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Intervista di Sara Izzi a Sonia Patrizia Catena

Sonia Patrizia CatenaInaugura oggi, nella bellissima cornice della Galleria L’Acanto a Milano, la mostra itinerante Ri-definire il gioiello, nata nel 2010 con l’obiettivo di valorizzare e diffondere una nuova estetica del gioiello contemporaneo. Artigianato, riciclo dei materiali e design, alla base delle preziose creazioni dei tanti artisti selezionati da una giuria esperta e coinvolti in un processo creativo a metà strada tra innovazione e sostenibilità. Ideatrice del progetto, Sonia Patrizia Catena, critico e curatore alla quale ha rivolto alcune domande:

S.I.: Da dove nasce l’idea della mostra e cosa l’ ha ispirata?

S.P.C.: Il progetto  nasce nel 2010, anche se in verità l’idea era in fase germinale già nel 2007, quando mi laureai all’Università di Bologna con una tesi sul gioiello d’artista contemporaneo ed il suo sconfinamento in operazioni artistiche. Quando nel 2010 Circuiti Dinamici (la galleria per cui collaboro) mi chiese di proporre un progetto sul design, mi venne in mente il progetto: Ri-definire il Gioiello. Volevo dimostrare come i materiali di scarto, riciclo, alternativi, avevano un potenziale da esprimere, potevano portare a soluzioni nuove riguardo a forme e stili, diventando oggetti preziosi e di tendenza.

S.I.: Come sono stati selezionati gli artisti che esporranno le loro creazioni?

S.P.C.: Gli artisti sono stati selezionati da esperti del settore artistico e del settore orafo, che hanno valutato la bontà del progetto presentato e la giusta attinenza al tema del bando di concorso indetto all’inizio dell’anno. La creatività e l’idea sono stati sicuramente due principi importanti, al di là dei classici parametri standard come funzionalità, indossabilità, comfort, vendibilità (elementi presi solitamente in considerazione nelle aziende orafe). L’importante era che non presentassero oggetti in oro e argento, completamente “banditi” ed elemento di esclusione.

S.I.: Quali materiali sono stati impiegati per la realizzazione dei gioielli?

S.P.C.: Veramente tanti! Carta, rame, supporti elettrici in ceramica degli anni ’60, legno, garze, murrine, smalti, tessere musive, acetato, anelli delle flebo ospedaliere, stoffe, filo da pesca, plastica, passamaneria, gesso, cuoio, porcellana, argilla, polymer, banana, riso, cotone, resina, alluminio, fili del telefono, ottone, vetro, bottoni, circuiti elettrici e vecchi elementi del computer. Insomma, la creatività non ha confini!

S.I.: Riciclo, recupero dei materiali e design, pensa possa essere questo il futuro degli accessori moda?

S.P.C.: Sicuramente è una strada da intraprendere oggi, è una via alternativa e a basso impatto  ambientale. Ѐ possibile dare una nuova vita ai rifiuti semplicemente riciclandoli, grazie soprattutto alle idee creative. Queste sono fondamentali per il think different. L’eco design permette un abbattimento dei costi, un ritorno alla manifattura artigianale italiana e paradossalmente un ritorno VERO al Made in Italy. Il valore aggiunto lo fa la ricerca, l’idea.

S.I.: A che tipo di pubblico è rivolta la mostra?

S.P.C.: La mostra è rivolta a tutti gli appassionati del mondo del gioiello, del design, dell’arte e della moda. Tutte categorie che possono abbracciare oggi l’idea di riciclo e di sostenibilità economica. Altresì a collezionisti che vogliono investire sul futuro e su oggetti preziosi per la loro progettualità intrinseca. Il mio invito è rivolto anche ai redazionali e ai giornalisti perché sono voce di questa nuova via alternativa, ma possibile.

S.I.: La crisi economica internazionale ha influito sul settore? Quali sono le prospettive per il 2013?

S.P.C.: La crisi ha influito su molti settori, non ultimo quello orafo per l’aumento del prezzo dell’oro. Bisognerebbe investire sulla creatività, la ricerca e su soluzioni innovative. La via giusta da intraprendere è un’economia sostenibile, che rivitalizzi l’artigianato, la manualità, diffondendo un nuovo stile di vita sulla base anche di principi ambientali e sociali, non solo di profitto. All’università mi dicevano che bisognava inventarsi il lavoro. Ai tempi non capivo, oggi penso che sia l’unica soluzione ed quello che sto cercando di fare insieme a tante altre persone che hanno riformulato la propria vita secondo prospettive diverse.

S.I.: Visto il successo riscosso dall’iniziativa, sta già pensando alla prossima edizione, e se sì, quali sorprese dobbiamo aspettarci?

S.P.C.: Il progetto è nato nel 2010, nel 2011 le prime mostre, nel 2012 ha avuto – con nostra grande soddisfazione – il Patrocinio del Comune di Milano e del Consiglio di Zona 5. Stiamo già in fermento per il prossimo anno. Ho intenzione di coinvolgere altre realtà e altre personalità nell’ambito della giuria, per garantire sempre più qualità e diffusione. Stiamo inoltre formulando la possibilità di dar ancora maggior visibilità ai designer. Abbiamo intenzione di creare delle partnership con scuole del design e di oreficeria sia nazionali che internazionali. Insomma le idee sono tante e stiamo sistematizzando il tutto per ripartire da subito con un nuovo bando, per cui continuate a seguirci.

S.I.: Prima di lasciarci, le chiediamo un saluto speciale per i lettori, rinnovando l’ invito a visitare la mostra.

S.P.C.: Un saluto eco-friendly a tutti i lettori, con  la speranza di potervi conoscere e incontrare all’inaugurazione alla Galleria L’Acanto per far parte insieme a noi di questo circuito dinamico. Non vi resta che meravigliarvi e scoprire una nuova creatività.

(Intervista di Sara Izzi)

Fonte: VM-Mag

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