Home > Teatro Eventi > Artaserse di Johann Adolf Hasse, apertura della 38a edizione del Festival della Valle d’Itria

Artaserse di Johann Adolf Hasse, apertura della 38a edizione del Festival della Valle d’Itria

Si apre a palazzo Ducale, con l’Artaserse di Johann Adolf Hasse la 38a edizione del Festival della Valle d’Itria. Artserse è un dramma per musica in tre atti su libretto di Pietro Metastasio. Prima versione per il Teatro di San Giovanni Grisostomo di Venezia (1730). Edizione a cura di Marco Beghelli con la consulenza di Raffaele Mellace. La messa in scena di quest’opera costituisce anche un omaggio al genio canoro del castrato pugliese Farinelli, che ne fu uno dei più grandi interpreti (nella foto, in un ritratto d’epoca).
INTERPRETI:
ARTASERSE Anicio Zorzi Giustiniani
MANDANE Maria Grazia Schiavo
ARTABANO Sonia Prina
ARBACE Franco Fagioli
SEMIRA Rosa Bove
MEGABISE Antonio Giovannini
Maestro concertatore e direttore d’orchestra Corrado Rovaris
Regia Gabriele Lavia
Scene Alessandro Camera
Costumi Andrea Viotti
Ensemble Barocco dell’Orchestra Internazionale d’Italia
L’edizione 2012 del Festival sarà dunque inaugurata con un capolavoro del repertorio barocco, l’Artaserse di Johann Adolf Hasse, eseguito nella prima versione, scritta nel 1730 per il Teatro San Giovanni Grisostomo di Venezia, per la prima volta ripresa in Italia in tempi moderni.
Fu una delle opere che rese famoso Metastasio, e resta un archetipo della drammaturgia metastasiana, focalizzata su due coppie di giovani amanti, sulla figura di monarca magnanimo ed impreziosita da coupes de théatre derivanti da una serie di complotti politici e lotte di successione. Caratteristica comune a questi drammi è lo schema dei quattro personaggi principali, due uomini e due donne, imbrigliati dai vincoli più vari di amore, parentela, rivalità, amicizia, inimicizia: è questo forma il perno portante della vicenda.
I legami essenziali che sorreggono le vicende dei melodrammi seri metastasiani, risaltano specialmente le virtù dell’amicizia, della fedeltà, dell’eroismo, concetti che prevalgono sui sentimenti amorosi. Le vicende sono sviluppate in modo da far convergere tutte le linee d’azione sulla catastrofe finale del terzo atto, che sfiora la tragedia (ma eventuali atti di violenza avvengono sempre fuori scena), per scomporsi poi nel lieto fine. È inoltre comune che un re o un principe sia arbitro dei destini degli altri personaggi, e che un suo atto di magnanimità abbia funzione risolutiva nel momento culminante della conclusione del dramma.
Alla prima veneziana l’opera fu interpretata da stelle di prima grandezza (Farinelli nel ruolo di Arbace, la Cuzzoni in quello di Mandane e Nicolino Grimaldi come Artabano), in pochi anni toccò le città di Genova, Lucca, Bergamo, Graz, e venne utilizzata come base per diversi ‘pasticci’. Questa prima versione dell’opera fu particolarmente prediletta dal grande Farinelli, che la impose a Londra; il celebre castrato vi era stato chiamato per sostenere le sorti dell’Opera of the Nobility, compagnia rivale di quella di Handel. Il debutto inglese di Farinelli avvenne il 29 ottobre 1734 proprio nell’Artaserse, di cui il cantante interpretava ben undici arie e un duetto: il successo strepitoso fornì materia per gustosi aneddoti e garantì al teatro quaranta repliche dello spettacolo in tre anni.
I rimandi simbolici e mitici della figura storica di Serse, padre di Artaserse: il dramma di Metastasio si apre con l’assassinio di Serse, il grande e violento Re di Persia ed Egitto, ad opera del capo dell’esercito Artabano. Serse è passato alla storia certamente per la vicenda delle guerre persiane contro la Grecia, ma fu anche il primo monarca dell’antichità a nutrire concretamente l’ambizione di unire la civiltà orientale con quella occidentale, l’Asia all’Europa.
