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Peter Callesen, espressione della scultura con la carta

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La carta è il supporto per scrittura e lettura più usato del mondo. Ne siamo letteralmente invasi. Tuttavia, guardandone l’aspetto più giocoso e artistico, non andiamo mai oltre il classico aeroplanino (anche se sulla sua costruzione potremmo spendere molte parole) o la barchetta. Ma il potenziale dei nostri odiatissimi libri di scuola però è molto più alto e Peter Callesen, artista danese, è riuscito a esprimerlo.
Partiamo dalle parole dell’artista: “Trovo il foglio di carta in formato A4 interessante per lavorare, perché è probabilmente il mezzo più comune e consumato del nostro tempo, è il formato più usato per il trasporto dell’informazione di oggi. Con la rimozione di tutto il suo contenuto, partendo da zero e utilizzando la pagina bianca e vuota dell’A4 da 80 gsm come base per le mie creazioni, sento di aver trovato un materiale con il quale tutti siamo in grado di relazionarci, e al tempo stesso neutro e quindi facile da riempire con significati diversi. La carta sottile e bianca dà anche alle sculture di carta una fragilità che sottolinea il tema tragico e romantico delle opere.”
Il suo lavoro è molto semplice: Callesen fondamentalmente incide il foglio di carta, che può variare dall’ A4 di cui parlava prima fino a formati di 5 metri per 7, creando un ritaglio che, sapientemente piegato e sottoposto a un processo chiamato Trattamento Callesen, fa acquistare tridimensionalità alla carta trasformandola in scultura. La cosa veramente straordinaria di queste opere è il loro significato più profondo. Callesen infatti, è solito presentare le sue opere sopra il foglio di carta da cui ha ritagliato il materiale per la statua di carta, che costituisce quindi una sorta di negativo per la scultura. Il risultato sono uccelli che prendono il volo dalla carta, uomini che prendono vita da quello che sembra essere nient’altro che la loro ombra, architetture che si alzano da un disegno in 2D. La figura cerca dunque di uscire dal piano della superficie, le due entità si fondono in un’unica opera.
Esiste commento migliore per un’opera d’arte che l’opera stessa?

Roberto Collorafi

Fonte: Tasc

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