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Pieter Paul Rubens (parte 2)

Italia (1600-1608)
Nel 1600 Rubens giunse in Italia, fermandosi dapprima nella splendida città di Venezia, dove poté osservare da vicino i dipinti di Tiziano, Veronese e Tintoretto, prima di sedimentarsi a Mantova come pittore presso la corte del duca Vincenzo I di Gonzaga. Lo stile compositivo e le tecniche di colorazione del Veronese e del Tintoretto ebbero un effetto immediato sull’apprendimento pittorico del giovane artista, mentre soltanto più tardi, egli fu profondamente influenzato dallo stile maturo del Tiziano.
Nel 1601, grazie al sostegno finanziario del duca, intraprese un viaggio verso Roma, passando per la città di Firenze, dove dedicò un’attenzione accurata allo studio del greco classico e dell’arte romana copiando i lavori dei grandi maestri italiani. La scultura ellenistica del ‘Laocoonte ed i suoi Figli’ influenzò in particolar modo il suo pensiero artistico, come d’altronde fu toccato dall’arte di Michelangelo, di Raffaello e di Leonardo da Vinci.
Anche lo stile altamente naturalista del Caravaggio risultò di grande influenza per la sua pittura, imitandone successivamente il celebre dipinto ‘La Sepoltura del Cristo’. In questo periodo si proclamò mentore del suo mecenate, il duca di Mantova, per l’acquisto dell’opera ‘La Morte della Vergine’ (Louvre, Parigi), e fu artefice dell’acquisto della ‘Madonna del Rosario’ (Kunsthistorisches Museum, Vienna) a favore della Chiesa Domenicana di Anversa.
Durante il primo soggiorno a Roma, nel 1602, Rubens completò la sua prima commissione per la Chiesa Cattolica romana realizzando la pala d’altare ‘Trionfo di Sant’Elena’ per la cappella di Sant’Elena, ubicata all’interno della Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, avvicinando la conoscenza del cardinale Scipione Caffarelli Borghese.
Nel 1603 Rubens intraprese un viaggio nella penisola iberica per onorare una missione diplomatica presso la corte reale spagnola per ordine del duca di Mantova con l’incarico di consegnare personalmente alcuni doni dei Gonzaga a Filippo III di Spagna. In siffatta occasione ebbe modo di osservare le opere di Raffaello e di Tiziano raccolte dal precedente re Filippo II. Inoltre durante il soggiorno dipinse un ritratto equestre del ‘Duca di Lerma’, (Prado, Madrid), a dimostrazione dell’influenza ricevuta dalle opere di Tiziano, come con il dipinto ‘Carlo V nella battaglia di Muhlberg’ (Prado, Madrid). Questo viaggio rappresentò un elemento importante per la sua carriera quale primo incarico di una lunga serie attraverso cui avrebbe unito arte e diplomazia.
Tornato in Italia nel 1604, rimase in territorio italiano per altri quattro anni, dapprima fino al 1605 a Mantova, successivamente a Genova ed in seguito, nell’anno successivo, nuovamente a Roma.
Durante il periodo genovese Rubens dipinse svariati ritratti, tra cui il ritratto della ‘Marchesa Brigida Spinola Doria’ (National Gallery of Art, Washington), in uno stile che influenzerà più tardi la pittura di Anthony van Dyck, Joshua Reynolds e Thomas Gainsborough. Tra l’altro diede inizio alla stesura di un libro illustrato nel quale rappresentava i palazzi caratteristici della città.
Dal 1606 al 1608 Rubens dimorò in gran parte a Roma, ospite del fratello Philipp. Durante questa permanenza ricevè la commissione – probabilmente una tra le più importanti della sua carriera artistica – della decorazione dell’abside dietro l’altare maggiore del luogo sacro più in vista della città, la Chiesa Nuova o Santa Maria in Vallicella. Il soggetto doveva essere San Gregorio Magno con i santi locali in adorazione sull’icona della ‘Vergine col bambino’. Una prima versione realizzata in tela singola (Musee des Beaux-Arts, Grenoble) fu sostituita immediatamente da una seconda versione composta su tre pannelli di ardesia che permettevano alla miracolosa immagine della Santa Maria, ‘Madonna della Vallicella’, di essere rivelata durante i giorni di festa importanti da una copertura amovibile di rame, anch’essa dipinta dal celebre artista.
L’impatto italiano fu di grande rilevanza per il famoso artista fiammingo, del quale oltre alle notevoli influenze artistiche assimilate, continuò a conservare negli anni l’affetto e la considerazione di un paese amichevole. Mantenne infatti l’uso di scrivere molte delle sue lettere e le corrispondenze nella lingua italiana per il resto della sua vita firmando con lo pseudonimo “Pietro Paolo Rubens”, non che lasciando trasparire chiaramente in esse il vivo desiderio di ritorno nella penisola, una speranza che purtroppo non riuscì mai a concretizzare in futuro.

a cura di Marius Creati

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