Per varcare l’Ellesponto – il tratto di mare che separa i due continenti – ideò e fece costrure infatti un ponte di barche, che dopo alcuni giorni crollò a causa di una bufera. Allora Serse s’infuriò e decise di decapitare gli ingegneri e di flagellare il mare (la leggendaria “flagellazione dell’Ellesponto”), considerato colpevole dal sovrano, che apostrofò il dio Mare con queste parole: “Onda amara, il tuo signore ti infligge questo castigo perché l’hai offeso, senza aver da lui ricevuta offesa alcuna. Il Re Serse ti varcherà, che tu voglia o no. Ben giusto che nessuno fra gli uomini ti offra sacrifici, perché tu non sei che un fiume torbido e salmastro”.
Fece così fustigare le onde con trecento frustate…Sebbene un simile accanimento possa suscitare una facile ironia, cui non sembra essere immune lo stesso Erodoto che vi riconobbe forse l’irosa e insensata protervia di un re barbaro, il gesto può essere più correttamente giudicato se lo si inquadra nella sua veste rituale, religiosa ed apotropaica.
Tra gli scopi del rituale rientrava probabilmente anche quello di operare una sorta di desacralizzazione dell’Ellesponto. Proprio l’Ellesponto, punto di separazione e di aderenza tra continenti, fa da scenario a vari miti: quello di Elle e degli Argonauti, ma soprattutto quello di Ero e Leandro, la cui simbologia sottende la tematica del possibile incontro di civiltà tra i continenti asiatico ed europeo. In epoca moderna Lord Byron decise di attraversare lo stretto a nuoto, proprio per il valore simbolico di quel tratto di mare.
Il ponte venne comunque realizzato immediatamente dopo da altri ingegneri che, come presumibile, posero in atto maggiori cautele e accortezze. La costruzione richiese l’utilizzo di 674 navi, solo una parte dell’enorme flotta persiana, tenute insieme da gomene, a formare due bracci obliqui da 314 e 360 navi.
Artaserse, trovandosi improvvisamente a regnare dopo il sanguinoso assassinio del genitore Serse, si trovò pertanto a fare i conti con una figura di padre schiacciante e terribile, che si era spinto a sfidare uomini e dèi, e i limiti stessi imposti dalla natura al suo regno.
Dante cita l’episodio nel canto XXVIII del Purgatorio, collegandolo proprio al mito di Ero e Leandro:
“Ella ridea dall’altra riva dritta,
trattando più color con le sue mani,
che l’alta terra sanza seme gitta.
Tre passi ci facea il fiume lontani;
ma Ellesponto, là ‘ve passò Serse,
ancora freno a tutti orgogli umani,
più odio da Leandro non sofferse
per mareggiare intra Sesto ed Abido,
che quel da me perché allor non s’aperse”
(vv. 67 e segg.).
Palazzo Ducale, Martina Franca
ore 21,00
1^ recita: € 50,00 (platea) – € 20,00 (tribuna)
2^ e 3^ recita € 35,00 (platea) – € 25,00 (platea ridotto under 30) – € 15,00 (tribuna) – € 10,00 (tribuna ridotto under 30)
BIGLIETTERIA: P.zza XX Settembre c/o TEATRO VERDI
Info: telefono: 080 4308084
Dal 6 luglio al 2 agosto 2012 (Orario di apertura: 10.00 – 13.00 / 18.00 – 22.00)
Le richieste di prenotazione dei bigliettivanno indirizzate al:
Centro Artistico Musicale Paolo Grassi – Biglietteria Palazzo Ducale – 74015 Martina Franca, accompagnate dal versamento dell’importo corrispondente (comprensivo del diritto di prenotazione) da effettuarsi con accreditamento sul conto corrente bancario:
IBAN IT82 O033 5901 6001 0000 0001 056 presso Banca Prossima Milano, intestato al Centro Artistico Musicale Paolo Grassi
Pagamento con carta di credito: CIRRUS, DINERS, MAESTRO, MASTERCARD, PAGOBANCOMAT, VISA
Pagamento con bollettino postale: Posteitaliane CCP n. 58986282 intestato al Centro Artistico Musicale Paolo Grassi
Palazzo Ducale – 74015 Martina Franca
Prenotazioni on line sul sito: http://www.biglietteriafestival.it

  1. No comments yet.
  1. No trackbacks yet.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: