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Rock Hudson

Rock Hudson

Rock Hudson, alias di Roy Harold Scherer Jr, poi Fitzgerald in quanto adottato dal secondo marito della madre, nasce il 17 Novembre 1925 a Winnetka nello stato dell’Illinois. I genitori si separano nel 1933, esperienza da cui viene tramortito sul pino scolastico, complice di una lieve forma di dislessia.
Dotato di un naturale sex-appeal, molto alto e dal fisico prestante, ben presto si rende conto di essere affine all’arte drammatica, ma prima di approdare ad Hollywood, si cimenta con una serie di lavori saltuari di minore rilevanza artistica. E’ l’agente Henry Wilson il primo ad osservare le sue doti vigorose che lo inducono a proporre un provino, il medesimo che crea la sua immagine cinematografica successivamente conosciuta da tutto il mondo. Il debutto con il nome d’arte è eclatante sul dramma bellico ‘Falchi in picchiata’, dal quale evince subito il fascino carismatico artefice della sua carriera di sex symbol, vera icona del mondo femminile e non. Secondo le fonti ufficiale il nome scelto dallo stesso Wilson deriva dall’unione del fiume Hudson, che attraversa New York, e le Montagne Rocciose o la Rocca di Gibilterra, mentre dalla biografia ufficiale dell’attore, pubblicata solo dopo la sua morte, si scopre che entrambi gli appellativi derivano da una scelta casuale estratti da un elenco telefonico durante un part gay.
Nonostante le prime battute distorte, tra la fine degli anni cinquanta e l’inizio degli anni sessanta egli palesa una insospettata verve melodrammatica dimostrando di aver raggiunto buone doti di interpretazione. Durante questo periodo colleziona numerosi successi cinematografici di grande risonanza per la sua professione artistica.
Ma durante gli anni del successo, a cavallo dei ’50, nonostante il progresso e la liberazione da alcuni tabù storici, lo Star System e Hollywood vigilano accuratamente sulla vita pubblica e privata delle celebrità al fine di renderla sacrosanta e illibata agli occhi dell’opinione pubblica, ancorata a vecchi pregiudizi molto scomodi. A prova di siffatto condizionamento, il giovane attore nasconde la sua vera identità sessuale, ignorando l’idea di poter rivelare la propria omosessualità, in vista di un percorso in ascesa quale talento indiscusso di un impeccabile mondo eterosessuale, tale da rafforzare l’operazione di marketing programmata intorno al suo nome. Intorno al 1955 alcuni giornali scandalistici tentano di approfondire l’argomento, toccando il tasto dell’omosessualità e dei gusti sessuali della star hollywoodiana. Nel 1955 infatti la rivista scandalistica Confidential tenta di smascherare l’immagine casta del super attore, adone del donne americane, con un articolo mozzafiato nel quale si evince la rivelazione sulle diverse preferenze dell’attore, ma la Universal Pictures, per la quale Hudson ha firmato un contratto di collaborazione, compra il silenzio stampa mediante l’ausilio di una cifra pari a $10,000.00 per evitare lo scandalo e la fine della prestigiosa carriera. Nel 1956 riceve infatti l’Oscar quale migliore attore protagonista per il film ‘Il Gigante’ mentre due anni più tardi la rivista Look lo nomina “Star cinematografica dell’anno”.
Lo Star System di Hollywood evita la tragedia conclamando la sua carriera e l’importanza della sua immagine in quanto insignito come uno dei personaggi più celebri e più amati di quel periodo.
Durante il trascorrere degli anni Rock Hudson colleziona film, successi e pettegolezzi, infatti il suo celibato inizia a far trapelare illazioni tediose, ragion per cui l’agente storico fautore del suo successo organizza il matrimonio con la sua segretaria Phyllis Gates allo scopo di porre fine alle dicerie divulgate sulla sua vita privata. Il matrimonio dura solo tre anni.
Ma la vita del celebre attore nasconde una cruda verità, una sindrome segreta che porta un marchio indelebile prerogativa di una realtà scomoda chiamata omosessualità vituperata dalla società del benessere.
A New York tutta la comunità gay conosce la sua vera identità sessuale e la montatura costruita intorno per salvaguardare la sua carriera cinematografica.
