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Battistella, denominazione prosecco tarocco anche dall’Argentina

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Il caso. PROSECCO TAROCCO ‘MADE IN ARGENTINA’
BATTISTELLA: NOI PRODUTTORI SIAMO ARCISTUFI. ANCHE L’ARGENTINA CI ‘SCIPPA’ IL PROSECCO… INTERVENGA IL GOVERNO!
Portorose – Slovenia. “Noi produttori di vero Prosecco DOP siamo arcistufi. Quello scovato a Buenos Aires e’ solo l’ultimo caso, in ordine di tempo, di Prosecco ‘tarocco’! Dalla Battistella sono gia’ partite innumerevoli denunce: negli ultimi anni abbiamo, infatti, smascherato l’esistenza di ‘prosecco brasiliano’, ‘prosecco neozelandese’, ‘prosecco australiano’ (prodotto nella fantomatica Prosecco Road di Melbourne) e, in tutta sincerita’, siamo stanchi di dover ricorrere spesso ai media per sensibilizzare politici e opinione pubblica. Il Governo si faccia promotore, nelle sedi competenti, di iniziative chiare ed efficaci volte a tutelare la Denominazione Prosecco a livello extra UE e tutti gli operatori del Distretto enologico veneto-friulano’’.
Con queste parole Mirco Battistella, produttore ventisettenne veneto delle celebri bollicine treivigane, denuncia l’ennesima raccappricciante scoperta enologica dalla Slovenia, dove e’ presente come unico produttore itaiano invitato al prestigioso ‘Slovenian Wine Event’ kermesse enogastronomica organizzata dall’hotel Kempinski Palace: in Sudamerica viene commercializzato del Prosecco, con tanto di leone marciano come logo in etichetta, prodotto da uve coltivate nella campagna attorno alla citta’ argentina di Mendoza, localita’ confinante con il Cile.
‘’Anche l’Argentina ci scippa il Prosecco! Siamo arrabbiati e demoralizzati, mentre nell’azienda Battistella e in centinaia di altre piccole e grandi aziende italiane si produce del Prosecco DOP – vino a denominazione protetta tutelato dalla UE ndr – rispettoso di un rigido disciplinare, garanzia di qualita’ per il consumatore, in Agentina, come si legge anche nel sito http://blogdevinosyarte.blogspot.it/2009/08/ficha-de-cata-del-prosecus-espumoso-de.html viene prodotto un vino ‘metodo classico’ dal nome ‘Proseccus Vino Espumoso Prosecco’ che del vero Prosecco DOP ha davvero poco se non il nome e di certo non rispetto Disciplinare di produzione e viene prodotto da uve cresciute a 11.398 KM di distanza dal Distretto del DOP’’ continua Mirco Battistella.
“Da una parte ci troviamo costretti ad operare in un mercato nazionale e internazionale che valorizza bollicine sempre piu’ economiche, talvolta ‘veicolate’ con il nome prosecco, anche se in etichetta la magica parola Prosecco non e’ inserita: bensi’ si leggono ‘Glera’ o nomi di fantasia. Sitamo vivendo, infatti, un abbassamento costante dei prezzi, fenomeno allarmante e, negli ultimi 12 mesi, sempre piu’ frequente e tendente a dinamiche di dumping. Dall’altra l’attuale contesto normativo non e’ in grado di tutela, e quindi valorizzare, all’estero le peculiarita’ della Denominazione: il nome ‘Prosecco’ ad esempio.
‘’Sono decine di migliaia le bottiglie prodotte e commericliazzate ogni anno in Argentina, come si legge in alcui siti internet facilmente consultabili, e sembra che nessuno sia intervenuto, ad oggi.
La lotta all’odioso fenomeno dell’Italian sounding e’ tra i temi posti al centro dell’incontro che si è tenuto il 12 dicembre a Palazzo Chigi tra il presidente del Consiglio dei ministri, Mario Monti, il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Mario Catania, e i rappresentanti delle maggiori organizzazioni della filiera agroalimentare nazionale: Sergio Marini, presidente di Coldiretti, Mario Guidi, presidente di Confagricoltura, Giuseppe Politi, presidente della Confederazione Italiana Agricoltori, Franco Verrascina, presidente di Copagri, Maurizio Gardini, presidente dell’Alleanza delle Cooperative Italiane – settore Agroalimentare, e Filippo Ferrua Magliani, presidente di Federalimentare. Cosa pensa di fare l’Esecutivo per tutelare noi, veri produttori di Prosecco DOP?’’ incalza Battistella in una nota pubblicata anche su http://www.proseccobattistella.com.
L’italian sounding “scippa” al nostro paese 50 miliardi, con due prodotti alimentari su tre venduti all’estero che di italiano hanno soltanto il nome – ricorda Coldiretti qualche settimana fa. La “pirateria agroalimentare” nel mondo utilizza infatti impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che richiamano al nostro Paese per alimenti che non hanno nulla a che fare con la realtà produttiva nazionale.

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