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“Charlot” di Richard Attenborough [1992]

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“Il film ha pennellate eleganti che però, messe insieme, non fanno un ritratto. Manca una visione d’insieme, un’ipotesi d’interpretazione forte del personaggio. Mille sono i punti di vista dai quali Chaplin può essere analizzato: l’ossessione erotica per le ragazzine, l’impegno politico, le accuse (ebreo, comunista) inventate dall’FBI e però da lui mai del tutto negate, l’odio-amore per l’America, il retaggio dickensiano dell’infanzia londinese, e tanti, tanti altri. Attenborough non ne sceglie uno: tenta di farli tutti confezionando un centone affascinante ma troppo didascalico. Alla fine del quale Chaplin rimane un mistero. Come si diceva: se volete saperne di più, guardate i suoi film.” (Alberto Crespi, ‘l’Unità’, 26 febbraio 1993)”Dopo Gandhi, Chaplin. Richard Attenborough continua con le sue biografie filmate. Questa volta, però, il personaggio era più complesso. Il problema era non solo dir tutto, ma anche condensare senza tradire: né il carattere rimasto sempre un po’ oscuro del protagonista, (nonostante le molte confidenze e confessioni), né l’epoca, il cinema e la gente che lo avevano accolto e in cui, qualche volta perseguitato, aveva saputo dominare. Attenborough ha pensato di vincere la difficile battaglia affidandosi a tre sceneggiatori di fama (William Boyd, Bryan Forbes, William Goldman) e rifacendosi, per le fonti, debitamente citate, all’autobiografia dello stesso Chaplin, ‘La mia vita’ e al bellissimo libro storico-critico di David Robinson, ‘Chaplin: la vita e l’arte’. Un’idea giusta, non sorretta però da una vera analisi del personaggio e affidata poi, come struttura narrativa, ad un seguito di eventi visti più come in uno sceneggiato tv che non come in un film, prodighi, in qualche momento, di invenzioni suggestive, ma ora troppo diluiti ora troppo rapidi per arrivare, come si voleva, ad un ritratto.” (‘Il Tempo’, 27 febbraio 1993)”Qualche momento intenso lo dobbiamo a Geraldine Chaplin nel ruolo di sua nonna Hannah, la mamma di Charlie e di Sydney Chaplin che tutta la vita combatte contro uno stato di depressione prossimo alla follia. Kevin Kline è irresistibilmente simpatico nella parte di Douglas Fairbanks, il grande amico di Chaplin e cofondatore della United Artists. E Milla Jovovich è molto bella e inquietante nel ruolo di Mildred Harris, la diciassettenne furba che divenne la prima moglie bambina di Chaplin. Ma su questa come sulle altre sue vicende amorose, si sente l’inevitabile autocensura che gli autori si sono imposti: Lady Oona era ancora viva ai tempi della preparazione del film. Per fortuna c’è Chaplin, quello vero. Quando sullo schermo compaiono la fioraia, il monello, il vagabondo, il suo finto Dittatore – e quello vero – improvvisamente si torna a ridere e a commuoversi, e appare più chiaro l’unico senso possibile di ‘Charlot’: ricordare uno dei massimi poeti di questo secolo. E spedire gli spettatori a rivedere i suoi film”.
Irene Bignardi
la Repubblica, 27 febbraio 1993
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