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60 anni di made in Italy – Protagonisti dello Stile Italiano (parte 2) – Musei Capitolini Roma

60 anni di made in Italy
Protagonisti dello Stile Italiano
STORIA DELLA MODA
Nel 1951, il marchese Giovan Battista Giorgini abitava con la sua famiglia nella bella Villa Torrigiani, in Via de’ Serragli 146, a Firenze. “Resident Buyer” di grandi Department Stores americani, il Marchese si occupava solo di articoli artistici, da regalo e da arredamento, lavorando al primo piano dello storico palazzo Bartolini-Salimbeni.
Da tempo, oltre all’antiquariato aveva in mente la moda (era stato lui ad esportare per primo in USA i cappelli di paglia di Firenze) ed alla moda continuava a pensare. Fino ad allora il “Made in Italy” era stato sinonimo di “cheap”: roba a buon mercato, di basso livello qualitativo. L’Italia del dopoguerra costituiva agli occhi degli stranieri solo un luogo di attrazione turistica per trascorrervi vacanze ideali. La mèta più ambita era Firenze, per le sue ben note bellezze artistiche, ivi compresa tutta la Toscana. Le cronache mondane erano piene delle feste della nobiltà fiorentina. Le belle ville dagli straordinari giardini erano aperte agli incontri culturali oltre che mondani, ai turisti illustri, ospiti della città: personaggi famosi di rinomanza mondiale nel campo dell’arte e della cultura, autorevoli rappresentanti della politica internazionale, divi del cinema, potenti magnati dell’industria. La tradizione di sartorie di alta classe, esistente in Italia fin dall’Ottocento, in quegli anni si configurava nell’attività di sarte già affermate. Molte appartenenti alla migliore società milanese e romana, come Biki o Simonetta Visconti. Da loro il Marchese Giorgini accompagnava le mogli dei suoi facoltosi clienti, che non resistevano alla tentazione di comprarsi qualcosa di italiano.
Accadde che Giulia Trissell, compratrice di una fra le più importanti ditte americane, acquistò per sé diversi modelli, tra cui un impeccabile cappotto che fece subito replicare in patria e lanciò sul mercato americano con grande successo. Il Marchese quindi, pensò di reclutare i nomi più altisonanti dell’Alta Moda Italiana, ancora completamente asservita a “copiare” quella francese, nel tentativo di lanciare una moda del tutto nostrana sul mercato internazionale.
Furono in molti ad aderire all’iniziativa che, un pomeriggio del 12 febbraio 1951, riunì nella splendida Villa Torrigiani il primo nucleo di “firme” che sarebbero poi divenute molto famose: Carosa (la principessa Giovanna Caracciolo), Fabiani, Simonetta Visconti, Emilio Schuberth, le Sorelle Fontana, Jole Veneziani, Vanna Noberasko, Germana Marucelli, il marchese Emilio Pucci. C’erano pure Franco Bertoli e Giuliano Fratti con i loro bellissimi accessori e articoli di bigiotteria, insieme alla fedele “Mirsa”, marchesa Olga de Gresy. Originalissimi modelli sfilarono per tre giorni dinanzi ai compratori delle case più affezionate nella vasta clientela di Giorgini: Gertrude Ziminsky della Altman & Co. di New York, Jessica Daves, Miss Franco con Giulia Trissell della Bergdorf Goodman, Stella Hanania della I.Magnin di San Francisco, California, Jack Nixon della Henry Morgan di Montreal e Hannah Troy, che viaggiava con Mr.Cole Leto della Leto Cohn Lo Balbo, anch’egli manufacturer della Seventh Avenue.
Così, quel 12 febbraio 1951, praticamente sotto il segno dell’Acquario, nacque la moda italiana.
Avvenne al cospetto di otto compratori americani, oltre alla stampa italiana ed a Elisa Massai del Woman Wear’s Daily (unica corrispondente esterna amica del Giorgini), dei rappresentanti delle stesse case di moda con le loro indossatrici, e di tutti gli amici che il marchese volle invitare nella sua splendida casa. L’iniziativa ebbe un successo così strepitoso che per il luglio successivo, stabilito come prossimo appuntamento, le richieste di partecipazione per assistere alle sfilate furono più di trecento (tra giornalisti e compratori) tanto che Giorgini si trovò costretto a trasferire la rassegna di moda al Grand Hotel (non ancora attrezzato e senza pedana), riservando invece lo splendido parco della sua casa in Via de’ Serragli per un gran ballo di gala.
Oggi la moda italiana è per tutti sinonimo di massimo gusto, eleganza, qualità. Inoltre rappresenta concentrazioni di affari, mercati e titoli in borsa. Le parole come look, trend, feeling hanno acquisito la fredda tecnica dei grandi numeri legati a bilanci importanti delle vere strategie mondiali. Ma certamente non morirà per questo la creatività e l’artigianato, anche se industriale, che si esprime in quella meravigliosa sigla: “Made in Italy”, a garanzia di un prodotto, ambito e richiesto in tutto il mondo.
L’arte e la cultura stimolano la creatività dello stilista che ad ogni stagione elabora, esalta, trasforma le proprie idee. Gli stilisti come gli artisti risentono dei condizionamenti e dei cambiamenti sociali e si rendono interpreti estremi degli stati d’animo. Per fare moda occorre essere audaci, colti, avere gusto, senso estetico, ma soprattutto intuito. Solo così si è certi che le creazioni possono resistere nel tempo e divenire storia.
“60 anni di made in Italy” vuole essere un omaggio alla genialità di alcuni personaggi che, oltre a contribuire alla nascita del “made in Italy”, nel tempo sono anche riusciti ad imporre in tutto il mondo il proprio gusto estetico, determinando l’inconfondibile “Stile Italiano”.
Fiorella Galgano e Alessia Tota

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