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Gatti, alcune curiosità sui nostri felini vicini di casa

Capire il linguaggio dei gatti e comprendere fino in fondo la loro personalità, può essere una sfida affascinante soprattutto per chi ha sempre voluto un gatto ma è frenato dalla paura di non riuscire a gestirlo, a causa delle molte dicerie che circolano riguardo al loro carattere difficile. Saper cogliere segnali di stress, aggressività o di semplice voglia di giocare dei gatti, vi farà abbandonare ogni tipo di remora nei loro confronti.
Qualche curiosità…
Il miagolio
Sapevate che i gatti riescono ad alterare la loro voce per stimolare nell’uomo la risposta che desiderano? Questo stratagemma subliminale viene utilizzato da tutti i gatti e, in particolare, da quelli che vivono in famiglia ed instaurano un rapporto molto stretto con gli uomini. Quelli che vivono in famiglie molto numerose o con persone diverse, preferiscono, invece, non sprecare le proprie doti con umani non sufficientemente addestrati, perché non sono in grado di capirli. In questi casi, il “lamento standard” è considerato molto più efficace.
Le fusa
Quel suono gutturale che emettono con la bocca chiusa, è un segnale che utilizzano per comunicare qualcosa di particolare (ad esempio il cucciolo lo emette quando viene allattato dalla madre per farle capire che tutto procede per il meglio) oppure quando vogliono dimostrare all’uomo che gli vogliono bene. I gatti, però, emettono le fusa anche quando stanno male o sono feriti, sempre per mandare un messaggio, in questo caso di aiuto. In generale, un suono sempre diverso ed irregolare è indice di felicità, mentre un suono molto prolungato e sempre identico a se stesso significa che, probabilmente, qualcosa non va. Sapevate che accarezzare un gatto mentre fa le fusa fa abbassare il vostro ritmo cardiaco e, grazie al rilascio di endorfine, diminuire lo stress?
Caccia al topo
Ai gatti piace cacciare i topi, non tanto per il gusto della loro carne (che non li fa assolutamente impazzire come quella del pesce), ma perché a loro piace giocare; uccidere un topo non è lo scopo principale, quello che interessa ai gatti è inseguirli e catturarli perché hanno psicologicamente bisogno di sentirsi trionfatori. Per i felini la caccia è puro divertimento, ogni volta che inseguono una preda elaborano una strategia diversa e, soprattutto, sono in grado di azzannare un topo nel punto esatto per ucciderlo all’istante: è stato calcolato che il loro morso gli lascia una possibilità di scampo su un milione!
La casa
Molti di voi pensano ancora che i gatti si affezionino alla casa in cui vivono e non alle persone. Non è vero! I gatti, se vengono trattati bene e rispettati, si affezioniamo tantissimo agli uomini e lo dimostrano in molti modi. Quello che vogliono è l’instaurazione di un rapporto alla pari, senza sentirsi prigionieri di nessuno. Vi assicuro che non è facile diventare amici di un gatto perché essi sono molto timidi e diffidenti, ma se riuscirete a conquistarne uno, scoprirete che saprà ricambiarvi come nessun altro animale sa fare.
Allergie

