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“Vintage. L’irresistibile fascino del vissuto”, mostra della Fondazione Museo del Tessuto di Prato

Photo-Alessandro-Poggi-2VINTAGE L’IRRESISTIBILE FASCINO DEL VISSUTO
Museo Del Tessuto Di Prato
7 dicembre 2012 / 30 maggio 2013
Un originale viaggio nella storia e nell’evoluzione della più attuale tendenza della moda contemporanea e allo stesso tempo un omaggio al potere evocativo dello stile di ieri.
Questa l’idea innovativa di “Vintage. L’irresistibile fascino del vissuto” mostra organizzata dalla Fondazione Museo del Tessuto di Prato (Camera di Commercio di Prato, Comune di Prato, Provincia di Prato) in collaborazione con Cassa di Risparmio di Prato, SAPERI srl e Banca Popolare di Vicenza, dedicata al tema del Fashion Vintage che verrà inaugurata venerdì 7 dicembre 2012.
L’iniziativa è stata realizzata in collaborazione con ANGELO Vintage Archive e con la sinergia della Vice Presidenza di ACTE Italia (Associazione delle Città Tessili Europee); essa ha inoltre incontrato l’interesse della Regione Toscana che sta valutando le possibili forme di collaborazione.
La mostra intende raccontare per la prima volta come la pratica dell’usato, fortemente radicata nell’ambito della storia dell’abbigliamento e del  tessuto, sia stata capace nel tempo di caricare i concetti di vissuto e second hand di un irresistibile fascino generando un vero e proprio fenomeno di costume.
Attraverso un percorso tematico sostenuto da precisi riferimenti cronologici, il progetto non intende limitarsi ad una semplice esposizione di abiti e accessori accomunati dall’appartenere al passato della moda, ma cerca di rintracciare origini, sviluppi e motivazioni che hanno fatto del vintage un elemento quasi indispensabile nella progettazione contemporanea della moda e del tessuto.
Il piano espositivo di “Vintage. L’irresistibile fascino del vissuto” si articola in quattro differenti sezioni con oltre 100 capi d’abbigliamento e tessuti esposti, occupando sia parte del suggestivo ambiente della Sala Storica che le ampie sale del primo piano del Museo, per un totale di circa 800 metri quadri di esposizione.
Dai particolari costumi antichi e dai preziosi manufatti tessili che raccontano della prassi di riadattare capi e tessuti per dare loro nuova vita e diversa funzione, al ruolo centrale di Prato nell’ambito del riuso della fibra e nella raccolta di enormi quantità di capi usati provenienti da tutto il mondo. Jeans d’annata, capi militari e oggetti curiosi emersi dalla cernita ispirano suggestioni di un vero magazzino pratese dell’usato supportati da documenti video e da contenuti multimediali.
Filmati d’archivio e interviste a protagonisti come Giovanni Masi, figura pioneristica che già dagli anni Settanta contribuì ad imporre su scala nazionale i magazzini dell’usato di Prato e entusiasta promotore di progetti ed eventi sul territorio legati al tema del vintage come quella presentata oggi.
E ancora, dalle “divise” second hand – simbolo dei movimenti giovanili e di protesta – dal denim usurato e dalle uniformi personalizzate, dagli abiti folk e dai completi hippie carichi di valori culturali al crescente interesse che diventa passione per alcuni pionieri del settore, dando vita – al fianco di notevoli raccolte private – a vere e proprie collezioni vintage.
L’attenzione sempre più evidente per il glamour, la qualità e il potere evocativo di capi e accessori del passato da parte del mercato e dei media spinge quindi le grandi maison a valorizzare il proprio patrimonio di stile costituendo, quando possibile, dettagliati archivi d’azienda e parallelamente proponendo sul mercato riedizioni e nuove interpretazioni di pezzi icona che hanno reso celebre la storia delle maison stesse.
Questa incredibile passeggiata nell’evoluzione dello stile vintage e dei valori ad esso associati nel tempo è stata possibile grazie alla collaborazione con A.N.G.E.L.O. Vintage Archive, uno degli archivi vintage italiani più rilevanti e documentati, e alla disponibilità di prestigiose case di moda come Gucci, Salvatore Ferragamo, Pucci e Max Mara e dell’Archivio Osti.
