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Archive for February, 2013

Julia Dalakian

February 28, 2013 Leave a comment

Julia Dalakian

Julia Dalakian è una stilista russa,  nota non solo in patria, ma anche nel resto d’Europa.
Terminata l’Università statale di Mosca, dove si è laureata nel tessile, frequentando corsi di tecnica e progettazione nel settore dell’abbigliamento, Julia decide immediatamente di intraprendere l’attività di stilista al livello professionale.  Già a 23 anni crea e produce abiti, fondando il suo brand omonimo “Julia Dalakian”, commercializzato nel suo  atelier di Mosca.
La sua prima collezione ispirata all’avanguardia del trio di stilisti “Mavzolei” è stata presentata ufficialmente nel 1990 nel corso della fiera “Moda In” a Milano; ottenendo una medaglia d’oro dell’Associazione Cotoniera Italiana, quale speciale riconoscimento per la sperimentazione e l’uso di nuovi materiali, come ad esempio la seta bagnata. Nel 1991 fonda  la “sartoria d’autore di Julia Dalakian”, un atelier dove accanto alla produzione di abiti su misura, vengono realizzate collezioni di moda pronta, presentate ogni anno nel corso di eventi e manifestazioni ufficiali a Berlino, Düsseldorf,  Bruxelles e New York. Proprio in Germania nel 1992, inizia a produrre una speciale collezione per la boutique tedesca “PIKA”; successivamente nel 1994, elabora una collezione di cappotti su misura per il brand “InterBazaar”, in tessuto cachemire, proveniente dalla nota azienda inglese “Joshua Ellis” . Lo stesso anno partecipa ad una mostra a New York  dal titolo “Fashion Boutique Show”, ideando contemporaneamente una linea di costume da bagno per il concorso “Top model del mondo” a Mosca. Nel 1996 viene invitata da Elio Fiorucci a sfilare nel corso del Modit; ed a partire dall’anno successivo presenta ad ogni stagione le sue collezioni a Mosca, entrando dal 2000 nel calendario della Russian Fashion Week.
Il 2000 segna anche la collaborazione della stilista per le prime linee uomo/donna di Roberto Cavalli. Ed a Milano Julia Dalakian arriva nel 2005, partecipando ad una collettiva di stilisti russi, nel corso di MilanoModaDonna. Da qui, inizia a presentare le sue collezioni un po’ in tutto il mondo, ed in capitali internazionali, come Pechino o Cape Town; cimentandosi pure nella realizzazione di abiti per il cinema e rappresentazioni teatrali.
In occasione dei venti anni del suo brand, Julia fa sfilare nel contesto della Russian Fashion Week  due top-model internazionali: l’italiana Mariacarla Boscono e l’olandese Kim Noorda.
Nel 2010 l’atelier principale “Julia Dalakian” si trasferisce nel centro storico di Mosca, a Yauzskaya, 1/15. Nel frattempo aumentano sempre più le collaborazioni della stilista per aziende e stilisti, tra cui il multibrand “MoDaMo”. Recente lo speciale riconoscimento assegnato a Julia Dalakian, ospite del Festival di Moda Russa realizzato lo scorso novembre a Milano.
Attualmente la sede principale del brand “Julia Dalakian”, può contare su circa 20 collaboratori fissi, tra sarti, modellisti e staff dell’ufficio stile.

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“Jane Austen on Love and Romance” edited by Constance Moore

February 28, 2013 Leave a comment

Jane Austen on Love and Romance edited by Constance Moore

If you’ve ever been intrigued by the romance of Jane Austen’s novels, you’ll simply adore this collection of short extracts about love, marriage and her characters happily-ever-afters.
On the rocky road to true love, most of us have come across some of Austen’s well-known characters, including caddish Mr Wickham’s and aloof Mr Darcy’s.
This collection of quotations, illustrations and extracts emphasise how the observations of love in her novels are just as pertinent today as they were 200 years ago.
The beautifully written extracts are separated into themes ranging from Dress to Impress, Falling in Love, Marriage, Breaking Up and Unrequited Love.
Accompanied by illustrations from Hugh Thompson, C.E Brock and H.M Brock to demonstrate cultural explanations of matters of the heart.
‘There is no charm equal to tenderness of the heart.’ Emma Woodhouse, from Emma.