Chi di voi crede di essere allergico “al pelo dei gatti”, in realtà, è allergico ad una proteina prodotta dalla loro saliva (Fel D1) che, asciugandosi sul pelo quando si leccano, si trasforma in microparticelle bianche che, se aspirate, possono causare allergia. La razza del gatto qui sopra (siberiano) è stata definita ipoallergenica, perché è l’unica che produce questa proteina a livelli nettamente inferiori alla media, in modo tale ridurre notevolmente i sintomi allergici. Non dimenticate, inoltre, che anche i gatti sono allergici a molte cose, come ad esempio i pollini, gli alimenti, gli antiparassitari, la saliva delle pulci (iniettata dal parassita al momento della puntura per non far coagulare il sangue) e, talvolta, anche alcuni profumi, creme o saponi che utilizzamo sulla nostra pelle e sui capelli potrebbero causar loro allergie.
Mania di altezza
Avete mai provato ad immaginare cosa vuol dire vedere il mondo dall’altezza di un gatto? Vi assicuro che non è facile avere una visuale completa da così vicino a terra! Per questo motivo, sia in casa che fuori, cercano di raggiungere luoghi sempre più alti; nel primo caso, per cercare di arrivare al nostro sguardo, stare al nostro pari e farsi notare, fuori, invece, per esplorare il territorio circostante e controllare se vi sono altri gatti che vogliono invadere la loro zona. Ecco il motivo per cui li vediamo spesso su tavoli, mensole, tetti ed alberi. Questa mania di altezza, in generale, la hanno principalmente i maschi.
Da dove provengono
I gatti esistono da milioni di anni, addirittura da prima che esistessero i cani, ma all’inizio non erano addomesticati; pare, infatti, che i loro primi veri antenati siano stati il Gatto di Martelli ed il Gatto di Pallas: il primo si è estinto, mentre dal secondo discendono tutti i gatti.
Pare, inoltre, che la coabitazione dei gatti con gli uomini sia cominciata con il diffondersi dell’agricoltura; il grano raccolto ed immagazzinato dagli uomini attirava i topi che, a loro volta, attiravano i gatti, loro predatori naturali.
Da quel momento, iniziarono a stare a contatto con l’uomo sempre più spesso, instaurando, il più delle volte, un buon rapporto nei secoli; pensate che alcuni gatti sono stati, addirittura, ritrovati mummificati, perché gli Egiziani li consideravano esseri divini: la Dea della fertilità e dell’amore materno (Bastet) aveva le loro sembianze! I gatti piacevano molto anche ai Greci, che li rubavano agli Egizi per portarli nelle loro case come animali da compagnia; agli antichi Romani, che ne hanno permesso la diffusione in tutta l’Europa; al popolo islamico, che li ama ancora oggi al punto da lasciarli camminare liberamente nelle moschee (a tutti gli altri animali non è permesso!) ed ai popoli asiatici, che li considerano portatori di fortuna. Scrittori, musicisti e poeti hanno dedicato loro, inoltre, interi libri, poesie, racconti e canzoni.
Durante il Medioevo, invece, vennero considerati animali diabolici e, per tale motivo, bruciati insieme alle streghe. Ciò perché, a causa della loro difficoltà a vedere con la luce, uscivano la notte e, soprattutto i gatti di colore nero, diventavano praticamente invisibili al buio, facendo imbizzarrire i cavalli e cadere i cavalieri. Questa ignobile pratica, peraltro, causò il proliferare dei topi che, di conseguenza, portarono la peste.
Dal Rinascimento in poi, i gatti riguadagnarono to la stima degli uomini che li vollero nuovamente come animali da compagnia (soprattutto le ricche famiglie di città) o comunque per cacciare i topi dalle case dei contadini, fino ad arrivare all’Ottocento, secolo in cui la concezione del gatto, non solo fu completamente riabilitata, ma si spinse così in alto che nel 1871, a Londra, fu organizzata la prima mostra felina.
Riflessioni
Purtroppo si sentono spesso molti luoghi comuni sui gatti che li dipingono come opportunisti, infedeli, dispettosi e lunatici, ma la verità è che sono timidi, riflessivi, giocherelloni e affettuosi.
Il loro affetto, ovviamente, non lo possono dimostrare a parole e neanche in modo esuberante come fanno i cani, perché non è nella loro indole di felini, ma se imparerete ad osservarli attentamente e ad interpretare ogni loro mossa, sguardo o miagolio capirete che possono comunicarci molto di più di quello che è in grado di fare qualsiasi altro animale.
Vi consiglio vivamente di leggere il libro “Io sono un gatto” di Natsume Soseki, uno scrittore giapponese degli inizi del Novecento, il cui protagonista è appunto un gatto, che racconta le sue vicissitudini ed il suo rapporto con gli altri gatti e con gli umani. Nonostante io non condivida la sua estrema difesa della “superiorità” dei gatti sugli uomini, penso che i suoi monologhi, come ad esempio quelli sotto riportati, siano un ottimo spunto di riflessione.
“A chi ci osservi dall’esterno noi gatti sembriamo tutti uguali, indifferenziati sia nella forma che nella sostanza, privi di una personalità individuale, ma chi entrasse nel nostro mondo constaterebbe che è molto complesso, che vi si può applicare alla lettera il detto umano “dieci individui, dieci caratteri”. Occhi, naso, pelo, zampe… siamo uno diverso dall’altro in tutto. Dalla piega dei baffi al modo di drizzare le orecchie o di muovere la coda, non ci sono due gatti simili. Uno è bello, l’altro è brutto, a uno piace una cosa, a un altro un’altra; c’è il gatto elegante e quello volgare, le variazioni sono infinite, lo si può affermare con certezza. Ciononostante gli esseri umani, i cui occhi sono voltati verso il cielo con il pretesto di elevare lo spirito, disgraziatamente non riescono a distinguerci l’uno dall’altro nemmeno nelle più evidenti caratteristiche, figuriamoci nel carattere.”
“Non è necessario spiegare qui il significato che attribuisco all’espressione “come al solito”, diciamo che grosso modo equivale a “molto spesso” elevato alla seconda potenza. Una cosa che si è fatta una volta, la si vuole fare una seconda, e poi una terza. La curiosità non è un attributo solamente umano, anche i gatti vengono al mondo dotati di tale caratteristica psicologica, abbiate la cortesia di accettare questo dato di fatto. Dopo la terza volta si comincia a parlare di abitudine e la cosa cui ci si è assuefatti diventa necessaria alla vita quotidiana, anche in questo siamo uguali alle persone.”

Fonte: Tasc

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