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Archive for July 31, 2012

“Mash Up. Antonio Barrella, Luca Cosenza, Guillermo Mariotto”, mostra fotografica al Museo di Roma in Trastevere

July 31, 2012 Leave a comment

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Mash Up. Antonio Barrella, Luca Cosenza, Guillermo Mariotto – 01/06 – 16/09/2012
La mostra ripercorre il lavoro nato dalla collaborazione di tre “geniacci” che si incontrano, lavorano insieme, e in modo quasi inconsapevole segnano una vera e propria svolta nella comunicazione visiva tra il 1998 e il 2012: Guillermo Mariotto, stilista, Antonio Barrella, fotografo e Luca Cosenza, art director.
Mash-Up: i dj usano questa parola in sostituzione del concetto di remix. Tecnicamente è il termine con cui si indica, in ambito musicale, un brano composto da frammenti di altri brani. Traslando il termine in senso artistico non si parla semplicemente di decostruire o reinterpretare, bensì di plasmare materiale preesistente in una nuova forma.
Ed è questo il significato della mostra fotografica Mash Up. Immagini che parlano non solo di moda, ma che esprimono un contenuto, raccontano una storia, stupiscono, scandalizzano, generano pensieri, a volte scatenano critiche feroci, a volte suscitano vere e proprie ovazioni.
Guillermo è l’artefice di abiti bellissimi, vere e proprie prove d’autore e fulcro per lo studio creativo dell’immagine fotografica: stupisce con abiti sensazionali, abiti a volte esagerati, opere create per far discutere, opere mediatiche. Illuminate da una fotografia sempre più curata, che trasmettesse delle sensazioni inusuali che vanno oltre la bellezza dell’immagine, dell’abito e della modella. La luce, segno identificativo delle foto di Antonio Barrella, caratterizza tutte le immagini, grazie anche alla perfezione della sua inseparabile Hasselblad. Con  la tecnica ineccepibile e la grande passione per l’immagineche caratterizza il lavoro di Barrella  gli abiti e gli art-work prendono vita con il colore o si sfocano nella magia di un bianco e nero soffuso. Luca ripercorre la contemporaneità, va oltre la forma, esprime al massimo il contenuto, tra citazioni colte, paralleli culturali  audaci, provocazioni giocose.
Le immagini possono essere lette a livelli diversi: foto di moda impeccabili, narrazione di un fatto, espressione di un pensiero, denuncia di una necessità, narrazione poetica.
La mostra ripercorre il lavoro di questo sodalizio di teste pensanti, autodefinitesi “Gruppo Fatti Creativi” che per 15 anni ha prodotto le immagini per la comunicazione della maison Gattinoni: Guillermo Mariotto, Antonio Barrella e Luca Cosenza, hanno elaborato e realizzato una rappresentazione fotografica di moda senza dare a quest’ultima quell’immagine “tradizionale”, ma creando una “capsule” di genialità, buon gusto e amore per l’arte. Guardando al futuro e all’immaginazione, vera essenza di nuove avventure.
Una mostra che comprende cinquanta opere fotografiche, con accanto  istallazioni, citazioni, performance, in un’atmosfera tra il mitico e il fantastico, che vede convivere lo spirito della factory e i camouflages di Warhol, i graffiti di Haring, il museo Dalì.
Curatore/i
Stefano Dominella

Orario
Martedì-domenica ore 10.00-20.00; chiuso lunedì
La biglietteria chiude un’ora prima
Biglietto d’ingresso
Intero: € 6,50
Ridotto: € 5,50
Gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente
Per i cittadini residenti nel Comune di Roma (mediante esibizione di valido documento che attesti la residenza)
Intero: € 5,50
Ridotto: € 4,50
Informazioni
Tel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 21.00)
Altre informazioni
Promossa da Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico – Sovraintendenza ai Beni Culturali
Supporto organizzativo e servizi museali
Zètema Progetto Cultura
Sponsor Sistema Musei Civici
Banche tesoriere di Roma Capitale: BNL Gruppo BNP Paribas, Unicredit, Banca Monte dei Paschi di Siena;
Acqua Claudia; Finmeccanica; Il Gioco del Lotto; Vodafone
Con il contributo tecnico di
La Repubblica; ATAC

