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The Secret Lives Of Men, tre falsi miti sul cervello

cervello-neuroni

Il nostro cervello è uno strumento straordinario: è inutile negarlo. Tuttavia è anche molto misterioso, quasi indecifrabile, e proprio per queste sue caratteristiche molto spesso è vittima di inspiegabili speculazioni sul suo modo di funzionare o sulle conseguenze che hanno i nostri comportamenti sulla sua attività, che molto spesso prendono la forma di veri e propri miti: leggende metropolitane profondamente radicate nella cultura collettiva e alle quali è difficile smettere di credere.
Usiamo solo il 10% del nostro cervello
FALSO. Innanzitutto: se usassimo solo il 10% del nostro cervello, cosa ce ne faremmo della massa del restante 90%? Il nostro cranio è una delle parti più pesanti del nostro corpo e, parlando in termini di selezione naturale e di evoluzionismo, questo 90% di cervello in più e inutilizzato avrebbe fatto scomodo a chiunque. Il mito nasce nel 1998 quando l’emittente televisiva ABC trasmise uno spot pubblicitario per The Secret Lives Of Men in cui troneggiava lo slogan (tradotto) Gli uomini usano solo il 10% del loro cervello. Dato il tema della serie televisiva in questione (le avventure di tre uomini divorziati) lo slogan andava inteso come un ammonimento verso la stupidità dei tre protagonisti che erano riusciti a farsi piantare in asso dalle loro compagne. Evidentemente non andò proprio così. I fanatici del paranormale, infatti, amplificarono lo slogan, che costituiva terreno fertile per le loro convinzioni in materia di energia-psichica, dandogli valenza scientifica, facendolo diffondere tra la società e rendendolo quasi immortale. Sfortunatamente per i fan delle facoltà superiori dell’intelletto umano, però, ci stiamo già godendo tutto il potenziale del nostro tessuto neuronale. Come afferma Lisa Collier Cool, una delle giornaliste più famose e informate sull’ argomento, le immagini ricavate dalle studio del cervello attraverso l’esame PET dimostrano che qualsiasi attività mentale complessa attiva diverse aree del cervello contemporaneamente. E’ quindi facile pensare a quale quantità di informazioni e processi il nostro cervello deve elaborare ogni giorno. Un’ altra prova del fatto che usiamo il cervello in ogni sua componente è data dagli ingenti danni che una qualsiasi disfunzione di una delle parti provoca a tutto il sistema. Andando avanti con l’articolo pubblicato dalla giornalista, al massimo possiamo costruire delle “riserve di cervello“. E’ stato infatti dimostrato che chi mantiene la mente allenata attraverso attività quali il teatro, il gioco degli scacchi o anche la semplice lettura del giornale, ha più probabilità di sfuggire o quantomeno ritardare a malattie neurodegenerative come l’ Alzheimer. Non potremo quindi piegare il metallo con la forza del pensiero, ma con un po’ d’attenzione, magari riusciremo a rimanere lucidi in vecchiaia.
Internet ci rende stupidi
FALSO. Di nuovo. Siamo spesso accusati di diventare, grazie a Internet, meno autosufficienti, riconducendo questa mancanza di autosufficienza a frasi tipo “Tanto lo cerco su Google” o “Ci arrivo col GPS, non serve che studi la strada sulla cartina”. Però non è esattamente così. Quello che facciamo in realtà è “zippare“, “comprimere” le informazioni che ci arrivano dall’esterno, immagazzinandole in meno spazio. Essenzialmente, facciamo ordine, cosa diametralmente opposta al diventare stupidi. Questo fenomeno si chiama memoria trasattiva (purtroppo esiste solo la pagina in inglese) e consiste nel non ricordare più il cosa ma il dove si è vista o appresa una determinata cosa. Per esempio, leggendo quest’ articolo, non ricorderai tutti i suoi dettagli; ricorderai piuttosto che l’hai letto su Tasc e così, con due click sarai di nuovo con l’articolo originale davanti agli occhi. Non è fantastico? Più cose in meno spazio: la nuova frontiera dell’apprendimento. Non stiamo diventando stupidi, piuttosto stiamo cambiando il modo in cui il nostro cervello interagisce con le informazioni che gli pervengono.
La musica classica trasforma i bambini in geni
FALSO. Si parla dell’effetto Mozart, le cui conseguenze sono esplose negli anni novanta in seguito agli studi compiuti da Gordon Shaw e Frances Rauscher dell’Università della California Irvine. I risultati preliminari di questo studio affermavano che l’ascolto di uno specifico brano composto da Mozart, la Sonata in RE maggiore per due pianoforti, avrebbe potuto incrementare le capacità di ragionamento spazio-temporale dei bambini. Bastò questo per generare l’ euforia di milioni di genitori che, pur di trasformare il loro bambino nel nuovo Einstein si abbandonarono all’acquisto di antologie e raccolte di brani dell’invece molto più evidente genio musicale austriaco. Donna Lerch e Thomas Anderson , infatti, che condussero studi paralleli a quelli di Shaw e Rauscher, scrivono che benchè la musica di Mozart sia esteticamente accessibile al pubblico, sono dimostrati solo temporanei e non straordinari incrementi delle capacità cognitive dei soggetti sottoposti all’esame. Il nostro cervello insomma non si lascia ingannare così facilmente da qualche scala o da un paio di accordi, per quanto magistralmente composti.
Conclusioni
Cosa capiamo da tutto ciò? Dobbiamo controllare le fonti e verificare la veridicità di quello che ci viene detto; solo così possiamo vivere in modo consapevole, utilizzando, non a caso, il cervello. Tutto, non solo il 10%!

Roberto Collorafi

Fonte: Tasc

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