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Giorgio Armani, partner ufficiale di Paris Photo presenta ACQUA #2 al Grand Palais di Parigi

October 13, 2012 Leave a comment

GIORGIO ARMANI, PARTNER UFFICIALE DI PARIS PHOTO, PRESENTA AL GRAND PALAIS DI PARIGI LA MOSTRA ACQUA#2 
Per il secondo anno consecutivo Giorgio Armani sostiene Paris Photo, l’importante mostra fotografica internazionale che si svolgerà al Grand Palais di Parigi dal 15 al 18 novembre.
Come partner ufficiale dell’evento, Giorgio Armani sosterrà la mostra “Recent Acquisitions” e presenterà per la seconda volta un gruppo di fotografie che celebrano l’acqua.
L’acqua, infatti, elemento emblematico e ricorrente nel lavoro di Giorgio Armani, è dal 2009 anche al centro di un impegno sociale sottoscritto dallo stilista grazie al progetto “Acqua for Life” che, durante l’ultima edizione, ha consentito di raccogliere oltre cinquantadue milioni di litri di acqua potabile per Green Cross International (UNICEF per gli Stati Uniti) e i suoi programmi in Ghana e Bolivia.
Nella mostra  “ACQUA #2” saranno esposti lavori che simboleggiano il potere di questo elemento e la sua energia vitale. Giorgio Armani ha selezionato le opere di 9 fotografi fra quelle suggerite dai curatori delle tre istituzioni invitate  –  Los Angeles County Museum of Art, Huis Marseille di Amsterdam e Fotomuseum di Winterthur – e dalle gallerie partecipanti alla Fiera.
Gli artisti scelti da Giorgio Armani per l’edizione della mostra 2012 sono: Marco Breuer, Anthony Friedkin, Dodo Jin Ming, Syoin Kajii, Joel Meyerowitz, Shinichi Murayama, Toshio Shibata, Aaron Siskind, Alec Soth.

Omar Khayyam, cantore delle libertà

October 13, 2012 Leave a comment

Conobbi questo personaggio carismatico alcuni anni orsono a causa di una mia passione: le rose botaniche e antiche. In una mostra a Masino, organizzata da F.A.I. (3 giorni per il giardino), a caccia di rarità, mi imbattei in una rosa incredibilmente bella, di una purezza unica, color rosa chiarissimo. Il suo nome eraOmar Khayyam. Scoprii che i suoi semi vennero portati dalla tomba di questo saggioscrittore, sepolto a Nashipur in Persia (attuale Iran) e piantati nel 1893 sulla tomba di Edward Fitzgerald (curatore delle sue opere in Inghilterra) nel Sulfolk. Volli capirci qualcosa in più (come sempre) e dopo alcune ricercheconobbi la storia appassionante di questo uomo nato  verso il 1040 dell’era cristiana e morto il 4 dicembre del 1113. La vita di Khayyam è circondata dal mistero e pochissime informazioni sono disponibili per tracciare la sua vita. I ricercatori sono dell’idea che Omar Khayyam sia nato da una famiglia di artigiani di Nichapur (suo padre era un fabbricante di tendaggi). Trascorse la sua infanzia nella città di Balhi dove studiò sotto la direzione dello sceicco Mohammed Mansuri, uno dei più celebri ricercatori del suo tempo. Nella sua gioventù Omar Khayyam divenne allievo dell’Imam Mowaffak di Nishapur considerato come uno dei migliori professori di Khorasan (regione della antica Persia). Terminati gli studi e dopo l’ascesa al potere dell’amico Nizam Al-Mulk, Gran Vizir della Persia, Khayyam ricevette una pensione di 1200 mithkals d’oro dalla tesoreria reale e, non essendo particolarmente ambizioso, si ritirò per studiare le scienze e la preghiera. Se si decifra con il sistema abjad il suo nome risulta il termine Al-Ghaqi, il dissipatore di beni, espressione che nella terminolgia sufi è attribuita  a “colui che distribuisce o ignora i beni del mondo che costituiscono un fardello nel viaggio che si intraprende sul sentiero sufista“.  Omar Khayyam è considerato, a ragione,  come uno dei più grandi matematici del Medio Evo ma i suoi lavori algebrici furono conosciuti in Europa solo nel XIX° secolo. Scrisse “Dimostrazioni dei problemi di algebra” nel 1070 dimostrando appunto che le equazioni cubiche potevano avere diverse radici e costruì delle tavole astronomiche conosciute sottoil nome di Zidj-e’Malikshahi.Nel 1074 divenne direttore dell’Osservatorio di Isahan e riformò, dietro precisa richiesta del sultano Malik Shah, il calendariopersiano (riforma Jelaléenne). Introdusse un anno bisestile e misurò  la lunghezza dell’anno come 365,24219858156 giorni. Questa tipologia di anno è più corretta rispetto all’anno gregoriano creato cinque secoli dopo. Oggi l’anno è calcolato in 365,242190 giorni. I suoi poemi sono chiamati Rubayat (quartine). Le quartine di Khayyam sono delle perle mistiche che fanno di quest’uomo unSufi. Nella pratica, Khayyam, si mostrò fortemente critico nei confronti dellareligione del suo tempo. La parola “vino“ è menzionata frequentemente nelle sue quartine, “il vino divino che inebria e invade di dualità, insieme alla compagnia di giovani donne“. Khayyam è un “disperato” che maschera con un sorriso questa sua “serenità dolorosa“, senza ferite. In tutta la sua vita cercò senza sosta la Verità nelle scienze, nella filosofia, nei piaceri della vita. Laserenità di questi abusi non assomiglia alla calma olimpica di Ghoete e neppure alla insignificante quiete di Orazio, poeta che troppe volte Khayyam è stato paragonato. La sua cultura universale, e le sue delusioni, di ordine puramente trascendentale, hanno conferito al poeta una sprezzante indifferenza e un amarezza che non accetta un piacere per cambiarlo indolore. Il suo coraggio è rimarcabile quando proclamò l’inedia dei dogmi religiosi e delle conoscenze umane tra i suoi contemporanei fanatici e intolleranti. Khayyam indicherà, come farà poi più tardiJalal Ud Din Rumi, che l’uomo sul cammino di Dio non ha bisogno di luoghi dedicati per venerare il suo Dio e che la frequentazione di Santuari religiosi non è una garanzia di un contatto con Dio, ne un indicatore di rispetto verso una disciplina interiore. Questa visione spiega perché molte delle sue quartine sono state censuratedal regime odierno iraniano che non apprezza, ovviamente, questa visione “liberal” dell’Islam. Molti agnosticioccidentali vedono in questa figura uno dei loro fratelli, tanto che molti musulmani, per sconfessare questa tesi, perseguono nelle sue opere la parte  simbolica dell’ esoterismo e le profonde radici sufiste. Ma queste visioni esoteriche di Khayyam sono state altresì ferocementecombattute da quelli che vedono in lui il precursore delle filosofiematerialiste. In effetti se per alcuni l’uso che fece della figura del vino, una sorta di manna celeste, un presagio divino, altri rifiutano questa interpretazione e lo considerano come un vero materialista, cantore della libertà individuale e difensore strenuo dell’individualità davanti aldestino e l’apologia del piacere.
Accontentati di sapere che tutto è  Mistero: la Creazione del mondo e la tua, il Destino del mondo e il tuo. Sorridi a questo Mistero come ad un pericolo che tu disprezzerai. No credere che tu saprai qualcosa quando ti affrancherai alla porta della Morte. Pace agli uomini nel nero silenzio dell’Aldilà“.
Allah è grande! Il grido del Muezzin rassomiglia ad un immenso lamento. Cinque volte al giorno, è la Terra che geme verso il suo Creatore indifferente?”
Esser, non esser, salvezza, destino. Cielo, Inferno e Misteri….Oh Parolai!! Con tutto il mio studiare io non trovai che una cosa quaggiù: il vino“.