In occasione dell’apertura della mostra sarà inoltre disponibile il catalogo “Vintage. L’irresistibile fascino del vissuto” che il Museo del Tessuto ha realizzato in collaborazione con la casa editrice Silvana Editoriale.
Oltre ad una selezione fotografica dei capi e degli oggetti presenti in mostra, il volume presenta un corpus di contributi che ne sviluppano i contenuti ampliando chiavi di lettura ed interpretazioni, curati da importanti studiosi di storia del costume e della moda, giornalisti del settore, studiosi del tessuto, esperti di moda contemporanea e sociologi tra cui Vanni Codeluppi, Eva Desiderio, Aurora Fiorentini, Maria Luisa Frisa, Enrica Morini e Roberta Orsi Landini.
La mostra “Vintage. L’irresistibile fascino del vissuto” è il primo grande appuntamento di un calendario triennale che il Museo del Tessuto ha in programma per il futuro, realizzato anche grazie al contributo annuo del Ministero dei beni Culturali alla luce del recente inserimento della Fondazione Museo del Tessuto di Prato nella tabella delle istituzioni culturali per il triennio 2012-2014.
Questo riconoscimento è un’ulteriore conferma del prestigio a livello nazionale che la Fondazione attraverso la propria programmazione culturale ha raggiunto nel suo primo decennio di vita.
Vintage. L’irresistibile fascino del vissuto sarà accompagnata da un ricco calendario di eventi a tema vintage realizzato in collaborazione con il Comune di Prato, che da dicembre a maggio del prossimo anno, coinvolgeranno visitatori ed appassionati così come esperti del settore e della comunicazione di moda come bloggers e social network.
Il programma dettagliato delle manifestazioni sarà presentato in prossimità dell’inaugurazione dell’evento.
Piano espositivo della mostra
Sezione 1
La pratica dell’usato nella storia del costume
Diffusa sin da secoli passati, la pratica del riadattamento di tessuti e capi d’abbigliamento a nuovi usi è arrivata più o meno intatta fino ai nostri giorni. Le tracce rimaste sui reperti in forme incancellabili diventano segni di un vissuto che racconta come un oggetto è sopravissuto fino ad oggi: cuciture, rammendi, presenza in un abito di  stoffe di cronologie diverse, tagli impropri, adattamenti di bordure e ricami antichi in confezioni moderne. Segni del vissuto che raccontano gli infiniti percorsi che hanno permesso ad un oggetto di sopravvivere fino al nostro tempo.
Sezione 2
Il caso Prato
Dalla metà dell’Ottocento, grazie all’invenzione della macchina stracciatrice, prende vita il concetto di riutilizzo della materia prima. La ‘lana rigenerata’ diventa il simbolo del distretto industriale di Prato che, per oltre 150 anni, diventa il polo di attrazione degli abiti usati di tutto il mondo.  Questa centenaria tradizione ha permesso a Prato di diventare uno dei principali centri di approvvigionamento di capi e tessuti usati,  stimolando le aziende pratesi a sviluppare una particolare sensibilità e consapevolezza nella gestione di questi materiali. Grazie ad una nuova consapevolezza nella gestione del second hand dagli anni Sessanta Prato rappresenta una realtà nazionale tra le più attive nell’offerta di usato che, opportunamente selezionato, confluisce in magazzini e negozi specializzati.
Sezione 3
Dall’usato al Vintage: questione di stile
L’usato veste giovane: le “divise” della protesta 
Il second hand ha dato voce e immagine a fenomeni di costume che sono testimonianze di trasformazioni sociali e culturali profonde. Gli eccessi della moda hanno incarnato nuove ideologie e segnato un momento di rottura con gli schemi del passato e della tradizione. Un recupero consapevole dell’abbigliamento, con la possibilità di personalizzare i capi e rifuggire le tendenze imposte dalla moda ha incoraggiato e sostenuto lo sviluppo di un mercato parallelo destinato ad uno specifico target di riferimento che ha permesso l’affermarsi sia dei grandi mercatini dell’usato che dei primi negozi specializzati in vintage fashion. La forza di questo fenomeno popolare che si esprime attraverso linguaggi diversi viene recepita, negli anni Settanta, da grandi couturier che, non solo creano linee d’abbigliamento più vicine al pubblico giovane ma anche collezioni di Alta Moda che esprimono le principali tendenze della “moda di strada” con la conseguente ma indiretta nobilitazione dei riferimenti provenienti dal mondo dell’usato.
