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Mali, un po’ di chiarezza nel conflitto

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Con l’invio della Missione Internazionale di Sostegno al Mali (MISMA), composta da 500 “djabars” (soldati) del Senegal, un battaglione di 500 soldati tongolesi,300 soldati del Benin, 500 per conto del Niger e 600 militari della Nigeria, i paesi dell’Africa dell’ovest  hanno dato l’esempio di una solidarietà regionale che non ha sempre funzionato sul piano puramente politico. Ma questa guerra per preservare la sovranità del paese di Soundiata Keïta (un imperatore dell’antico Mali) non è senza conseguenze sulla stabilità interna dei paesi limitrofi. Contrariamente alla Costa d’Avorio che resta da parte, ilBurkina Faso è implicato in maniera attiva; in primis con la risoluzione pacifica della crisi con numerosi mediatori attraverso il suo presidente Blaise Compaoré e ad oggi con l’impiego di 500 uomini nel MISMA. L’ingaggio di questo paese, che condivide quasi 1.200 km di frontiere con il Mali, persegue due grandi obiettivi; il primo è rispondere al protocollo firmato dai paesi relativo alla prevenzione, gestione, regolamento dei conflitti, per il mantenimento della pace e della sicurezza;  il secondo, molto importante per il Burkina Faso, è di respingere il pericolo islamista e terrorista lontano dalle sue porte. Davanti alla rottura unilaterale del negoziato sviluppatosi con l’attacco alla città di Konna, il Burkina ha creduto ragionevole assicurare il suo territorio appoggiando la coalizione internazionale. Soltanto 77 km separano Konna da Mopti, importante città del Mali vicina a Ougadougou(490 km), e quindi le ragioni per agire dovevano essere prese velocemente. In questo caso la frontiera è stata subito sicurizzata con l’impiego di 1.000 soldati. In Niger, il presidente Mahamadou Issoufou ha dichiarato che “il problema maliense” è sempre considerato come una “questione di sicurezza interna” per il suo paese aggiungendo che “se non si arriva a regolare il conflitto in Mali, lo stesso problema si presenterà in Niger, presto o tardi”. In tutti i paesi dell’Africa dell’ovest questa aggressione contro il popolo maliense è vista come una minaccia serianon solo per la regione ma anche fuori dai confini ovest. Per questi paesi quindi, non è sufficiente liberare e sicurizzare il nord del Mali, ma anche ripulire il Sahel dai terroristi e dai narcotrafficanti. Affermazione condivisa dal presidente francese Hollande che, durante una conferenza stampa a Dubai il 16 gennaio scorso, ha affermato di voler “arrestare l’aggressione terrorista”, sicurizzando Bamako e permettendo al Mali di ricoprire in toto la sua integrità territoriale. Dopo l’impiego di 750 uomini, il capo di Stato francese ha annunciato l’arrivo di nuovi rinforzi nel paese sino ad arrivare a 2.500 uomini. Secondo il suo entourage, una parte dei 700 soldati francesi presenti stabilmente ad Abu Dabi potranno essere impiegati sul fronte maliense. In attesa, i paesi limitrofi, e più in particolare la Mauritania, credono in un allargamento del conflitto. Fonti militari di Nouakchott hanno annunciato di aver fermato le frontiere comuni con il Mali inviando soldati nelle regioni limitrofe dei combattimenti alfine di assicurare il controllo del territorio, in primis nelle zone dove sorvolano gli aerei della missione.  L’Algeria ha confermato anch’essa la chiusura dei 2.000 km di frontiere che condivide con il Mali ed ha autorizzato il sorvolo sul suo territorio dell’aviazione francese (così come il Marocco).  La situazione algerina è precipitata quando decine di islamisti venuti dal Mali hanno attaccato e preso in ostaggio decine di stranieri lavoratori del gruppo britannico British Petrolium. Questo attacco, finito nel sangue, è stato autorizzato quando il Marocco ha deciso di aprire i suoi spazi aerei alle forze francesi. Implicati in questa guerra, i paesi dell’Africa dell’Ovest non devono ignorare i rischi a cui stanno sottoponendo le popolazioni; il peggio deve ancora arrivare e i terroristi dispongono dinumerosi centri che potrebbero organizzare rappresaglie contro i civili. Il Marocco ha reagito all’appello di sostegno al governo del Mali; presente all’ONU, nel quadro di una riunione di alto livello del Consiglio di Sicurezza sotto il tema “Un approccio globale della lotta contro il terrorismo”, Youssef Amrani, il ministro delegato agli Affari Stranieri e alla Cooperazione è ritornato sulla questione del Sahel. “Il Marocco ha dato pieno sostegno all’appello legittimo del governo del Mali che chiedeva un aiuto esterno per lottare contro questi elementi terroristici e una risposta pernitente è stata data attualmente dai patner bilaterali“, ha dichiarato il ministro. A livello regionale, Amrani ha confermato l’appello del Marocco per la messa in atto di un tavolo per il dialogo, la cooperazione e la solidarietà, che ingloba tutti gli stati del Maghreb per affrontare in maniera globale e efficace la situazione critica nella regione del Sahel.
Credits: L’Economiste  – inviato dal Burkina Faso, Sandrine SAWADOGO
Jeune Afrique – Liberation

Fonte: My Amazighen

 

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