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

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Khalil Gibran, poeta Libero

October 13, 2012 Leave a comment

Era un arabo che parlava in inglese, un libanese di montagna che, creandosi il suo cammino nell’esilio, trovò la Libertà e scoprì una passione senza moderazione per il suo Paese. Era un lettore della Bibbia che parlava come un Soufi, un cristiano che adorava la Gloria dell’Islam, un amante di donne mature che cercava nello specchio delle sue opere la purezza della sua anima. Fu anche pittore. Khalil Gibran nacque nel1883 e morì  nel 1931 scoprendo, dopo un viaggio a Boston, la letteratura e le arti. Tra il 1902 e il 1903 affermò il suo talento artistico scrivendo e dipingendo. Protetto da Mary Haskell intraprese  una fitta corrispondenza con ella che si fermerà solo alla sua morte. Nel 1905 era, a tutti gli effetti, “l’avvocato degli scrittori” che rompeva con la tradizione scritta araba. Nel 1908 venne alla luce  il libro “Spiriti Ribelli” che la Chiesa maronita giudicò eretico. Gibran decise allora di trasferirsi a Parigi per studiare alle Belle Arti, poi nuovamente si trasferì, definitivamente, a Boston, da dove ebbe inizio una importante corrispondenza con lo scrittore libanese May Ziyada che viveva in Egitto. Gibran fondò con altri scrittori arabi Il Cenacolo, destinato a soccorrere la “lingua” e tradurre tutti gli autori arabi meritevoli. Nel 1923 pubblicò il libro che lo fece conoscere al mondo intero: “Il Profeta“. Morì il 10 Aprile 1931dopo aver scritto dei poemi e delle meditazioni che ebbero in seguito un enorme risonanza in Occidente e in Oriente. Questi testi esprimono unaforte spiritualità che spingono il lettore verso il suo IO profondo e inducono alla saggezza. Di se stesso amava dire: “Io sono arrivato qui per vivere nella gloria dell’Amore e nella luce della Bellezza, che sono riflessi di Dio. Su questa Terra io vivo e nessuno potrà cacciarmi dalle Sfere della Vita. Perché attraverso le mie parole cambio la vita, e continuerò ad esistere, anche da morto“.
Alcune sue citazioni:
L’amico è il vostro bisogno corrisposto. […] nell’amicizia, senza parlare tutti i pensieri e desideri e aspettative nascono e vengono condivisi con gioia acclamata.  […] Quando lasciate l’amico, non rattristatevi; perché ciò che più amate in lui può sembrarvi più chiaro durante la sua assenza, […] che amico è mai è il vostro che lo dobbiate cercare nelle ore da ammazzare? Cercatelo sempre nelle ore da vivere.”
I meriti di un uomo risiedono nella sua conoscnza e nei suoi atti e non dal colore della sua pelle o dalla sua religione.”
La Terra è la mia Patria e l’Umanità la mia Famiglia.”
La vostra vita quotidiana è il vostro tempio e la votra religione.”

Fonte: My Amazighen

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