Fonte: Coco de Mer

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Mohamed Ben Youssef

February 27, 2013 Leave a comment

Mohamed Ben Youssef

26 Febbraio 1961 – Muore il Re Mohammed V. Simbolo emblematico della Resistenza marocchina e del rinnovamento dell’identità nazionale. Mohamed Ben Youssef muore durante un intervento chirurgico. I marocchini piangono uno dei sovrani più amati in assoluto nella storia del Marocco. Condusse all’Indipendenza il suo paese e lo regnò  per soli quattro anni. È suo figlio, il principe eriditario Moulay Hassan, che prese il comando del paese in giovanissima età.

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“Erotic Bible to Europe” by Erika Lust

February 27, 2013 Leave a comment

Erotic Bible to Europe by Erika Lust

Transform travelling around Europe into a deviant and pleasurable tour with The Erotic Bible to Europe by Erika Lust. The informative travel guide takes you from kinky to chic with a turn of each page, explaining where you can find the naughtiest hotels, sex shops and clubs around each Euro hot-spot.
Thinking of taking a luxurious weekend away to Berlin? Head to Dos Santos and visit one of the world’s most important specialist leather designers. Opting for an indulgent trip to Paris? Take a break from the usual art galleries and museums to visit the Musee De L’Eroticisme, the mecca of European eroticism.
Cities such as London, Amsterdam and Rome are included alongside 20 other European cities. An informative must-have for any frequent traveller and lover of kink, with a pretty pink exterior and gold thread bookmark.
Published by Femme Fatal Books.

Fonte: Coco de Mer

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David Bowie, videoclip in coppia con Tilda Swinton

February 26, 2013 Leave a comment

David Bowie, videoclip in coppia con Tilda Swinton

Il celebre Duca Bianco è alle prese con l’uscita del suo nuovo album “The Next Day”, il 27° con precisione, e per l’imminente arrivo lancia il brano “The Stars (are out tonight)” con un clip nel quale il grande David Bowie recita accanto a Tilda Swinton, lo stesso video inizia con un’introduzione recitata dalla coppia in una trama in cui si avvicendano situazioni controverse: i due protagonisti (Bowie e Swinton) scoprono che nell’appartamento accanto al loro vivono due celebrità musicali, ma i rapporti diventano torbidi quando i cantanti provano in casa non permettendo loro di vivere una tranquilla vita casalinga, in seguito la situazione assume un diverso connotato nell’istanti intervengono scambi erotici tra le quattro figure finché l’attrice Tilda Swinton assume le sembianze del proprio compagno. Le riprese sono dirette da Floria Sigismondi.

Rachel Weisz, fare la strega è come tornare bambini

February 26, 2013 Leave a comment

Rachel Weisz, fare la strega è come tornare bambini

Rachel Weisz racconta la sua ultima esperienza cinematografica “Il grande e potente Oz” in un’intervista al settimanale ‘Io donna’: “È stato divertente fare la parte di una creatura così maligna. Che male c’è se mi piacciono i ruoli da dura? E’ stato come ritornare bambini, puro divertimento. D’altronde, perché dovrei sempre interpretare eroine deboli? Perché nessuno chiede mai a un attore, per esempio a Michael Fassbender o a George Clooney, perché preferisce personaggi forti?”. La giovane attrice non parla mai di lavoro con il suo compagno di vita: “A casa con Daniel non discuto delle sceneggiature che ricevo. Non mi sembra una buona idea, perché quando leggo qualcosa entra in gioco la mia immaginazione: nessuno può provare le mie stesse intuizioni, o impressioni. Troppo personale. Non parliamo di lavoro, perché è una questione privata”.

