. Mare, giungla, acqua, formiche, api… Il libro descrive molto bene questa strana reazione alla natura, che a volte è l’aspetto più ostile, altre il più gratificante. Le condizioni erano abbastanza dure. Per fortuna, direi, perché sono state queste a definire i personaggi. Stanchezza, fame, paura, l’angoscia di non sapere se i governi stanno tentando di salvarti o no”. La celebre artista si è ispirata a Ingrid Betancourt, politica colombiana rimasta in prigionia per sei lunghi anni vivendo in condizioni estremamente disagiate, dopo aver letto il suo libro.

Ring, opera di Arnaud Lapierre su Place Vendôme a Parigi

February 1, 2013 Leave a comment

This slideshow requires JavaScript.

Gli specchi creano giochi visivi da sempre oggetto di attenzione da parte dell’arte, tutto questo diventa ancora più interessante se il contesto in cui vengono inseriti è una delle piazze più belle al mondo, ovvero Place Vendome a Parigi.
E’ qui che l’artista francese Arnaud Lapierre ha posizionato Ring, la sua ultima opera, realizzata da cubi completamente specchiati disposti in un cerchio e sfalsati tra di loro; questo crea una gioco tra le riflessioni e le immagini reali che sembra così frammentare il conteso urbano, creando un piacevole senso di disorientamento al fruitore dell’opera.

Fonte: Linea di Sezione

Khadija Benguena, giornalista araba illustra l’umanità di Hitler

February 1, 2013 Leave a comment

Khadija Benhguena

La giornalista algerina alle dipendenze del canale del Qatar Al Jazeera, Khadija Benhguena, ha evocato, sulla sua pagina di FB, ”l’umanità di Hitler“. Questo personaggio inqualificabile ha illustrato il suo pensiero mostrando una fotografia di soldati tedeschi delle SS nell’atto della preghiera musulmana, spiegando che “Hitler permetteva loro di pregare“. Questo personaggio vergognoso ha poi aggiunto : ”I media che sono nelle mani degli ebrei, mascherano questa verità e concentrano l’attenzione su delle speculazioni legate all’Olocausto“, concludendo il suo squallido ragionamento dicendo che le vittorie dei nazisti avevano dato ai musulmani la libertà di praticare la loro religione, l’Islam. I propositi di questa donna sono stati ampiamenti condivisi, in quanto la signora è stata considerata, nel 2007, una delle 10 donne più potenti del mondo arabo, secondo il magazine americano Forbes.

Fonte: My Amazighen

Categories: Amazighen Tags:

Italia, marocchini in crisi emigrano all’estero

February 1, 2013 Leave a comment

photo-immigrati

La crisi economica che attanaglia l’Europa e l’Italia è sotto gli occhi di tutti. I marocchini che abitano nel nostro paese appartengono alle categorie più fragili della popolazione. Davanti alla disoccupazione molti di loro decidono di partire per la Francia o il Belgio, altri ancora raggiungono le loro famiglie in Marocco. L’Italia sta conoscendo una ondata migratoria di nuova generazione, potremmo dire al contrario. Queste considerazioni, numeri alla mano, sono state approfondite da Bichri Hamis, presidente di una associazione marocchina in Italia, l’Organizzazione Marocchina per lo Sviluppo, la Solidarietà e i Diritti in Italia (OMSSDI). ”I marocchini d’Italia lavorano molto per le piccole aziende  che dipendono dalle grandi società. Quando queste grandi società entrano in crisi anche l’indotto ne soffre ed è obbligato a licenziare. Molti altri lavorano nel settore alberghiero, prevalentemente in piccole strutture famigliari, ed in caso di sofferenza economica sono i primi a dover lasciare il lavoro“, ha dichiarato Hamid Bachri. . ”I marocchini che hanno ottenuto la nazionalità italiana dopo almeno 10 anni di soggiorno, o per via di un matrimonio, in quanto il diritto del suolo (ius soli) non esiste in Italia, partono verso la Francia o il Belgio dove il più delle volte hanno degli agganci parentali o amicali“, racconta ancora Hamid. Molti, come nei primi tempi della’loro migrazione lasciano le loro famiglie in Italia e si trasferiscono in altri paesi del nord Europa per trovare lavoro. Per tutti quei marocchini che non hanno nazionalità e sono in situazioni sia di regolarità che no, il cammino è inverso. Molti padri di famiglia che sono disoccupati decidono di tresferire le loro famiglie, donne e bambini, in Marocco, perchè la situazione economica è diventata insostenibile e questa decisione non è senza conseguenze per la famiglia; al ritorno nel loro paese trovano una situazione molto simile se non peggiore. Anche se il costo della vità è inferiore all’Italia i costi diventano doppi perchè bisogna comunque pagare un affitto anche in Italia e assicurare un minimo di entrate alla famiglia e, per un padre di famiglia, la situazione è terribilmente sfiancante. Poi ancora il problema della scuola per i bambini ; molti di loro, nati in Italia, non parlano l’arabo e devono integrarsi in un sistema scolare, quello marocchino, totalmente differente, dove i programmi non sono gli stessi. In Italia, dal 15 settembre al 15 ottobre 2012, una legge ha autorizzato le imprese che assumono lavoratori stranieri in situazioni di irregolarità a chiedere la loro regolarizzazione. Per i lavoratori è bastato fornire un contratto di lavoro e il passaporto ma alcuni Consolati, come quello di Bologna, ha concesso loro i passaporti in cambio di una carta di soggiorno italiana. Ridicolo, il  serpente che si morde la coda. Avere un passaporto per un marocchino, come per tutti, è un diritto inalienabile che non ha nulla a che fare con la situazione attuale in Italia. Questa decisione è stata motivata dal fatto che consegnare un così enorme numero di passaporti, biometrici, in poco tempo,  avrebbe generato molto, troppo, lavoro per gli impiegati dei consolati. A Bologna, il consolato moldavo in quel periodo apriva la struttura alle 8.30 chiudendo alle 19.30, il Consolato marocchino ha continuato a chiudere all‘una del pomeriggio. Risultato : soltanto 9.573 richieste di regolizzazione sono state depositate dai marocchini, un numero decisamente inferiore al numero dei lavoratori clandestini marocchini in Italia.

Fonte: My Amazighen

Categories: Amazighen Tags: ,