Cina, prodotti cosmetici testati su animali mentre l’occidente accondisce alla vendita

Molto è stato fatto in questi anni per eliminare la crudeltà del testare i prodotti cosmetici sugli animali. La sensibilità dei consumatori è cresciuta grazie anche al lavoro svolto da alcune associazioni animaliste che hanno comunicato al mondo intero il problema, a volte anche con azioni spettacolari da parte degli attivisti. Nel 2011, negli Stati Uniti è stato introdotto il Safe Cosmetics Act, una sorta di testo che bandisce la pratica delle sperimentazioni sugli animali, ma finora non è stato trasformato in legge. In Europa, poi, la situazione è ancora più confusa: secondo il Daily Mail un decreto dell’Unione Europea contro i test compiuti sugli animali dovrebbe entrare in vigore entro il prossimo anno, tuttavia non è dato sapere, fino ad allora, quali pratiche, invece, siano ancora accettate. Ma il vero problema per le aziende di questo settore è rappresentato dalla Cina in quanto per vendere prodotti cosmetici al colosso mondiale dell’economia è necessario non possedere il classico simbolo del coniglietto che indica che i prodotti contenuti nel pack sono stati realizzati senza test su animali. La Cina, infatti, è fortemente a favore dei test su animali prima che i prodotti vengano usati dall’uomo. Secondo The Independent, alcuni marchi noti, per vendere in Cina, hanno ceduto alla richiesta e per questa ragione i prodotti indirizzati a quel mercato hanno eliminato il simbolo del coniglietto. In altre parole, le aziende cederebbero sul versante etico, pur di vendere alla Cina. E anche se le aziende tirate in causa hanno negato l’accusa, di fatto, per accedere al mercato cinese della cosmetica è necessario per legge testare i prodotti sugli animali.
Insomma, fino a quando la materia non verrà regolamentata in maniera uniforme, il dilemma rimarrà: educare una nazione a essere più gentile nei riguardi degli animali o vendere ipocritamente prodotti non testati su animali in tutto il resto del mondo tranne proprio che in Cina?

Fonte: VM-Mag

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Emanuela Orlandi, nuove informazioni sul caso della scomparsa

Il caso della povera Emanuela Orlandi, scomparsa in giugno del 1982 a soli 16 anni e della quale nonostante molti vari personaggi hanno provato a fare chiarezza sulla sua scomparsa, non se n’è saputo più nulla. Emanuela sparita nel vento e la sua verità portata via con esso. A distanza di 28 anni da questa assurda vicenda vien fuori come un fulmine a ciel sereno, la presunta dichiarazione di Padre Amort, noto esorcista legato da sempre agli ambienti del Vaticano e stimatissimo da sua Eminenza Benedetto XVI. Gira sui social network la notizia secondo cui l’eminente esorcista avrebbe confermato che la povera Emanuela fu vittima di un festino di pedofili probabilmente consumato all’interno delle mura vaticane. Secondo Amort, una non ben identificata guardia svizzera si occupava di reclutare ragazze minorenni, grossomodo dell’età di Emanuela, le quali venivano drogate e sottoposte ad abusi sessuali di ogni tipo. Sempre stando alla notizia emersa dai social network, la sventurata ragazzina sarebbe poi stata uccisa da qualche esponente della banda della Magliana, probabilmente il De Pedis e il suo cadavere fu occultato per sempre. Rimane tuttavia da valutare la reale fondatezza di tali presunte dichiarazioni visto che la fonte della notizia non è ancora stata dichiarata.

Carla Liberatore

Fonte: AGS Cosmo

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