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Al Pacino, ruolo cinematografico preferito il gangster

February 26, 2013 Leave a comment

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Il prestigioso attore Al Pacino torna nel suo ruolo preferito, quello del gangster, con il suo nuovo film “Stand up guys”. Ma nel ruolo assegnato egli assume un nuovo connotato, il personaggio acquisisce maggiore humour rispetto alle sue precedenti interpretazioni. Rivela l’attore in un’intervista su ‘Io Donna’: “Questo personaggio però è diverso dai precedenti, ha un certo humor. Sono cresciuto nelle strade del Bronx – ricorda la star – Con i miei amici, ne combinavamo di tutti i colori. Il gioco preferito era rincorrerci sui tetti delle case popolari, uscirne vivo è stato un miracolo”.

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Wolfgang Sawallisch, muore uno dei più grandi direttori d’orchestra europei

February 26, 2013 Leave a comment

Wolfgang Sawallisch, muore uno dei più grandi direttori d'orchestra europei

E’ morto all’eta di 89 anni il celebre direttore d’orchestra tedesco Wolfgang Sawallisch, uno dei più grandi sulla scena internazionale, deceduto lo scorso venerdì a tarda serata nella sua abitazione di Grassau, in Alta-Baviera. A dare l’annuncio è stata il teatro dell’Opera dello Stato della Baviera dove egli ha collaborato per 20 anni com direttore generale oltre che direttore musicale. L’Opera ha emesso un comunicato ufficiale, redatto dall’attuale direttore Nikolaus Bachler: L’Opera di Stato della Baviera è profondamente commossa dalla morte di Wolfgang Sawallisch”, ha aggiunto il suo attuale direttore Nikolaus Bachler. “Per anni, la sua arte unica e la sua grande personalità hanno lasciato un segno profondo sulla nostra istituzione. Il suo nome, come nessun altro, è legato all’opera di Monaco e ancora oggi si sente ancora la sua influenza”.

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Africa, maschere e simbologie africane