Scrive Elliott Tiber, scenografo e scrittore statunitense, su ‘Talking Woodstock’: “Una notte, feci un salto a un party in un grande appartamento dell’Upper East Side. Appena arrivato, notai un gruppo di uomini stretti in cerchio, tutti concentrati a osservare qualcosa al centro della stanza. Ridevano, si muovevano in maniera scomposta, applaudivano quello che accadeva lì in mezzo a loro. Quando alla fine riuscii a farmi spazio nella folla, vidi Rock Hudson steso sul pavimento a gambe all’aria, nudo e in stato di semi incoscienza. Wow! Eccolo lì, Rock Hudson, un mito di Hollywood, sdraiato sul parquet, oggetto di scherno. Le sue bellissime fattezze erano deturpate dal troppo alcol e droghe. Era il ritratto della vulnerabilità: la sua bocca socchiusa in una smorfia, i capelli bagnati e tirati da un lato. Giaceva supino, esposto al pubblico ludibrio. Cinque o sei ragazzi si erano messi in fila e facevano a turno per slattargli addosso e scoparselo. E giù applausi e fischi di disapprovazione. Hudson era ridotto a un pezzo di carne, a qualcosa che la gente poteva usare per poi vantarsene nelle occasioni in cui si vuole esaltare il proprio ego. Mi girai dall’altra parte e me ne andai. Non era il sesso che mi infastidiva, bensì l’assoluta disumanizzazione di quell’uomo che forse, per un momento, aveva creduto di poter essere se stesso senza paura”. (tuttouomini.it)
Il 5 Giugno 1984, in seguito a una visita medica, egli scopre di essere affetto dal virus dell’HIV. La notizia sconvolge la tranquillità dell’artista, il quale spaventato a morte in vista di repentini cambiamenti fisici denuncia spossatezza, perdita di peso, dieta eccessiva, anemia, anoressia nervosa, poi successivamente annuncia un cancro al fegato, fino a confermare la notizia della sua malattia, conclamata nell’AIDS. Sin da subito le condizioni fisiche subiscono dei cambiamenti e durante le riprese accusa perdita di memoria, dimenticando le battute di scena, in quel periodo impegnato sul set di Dynasty, e costretto a leggere le didascalie scritte qui e là ovunque per facilitarne la lettura. Le condizioni di salute non sono delle migliori. In gran segreto affronta diversi viaggi verso Parigi in cerca di una cura miracolosa, ma nulla è possibile per sconfiggere il morbo più atroce del ventesimo secolo. Devastato dalla serietà della sua condizione, in preda al panico e impaurito, comunica mediante ufficio stampa la notizia della diagnosi. Il reparto dell’ospedale si svuota immediatamente per timore di un eventuale contagio, le compagnie aeree dinegano il rientro a scopo preventivo costringendo l’attore a prenotare un intero volo per poter tornare in America. Il suo compagno Marc Christian viene a conoscenza del suo stato di salute solo dopo siffatta conferma, tenuto all’oscuro per timore pur continuando ad avere con lui rapporti intimi.
Intorno si crea il vuoto. Gli amici di sempre si allontanano repentinamente. Prima fu Linda Evans, terrorizzata da contagio per averlo baciato a fior di labbra sul set della soap opera, ma dalle analisi si riscontra essere in perfette condizioni. La solitudine viene spezzata solo dalle uniche amiche rimaste vicine, Elizabeth Taylor e Dori Day. Elizabeth Taylor da sempre conosce la sessualità segreta di Rock Hudson e la rispetta. Uniche ad alleviare gli ultimi anni della sua vita cercando di spronarlo al dialogo pur di farlo sentire amato.
Anche il Presidente degli Stati Uniti d’America, Ronald Reagan, caro amico della star si commuove dinnanzi alla malattia e cambia atteggiamento nei confronti della sua politica sanitaria sull’AIDS. Elisabeth Taylor è prima a lanciarsi con attività promotrici e campagne di sensibilizzazione verso i malati di HIV/AIDS.
Nuovamente Elliott Tiber scrive sul suo libro quasi testamentario: “Eravamo tutti dei Rock Hudson, archetipo dell’uomo gay per trent’anni, che visse la grande bugia su scala planetaria: di giorno attore donnaiolo e osannato dalle folle dietro cui si celava, di notte un omosessuale e, soprattutto, un uomo terrorizzato. E come noi, aveva bisogno di tutte le droghe e gli alcolici che riuscisse a ingurgitare per sfuggire alle sue identità inconciliabili, in guerra aperta dentro di lui. Alla fine morì di quel male tipico dei gay, che io chiamo auto-rigetto, altri invece AIDS”. (tuttouomini.it)
Rock Hudson, ritratto come un uomo genuino, semplice, acqua e sapone, dal temperamento buono e generoso; un attore di gran fascino e carisma, mai avvezzo ai lussi e vizi del divismo, sopraffatto da una terribile aberrazione della natura; la sua scomparsa una lacuna incommensurabile poiché fortemente amato dal suo pubblico. Il 2 Ottobre 1985 il celebre attore americano muore per cancro alle ghiandole linfatiche, il corpo viene cremato e le sue ceneri disperse sull’oceano.

Marius Creati

“A fronte di quanto scritto, un caloroso invito a voler perseguire senza inibizioni le proprie velleità sessuali, ma con una sentita oculatezza scegliendo doverosamente di indossare il condom durante i rapporti, specie quelli propriamente a rischio poiché derivati da incontri fortuiti”.

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