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60 anni di made in Italy – Protagonisti dello Stile Italiano (parte 1) – Musei Capitolini Roma

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60 anni di made in Italy – Protagonisti dello Stile Italiano
LE CREAZIONI IN MOSTRA
Tutto il materiale in mostra proviene dagli archivi delle maison rappresentate, come pure da privati. Un esempio è l’abito da sera in raso pesante di Schuberth (1950), fotografato anche sull’Enciclopedia della Moda, ed il completo, sempre di Schuberth, in prezioso lamè e broccato oro (1958).
Alcune creazioni poi, sono significative, ed identificano un preciso momento storico, mostrando quindi un vero e proprio “spaccato” della società italiana. E’ il caso dei modelli simbolo dell’epoca de “La Dolce Vita”, in cui la moda era fortemente legata al cinema hollywoodiano. Come la riproduzione dell’abito talare delle Sorelle Fontana, indossato prima da Ava Gardner (1956) e poi riproposto per Anita Ekberg nel film “La Dolce Vita” di Fellini (1960); il famoso “Pijama Palazzo” di Galiztine, segno dei tempi, che Claudia Cardinale portava ne “La Pantera Rosa”(1963) e quale capo d’archivio d’eccezione, il leggendario abito “stile impero” della Maison Gattinoni, indossato da Audrey Hepburn nel film “Guerra e Pace” del 1956, che valse una nomination all’Oscar per i costumi. Per arrivare agli anni’80, con il prezioso abito-bustier creato da Luciano Soprani per Jacqueline Bisset ed indossato nel film “Orchidea Selvaggia” (1988); inoltre l’abito Prada indossato da Ornella Muti nel film francese “Les Bronzés 3: amis pour la vie” (2006).
In mostra anche le spettacolari creazioni da “red carpet”, indossate per le prèmiere o per la “notte degli Oscar”.  Ad esempio, l’abito in tulle di Prada, con ricami in paillettes-oro e vestito dall’attrice Cate Blanchett (2000) o il modello Giorgio Armani, scelto per Sophia Loren, madrinadella Festa del Cinema di Roma (2006) ed anche il “Jungle dress”, fotografatissimo “abito immagine di Donatella Versace”, voluto dall’attrice-cantante Jennifer Lopez per ritirare il Music Award (2000).
Immancabile il “rosso” Valentino indossato dall’attrice Elizabeth Hurley per il gran galà dell’Estée Lauder’s Charity (Londra – 1998) e poi l’alta moda maschile, con la dinner jacket originale del 1963, firmata Litrico, realizzata su misura per il Presidente John Fitzgerald Kennedy, o quello ideato da Brioni per l’invincibile“007-James Bond” alias Pierce Brosnan indossato nel film “Die Another Day” (2002).
In esposizione creazioni indossate dalle più celebri top-model e celebrities, a partire dall’abito da sera che Fausto Sarli disegnò ispirandosi a Valeria Mazza (1996) e proseguendo con il magnifico abito da gran sera della collezione “Venezia” di Gai Mattiolo, indossato da Carla Bruni su una speciale passerella allestita a Piazza del Campidoglio. Inoltre il “paillettato” grande e colorato dell’abito “urlo di donna” di Enrico Coveri per Milla Jovovich (1997); lo stile sensuale e femminile di un abito Genny modellato sulle forme perfette di Yasmeen Ghauri (1992/1993); l’immagine regale dell’abito Egon Furstenberg indossato dall’attrice americana Hunter Taylo; il lussuoso rigore di Ermanno Scervino sottolineato da Maria Carla Boscono (2008); il bustier, per evidenziare  “morbidezze” tipicamente mediterranee, di Dolce & Gabbana per Elizabeth Hurley (2000); la seta stampata effetto “animalier” di Roberto Cavalli come nell’abito indossato da Cindy Crawford sulla scalinata di Trinità dei Monti (2002);  l’amore per il lusso e lo sfarzo di Gianni Versace, con il suo abito di cristalli Swarovski (1998/99) che Naomi Campbell indossò alla Stazione Leopolda per la presentazione dell’ultima collezione maschile disegnata dallo stilista.
La personalità dei designer italiani, immediatamente riconoscibile ed espressa attraverso abiti-simbolo, è rappresentata dal tipico taglio maschile di Giorgio Armani, con il suo smoking da donna “Regimental” completamente ricamato in oro e blu (1991), dalla magia dei tessuti e lo stile fortemente etnico di Etro (2000) o il completo di Walter Albini, immagine-simbolo della collezione fatta sfilare al Caffè Florian di Venezia nel 1973; l’inconfondibile abito “Bambola” di Laura Biagiotti in cachemire e taffettà (2002); il genio irriverente e ribelle di Moschino espresso nella miriade di reggiseni in pizzo nero applicati sul vestito da sera (1988); l’inimitabile e lussuosa sartorialità di Raffaella Curiel, nell’abito da gran sera in tulle grigio, tutto ricamato a mano, con ciuffi plissé e coda in tulle (2012).
La moda legata a doppio filo con tutte le arti: la lirica, attraverso l’abito “Carmen” di Renato Balestra dedicato a Maria Callas (1996) o la pittura, con quello di Lancetti ispirato alle opere di Picasso (1986/87).
Ed ancora il bon-ton couture di Lorenzo Riva con l’abito da sposa creato per la Principessa Bianca d’Aosta (1995), le famose stampe di Emilio Pucci (1967), la ricerca e l’uso di materiali sofisticati di Marella Ferrera, come nell’abito-scultura composto da tasselli ricamati a mano ed ispirati alla scalinata di S.Maria del Monte di Caltagirone (1993), celebre monumento italiano che gode della tutela Unesco. Assieme a loro la particolare “Madonna Nera” venerata dai minatori sardi di Antonio Marras (1998), che ha l’oro nella gonna e il bustino composto di soli chiodi di cavallo.
Infine lo stile Gucci, nel periodo “Tom Ford”, quello sofisticatissimo di Gianfranco Ferrè, la femminilità “gipsy” firmata Mariella Burani,il “put together” di Missoni, il plissè di Krizia, la leggerezza di Alberta Ferretti, l’eleganza di Max Mara, la sperimentazione nei tessuti impermeabili di Gherardini; ed il concetto del “doppio” nella donna di Franco Ciambella.
La lavorazione in pelle viene illustrata attraverso le creazioni di Trussardi, Nazareno Gabrielli, Fendi.
C’è anche l’intimo griffato La Perla, fino ad arrivare agli accessori legati a personaggi celebri: la prima trousse tonda creata da Helietta Caracciolo per Jacqueline Kennedy (1975), la collana indossata da Nancy Reagan e gli orecchini realizzati per Hillary Clinton. Oppure la “Bagonghi” di Roberta di Camerino, tra le “hand-bag” preferite da Grace Kelly (1959) o una riproduzione dei sandali ideati per Evita Peròn da Salvatore Ferragamo.

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