February 25, 2013 Leave a comment

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Sono un grande appassionato di maschere africane e ne posseggo un discreto numero raccolto nel corso degli anni in diversi paesi africani.  Alcune società umane non hanno ignorato le  maschere  e questo accaddè nel momento in cui l’uomo ebbe accesso allo stato della cultura. Dalla Grecia antica all’America antica passando per l’Asia e l’Oceania, le maschere hanno simbolizzato gli dei, incarnato la bellezza, espresso la magnificenza e l’illusione, ma anche la calma, l’ordine e la serenità. Maschere d’iniziazione del Peloponneso, maschere Bugaku Nô del Giappone, maschereBarong di Java, maschere degli Eskirno e degli Indiani d’America, maschere dei Paou Orokolo della Nuova Guinea. Nell’Africa nera, il continente venne celebrato dal debutto del XX° secolo per la ricchezza della sua arte, per la scultura delle maschere e per l’infinita varietà di arte pittorica. Le maschere in questo contesto possono essere considerate come un fenomeno artistico caratterizzato dalla sua ubiquità e diversità di forme e di stili. Si incontrano maschere nelle savane dei paesi sudanesi e dei paesi Bantou come si incontrano nelle foreste del golfo della Guinea o in Congo. Queste regioni ricoprono differenti tipologie di civilizzazione : i Dan, i Vê e gli Akan. E poi ancora le civiltà dei granai con i Dogon, i Senoufo e le civiltà delle città con iMandingo e gli Yoruba. Parliamo di società che possono essere patriarcali o matriarcali, organizzate in Stati o sulla semplice base del villaggio. Quello che stupisce in questa presenza di maschere è l’indifferenza alle variazioni di ordine geografico o culturale, sociale o politico. Esistono tuttavia delle regioni privilegiate in questa distribuzione geografica e socio-culturale delle maschere in Africa.
Il Sudan occidentale e principalmente i popoli sul delta del Niger (Bambara, Dogon, Mossi, Bobo)
Le regioni al Sud e al Sud-Est del Congo (Congo, Zaire, Angola)
Le regioni costiere da Casamance sino al Congo, in particolare i popoli del massiccioguineo-liberiano, della Costa d’Avorio, della Nigeria, del Cameroun e del Gabon.
Gli alti plateau situati tra il lago Nyassa e l’Oceano Indiano
Un centro importante di maschere si trova nel Sudan centrale, l’Oubangui Chari(l’attuale Repubblica Centroafricana) e il nord del Congo. Infine, si presume che lesocietà politiche organizzate in Stato fortemente centralizzato siano meno ricche in maschere che quelle organizzate in califfati e comunità pastorali. Le forme sono variegate e di taglie e materiali diversificati ma con una preponderanza manifesta del legno. Esiste una profusione di forme ma tre tendenze principali sono le più importanti. La prima riguarda le maschere a forma animale o maschere zoomorfe e sono la rappresentazione dei caratteri dominanti degli animali rappresentati, come le maschere Boli dei Bambara che raffigurano leoni, iene e antilopi. Da notare l’importanza delle Tyi-Wara, maschere di antilopi che conducono le danze durante i grandi avvenimenti. Nel contempo, la danza mascherata dei Douro e dei Baoulé, è una vera rassegna di maschere zoomorfe dove appaiaono teste di cani, gazzelle e elefanti. Le maschere a figure umane o maschere antropomorfe rappresentano sia uomini che donne. Presso i Dogon, le maschere umane incarnano gli avi, i cacciatori e i maghi. Esistono anche tra i Mossi delle maschere con figure femminili accostate a maschere con figure maschili. E ancora maschere antropomorfe presso altri popoli come i Dan e iGouro, dove i tratti sono finemente cesellati. Chi non ricorda la celebre Die-La Lou–Zaouli, una delle più belle attrazioni danzanti ivoriane. Le maschere antropomorfeassociano i tratti umani  a quelli animali, ma con una preponderanza di volti umani. I visi maschili comprendono alcuni ornamenti sovente periferici a carattere animale (corna, piume, denti) che servono a sottolineare le caratteristiche funzionali della maschera. Le maschere Zamblé  dei Gouro ne sono un esempio. Per quanto riguarda le maschere Wé (Guéré e Wobé) questi ornamenti sono composti con raffinata ricerca estetica e rappresentano  un grado molto alto d’espressione simbolica. Attraverso le forme che si donano alla materia, le culture delle maschere cercano di rendere visibile l’invisibile ed esprimere delle idee. L’unione degli elementi naturali e astratti, degli elementi inpressionisti e degli elementi surrealisti, si innesta in una sorgente di identità nuova : la maschera appunto. Colui che indossa una maschera con una testa potente, un occhio guardingo, corna di bufalo, gola di coccodrillo, esercita sicuramente una impressione di forza e di coraggio. L’equilibrio statico, la simmetria e la frontalità devono evocare la grandezza sovrannaturale delle maschere.  