Il fascino del passato ispira la grande moda
Questa consapevolezza è diventata tendenza: si diffonde il desiderio di collezionare il vintage e si consolidano raccolte che diventano veri e propri archivi messi a disposizione di fashion designer e operatori del settore tessile per  studio ed ispirazione . I grandi brand della moda trovano nell’universo del “vissuto” lo stimolo di una ricerca creativa che muove dal passato recente per riappropriarsi del proprio bagaglio produttivo. In questo senso, il patrimonio degli archivi privati e d’impresa, oltre a rappresentare una preziosissima riserva di spunti creativi, diventa un riferimento che qualifica enormemente il prodotto–moda, rendendo sempre più frequenti i casi di riedizione e restyling di modelli storici di successo. Si affermano in questa direzione anche nuove interpretazioni dell’immagine vintage seguita con successo da alcune dei più originali creatori di moda contemporanea che applicano ai capi un proprio codice di riconoscimento: abiti usati decostruiti, ricomposti e trattati per renderli unici, inimitabili nella loro imperfezione.
La celebrazione del vintage: il fenomeno mediatico
Il fascino e la curiosità esercitati dall’allure del passato influenzano anche le scelte d’immagine e di stile di numerose celebrities del cinema e della musica, che grazie alla cassa di risonanza dei media contribuiscono alla diffusione del fenomeno. In tempi recenti, l’attenzione posta dagli stilisti verso citazioni e riprese dal passato ha sensibilizzato il gusto del target più giovane e allo stesso tempo ha contribuito a stimolare l’interesse verso la ricerca di un abbigliamento e uno stile che mescoli, in modo personalizzato, oggetti d’annata con abiti contemporanei. Il fascino del pezzo originale e il prezzo dei capi sono fattori che hanno incentivato ulteriormente il consumo di vintage fashion.
Sezione 4
Imitare il tempo: fascino del “vissuto” e degradi ”ad arte”
La sezione illustra le tecniche con cui la moda e il design tessile riescono a riprodurre, attraverso nuovi processi e materiali, gli effetti generati dal naturale degrado dei capi e delle stoffe. L’abbigliamento vintage esercita un fascino potente grazie al vissuto che manifesta attraverso i segni di degrado: tagli, macchie, scuciture, scoloriture, elementi che solo il tempo riesce a somministrare e tuttavia riproducibili nei rapidi processi dell’industria di oggi. La storia del costume ci consegna casi esemplificativi in cui l’usura, opportunamente interpretata nei capi e nelle stoffe di pregio diventa un segno di distinzione sociale, come nelle vesti frappate e nei tessuti stratagliati del Cinquecento. Lavaggi e maltinture sono le sperimentazioni protagoniste degli anni Settanta: la ricerca di una nuova artigianalità fuori dagli schemi della moda convenzionale, ispirata ad un gusto lontano e folk, fonde il mito americano del jeans e la passione per l’Oriente.  Da qui la messa a punto di trattamenti divenuti ormai parte della storia del processo tessile (bleaching, stonewashed, marmorizzo, sabbiatura, laser) che dal denim passano all’abbigliamento casual per contaminare infine anche quello più classico, ad esempio con i recenti lavaggi della seta e della lana.  Gli anni Novanta segnano un nuovo passaggio critico rispetto al materialismo e consumismo della moda e l’attenzione si sposta nuovamente sull’usato nell’ottica del recupero di un’immagine dal sapore artigianale. L’immagine vintage, nell’abbigliamento e negli accessori, è ormai qualcosa che il consumatore contemporaneo conosce e distingue, tanto da sollecitare i brand dell’abbigliamento casual a sviluppare apposite collezioni che impiegano trattamenti d’invecchiamento e usura.

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