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Intervista di Viviana Musumeci a Yolanda Dominguez

Sarà allo Spazio Rojo a Milano dal 4 ottobre al 15 novembre la nuova mostra dell’artista spagnola Yolanda Dominguez. Per la prima volta l’artista presenta nel nostro Paese una selezione dei suoi lavori più riusciti e realizzerà una performance apposita per l’occasione. Il pubblico è sempre protagonista dei suoi allestimenti e delle sue attività artistiche e così sarà anche questa volta.

Intervista di Viviana Musumeci

V.M.: Qual’è il rapporto che lega la donna alla bellezza e alla moda?

Y.D.: La donna è da sempre associata al valore della bellezza, sin dalle prime pitture, opere di uomini e quello che li differenziava e apprezzavano di una donna era quasi esclusivamente il suo corpo e la sua bellezza. Queste prime immagini pittoriche, al tempo in cui la maggior parte della popolazione era analfabeta, funzionavano come riferimento di comportamento e modelli da imitare. Noi donne (che siamo perfette “interpreti”) detenevamo già un ruolo da imitare: se sono bella mi ameranno e così abbiamo continuato nella storia a coltivare questo suddetto “valore femminile”. Ora come ora le cose non sono molto cambiate, le riviste femminili ed i mezzi di comunicazione seguono questo presupposto prediligendolo rispetto a molti altri valori. Mi rattrista vedere che esistono grandi professioniste che svolgono lavori differenti e che acquisiscono valore nei mezzi di comunicazione in uno o nell’altro modo esclusivamente per il loro look, stile o i loro complementi. Si tratta di qualcosa che diamo tanto per scontato che non ce ne rendiamo conto. Quando ho fatto alcune interviste in tv, il commento che ho ricevuto da amiche e famigliari è stato se sono venuta bene o no. E’ abbastanza frustrante. La moda si occupa specificamente dell’apparenza e per questo è molto legata a questa ossessione femminile della bellezza.

V.M.: Come esprimi questo legame nella tua arte e performance?

Y.D.: Fondamentalmente tratto di tematiche che mi preoccupano o che mi interessano in quanto donna, dentro il mio contesto sociale. Una di queste è appunto la questione dell’ossessione per l’apparenza, il consumismo, i nuovi schiavismi femminili (che riguardano anche gli uomini anche se in maniera ridotta e con formule meno aggressive, per esempio gli uomini trasformano il loro corpo attraverso la ginnastica e noi donne ci sottoponiamo a varie operazioni chirurgiche che sono molto più pesanti da sopportare per il nostro corpo). Mi preoccupano tutti questi messaggi trasmessi dai brand che ci dicono costantemente che siamo malfatte e tutto quello che dobbiamo fare per essere perfette, non ci rispettano nè promuovono il messaggio di rispettarci, ci chiedono di trasformare il nostro corpo e di convertirci allo stereotipo “Non avere personalità, te ne fabbrichiamo una noi”. Vorrei esporre tutte queste problematiche in maniera esplicita in modo da condividerle con gli altri, sia uomini che donne. Mi piace ricevere feedback e commenti degli spettatori e da coloro che partecipano ai miei livings (avventure o esperienze inserite nella vita quotidiana).

V.M.: Quanto tempo dedichi alla tua bellezza?

Y.D.: Sicuramente più del necessario, bene o male vivo in questa società e sono influenzata dalle sue norme, se voglio essere accettata e amata devo seguire ciò a cui si dà valore (tutti ci muoviamo per amore degli altri, è un istinto di sopravvivenza). Credo che non ci sia nulla di male nell’essere bella e attraente, anzi! La nostra funzione come specie è quella di riprodurci e il rimanere in salute e attrattivi fa si che tu piaccia e che ti riproduca. Fin qui tutto bene, sempre che non si converta in un ossessione e nel rappresentare l’unico valore in una donna. Se convertissimo il tempo che dedichiamo al culto del corpo nel costruirci una carriera, sviluppare la mente smetteremmo di essere carne su cui testare i prodotti delle industrie, del marketing e delle imprese e smetterebbero di trattarci come un gregge di pecore. Ci sono donne che risparmiano per poter operarsi al seno invece che risparmiare per andare all’università.

V.M.: Sei anche tu una schiava della moda?

Y.D.: Non mi considero schiava della moda. Mi piace, per presupposto, vedere le creazioni dell’industria, alcune proposte mi interessano altre no. Ci sono stilisti che mi sembrano grandi creatori e in realtà non ho nulla contro la moda a parte i suoi aspetti dannosi, presenti del resto in tutti i campi. E’ pericoloso assorbire senza limiti i messaggi che ci lanciano senza capire quello che ci stanno raccontando, senza preoccuparci se conviene o no. Tutto è portato all’estremo, e nel mondo della moda ci sono molte dismisure, ci sono molte cose assurde. “Poses” vuole trasmettere precisamente quello che raccontano le pose delle donne modelle (che non hanno nulla a che vedere con le pose dei modelli uomini). Si analizza apertamente il modo in cui ci presentano le riviste e gli editori di moda, i messaggi sono abbastanza negativi: spalmate, sottomesse, ritorte, inferme, anoressiche… e gli uomini: forti, energumeni, trionfatori. Se le pose sono un fotogramma che presenta la femminilità… siamo perse! In generale mi piace che il modo in cui mi vesto rifletta quello che sono e la mia personalità però senza darle troppa importanza, che non richiami troppo l’attenzione, perchè io sono molto più di un paio di scarpe o una combinazione di colori e se l’unico messaggio che mi sforzo di trasmettere al mondo sono i vestiti che indosso, non è il massimo.

Fonte: VM-Mag

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