Due altri stili appaiono chiari attraverso le forme : uno stile cubista, dove dominano le forme geometriche, caratteristica delle maschere DogonBambara, Bobo  (Guéré in particolare) e uno stile naturalista dove domina al contrario la rappresentazione del reale visibile, caso delle maschere dei Gouro, dei Baoulé e dei popoli del Bénin. Ma tra questi due orientamenti esistono degli stili intermedi che si incontrano tra le sculture delle maschere Dan e Sénouto, per citare alcuni esempi. In ragione delle zone geografiche e culturali che la compongono e degli scambi che la storia ha permesso, la Costa d’Avorio occupa un posto importante nelle sculture delle maschere africane. L’area culturale della costa ovest-africana  sino all’imbocco forestale guineo-liberianoapporta in Costa d’Avorio,  con i Dan e i Wé, le costruzioni naturaliste  e cubistecaratteristiche di queste zone. Questa influenza si sviluppa nell’ovest e nell’est, attraverso la Costa d’Avorio, dai Gouro, parenti prossimi dei Dan, e dai Niaboua, Bakoué, Néyo, Bété e Godié, culturalmente apparentati ai Wé. Infine la scultura delle maschere Baoulé partecipa alle tecniche artistiche dell’area atlantica dell’Est (Akan, AdjaYoruba) e agli stili sénoufo e gouro, creando una sintesi di concetti dell’Ovest, dell’Est e del Nord  delle sotto regioni dell’Africa occidentale. La posizione geografica centrale del popolo baoulé, appare come un approccio di spiegazioni di questa impronta culturale. Tutto questo comporta una ricchezza culturale importante per la Costa d’Avorio che risulta, in Africa occidentale, una delle regioni privilegiate delle maschere. In apparenza, e per i profani, la maschera è un fenomeno artistico e tecnico che puo’ significare, attraverso l’ubiquità di queste sculture in Africa nera, unaunità d’espressione culturale. William Fagg scrive a proposito : ”è per l’arte che noi possiamo acquisire la vista più penetrante nella cultura di un popolo  e in particolare dei popoli africani. Le sculture quindi giocano un ruolo di testimoni, rivelatrici della civilizzazione di un popolo. Le maschere intervengono nelle cerimonie d’iniziazione, nei riti legati alla nascita e nelle cerimonie funebri: possono anche dirigere dei riti d’adorazione e in questo contesto strettamente religioso, le maschere servono come protezione contro gli spiriti melefici, ma giocano altresi’ un ruolo di intermediazione tra gli dei e gli uomini. Le maschere regolano poi, in ultimo ricorso, i litigi, i problemi della pace e delle guerre, e a quel punto le loro decisioni sono irrevocabili : sul piano strettamente politico le maschere donano delle direttive ai responsabili politici per la gestione comunitaria.
Infine assicurano la sicurezza della comunità organizzando la sicurezza del villaggio e sono ancora le maschere che si fanno carico dell’informazione in caso di bisogno. Le maschere africane si differenziano secondo  la loro utilizzazione e per l’importanza delruolo che devono assumere. Questi ruoli si spiegano con le differenze sostanziali delle loro forme : taglia, figura, disegno. Presso i Sénoufo, per esempio, esistono due grandi classi di maschere in rapporto alle forme, e otto classi in rapporto all’utilizzazione, oltre alle maschere d’iniziazione (poro) che sono di grande taglia e con figure animali (maschere che svolgono il compito di educare e formare gli uomini, maschere con funzioni positive). Al contrario, altre maschere sono destinate alletecniche magiche aggressive o difensive (quest’ultime sono di piccolo taglia e hanno caratteristiche umane). Come regola generale, le grandi maschere comandano le piccole, decidono sulla uscita annuale o periodica di tutte le maschere, arrivando perultime sulla scena nei giorni della cerimonia. Un protocollo insomma, che ricorda le grandi parate politiche dell’Africa antica e quella attuale. La funzione più significativa delle maschere rimane quella del mantenimento dell’ordine. Le maschere si fanno carico di mantenere l’ordine del mondo, della società e delle famiglie e intervengono in effetti per regolare l’ordine cosmico disturbato dai disordini che attentano alle leggi del mondo. In caso di calamità naturali o catastrofi  umane, le maschere ordinano dei sacrifici per riparare gli effetti delle trasgressioni che hanno causato questi orrori. Devono poi vegliare sulla rettitudine delle persone e mantenere il rispetto delleinterdizioni che assicurano la struttura delle famiglie e dei villaggi. Infine le maschere della saggezza o “grandi maschere” decidono in ultimo sugli affari che la giustizia profana non puo’ regolare. In conclusione, per mantenere l’ordine nella società e nel mondo, gli uomini hanno sempre  avuto bisogno dell’autorità degli dei, degli spiriti e degli ancestri. Le maschere incarnano i depositari naturali e sovrannaturali dell’autorità. Il funzionamento quindi come ricettacolo del sacro e di conseguenza come fondamenta della legge, sorgente dell’ordine e della potenza. Le maschere appaiono dunque, in ultima analisi, come degli strumenti ideologici della società tradizionale africana che assicurano la conservazione dell’ordine naturale tramite la ricerca dell’equilibrio e la lotta contro l’anarchia. Esprimono poi la situazione delle società che non hanno cercato di distruggere  la continuità primordiale tra il mondo degli uomini e quello degli dei, tra il naturale e il sovrannaturale.  La nuova economia di mercato mondiale, l’urbanizzazione rapida e generalizzata che svuota le campagne, la nuova amministrazione delle collettività rurali, insomma tutti i cambiamenti in corso sono delle minacce che pesano sulla vita delle maschere. Due pericoli appaiono chiari oggi : l’autodistruzione e la distruzione esterna. L’autodistruzione è causata dai commercianti d’arte che sottomettono gli artigiani a delle pressioni irresistibili (denaro) e la distruzione esterna è dovuta alle influenze religiose importate (islam, cristianesimo), con l’assenza criticabile di una politica culturale suscettibile di bloccare la fuga all’estero di importanti strutture materialidella civilizzazione delle maschere. Prossimamente scriverò sulle maschere nelle singole etnie.

