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“L’angelo del bizzarro. Il romanticismo nero da Goya a Max Ernst”, mostra al Musée d’Orsay di Parigi

Negli anni trenta del XX secolo, Mario Praz (1896-1982), scrittore e storico d’arte italiano è il primo critico a dare risalto al lato nero del romanticismo, definendo in questo modo un’ampia fetta della produzione artistica che, a partire dagli anni 1760-1770, mette a frutto la zona d’ombra, di eccesso e d’irrazionale che si cela dietro l’apparente trionfo delle luci della Ragione.
Quest’universo si forma alla fine del XVIII secolo in Inghilterra nei romanzi gotici , un tipo di letteratura che seduce il pubblico per il gusto del mistero e del macabro che la caratterizza e subito imitata dalle arti plastiche: gli universi fantastici i o grotteschi di molti pittori, incisori e scultori di tutta Europa entrano in competizione con quelli degli scrittori : Goya e Géricault ci pongono di fronte alle atrocità assurde delle guerre e dei naufragi dei loro tempi, Füssli e Delacroix danno corpo agli spettri, alle streghe e ai demoni di Milton, Shakespeare e Goethe, mentre C.D. Friedrich e Carl Blechen proiettano il pubblico in paesaggi enigmatici e funebri, espressione del proprio destino.
Dagli ottanta del XIX secolo, una volta presa coscienza della vanità e dell’ambiguità del concetto di progresso, molti artisti si riappropriano dell’insegnamento del romanticismo nero volgendosi verso l’occulto, ravvivando i miti e mettendo a frutto le scoperte sul sogno, per porre l’uomo di fronte alle sue paure e alle sue contraddizioni: la crudeltà e la cattiveria insite in ogni essere umano, il rischio di degenerazione collettiva, l’estraneità angosciosa del quotidiano rivelata dai racconti fantastici di Poe o di Barbey d’Aurévilly. Nel pieno della seconda rivoluzione industriale si assiste così alla ricomparsa di orde di streghe, di scheletri che sogghignano, di demoni informi, diavoli libidinosi maghe malefiche… che traducono un disincanto gioioso ed euforico verso il presente.
Subito dopo la fine della Prima guerra mondiale, i surrealisti ponendo l’incosciente, il sogno e l’ebbrezza a fondamento della creazione artistica, porta a compimento il trionfo dell’immaginazione sul principio di realtà, e così, lo spirito stesso del romanticismo nero. Contemporaneamente, il cinema s’impossessa di Frankenstein, di Faust e di altri capolavori del romanticismo nero che si fissa in modo definitivo nell’immaginario collettivo.
Sulla scia di una prima tappa della mostra presso lo Städel Museum di Francoforte, il museo d’Orsay propone la scoperta delle molteplici declinazioni del romanticismo nero, da Goya e Füssli fino a Max Ernst e ai film espressionisti degli anni venti del XX secolo, attraverso una selezione di 200 opere comprendenti pitture, arti grafiche, sculture e rappresentazioni cinematografiche. 5 marzo – 9 giugno 2013

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