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

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Maroc, visione marocchina di Albert Watson

February 25, 2013 Leave a comment

albertwatsonmarocco

Nato nel 942 a Edimburgo,  Albert Watson studia grafica al Duncan of Jordanstone College of Art and Design di Dundee e segue i corsi di cinema e di televisione al Royal College of Arts di Londra. Cieco sin dalla nascita da un occhio, decide di investire tutto sulla fotografia. Nel 1970 si reca con la moglie Elisabeth negli USA dove un direttore artistico di Max Factor gli acquista una immagine seguita poi da un successivo acquisto. Lo stile particolare di Albert Watson si afferma rapidamente ed attira l’attenzione di riviste dedicate alla moda, americane ed europee, come Mademoiselle, GQ, Harper Bazar e Vogue. Nel 1976 si stabilisce a New York dove  sviluppa il suo primo lavoro da Vogue. Oggi Albert Watson è uno dei fotografi più importanti nel panorama mondiale della fotografia, uno dei primi se non il più eminente fotografo contemporaneo. Durante gli anni, le sue immagini sono apparse su oltre 200 copertine del  magazine internazionale Vogue e in diverse pubblicazioni di Rolling Stones e altri. Molte stars hanno richiesto un ritrattoa Watson ed è stato il fotografo ufficiale della famiglia reale inglese.   Nella pubblicità Watson ha firmato un centinaio di campagne per importanti marchi come Gap, Levi’s, Revlon e Chanel, oltre a 600 spots per la televisione.  Questa vastissima attività professionale non gli ha impedito di consacrare alcuni progetti personali i cui scatti sono stati ispirati dai suoi viaggi, da Marrakech a Las Vegas passando per le Orcadi. Questi libri, come i ritratti, le foto di moda e della pubblicità, sono esposti nelle gallerie di mezzo mondo e nei musei internazionali.  Photo District News, bibbia della fotografia, ha designato Albert Watson  come uno dei fotografi più influenti dall’origine di questa arte. Malgrado l’enorme pressione che i lavori esterni esercitano su di lui, non rinuncia ai suoi lavori personali; i suoi due album,Cyclops (1994) e Maroc (1988), saranno seguiti presto da un terzo album. Le immagini qui presentate sono del libro Maroc , tutte le altre le troverete sul sito ufficiale di Albert Watson.

Fonte: My Amazighen

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